venerdì 24 aprile 2020

La villa dei misteri



Nei primi anni 2000, nel corso delle indagini sui mandanti che avrebbero commissionato gli omicidi del cosiddetto mostro di Firenze a Pietro Pacciani, Mario Vanni, Giancarlo Lotti, la Procura di Firenze giunse a ritenere connessa con i delitti del mostro di Firenze, una villa ubicata tra San Casciano e Mercatale Val di Pesa, più volte citata dalla stampa come “la villa dei misteri” che certamente non ha il fascino di un “castello degli orrori” ma che evoca comunque suggestioni a non finire.

Ma andiamo con ordine.
È il 14 maggio 1997, l’indomani avrà inizio il processo ai cosiddetti compagni di merende. Corrado Luciani, con la moglie Lorella e la figlia Simona, (si tratta di nomi di fantasia perché i protagonisti di questa storia hanno in più occasioni ricevuto le attenzioni dei media e certo non vorrei dar vita all’ennesima gogna.)

Dicevamo, la famiglia Luciani gestisce una tenuta tra San Casciano e Mercatale, al cui interno, tra uliveti e vigne, sorge l’hotel Ristorante “Villa Verde”. La mattina del 14 maggio, il signor Luciani chiama la Squadra Mobile per conferire col suo dirigente. A suo dire, i primi di aprile, uno dei suoi clienti ha lasciato l’hotel senza saldare il conto, abbandonando, nelle camere che occupava, alcuni oggetti che ritiene d’interesse per chi stia indagando sul cosiddetto “mostro di Firenze”.
Il capo della squadra mobile, quello stesso giorno, con un collega si reca a “Villa I Verde” dove sequestra: “Una pistola a tamburo, un paio di manette, uno stiletto, un pugnale, un coltello serramanico, 2 machete, un collare di pelle con borchie, un dildo vibrante, inserti riviste pornografiche, alcune armi da punta e da taglio, un paio di manette, una pistola, disegni a sfondo erotico e sadomaso, nonché una cartellina contenente un articolo de La Nazione del 21 febbraio 1996, relativo al cosiddetto “mostro di Firenze””.
Il signor Luciani, riferì: “Gli oggetti che vi ho consegnato sono stati da me trovati il 25 aprile in due camere del mio albergo, occupate da tale Pierre Le Favre, abitante a Cannes. Circa tre anni fa si è presentato presso la mia villa il sig Le favre chiedendomi di una grande suite per aprire un atelier essendo sua intenzione stabilirsi in questa zona. Diedi al Le favre la disponibilità di una stanza e successivamente anche di una seconda camera nelle quali il Le Favre di volta in volta, tramite un furgone di sua proprietà portava vari oggetti tra cui indumenti, mobili, quadri. Con il Le Favre non vi era alcun rapporto di locazione scritto ma solamente un accordo verbale in base al quale per pagare il corrispettivo della permanenza ci avrebbe dato una sua proprietà in Francia o a Forlì. Prima di andare via il le Favre lasciò a mia figlia una procura a vendere il suo furgone e le case a Cannes e a Forlì.”
Alcuni giorni dopo la fuga, presso villa Luciani, si erano presentati il console onorario svizzero, signor Kraft, ed un legale rappresentante del sig Le Favre che avevano reclamato quanto di proprietà del proprio assistito. Il signor Luciani consegnò della biancheria ed altro materiale, comunicando che il furgone era stato venduto e che avrebbe trattenuto taluni oggetti per consegnarli alla Polizia.
Il pittore risultò incensurato ma la sua irreperibilità e la natura di quanto sequestrato indussero la Procura a disporre l’intercettazione della linea telefonica dell’Hotel Luciani con l’auspicio che il pittore si facesse nuovamente vivo.
Il 22 maggio il signor Luciani contattò nuovamente la squadra mobile dopo aver rinvenuto altro materiale del pittore. Furono quindi sequestrati:
-La testa di un manichino trafitta da vari oggetti acuminati;
