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martedì 31 luglio 2012

Processo a Pietro Pacciani - Udienza del 5 luglio 1994

Presidente: Diamo lettura della seguente ordinanza: “La Corte, sciogliendo la riserva sulla richiesta di acquisizione della relazione dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, dottor Proietti e dottor Donato; Rilevato che a norma dell'articolo 233, comma I, Codice procedura penale il consulente tecnico di ciascuna delle parti può presentare una memoria che contenga il suo parere, e che per tale ben deve intendersi la relazione della quale il Pubblico Ministero ha chiesto l'acquisizione, che allo stato non appare necessario effettuare accertamenti peritali, atteso che le tracce delle scritture latenti sul blocco in esame sono sufficientemente apprezzabili nella loro oggettività, per questi motivi respinta ogni altra istanza, dispone l'acquisizione al fascicolo del dibattimento le relazioni dei consulenti tecnici del P.M. di cui in parte motiva". Dunque a questo punto non vi sono altre domande da fare ai consulenti tecnici.  
P.M.: Nessun'altra domanda ai consulenti tecnici.  
Presidente: No, si era dato per scontato che l'esame loro fosse finito dopo di che non possiamo fare altro che - questa l'ho scritta male la riscriverò - i consulenti sono liberi. Quindi, signori, noi ci vediamo allora come si è detto...  
A.B.: Venerdì.  
P.M.: Io ho già ho già fatto presente alla parte civile che provvederà a citare - a una delle parti civili - alcuni testi, e io farò...  
Presidente: La stessa cosa poi voglio dire...  
P.M.: Dalla settimana prossima in poi noi siamo veramente come istruttoria dibattimentale per quello che riguarda il P.M. abbastanza, anzi, molto avanti.  
Presidente: Vorrei dire questo: incrociamo pure - salvo che non ci siano motivi particolari - incrociamo pure i testi di tutte le parti, difesa compresa.  
P.M.: Il P.M. non ha problemi sul punto.  
A.B.: Ecco, cioè mi pare, signor Presidente, chiedo scusa, mi mare che un giorno, penso, perlomeno una buona fetta della giornata ci sarà...  
Presidente: C'è l'esame del Pacciani.  
A.B.: No, chiedo scusa, dopo questo, mi consenta, ci sono i cosiddetti consulenti criminali o criminalistici, o eccetera.  
Presidente: Sì, sì, De Fazio. Mi pare che verranno – temo - in fondo, ve lo dico.  
P.M.: Io da quel che ho potuto capire con gli impegni deve tener presente, Signor Presidente, che glielo stiamo dicendo un po' a termini ristretti, sono persone che hanno impegni anche diversi a cui è difficile... universitari, vari concorsi, così mi riferiscono, Presidente, fanno il possibile per trovare un giorno della prossima settimana; penso il giovedì o il venerdì non prima.  
A.B.: Ma farebbero meglio a venire qua perché è pericoloso fare concorsi ora. 
Presidente: Comunque, semmai, ecco, volevo dire questo.  
P.M.: Fanno concorsi da docenti.  
Presidente: Se non vi sono problemi particolari, tanto se siamo tutti d'accordo l'ordine del Codice lo possiamo...  
P.M.: Il P.M. acconsente a qualsiasi tipo di intersecazione.  
Presidente: Magari compreso anche l'esame del Pacciani, se credete.  
A.B.: Ecco, io lo farei proprio alla fine, Presidente.  
Presidente: Proprio alla fine, d'accordo.  
A.B.: No, anche perché oggi non si è sentito bene. Le voglio dire che c'è un certificato medico che attesta la situazione anginosa che è stata superata dal Calvasil; ne ha prese due pastiglie. Il Pacciani voleva rientrare, è di là, ma ormai a questo punto lo mandiamo, se lei è d'accordo.  
Presidente: Ma tanto, come volete.  
A.B.: No, no lo mandiamo a casa.  
Presidente: Ecco, cosa c'era ancora Pubblico Ministero lei aveva chi? Pubblico Ministero chi aveva stasera lei?  
P.M.: Io avevo una degli ufficiali di Polizia Giudiziaria che avevano provveduto a fare quella operazione di controllo per i pedinamenti, che avevano preso in affitto per intendersi l'appartamento vicino e che ci può dire qualcosa su come è andato e su un episodio in particolare.  
A.B.: Possiamo sentire venerdì, Presidente?  
P.M.: Ho qualche difficoltà; comunque proverò io. Nel caso son disposto a rinunciare se non ce la faccio.  
A.B.: O a sentirlo un altro giorno.  
Presidente: Va bene. Questo lo alleghiamo, questo certificato medico lo alleghiamo agli atti. Lo avete visto, signori, ve lo leggo. La data ore 17, giorno 5. È di ora no?  
A.F.: Sì oggi.  
Presidente: È venuto un medico del pronto soccorso.  
P.M.: Sì, ho fatto venire l'unità coronarica, Presidente.  
Presidente: Benissimo. "Crisi anginosa sospetta. Al nostro arrivo il dolore precordiale era già regredito dopo un assunzione di Carvasil". Lo alleghiamo, per quanto può valere, agli atti.  
A.B.: Ecco, Signor Presidente, vorrei chiedere alla cortesia del Pubblico Ministero se mi indica, se mi dice che i prossimi giorni farà sentire anche gli ufficiali di polizia giudiziaria per non portarmi borsate di roba ulteriori a queste. 
P.M.: Gli ultimi rimasti.  
A.B.: Ecco, grazie.  
P.M.: Mi sembra che ne ho tre o quattro, non di più.  
A.B.: Perché sennò mi viene a me l'infarto.  
Presidente: No per carità.  
A.F.: E il Maresciallo Matassino ancora manca.  
Presidente: Abbiamo Venerdì che dobbiamo occupare completamente. Poi abbiamo, saltiamo l'11 perché noi abbiamo un'udienza in Tribunale che è un famoso processo, e poi abbiamo quattro udienze consecutive...
A.B.: 12, 13, 14 e forse 15.  
Presidente: E 15.  
A.B.: Ma c'è la finale il 15.  
Presidente: No, no, no, Avvocato, qui la finale...  
A.B.: No, no, scherzo.  