-Una scatola contenente ritagli di riviste ritraenti foto sadomaso ma anche di donne
con genitali e mammelle mutilate;
-Numerose diapositive e negativi fotografici;
Il 24 maggio furono assunte informazioni dal cuoco del ristorante Luciani, questi riferì di aver notato il Le Favre, alcuni giorni prima che si allontanasse definitivamente dalla villa, assieme a due suoi amici di origine emiliana. Questi lo avevano aiutato a portare via alcuni pacchi e carte, utilizzando una autovettura station wagon.
I due amici furono identificati in Marc C. e Pier Luigi P. entrambi residenti nel piccolo comune della provincia di Forlì dove le Favre disponeva di una casa colonica. Nello stesso giorno anche il signor Luciani rilasciò le dichiarazioni che seguono: “Abito qui con la mia famiglia dal gennaio del 1971. Nel 1985 – 86 abbiamo costituito con i miei familiari, una casa di riposo per anziani, di un certo livello, che abbiamo gestito fino al novembre 1989. Poi, nel dicembre del 1991 abbiamo iniziato l' attività alberghiera nella citata Villa. Ricordo che Pacciani venne a lavorare da noi molti anni fa. Ricordo solo che un giorno si presentò da noi e poiché avevamo al momento bisogno di un contadino, lo mettemmo al lavoro. Subito dopo - non ricordo se dopo poche ore o il giorno seguente - l'ho allontanato in malo modo in quanto rispose a mia moglie senza rispetto."
Ed in effetti esiste un verbale del 14 dicembre 1995 in cui la figlia del signor Luciani, Simona, riferiva: “Pietro Pacciani ha lavorato presso di noi in qualità di giardiniere ma solo per due giorni. Lo stesso, senza alcun apparente motivo, si allontanò dalla nostra tenuta dopo essersi molto arrabbiato.”
In un’agenda telefonica, per così dire, rinvenuta durante una perquisizione domiciliare eseguita nell'abitazione di Piazza Mercatale di Pietro Pacciani, il giorno 11 giugno 1990, vi sono varie annotazioni di nomi ed indirizzi, tra cui il seguente scritto: "Villa Verde tel. 8.2.0… sig. Luciani". In altra perquisizione, eseguita nella medesima abitazione il giorno 03.12.1991, fu trovato altro appunto, sempre manoscritto dal Pacciani come il precedente, riportante: "Villa Verde adibita come casa di riposo per anziani. Intestata ai Sig. Luciani Bruno abitante in via lì stesso tel. 82XXX e gestita dai sig. Luciani Bruno".
Il 25 maggio fu disposta perquisizione e sequestro presso le abitazioni di Marc C. e Pier Luigi.P., gli amici del le Favre residenti in provincia di Forlì. La convivente di Marc C. riferì essere rimasta colpita dallo stile del pittore "al limite tra l'ironia e la pornografia" . Pier Luigi P. dichiarò aver sentito telefonicamente il Le Favre alcuni giorni dopo che se n’era venuto via da San Casciano. Questi gli disse: “Quelli là non li voglio più sentire, son dei farabutti, mi han preso tutto, mi han messo tutti contro, per fortuna c'è stato un amico che mi ha avvertito in tempo che stavano tramando contro di me." Nell'occasione il Le Favre gli comunicò che era stato costretto a fuggire dalla villa di S.Casciano, “perché non aveva più libertà, tanto che era stato chiuso a chiave in camera".

Il 25 maggio, fu infine, data esecuzione al decreto di perquisizione nella casa colonica di proprietà del Le Favre, al termine della quale l'intero stabile veniva posto sotto sequestro e vi rimase fino al 25 luglio 2001. Nella nota di PG redatta dal funzionario della squadra mobile si legge: “Si rappresenta che sulle pareti interne delle camere della villa vi erano disegnati più murales raffiguranti animali e donne con evidenziati gli organi genitali, i cui temi ricordano notevolmente i noti disegni effettuati da PACCIANI.”