Presidente: Assolutamente. Anche se ci fosse... La finale è qui, però poi naturalmente finite, non dico finiamo, finite nei guai tutti quanti.  
A.B.: Come finiamo nei guai, Presidente? Io ho almeno dieci giorni di comporto per riguardare le... per riguardare....  
Presidente: Anche 15, anche 15. Quindi diciamo che il tempo per fare tutto ciò che dobbiamo fare ce l'abbiamo. E sennò dobbiamo andare in epoca successiva al 15. Fate voi…  
A.B.: Ecco signor Presidente le chiedo scusa, ma il 20, 21,22,23 no?  
Presidente: Avvocato, no…  
A.B.: No, non lo so.  
Presidente: No se, no se…  
A.B.: No se.  
Presidente: No se, no si.  
P.M.: Chi ha orecchi per intendere intenda.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: L'udienza è tolta. Ci vediamo venerdì alle 09.00. Traduzione dell'imputato, eccetera.
Presidente (fuori microfono): Eppure è chiaro. No, se.

lunedì 30 luglio 2012

Claudio Proietti - Deposizione del 5 luglio 1994

Il dottor Claudio proeitti fu ascoltato il 5 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Avrei l'ultimo argomento da affrontare con il Dottor Donato insieme al Dottor Proietti, sempre della Scientifica di Roma, e chiedo che venga, perché questa è una consulenza tecnica invece data loro. Occorrerebbe una sedia, per cortesia.
Presidente (fuori microfono): È uno della scientifica di Roma che ha fatto la consulenza tecnica…  
Presidente: Buongiorno. P.M.: Proietti/Donato, hanno fatto quella cosa…  
C.P.: Buongiorno.  
Presidente: Ora le forniamo una seggiola…  
Presidente: Soltanto le sue generalità, per cortesia.  
C.P.: Proietti Claudio, nato a Roma il XX/XX/19XX.  
Presidente: Polizia Scientifica?  
C.P.: Si, sono il Direttore della Divisione Identità della Polizia Scientifica.  
Presidente: E consulente del Pubblico Ministero.  
C.P.: Consulente del Pubblico Ministero.  
Presidente: E in questa qualità lei può rispondere alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Quello è l'originale per poi scegliere di mostrare delle foto. Si tratta qui di un accertamento sempre fatto sul blocco, ed è quell'accertamento originato, se loro ricordano, da quelle dichiarazioni fatte dai periti calligrafi, in particolare il Professore di Verona, che fece presente a loro e aveva fatto presente al P.M., di come sul blocco, al di là di quei grafemi che avevamo visto, ci fossero, lui ci ha accennato come nella prima scrittura c'erano delle tracce latenti, sotto, quando ci ha fatto tutta quella spiegazione sul prendo, sul fatto che non erano scritture spontanee. Non so se ricordano?  
Presidente: Sì.  
P.M.: È quell'argomento lì. Questo a seguito di quel lavoro fatto dai periti nominati dal GIP, il P.M., nei termini, prima della decisione del GIP, ha chiesto ai periti di fare un accertamento come consulenti tecnici proprio di nuovo sul blocco, con due quesiti: primo, se quelle scritte erano di Pacciani, e poi se vi erano delle scritte pregresse. Io chiedo - c'è un elaborato che io chiedo sia acquisito ex 501, II comma, poi anche di ufficio - e vorrei, sono state fatte delle fotografie e vorrei innanzitutto che i periti spiegassero l'oggetto dell'esame e il risultato dell'esame; e poi mostrassero questi documenti che chiedo che vengano utilizzati e mostrati alla Corte, sempre ex 501. Forse il dottor Donato può cominciare, non so, come credono loro.
F.D.: L'operazione che è stata eseguita presso i laboratori centrali Divisione Identità anche in questo caso si è eseguita la tecnica della luce radente puntiforme, mentre poi noi abbiamo eseguito il raffronto grafologico per quanto riguarda l'identità di quei grafemi, evidenziati allo stato latente, con le scritture di comparazione che avevamo acquisito. Allora io strutturerei il discorso in questi termini: la prima parte la fa il collega che ha evidenziato questa strumentazione a Roma...  
P.M.: Prego, prego, come loro credono, basta capire, che la Corte riesca a capire  
C.P.: Dunque, come già ha detto il dottor Donato, il metodo dell'ESDA è stato applicato - noi lo applichiamo ormai già diversi anni - in questo caso non ha consentito di evidenziare tracce di scrittura, per cui abbiamo applicato il metodo tradizionale della luce radente, che consiste proprio in una illuminazione tangenziale per mezzo di una un punto luce messo lateralmente al foglio, che consente proprio, proprio per i chiaroscuri che determina, di ricostruire parti di scritture, queste tracce latenti di scrittura. In questo caso abbiamo evidenziato sul primo foglio del blocco, perché i reperti erano il blocco più altri due fogli...  
P.M.: Dei fogli staccati sempre del blocco che sono in sequenza.
C.P.: ... del blocco che erano repertati separatamente. Dunque sul primo foglio del blocco abbiamo rilevato una serie di depressioni che poi abbiamo fotografato, e qui c'è una documentazione fotografica...  
P.M.: Vogliamo mostrarle?  
C.P.: C'è la dimostrazione fotografica, e abbiamo rilevato alcune parole o parti di parole.  
Presidente: Andiamo per ordine, vediamole via, cosi forse. Vediamo questa prima pagina e vediamo cosa si vede. Prima vediamo la pagina senza evidenziazione e poi... Vediamo prima la pagina cosi com'è e poi la pagina come letta con la luce radente. È la prima pagina del blocco che se loro lo aprono...  
C.P.: Sulla prima pagina, a figura 2, adesso lo vedremo, figura 2, c'è la parola "predo", che è stata rilevata nel settore superiore del foglio.  
P.M.: Prima, scusi, Dottore, vediamo tutto il foglio, sennò non si riesce a capire qual è il settore. Sulla sinistra c'è tutto il foglio.  
C.P.: Allora figura 1.  
P.M.: Ecco. Vediamo il foglio per intero. C'è una prima serie di righe di parole scritte nella parte alta - che voi avete indicato con 1 - poi una parte centrale, e poi una parte sotto. Dico bene?  
C.P.: Sì, l'abbiamo separato in tre settori, ecco.  
P.M.: Il foglio cosi come si vede si legge "prendo dal Lotti un ballino di cemento", eccetera.  
C.P.: Ecco, nel settore superiore...  
P.M.: Che cosa avete visto a luce radente?  
C.P.: Abbiamo rilevato con la luce radente - passiamo a figura 2 - sotto la parola "prendo", ecco, ci sono delle depressioni che abbiamo letto come "predo".  
P.M.: Leggiamo, ecco...  
C.P.: Vediamo poi c'è il lucido sopra che mostra la riprova...  
P.M.: Vogliamo provare ad ingrandire se si vede meglio? Mi sembra si veda abbastanza bene.  
C.P.: Poi possiamo passare a figura 3, se questa è chiara.  
P.M.: Sotto c'è niente vero?  
C.P.: No.  
P.M.: Prego.  
C.P.: Figura 3. Nel settore sempre superiore del primo foglio di blocco...  
P.M.: Prima andiamo a sinistra, scusate, sennò non si capisce. È la parte terminale dove diceva le Lire 8.000, sempre della prima scrittura.  
C.P.: Sì. Abbiamo rilevato sempre la parola "manda" e "quale". Figurano due parole figurano: una che sta... ecco, ecco. Poi, figura 4  
P.M.: Ecco, la figura 4 a quale parte del blocco nudo corrisponde, sennò non si capisce.  
F.D.: Eh, dovrebbe essere il...  
P.M.: Settore centrale del primo foglio, cioè quella parte vuota della prima pagina.  
F.D.: Settore centrale.  
P.M.: Ecco, cosa si legge?  
C.P.: Si legge "domanda".  
P.M.: Vogliamo... ecco.  
C.P.: "Domanda", e poi "d"; che poi figura 5, che è sempre settore centrale del primo foglio del blocco ripreso a luce radente, ci sono i calchi della parola "di Ammisio". Poi, figura 6, figurano ancora due parole.
P.M.: Sempre al settore centrale corrisponde, no?  
C.P.: Settore centrale.  
P.M.: Del primo foglio.  
C.P.: Sì. Figurano due parole: "scuola" e "olio di conged". Poi...  
A.B.: Potrebbe essere “folio”  
P.M.: Va be', non si legge; possiamo sapere che è...  
C.P.: Siamo passati...  
P.M.: Con un errore è "olio", "folio". Per questo diciamo è stato strappato, ma questo è discussione...  
C.P.: Sì, infatti...  
P.M.: Prego, prego.  
C.P.: ... poi successivamente abbiamo trovato la parola scritta "foglio di congedo" in un altro foglio. Dunque poi c'è il foglio... questo, è terminato l'esame del primo foglio del blocco. Siamo passati ad esaminare il foglio staccato che era contenuto in una busta contrassegnata con il numero 9: figura 7. E di qui...  
P.M.: È divisa in tre anche questa.  
C.P.: Qui abbiamo rilevato soltanto la frase - a figura 8, dobbiamo passare a figura 8 del settore centrale - la frase "per mettere il telefono". Poi, poi qui è terminato l'esame del foglio.  
P.M.: Del primo foglio staccato.  
C.P.: Il primo foglio staccato. Quindi c'è poi l'esame del secondo foglio staccato, figura...  
P.M.: Vediamo il foglio al naturale.  
C.P.: Figura 9. Abbiamo diviso in due settori e abbiamo rilevato nel settore superiore - figura 10 - una frase: “consumato - ecco - k/L 12“.  
A.B.: 98.  
P.M.: Qualcosa del genere.  
C.P.: Seguita da un numero sottostante: 3440. Poi a figura 11 ancora due parole, figura 11 due parole, che abbiamo letto come "un fusto" o "fusta" e "giorni". Rilevate nel settore superiore. Oh, successivamente, quindi poi abbiamo sottoposto a luce radente anche gli altri tre fogli del blocco, quelli sottostanti, i tre fogli seguenti, ma sono risultati negativi. Poi abbiamo eseguito i confronti tra le manoscritture che figurano sul primo foglio del blocco, quelle dei fogli contenuti nelle buste 9 e 10 - cioè i fogli staccati - e il confronto con le scritture autografe di Pacciani Pietro.  
P.M.: Dei memoriali se non sbaglio.  
C.P.: Erano il diario agenda e una busta contenente una lettera datata, sì, datata 07/01/1992, indirizzata a Scardigli Angelica. Nel confronto abbiamo rilevato analogie nell'aspetto grafico in generale e naturalmente delle corrispondenze molto significative in personalismi grafici, che ci hanno fatto ritenere che sono tutti, che tutte le scritture in esame a confronto sono attribuibili ad una unica funzionalità grafica. E poi abbiamo naturalmente specificato nella relazione anche le particolarità i personalismi grafici che riteniamo più contrassegnanti, diciamo, della funzionalità grafica del Pacciani. Per cui le conclusioni sono state le seguenti: sul primo foglio del blocco Skizzen Brunnen sono state rilevate tracce di manoscrittura redatte in precedenza - quindi su un foglio soprastante - dalla stessa mano che ha vergato quella visibile sullo stesso foglio. Tali scritture sono identiche a quelle dei fogli contenute nelle buste numerate, numero 9 e 10 dei corpi di reato, e sono tutte redatte dalla mano di Pacciani Pietro.  
P.M.: La ringrazio. Dottor Donato, ha da aggiungere qualcosa o è...  
F.D.: Ritengo che è esaustiva. Tranne che se si vuole vedere la documentazione macrofotografica dei singoli grafemi che hanno dato questa tipicizzazione.
P.M.: Penso non ci sia bisogno. Io chiedo che ex 501, II comma questo documento sia acquisito agli atti.  
Presidente: Avete domande da fare? Avvocato Colao, prego.
A.Colao: Dicevo, quei solchi da cui con la luce radente avete rilevato poi le parole evidenziandole come possono essere stati prodotti? Come si son potuti verificare?  