A seguito di queste prime indagini e presumendo di trovare ancora presso Villa Verde qualche oggetto appartenuto a Le Favre, il 26 maggio fu perquisita la villa dei signori Luciani.
Ed infatti tra i vari oggetti rinvenuti:
-Un bloc notes con copertina rossa riportante la scritta "Skizzen"( delle dimensioni di 34x48 , recante, sul retro, il tagliandino del prezzo di DM 19.60 e la dicitura, verosimilmente del negozio, "Bausch Deulmann - 7570 Baden Baden".
Un blocco della stessa marca e tipo è stato rinvenuto e sequestrato nell' abitazione di Pietro Pacciani in occasione della perquisizione eseguita il 2 giugno 1992. Anche i familiari del Rusch, ucciso a Giogoli nel 1983, avevano consegnato alla Polizia un’analogo blocco da disegno utilizzato dal giovane ucciso. Quello rinvenuto a casa di Pacciani era cm 17 x cm 24 cm, quello a casa Rusch di cm24 x cm33.
Ma torniamo al materiale sequestrato:
-Ritaglio di giornale in lingua francese riportante annunci di Medium;
-Rullini fotografici;
-Disegni e schizzi di nudi femminili;
-Ritagli di riviste pornografiche;
-Quaderno a quadretti al cui interno è riportato un disegno formato da 5 rettangoli posizionati in modo da formare una croce.

Il verbale si chiude con “nel corso della perquisizione Luciani Simona e la madre Lorella davano in escandescenza gettando a terra, rompendoli, alcuni piatti della cucina”.

La mattina del 27 maggio fu sentito Marcello C., un ex-compagno di Simona Luciani. Questi riferì aver frequentato la villa da marzo a dicembre 1995.
“Mi accorsi che sia Simona che i sui genitori erano persone molto strane cercarono, infatti, di vendermi delle case per un prezzo sicuramente superiore a quello effettivo. Capii, però, che stavo per essere raggirato e cercai di ottenere indietro quanto avevo anticipato circa 320.000.000 di lire (160.000 euro) fu allora che iniziai ad avere seri problemi. Venni, infatti, continuamente minacciato da Simona e dai suoi familiari e in due occasioni, quando ero alla villa, per non farmi andare via, Simona ed i genitori mi chiusero a chiave in una stanza per alcune ore. Sapevo che frequentavano su Milano personaggi appartenenti al mondo dell'occulto. Sapevo anche che, nella villa, quando io non c'ero, si riunivano per tenere riunioni di magia sei-sette persone. Nel mio ufficio di Prato in un'occasione le mie segretarie trovarono un involucro contenente due carte di cuore e le foto mia e di mio figlio tutte bucate con spilli e con tutte le croci di morte. Nella villa ho notato la presenza di riviste pornografiche e posso dire che Simona era sostanzialmente una donna pornografica, molto amante di quel genere di foto.”
Le dichiarazioni di Marcello C. furono confermate dal figlio e da una sua dipendente ma anche da un suo caro amico che fece mettere a verbale: “Ricordo che più volte Marcello mi chiamava dalla villa dicendomi di andarlo a prendere perché lo avevano chiuso in camera. In pratica lo avevano proprio sequestrato.”

Passa l’estate ed il 22 ottobre 1997 viene redatto, presso gli uffici della squadra mobile di Firenze, un verbale volto al conferimento di un incarico ai professori Ugo Fornari e Marco Lagazzi, già noti per le perizie su Giancarlo Lotti e Fernando Pucci. Fu chiesto ai consulenti di esaminare le foto di quando sequestrato il 22 maggio a Villa Verde e di confrontarle con le autopsie e gli album fotografici contenenti le immagini dei corpi delle vittime degli omicidi addebitati al c.d. "mostro di Firenze", per poi dire se vi siano relazioni di qualsiasi tipo e natura tra il modus operandi dell'autore/i di detti omicidi e gli eventuali profili psicopatologici emergenti dalle foto degli oggetti sequestrati. Non è dato sapere se il medico specialista in psichiatria ed il medico specialista in psicologia abbiano portato a termine la consulenza poiché agli atti non risulta alcun elaborato, il dr Ugo Fornari, ospite della puntata del 19 maggio 1998, del Maurizio Costanzo Show, dichiarò ad ogni modo trattarsi di “Materiale importantissimo”, senza specificare per chi o per cosa.