C.P.: Ma sicuramente da una scrittura vergata su un foglio sovrapposto a quello esaminato, a quello sul quale abbiamo rilevato queste tracce. Sono delle depressioni determinate dal mezzo scrivente proprio quando si procede a una scrittura, quando si scrive su un foglio sovrapposto a quello diciamo che stiamo esaminando.
A. Colao: Sì, ma, diciamo, questo fatto di sovrapporre un foglio...  
C.P.: Sì.  
Presidente: È intenzionale o causale o casuale?  
C.P.: Ma in un blocco è automatico il fatto, perché quando si scrive in un blocco, inevitabilmente le depressioni determinate dalla penna si trasferiscono sui fogli sottostanti. Quindi in questo caso mi pare evidente che...  
Presidente: Si trattava di una penna biro poi.  
C.P.: Si, si tratta di una penna naturalmente che è in grado di poter esercitare una pressione sul foglio e quindi trasferire poi queste parole, queste depressioni sui fogli sottostanti.  
Presidente: Son parole però che, diciamo, prese così come sono state prese, non hanno un significato...  
F.D.: Ma alcune sono parole intere, altre sono parti di parole, parti di frasi, e comunque alcune si vedono, si leggono negli altri due fogli.  
P.M.: Si ripetono.  
F.D.: Staccati. Si ripetono nei due fogli staccati. Sono le stesse parole che esistono; alcune si... qualcun'altra non si...  
P.M.: Non si vede.  
F.D.: Non si vede, non si legge nei due fogli staccati; altre invece si ripetono nei due fogli staccati. Avvocato Colao: Però io torno a ripetere, si è formato per caso o intenzionalmente questo? Ragionevolmente lei che deve fare naturalmente un lavoro di questo genere...  
C.P.: Ma io ritengo casualmente, inevitabile. Chiunque scriva su un blocco non pensa adesso a lasciare volutamente delle depressioni su un foglio sottostante per poter poi farle...  
P.M.: Se strappa il foglio rimane.  
C.P.: Se strappa il foglio rimangono lì. Poi scrive sul foglio sottostante, però sono rimaste le depressioni della scrittura vergata sul foglio sovrapposto, precedente.
A. Colao: Bene, grazie, Dottore. 
Presidente: Prego, Avvocato Pellegrini.
A.P.: I due fogli staccati appartenevano allo stesso blocco?  
C.P.: Sì, per quello che ricordo appartenevano allo stesso blocco. Sì, erano dello stesso blocco.  
P.M.: C'è spiegato nei verbali di sequestro. C'è spiegato: uno si è rotto nel momento in cui... è spiegato nei verbali; e l'altro è stato trovato a parte.
A.P.: Si è parlato anche stasera di questi due fogli staccati con delle scritture sopra. Sommando il numero delle pagine rimaste nel blocco con le due staccate che appartenevano al blocco stesso, mancano ancora altre pagine per completare la consistenza originaria del blocco? Cioè sono sparite...  
C.P.: Per quello che ricordo il blocco era già iniziato. Quindi non so quante pagine mancassero. Già, già iniziato il blocco era, quindi le due pagine staccate, repertate separatamente, appartenevano al blocco, perché, ecco, anche fotograficamente riportano la stessa zigrinatura in alto, quindi appartenevano al blocco. Però non so quante pagine poi mancassero. Sicuramente qualcuna mancava, perché ci sono nelle parole che abbiamo evidenziato, nelle tracce di scrittura evidenziate, c'è qualche parola che non si ripete nei due fogli staccati.
A.P.: Perfetto. E le parole che si ripetono in chiaro e in segno latente, c'è coincidenza di collocazione, cioè si può dire che sono il ricalco di quelle scritte sui fogli staccati?  
C.P.: Quest'esame io non l'ho fatto in quanto non era richiesto dal quesito. Però poi l'ho riguardate proprio successivamente, anzi, proprio stamattina prima di... e mi sembra, non sono adesso certo al cento per cento, ma mi pare che coincidano, che quindi hanno la stessa sede, e quindi i fogli erano staccati dal blocco; e quindi le parole coincidono con le tracce latenti rilevate, diciamo, coincidono con le parole riportate nel blocco. Quindi c'è una corrispondenza.  
P.M.: È stato scritto due volte: su una pagina tolta e su quella lì.  
C.P.: Per le parole che si ripetono c'è corrispondenza di sede.
A.P.: Per le parole che non si ripetono evidentemente erano state scritte su un foglio che non esiste più, che non abbiamo, ho capito, grazie.  
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Ecco, la difesa si oppone alla richiesta avanzata dal signor Pubblico Ministero ai sensi del 501 del Codice di procedura penale, perché proprio le ultime parole del consulente tecnico del P.M., secondo cui lui soltanto stamattina ha fatto un'indagine, un esame, così, visivo di queste, di questi grafemi rispetto a quello che poteva essere la sovrapposizione degli stessi su altro blocco - quindi nessuna indagine di natura strettamente scientifica - e proprio in relazione a questo essendo il 501 del Codice di procedura penale norma che richiede per il consulente o per il perito la facoltà di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni che possono - non che debbono - che possono essere acquisiti anche d'ufficio, la difesa si oppone. Perché è soltanto una indicazione di parte questa relativa all'esistenza di questi grafemi sovrapposti, che non ha il conforto e il supporto probatorio, di un incidente cosiddetto probatorio e quindi di una perizia tale da poter essere acquisita agli atti. Si dice da parte del legislatore che possono essere acquisite anche di ufficio, ma nel caso di specie proprio per le indicazioni per le dichiarazioni rese testè dal consulente tecnico di parte, secondo cui quest'accertamento avrebbe potuto avere un significato non so di che tipo, ma sul piano della valutazione complessiva di un certo fatto, che cioè l'imputato l'avesse scritto, non l'avesse scritto in contestualità di quando ha scritto una certa cosa, siccome questo accertamento che indica lo stesso consulente tecnico di parte, un accertamento da lui non fatto, ma soltanto, cosi, intuito, guardato e quindi un accertamento che non è suffragato da una metodica scientifica, io sotto questo profilo ritengo che non possa in alcun modo la Corte accedere alla richiesta del Pubblico Ministero di acquisizione ex art. 501 II comma di questo documento.  
P.M.: Insisto per l'acquisizione, e in subordine chiedo che sull'argomento sia... sullo stesso quesito sia disposta perizia dalla Corte.  
A.B.: Se dispone perizia nessuna, sulla perizia la difesa non ha nessun problema. Ma così io credo non possa in alcun modo essere acquisita.  
Presidente: Vuole consegnarci allora l'elaborato così vediamo? Signori, se non avete altro da aggiungere su questo punto la Corte lo deciderebbe subito.
A.Colao: La parte civile si associa alla richiesta del P.M. perché la prova è stata più che chiara, diciamo, e su basi scientifiche, quindi non si vede il perché per l'ultima domanda fatta al collega di parte civile…  
A.F.: Scientifiche dell'ultimo momento.
A. Ciappi: La relazione peritale, cioè la relazione del consulente tecnico del Pubblico Ministero...  
Presidente: Non deve funzionare il microfono lì. Quindi l'Avvocato Colao si associa al Pubblico Ministero. L'Avvocato Ciappi...
A.C.: La relazione del consulente tecnico del Pubblico Ministero può essere acquisita ex art. 233 I comma, in quanto il Pubblico... cioè il consulente tecnico di parte può esprimere alla Corte, al Giudice le proprie, i propri pareri anche con memorie scritte. In questo senso è acquisibile. Se non ex art. 501, ex art. 233.  
A.B.: Può acquisire i propri pareri, se quel che ricordo di procedura penale, soltanto quando sul punto è stata richiesta da parte del Pubblico Ministero o da una delle parti un accertamento peritale. Questo è un accertamento ignoto assolutamente alle parti e quindi, ignoto si, sul piano tecnico peritale era ignoto. Cioè questo è un accertamento tecnico che non so che tipo di valore può avere sul piano probatorio. Quindi io mi oppongo.
A.C.: Nella norma citata si parla di consulenza tecnica extraperitale, quindi evidentemente siamo fuori dei casi di perizia.  
Presidente: Va bene, vediamo, signori.  
A.F.: Signor Presidente, se poi sciolta la riserva o risolto questo caso si può sospendere il processo, perché Pacciani non sta bene. Grazie.  
Presidente: Sospendiamo anche subito se non sta bene.  
P.M.: Io avrei, dico subito, un altro teste che è venuto apposta da lontano, quindi, va be' comunque.  
Presidente: Le cose sono due: o Pacciani non sta bene e non consente che si proceda in sua assenza...   
P.M.: Esatto, volevo far presente questo: è un teste...  
Presidente: E allora sospendiamo l'udienza e ne riparliamo.  
A.B.: Presidente il Pacciani non sta bene.  
Presidente: Non sta bene.  
A.B.: Sta piangendo io non l'ho mai visto piangere in aula.  
A.B.: Non l'ho mai visto piangere in aula perché si sente male; ha dolori anginosi, io credo che sia opportuno che vada all'ospedale cioè che vada...  
Presidente: Ecco, no, però mi dica solo questo se consente che sia pure a questi limitati fini...  
A.B.: Non consente perché ha diritto di sentire. Non consente.  
Presidente: Neanche per sciogliere l'ordinanza?  
A.B.: No, l'ordinanza la sciogliamo.  
Presidente: Questo si  
A.B.: Speriamo che sia però veloce.  
Presidente: Quindi diciamo che...  
A.B.: Lui si sente male, Presidente, al di là di tutte...  
Presidente: Consente unicamente che si sciolga l'ordinanza in sua assenza e poi sospendiamo l'udienza e ne disponiamo la traduzione.  
A.B.: Grazie, anche perché dovrebbe andare presto non si sente... cioè...  
Presidente: Per venerdì prossimo, d'accordo. Allora la Corte si ritira, scioglie l'ordinanza, scioglie la riserva su queste richieste...  
P.M.: Il teste vedremo.  
Presidente: E Pacciani lo mandiamo via subito naturalmente.  
P.M.: Senz'altro, Presidente.  
Presidente: Se poi c'è bisogno di intervento medico…  
P.M.: ... di assistenza, facciamo subito, facciamo venire subito una...  
Presidente: Il Pubblico Ministero mentre non c'è la Corte...
P.M.: Provvedo a far venire un'ambulanza con il medico a bordo.  
A.B.: È la terza pillola che prende per...  
P.M.: Se loro credono facciamo venire un'ambulanza con il medico a bordo, così lei si toglie...Vogliamo provvedere, per cortesia?  
A.B.: Così sono più tranquillo, se viene l'ambulanza sono ancora più tranquillo. 
P.M.: Facciamo venire subito. Se lo possono portare nella stanza facciamo venire subito il medico.
A.F.: È lo stress della giornata eh…

domenica 29 luglio 2012

- 29 luglio 1984 -

29 luglio 1984 - 29 luglio 2012
Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci
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venerdì 27 luglio 2012

Francesco Donato - Deposizione del 5 luglio 1994 - Settima parte

Segue dalla sesta parte

A.F.: Lo straccio a fiori: due domande semplicissime e anche... 
Presidente: Lo straccio, bah.  
A.F.: No, guardi, non vorrei far perdere tempo alla Corte.  
Presidente: No no no, Avvocato, lei faccia pure tranquillamente le domande che crede. Soltanto che siccome insistiamo su questo argomento, ogni tanto ci si ritorna, vi devo ridire che questo proprio... eh.
A.F.: Ma se il Pubblico Ministero avesse rinunciato al dottor Donato per questi argomenti, avremmo rinunciato noi a fare domande.  
Presidente: Va bene, Avvocato.  
A.F.: Ecco, io chiedo solo...  
Presidente: Ma io infatti lo dico anche al Pubblico Ministero, prima che a lei. Andiamo avanti.  
A.F.: Eh, lo so. Lo so, io sono per terzo a parlare.  
Presidente: Benissimo.  
A.F.: Dunque, comparazione - io vorrei sapere soltanto questo, non voglio entrare nel merito della probabilità che sia un pezzo di straccio che sia attinente a quello straccio che era in casa e a quello che era... che ha avvolto... Comparazione macrofotografica: che cosa significa? È una domanda questa, mi sembra.  