Nell’agosto 1998 ha inizio un braccio di ferro tra il dirigente della squadra mobile ed i vertici della Polizia di stato fatto di trasferimenti, e ricorsi, nomine e rinunce che si conclude ad agosto 2000 quando il capo della squadra mobile viene reintegrato e può riprendere ad occuparsi delle deleghe trasmesse dalla Procura volte a svelare i nomi dei mandanti che hanno ordinato gli 8 duplici omicidi ma anche ad approfondire la posizione del pittore che ha vissuto a “Villa Verde”.

Il 23 ottobre 2000, e per circa un mese, furono ascoltati circa 30 ex-dipendenti che avevano lavorato con varie mansioni presso Villa Verde, che perlopiù negarono di aver visto Pierre Le Favre soggiornare presso la struttura gestita dal sig. Luciani. Quel che emerse dalle dichiarazioni di camerieri, giardinieri, inservienti svelò condizioni di lavoro a dir poco drammatiche che ho cercato di sintetizzare in una sorta di zibaldone.

“I Luciani mettevano annunci su "La Pulce" al fine di reclutare del personale. Ricordo di aver visto le due donne, trattare malissimo molti dipendenti, sia extracomunitari che italiani, i quali, naturalmente, restavano a lavorare per periodi brevissimi.”

“Sfruttavano qualsiasi occasione per poter imbrogliare le persone, sia dipendenti che ditte che avevano svolto lavori per Villa Verde. Infatti talvolta non li pagavano.”

“Il turno notturno prevedeva due persone ma io ho sempre lavorato da sola per mancanza di un altro dipendente”

“Gli anziani che alloggiavano a Villa Verde erano tenuti in condizioni veramente indecenti. Ricordo che alloggiavano circa trenta persone. Le rette che venivano pagate dai familiari degli ospiti erano di circa lire 3.000.000 (1500,00 euro)”

“Quando i familiari venivano a trovare i propri cari, doveva essere tutto perfettamente pulito; veniva dalla famiglia Luciani predisposto il tragitto che i visitatori dovevano fare, questo per mostrare il meno possibile della Villa e quindi delle precarie condizioni igienico sanitarie”

“Definirei Villa Verde un carcere o proprio un canile, non capisco come facevano i familiari delle persone ivi alloggiate, a lasciarle in quelle condizioni.”

"Eravamo noi dipendenti a dover preparare i pasti con le poche cose che i Luciani ci mettevano a disposizione. Il cibo che avanzava alla famiglia Luciani ci veniva dato a noi dipendenti, con disposizione di arrangiarlo per gli ospiti. Ricordo che spesso il cibo e le bevande come il latte erano scaduti ."

“I titolari ci ordinavano di lavare la biancheria nella lavatrice, senza sapone e senza usare l'acqua calda. La biancheria usciva sporca come prima.”

“Non veniva fornito neanche il materiale per poter assistere gli anziani: per lavarli usavo il sapone per il bucato, riscaldando addirittura l'acqua in una ciotola perché non c'era acqua calda; non vi erano pannoloni e non veniva fornito nessun tipo di disinfettante."

“Erano gli stessi anziani che si lamentavano per come venivano trattati. È successo che i familiari degli anziani ospiti nella villa, venivano a riprendere i propri cari perché non erano ben assistiti.”

“Non so per quale motivo, il sig. Luciani prese Silvana e la chiuse in uno sgabuzzino tenendovela dalla mattina alle ore 09.00 fino alla sera alle 21.00 momento in cui i Carabinieri che erano stati chiamati riuscirono a liberarla.”

“I Luciani Stavano sempre chiusi all'interno del loro seminterrato, la loro abitazione, sembrava quasi che avessero qualcosa da nascondere, non si facevano vedere mai in giro e non si occupavano minimamente della casa di riposo.”

“Era consuetudine assumere cittadini stranieri, perlopiù extracomunitari, non in regola con i permessi di soggiorno che venivano sfruttati venendo sottoposti a lavori di ogni genere, con mancanza assoluta del rispetto degli orari e peraltro senza corrispondere il dovuto compenso, anzi in molti casi offrendo poche lire, vitto e alloggio.”