F.D.: È stata, sono stati posti sullo stesso piano e illuminati con la stessa fonte di illuminazione, e quindi ripresa con la stessa profondità di campo, questi frammenti per vedere se tra di loro c'era o meno compatibilità delle fibre - visto che erano lacerate. Compatibilità che è risultata in quella documentazione.
A.F.: Perfetta?  
F.D.: Perfetta. Abbiamo parlato di compatibilità. In queste cose non siamo nel campo delle identità, non siamo nel campo delle identità: parliamo di compatibilità. Quello straccio era compatibile come continuazione di quei due precedenti lembi in cui era avvolta questa famosa asta guidamolla, inviata a quell'anonimo. Basta, abbiamo parlato di compatibilità.  
Presidente: Del resto abbiamo gli occhi, possiamo vedere…  
A.F.: La ringrazio. No no... Io, anche per l'economia processuale, non voglio far perdere tempo a nessuno.  
Presidente: No no, per carità!  
A.F.: Due domande sole, modestamente. Grazie, Presidente.  
Presidente: Continuiamo.  
P.M.: Sì, grazie, Presidente. Avevo cominciato a parlare...  
Presidente: Guardate che possiamo continuare con tutta tranquillità. Non vorrei che qualcuno oggi pensasse che si deve far presto. Non ce ne importa assolutamente niente. Tranne che gli argomenti, diciamo, scontati o inutili dobbiamo saltarli. Sul resto, invece, andiamoci molto piano. Prego.  
P.M.: Ecco, io vorrei affrontare un argomento su cui andare piano, Presidente - lo dico subito così metto le mani avanti. Poi mi direte se è utile o no, ma per forza di cose per ora il P.M. ha questa visione. Vorrei parlare col dottor Donato di quegli accertamenti, a luce radente fatti sul blocco, sulle parti scritte, dove - c'è già stato detto dai periti calligrafi, ma era un accertamento che aveva fatto già lei come Polizia Scientifica, e era proprio l'oggetto del suo incarico - quegli accertamenti che hanno evidenziato, in più punti, scritte precedenti latenti con lettere dell'alfabeto di un certo tipo. Vogliamo vedere questi accertamenti; vogliamo vedere le foto cosa hanno messo in evidenza; vogliamo vedere di capire anche noi cosa si può leggere. Senza nessuna comparazione, di nessun tipo. Vogliamo vedere il dato storico, perché comparazioni, lei non è stato incaricato di questo. Lei è stato incaricato di vedere cosa si leggeva.  
A.B.: Quindi non c'è un problema, perché questo non è stato oggetto di incidente probatorio, né di esame peritale che è la stessa zuppa.  
P.M.: No, è un incarico della polizia scientifica.  
A.B.: No, perché sennò dobbiamo subito bloccarci.  
P.M.: Noi non ci blocchiamo, fra l'altro esiste il 501.  
A.B.: Noi bloccarci noi in difesa ci blocchiamo, ci indirizziamo…  
Presidente: Ha il valore che può avere.  
A.B.: Va be', Presidente, ha un valore che si sta discutendo in dibattimento...  
Presidente: La polizia...  
A.B.: ... e la prova si forma in dibattimento, mi scusi, Presidente.  
Presidente: La polizia scientifica...  
A.B.: Quindi io ho delle perplessità totali sul punto, ecco.  
F.D.: Dunque nel... posso, Presidente?  
Presidente: È argomento di discussione, sono documenti...  
P.M.: Sono fatti.  
Presidente: ... se sono agli atti; probabilmente il Dottore è il consulente del Pubblico Ministero.  
A.B.: Certamente, ora vediamo cosa ci dice, certamente.  
P.M.: No, Presidente, in questo caso...  
Presidente: È il consulente del Pubblico Ministero, quindi può parlare lui; potrà poi parlare il vostro.  
A.B.: Certo.  
Presidente: Non c'è nessun problema, voi potete contestare.  
P.M.: Chiedo scusa...  
A.B.: Il nostro non ce lo abbiamo, Presidente.  
Presidente: Non importa, potete contestare...  
A.B.: Noi non abbiamo nulla per ora, perché per noi è un fatto nuovo.  
P.M.: No, no, è agli del P.M.  
A.B.: No, no, no, sul piano dell'indagine probatoria questo è un fatto nuovo; lei ha fatto delle indagini, eccetera.  
P.M.: Che sono regolarmente agli atti...  
A.B.: Certamente...  
P.M.: ... e io parlo di queste indagini attraverso l'escussione di testi.  
A.B.: Post rinvio a giudizio, fra l'altro, alcune...  
P.M.: No, no, no, ante rinvio a giudizio...  
P.M.: Avvocato, Avvocato…  
Presidente: Sono indagini fatte su incarico del Pubblico Ministero, su cui il consulente, che non è teste, riferisce; e liberi voi di contestarlo naturalmente. Lei l'ha fatto come consulente del Pubblico Ministero o come Ufficiale di P.G.? 
F.D.: No, no, no, questa attività è come attività di Polizia Giudiziaria.  
Presidente: Ah...  
F.D.: Come attività d'ufficio.  
Presidente: Meglio che mai, ancora meglio, meglio che mai.  
P.M.: Io... era la cosa che stavo per dire: cioè questa è un'attività di polizia scientifica, e allora io in qualche modo avendone interesse, la vorrei documentare alla Corte. Mi sembra che siamo...  
Presidente: Meglio che mai allora, ancora meglio... 
P.M.: Siamo talmente nell'ambito del... poi chiederò se il Dottore ha fatto dei documenti; chiederò alla Corte se è possibile consultarli, e via dicendo, nei limiti di quello che credo sia consentito.  
Presidente: Comunque questi sono agli atti di già.  
P.M.: Oh appunto, questo volevo dire. Allora Dottore...  
F.D.: Si.  
P.M.: Dopo le nostre disquisizioni, vogliamo venire al merito di che cosa lei ha visto in questa lettura un po' più particolare rispetto alla lettura...  