La quasi totalità degli ex dipendenti negarono aver notato oggetti o situazioni che potessero far pensare a pratiche di magia, astrologia o esoterismo, quel che riferisce Elena, relativamente alla nipotina dei Luciani, ha però ben poco di ordinario.

“L'ho vista più volte giocare in giardino e ripetere sempre una stessa parola che a volte cambiava. Un giorno che ebbi modo di parlare con la madre della piccola, figlia dei Luciani, le chiesi cosa dicesse la bambina in quelle occasioni. Lei mi rispose che la bimba era "moto strana, ma stupenda", come del resto lo erano anche lei e sua madre. La bambina guardava spesso negli occhi le persone e sembrava come allucinata; viveva in un mondo tutto suo, non sembrava una bambina perché non si comportava da bambina. Ricordo che disegnava sempre delle tombe proprio sul terreno: la bambina scavava con le mani, poi diceva che ci metteva qualcuno o qualcosa dentro, poi la ricopriva facendo un piccolo monticello di terra e mettendoci sopra un sassolino ed uno stecco di legno. Noi le chiedevamo cosa facesse e lei diceva di fare delle tombe. La bambina aveva un atteggiamento di odio o di rabbia verso le persone, non saprei meglio definirlo, considerando anche che quando i suoi familiari litigavano fra loro o con altre persone, la bambina si scagliava nella lite ed urlava parole come "puttana", "troia".

Taluni dipendenti riferirono aver percepito quanto dovuto per il lavoro prestato altri erano stati costretti ad avvalersi di avvocati e vertenze sindacali.

Risultarono inoltre presentate un cospicuo numero di denunce contro i componenti della famiglia Luciani per reati quali ingiurie, minacce ed estorsione.

Il 9 ed 10 aprile 2001 personale della squadra mobile della Questura di Firenze si recò in Francia per incontrare assieme ad Ufficiali di Polizia Giudiziaria di Nizza, Pierre Le Favre, allo scopo di acquisire informazioni utili alle indagini, relative alla sua pregressa frequentazione della zona di San Casciano Val di Pesa.

Il 12 aprile 2001 , Le Favre si recò spontaneamente presso gli uffici della Questura di Firenze gli fu mostrato un album contenente foto di quanto sequestrato nei giorni 14/22/25 maggio 1997 presso Villa Verde. Falbriard riconobbe come propri gli oggetti effigiati; dichiarò d’aver presentato denuncia di furto per tali oggetti il 20 maggio 1997 presso il Commissariato di Polizia di Cannes. A suo dire Simona Luciani ed i suoi parenti si erano appropriati di oggetti di sua proprietà per il valore di circa
tre miliardi di lire (un milione seicento mila euro).
Chiarì: “Quando venni in Italia alla loro villa, fui accolto come un principe, come uno della famiglia. Ricordo che in quei giorni Simona e la madre erano con me gentilissimi, mi diedero la camera migliore della villa, mangiavamo insieme e con Simona allacciai una relazione sentimentale. Simona mi disse che mi voleva sposare e che voleva che entrassi in società con lei nella gestione della villa. Mi portò anche da un notaio e lì firmai una procura a vendere a favore di Simona per la mia casa a Forlì. Io ero innamorato per cui pensavo che lei faceva Il mio bene. Quando la mia roba giunse a “Villa Verde” Simona, nell'aprire i pacchi, si accorse della pistola e dei coltelli e me li prese, iniziando poi a ricattarmi. Diventarono cattivissime e in particolare Simona mi minacciava dicendomi che se non facevo tutto quello che lei diceva mi avrebbe fatto arrestare perché aveva materiale di "criminale", almeno così diceva. Ho cercato in qualche modo di oppormi ma non avevo più forza per difendermi soprattutto perché mi costringevano a bere del liquido incolore e senza sapore, contenuto in una bottiglietta di vetro marrone scuro. Poi ricordo che per tre o quattro volte mi hanno rinchiuso in una stanza che era sotto il piano del ristorante. Avevo sempre sonno ed ero sempre debole, non ho mai dormito così profondamente come allora. Ero drogato La madre era molto cattiva, faceva magie, cose strane, mi faceva proprio paura. Era una strega dedita alla paura. Sono sicuro che è una potenza come strega quella vecchia. Un giorno, su consiglio di alcuni medici tedeschi che conobbi alla Villa mi feci coraggio e scappai. Mi passarono a prendere e con la loro macchina, una Audi di grossa cilindrata S.W. andammo alla mia casa in provincia di Forlì.”