F.D.: La squadra SAM infatti ci ha fatto pervenire in laboratorio questo blocco con lo scopo di evidenziare, oltre le cifre che erano sul retro, alcuni segni che si osservavano sul foglio - già che conteneva delle manoscritture - che non erano ben identificabili. Anche in questo caso abbiamo adoperato il tecnicismo della luce radente, che è quella che serve per vedere i solchi in depressione; e come documentato in questa relazione, al rilievo 1 abbiamo evidenziato alcuni grafemi, diciamo noi, che non sono compiutamente decifrabili, e che comunque lasciano l'interpretazione a dei caratteri grafici non propri di quella stessa grafia che si vedeva delle manoscritture su quel foglio stesso.  
P.M.: Oh questo è il punto più importante che vorrei chiarisse.  
F.D.: In effetti...  
P.M.: È una calligrafia apparentemente per lei non corrispondente.  
F.D.: Non corrispondente a quei grafemi invece che erano scritti come manoscrittura, direttamente, per azione diretta. Mentre queste sono per azione di calco quindi sono i cosiddetti solchi ciechi, quelli che vengono impressionati per scritture pregresse. E allora abbiamo cercato di dare delle interpretazioni: qui abbiamo visto che c'è una vocale con due puntini in alto che potrebbe essere...  
P.M.: Una vocale con due puntini: una dieresi, diciamo.  
F.D.: Una dieresi.  
P.M.: Ci può far vedere i puntini per capire? Bene. E sotto cos'è una "u"?  
F.D.: Una vocale, una "u". Quella invece potrebbe essere - si parla al condizionale - una "w". Potrebbe essere. Questa potrebbe essere una "in", però se la si vede in questo modo. Oppure si può pensare a scritture sempre pregresse in cui il blocco era capovolto, e allora anche quella potrebbe essere una “w”, una doppia v. Quell'altro era un segno non decifrabile. Abbiamo fatto sempre delle altre riprese poi per vederne ancora meglio. Qui abbiamo evidenziato un po' con gli indici colorati per rendere, appunto, anche al profano riuscire a far capire tutti questi segni, che senz'altro evidenziano delle scritture pregresse e che non erano in sintonia, almeno come omogeneità di struttura, sia di struttura che morfologica, con caratteri che erano presenti direttamente sul foglio.  
Presidente: Con i caratteri del Pacciani.  
F.D.: Almeno io non so se erano i caratteri quelli del Pacciani sul foglio. Ignoravo. Io l'esame lo faccio in modo molto asettico.  
P.M.: In quel momento lei non sapeva…  
F.D.: Non sapevo di chi erano. Io ho visto che...  
P.M.: Non aveva scritture di comparazione del Pacciani, quindi per lei era un blocco...  
F.D.: Per me era un foglio con delle scritture non sapevo neanche...  
P.M.: Bene.  
F.D.: Se giriamo, ecco, vediamo ancora altri caratteri: quella potrebbe essere, potrebbe una lettera "d"; oppure, se la intendiamo capovolta, potremmo avere una "w" e una “B”. Se proviamo a capovolgere rende anche l'idea, anche se c'è una foto - ecco qui - che è chiaro che una lettera, pur facente parte dell'alfabeto internazionale, anche italiano però non...  
P.M.: Almeno "wp" non viene in mente alcuna parola.  
F.D.: Appunto.  
P.M.: Del nostro vocabolario.  
F.D.: Sì, due consonanti vicine, mi sembrava appunto...  
P.M.: Fra cui un "w". Bene.  
F.D.: E niente poi qui ci siamo fermati...  
P.M.: Questo era quello che volevo chiedere.  
F.D.: Abbiamo dato le possibilità. Poi su quello c'è stato un prosieguo per l'attività investigativa...  
P.M.: Successiva.  
F.D.: Successiva...  
P.M.: Con una consulenza...  
F.D.: Con una consulenza tecnica...  
P.M.: Di cui parleremo fra breve. Io su questo argomento, su questo punto non ho altre domande, prima di passare all'altro argomento.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile, avete domande,? Prego Avvocato...  
A.B.: Ecco, mi scusi lei ha redatto una...  
Presidente: Bevacqua.  
A.B.: Bevacqua si. Ha redatto una relazione tecnica per il signor Pubblico Ministero, che poi è agli atti, dove ad una certa pagina - in particolare il rilievo numero 6 - cercando di girare da una parte e dall'altra, prima da una parte e poi dall'altra, certi grafemi, ha detto esattamente questo: "Maiuscola W autografa del Meyer..."
F.D.: Ah sì, è vero.  
A.B.: E poi fra piccoletto - se si può ingrandire mi fa un piacere - a mano, perché era già convinto, si era già convinti che potesse essere non corrispondente al grafema - ecco mi può ingrandire quel "non piccolo", per cortesia.  
F.D.: Si, certo.  
A.B.: Ecco, abbia pazienza, perché tutto serve per capire come ci si arriva. Mi alzi un po' di più. Alzi, alzi, ecco. Non scritto, ecco, più ingrandito: "Grafema del Meyer non corrispondente al rispettivo grafema impresso per decalco sul foglio". E se mi può fare anche la pagina 7, rilievo numero 7. "Idem, come sopra - piccolino, piccolino – non corrispondente alla minuscola 'n' autografa del Meyer". Dottore, lo ha fatto lei questo?  
F.D.: Certo.  
A.B.: Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Bene, Avvocato Fioravanti, voleva fare una domanda?  
A.F.: Si.  
Presidente: Prego.  
F.D.: Ecco, volevo precisare. Ha riferito di due rilievi fotografici. Questo per dire come l'accertamento è stato fatto in maniera a 360°, obiettiva. Abbiamo detto le cose che corrispondevano e le cose che non corrispondevano. Nei rilievi fotografici segnalati dalla difesa in questo momento, in effetti, non c'era corrispondenza. Ci sono un'altra serie di documentazioni fotografiche in cui queste corrispondenze per inclinazione...  
P.M.: Io, sono le domande che faccio io, possiamo approfittare ora e farle vedere ora.  
F.D.: ... invece corrispondono. Basta vedere il rilievo numero 5.  
P.M.: Lo vogliamo vedere così...  
A.B.: Anche il numero 8 rigirato, però.  
F.D.: Questo per dire però, non è che si parla di corrispondenze. Qui siamo in un campo veramente dove...
P.M.: Lo abbiamo detto fin dall'inizio.  
Presidente: È un campo opinabile.  