Pierre Le Favre ed alcuni agenti della squadra mobile si recarono quindi “a Villa Verde” ove il Le Favre mostrò i locali in cui era stato sequestrato e drogato.

Il 2 agosto 2001 presso gli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Sanremo, personale della squadra mobile di Firenze incontrò nuovamente Le Favre che rinnovò le sue accuse contro Simona Luciani ed i suoi genitori aggiungendo: “Nel mio sub conscio sento che quelle donne e, soprattutto Simona, abbiano potuto spingere ad uccidere le coppie di Firenze. Anzi adesso sono sicuro Simona era proprio matta contro gli uomini mentre odiava le donne odio che derivava dalla sua gelosia. È una donna proprio "sporca" nella testa.”
Si rese quindi disponibile a realizzare uno schizzo del piano terra di “Villa Verde” per poi indicare luoghi a suo dire segreti dove presumibilmente avvenivano messe nere. Aggiunse: “Mi incuriosì il fatto che almeno due volte la settimana Simona si recava a Roma e non posso escludere che la setta sia vicino a Roma.”

Trascorrono due settimane e le indagini si spostano proprio a Roma dove il 21 agosto viene perquisito e poi sentito il dr Aurelio Mattei, un funzionario del S.I.S.D.E. che nel maggio 1993 ha pubblicato un romanzo dal titolo “Coniglio il martedì”.

L’autore ispirandosi alla vicenda del mostro di Firenze narra di omicidi commessi da più persone e ipotizza il coinvolgimento di un gruppo di fanatici che per i loro riti esigono sacrifici umani. Non solo, nel romanzo l’assassino impara l’uso della propria Beretta calibro 22 in un poligono che si trova nella periferia sud della città (proprio come la Villa dei signori Luciani) il cui nome è: Valle verde.
L’autore del libro sentito a verbale dichiarò: “Vorrei sottolineare che il libro si è ispirato alla vicenda del mostro, ma non ha mai voluto assumere livelli di lavoro scientifico o inchiesta giornalistica. Per poter scrivere questo libro, mi sono avvalso di altri libri precedenti alla vicenda, tra cui cito il libro del giornalista fiorentino Spezi, di altri romanzi tipo il silenzio degli innocenti, di articoli di stampa sulla vicenda in argomento e di alcuni lavori di criminologi.”
"Il prof. Bruno Francesco, collega presso il S.I.S.D.E., non mi ha mai richiesto consulenze scientifiche legate alla vicenda Pacciani né mi ha mai confidato particolari o indiscrezioni sul suo lavoro al caso del mostro di Firenze.”
Nell’occasione fu sequestrato vario materiale cartaceo, tra cui un elaborato relativo all'analisi della vicenda del Mostro di Firenze eseguita nel 1985 dal dr Francesco Bruno. Questi fu perquisito e sentito il 4 settembre. Riguardo l’elaborato commissionatogli dall’allora capo del Sisde, Vincenzo Parisi, riferì: “Feci, uno studio esclusivamente sulle carte che mi furono consegnate dallo stesso Direttore. Si trattava dei verbali di sopralluogo redatti all' epoca dei fatti dagli organi investigativi intervenuti sul posto, corredati dalla relative fotografie, e della perizia che il Prof. De Fazio aveva redatto su incarico del P.M. fiorentino titolare dell' inchiesta.”
Lo studio ipotizzava un significato religioso dei delitti offrendo uno spunto investigativo volto ad approfondire il ruolo di una casa di cura per anziani non autosufficienti ubicata nella zona sud-est di Firenze.

Sì, le suggestioni si sprecano ma credo fosse complicato per chiunque credere a delle semplici coincidenze ed infatti la Procura della Repubblica di Firenze il 22 settembre 2001 dispose la perquisizione di Villa Verde poiché: “si ha motivo di ritenere che nei sotterranei della suddetta Villa, ed in particolare nei locali posti nel seminterrato tuttora in disponibilità delle indagate, nonché negli annessi e nei capanni ubicati intorno alla Villa e nel terreno circostante possano rinvenirsi cose o tracce pertinenti i reati oggetto di indagine”
Il 24 settembre ebbe inizio la perquisizione dell’abitazione romana di Simona Luciani. Il giorno successivo la squadra mobile si trasferì a Villa Verde per poi tornarvi il giorno 27 in compagnia del pittore Pierre Le Favre. Questi individuò numerosi oggetti sottrattigli a suo tempo e riconobbe i locali del seminterrato, ove era stato sequestrato e drogato.
L’operazione di PG fu coadiuvata dall’ing. Saracini e da alcuni suoi collaboratori, che eseguirono indagini termografiche volte ad evidenziare ambienti occultati all’interno della villa. A questa metodologia d’indagine seguirono quella endoscopica e quella tramite radar che evidenziarono, : “Anomalie, riconducibili a probabili vuoti e, nel contempo, l'assenza di strutture architettoniche portanti tali da giustificarne la presenza.”
Durante la perquisizione, a seguito di una segnalazione, a cinquecento metri dalla villa, fu scoperta una stanza tre metri per tre chiusa da una porta rossa e al suo interno furono trovati: pipistrelli di plastica, uno scheletro in cartoncino, una testa di un gatto in ceramica, il disegno di un occhio sul soffitto; la squadra mobile in un rapporto inviato alla procura dichiarò trattarsi di un tentativo di depistaggio.
Il 15 ottobre 2001 il tribunale del riesame respinse, ritenendoli infondati, i ricorsi relativi alle perquisizioni subite da Lorella e Simona Luciani, le proprietarie di villa Verde. Nelle motivazioni si parla di “pista esoterica” di “verifiche opportune” di “indagini solide e razionali” volte alla ricerca di eventuali stanze segrete ritenute “possibili luoghi di svolgimento di riti magici”.
Il 13 marzo 2002 il Sostituto procuratore della Repubblica dr Paolo Canessa comunicò la conclusione delle indagini preliminari nel procedimento relativo ai titolari di Villa Verde. Il PM formulò l’accusa di detenzione abusiva di armi, estorsione, sequestro e violenza privata per le proprietarie dell’ex casa di riposo;
Pierre Le Favre fu indagato per aver introdotto illegalmente armi nel territorio italiano e per la detenzione abusiva della pistola a tamburo calibro 380. Il primo febbraio 2008, quindi sei anni dopo, la Procura della Repubblica di Firenze, chiese al GIP, l’archiviazione del procedimento poiché: “le accurate perquisizioni effettuate presso Villa Verde, nonché l’attività di intercettazione telefonica, non hanno consentito di raggiungere, in primo luogo, alcuna certezza in merito alla provenienza ed alla legittimità della detenzione della pistola, peraltro apparentemente non più efficiente, né tanto meno in merito alla pertinenza dell'altro materiale sequestrato con i delitti addebitati al cd. "Mostro di Firenze". (...) I fatti addebitati alle indagate si fondano esclusivamente su ipotesi della Polizia Giudiziaria che non hanno trovato né al momento della stesura della nota del 28 maggio 1997 né successivamente, elementi concreti di riscontro, per cui non appare possibile sostenere l'accusa in giudizio in ordine al reato ipotizzato"

Tra i testi ascoltati durante le indagini volte a scoprire l'identità del cosiddetto mostro di Firenze ricorre, come una presenza molesta, una giornalista/scrittrice, che per pudore non cito per nome; la signora che tanto signora non era, ha fornito il proprio contributo alla giustizia anche relativamente a Villa Verde indicandola come luogo da verificare fin dal 1995. Il 17 dicembre 2002 dichiarò: "A riguardo dei documenti trovati a Villa Verde confermo che per me, su quelle carte d'identità, esistono le generalità dell'uomo che fu trovato cadavere nel lago Trasimeno nel mese di ottobre 1985 e che fu scambiato per quello del professor Narducci." In realtà le due carte di identità ed il passaporto rinvenuti durante la perquisizione del 24/25 settembre 2001 risultarono appartenere a pazienti anziani deceduti durante la permanenza a Villa Verde.

Concludo con alcune domande riportate nel libro Compagni di sangue: “Chi è veramente il pittore? Un ispiratore? Un ideologo di quelle torture sessuali, che rappresentava nei suoi quadri ma che venivano realizzate da altri? O semplicemente un ammiratore affascinato dai delitti e di quei luoghi? Fa parte di quel secondo livello, sfiorato dall’inchiesta bis? La villa, che lo ha ospitato, è stata luogo di riunioni particolari tra persone interessate a questi omicidi, una specie di club riservatissimo
composto da pervertiti con tendenze sadiche, dediti a riti satanici? (pag.202)
Aggiungo: forse una comparsa senza alcun ruolo nella vicenda del mostro di Firenze ma strumentale a sostenere la tesi mai provata della pista esoterica?

5 commenti:

Hazet ha detto...

...le suggestioni si sprecano ma credo fosse complicato per chiunque credere a delle semplici coincidenze... [cit]

Boh, magari un simile approccio sarà pure normale che accada... a patto che si parli di pescivendoli che si piccano di vagliare le idee e i brevetti di Tesla.
Molto ma molto meno se parliamo di qualcuno che dovrebbe essere skillato nel proprio lavoro, che valuta a proposito di robe inerenti il proprio specifico lavoro.

Ok che sono persone "suggestionabili" [cit] al punto da credere che un gruppo di persone possa partire alle 22:00 da San Casciano per andare a compiere un duplice omicidio nel Mugello alle 21:45... solo perchè l'ha detto uno che gli ha "suggestionato" [cit] credibilità, ma...

Unknown ha detto...

Secondo Lei, Hazet, chi è l'autore dei delitti attribuiti al mostro?

È per otto volte la stessa persona?

E ha agito da solo?

Perché in questo blog così pieno di informazioni, nessuno dice mai che idea si è fatto?

Flanz ha detto...

Rispondo alla seconda domanda. L'intento degli autori di Idp è sempre stato di fornire gli strumenti con cui ognuno possa farsi la propria opinione. Grazie per l'attenzione.

Hazet ha detto...

@unknown [21 maggio 2020 07:52]
per 8 volte la stessa persona: si.

8 delitti maniacali: no.

1968: ha movente/i ben preciso/i e concreto/i (evitare che la Locci potesse raccontare di certi rapporti a tre + vendicarsi di essere stato estromesso dalle sua gambe proprio a motivo di ciò e peggio del peggio, estromesso per l'odiato fratello che non esitò per ben due volte ad accusare di aver una pistola [smentito categoricamente entrambe le volte]) .

1974: (ancora non maniacale compiutamente, perchè casuato da un esterno evento preciso che lo impossibilitava a sfogarsi su chi l'aveva causato [cosa, invece non successa alla Locci che restava a portata di mano])

chi:
- quello e l'unico che fornì un alibi accertatamente falso nel 1968;
- quello che fornì un alibi accertatamente falso per il venerdi 6 di Scopeti (giorno in cui terminano anche gli scontrini conservati dalla Mauriot);
- quello che per il 1983 fornì come alibi un intervento presso l'abitazione di una prostituta, che l'anno successivo, meno di tre mesi dopo il delitto di Vicchio, venne trovata morta assassinata in casa);
- quello che per il 1984 ha un alibi che dire balzano è poco e che all'incrocio delle dichiarazioni non risulta credibile per le evidenti incoerenze esistenti.
- quello che era finito al centro delle indagini prima di Scopeti e Scopeti è l'unico delitto in cui i cadveri vengono nascosti per ritardarne la scoperta
- quello che appena messo in galera i delitti cessarono.
- quello che, scarcerato a Cagliari, si diede alla macchia prima che la Sentenza Rotella ne formalizzasse il proscioglimento (a causa dell'assenza di "cose concrete" [pistola o feticci], come ben specificato dal Rotella)
etc etc etc etc etc

Hazet ha detto...

solo: eccetto che ne 1968, si