F.D.: Anche perché abbiamo pochi, ecco qui in questo campo veramente siamo nella disomogeneità dei termini, quindi ovviamente non ha poi, abbiamo una carenza di materiale per poter fare un esame compiutamente di analisi grafica. Quindi ovviamente con quello che c'era si è potuto fare delle rapportabilità, dei rapporti: nella minuscola "w" ci sono delle corrispondenze per quanto riguarda l'inclinazione e la parte basale... 
P.M.: Vogliamo allargare per cortesia. Ecco.  
F.D.: E lo stesso dicasi nel rilievo numero 8, se a quel valore gli si dà la lettera "p" abbiamo una analogia - ecco, vede che qui uso il termine non di identità, perché non si può parlare di identità - qui si può parlare di analogie di corrispondenze, proprio perché i limiti dell'indagine son quelli che sono. E lo stesso dicasi, e qui adoperiamo un termine di corrispondenza, perché c'è una maggiore corrispondenza, e non una analogia, nel rilievo numero 9, dove è presente il grafema "d", dove è caratterizzato da un'apertura dell'ovale. E questa è una caratteristica che si incontra sia nella scritta in decalco evidenziata con quel tecnicismo, sia sulla scritta di comparazione che appartiene al Meyer.  
Presidente: Però insomma entriamo nel campo veramente con quello che abbiamo a disposizione…  
F.D.: E' troppo poco.  
P.M.: Mi sembra onesto come lavoro l'ha detto fin dall'inizio...  
F.D.: Troppo poco.  
Presidente: Lei pensa che con quel sistema - come si chiamava? - L'ESDA...  
F.D.: Le dico subito, siamo anche noi in Italia in possesso dell'ESDA, e con questo tipo di strumento queste evidenziazioni non hanno dato nessun esito. Queste evidenziazioni siamo riuscite a farle con il tradizionale...
Presidente: Avete provato anche con L'ESDA?  
F.D.: SI, e non viene nulla. Non solo, ma le dico di più: i colleghi della SAM, quando sono andati in Germania, hanno portato questo lavoro perché io conoscendo i miei limiti e conoscendo come lavorano anche a Wiesbaden, ho detto io, proviamo se in Germania hanno qualcosa di meglio. Sono andati, e l'esame ESDA fatto in Germania è stato negativo. I colleghi della Germania si sono meravigliati per come a Firenze si riusciva a fare un tipo di lavoro di questo tipo.  
P.M.: Bene, mi sembra che è agli atti della rogatoria, Presidente, se lo vogliono controllare.  
Presidente: Siccome ne avevamo parlato ieri volevo capire.  
P.M.: Si, si è pacifico.  
Presidente: Vogliamo andare avanti con le domande?  
P.M.: Non so, io andrei avanti su altri argomenti. C'era il difensore...  
Presidente: Sì, forse però la difesa non ha esaurito. Prego.  
A.F.: Sì, io vorrei rivedere la prima foto rovesciata. Cioè quella “m”... quella “w” rovesciata ad “m”.  
F.D.: La foto 3.  
A.F.: La foto 3. Io non ho visto i numeri.  
Presidente: La foto 3 la foto 3. Quella, eh.  
A.F.: Ecco.  
Presidente: Cosi, Avvocato?  
A.F.: "M" sì.  
Presidente: È la foto 3 rovesciata quella "w" sembra una “m”.  
A.F.: Sembra una "m".  
F.D.: Una "m" una “n” ma infatti nella didascalia della foto che cosa...  
Presidente: "M" come Milano.  
F.D.: ... che cosa diciamo nella didascalia noi alla scientifica: “singoli caratteri che sembrano potersi ricondurre a due distinte consonanti "d" o "n", se lo scritto lo si considera posizionato nello stesso verso delle manoscritture che si osservano. Se lo consideriamo capovolto al rilievo 4, diventa “w” e “p”. E quello, purtroppo più di quello non si poteva dare, perché in effetti L'evidenziazione di tracce, di solchi ciechi purtroppo...  
A.F.: Ma io per quanto posso...  
Presidente: Prego.  
A.F.: Per quando possa occorrere, io ritengo che quello, lei può ritenere che quello sia una "M” maiuscola?
P.M.: La parola è di difficile lettura.  
A.F.: Sì, la parola... Tutto è di difficile lettura quando è a ricalco.  
F.D.: "W", "M", "P", che...  
A.F.: Sì, no, no, io la "m". Io guardo la "ra". Ecco, io deposito al Tribunale, e darò una copia al Pubblico Ministero una lettera del Pacciani indirizzata a me e firmata - non è una lettera anonima - 09/09/1990, dove ci sono rilevate almeno venti "m" di quel tipo.  
F.D.: Accanto a “w”, o simili?  
A.F.: Guardi, a me del "w" non mi interessa assolutamente niente; a me interessa che quella pagina sia al suo stato naturale cioè come "m". Perché a me nessuno mi dice che quella sia rovesciata a "w". Quindi io la posso far vedere al Pubblico Ministero, depositare, fare la fotocopia...  
P.M.: La può depositare, io non ho bisogno di vederla sono...  
Presidente: Avete nulla in contrario, signori?  
P.M.: No. Il consenso assoluto!  
A.F.: Io ho quaranta lettere di questo, di Pacciani.  
P.M.: Anche quarantuno.  
A.F.: Ne deposito una, una ne deposito.  
Presidente: Bene, ce la produca pure.  
F.D.: No, volevo precisare che nessuno di noi ha dato una certezza di attribuibilità al tipo di grafema; ma abbiamo parlato in condizionale...  
Presidente: Siamo nel campo dell'opinabile. Va bene. 
Presidente: (fuori microfono): Si, certamente, ora vediamo. Mah… noi ce ne abbiamo cinquecento… va be’…  
P.M.: Ti abbiamo apprezzato… ti abbiamo apprezzato – almeno io apprezzato – nella qualità delle domande di oggi fatte da solo.  
A.F.: Possono anche esserci segreti epistolari, ma sono autorizzato dall'imputato Pacciani a depositarla.
Presidente: Comunque, va bene. Poi di lettere del Pacciani ne abbiamo a bizzeffe insomma.  
P.M.: Sì, Presidente, per questo dicevo non c'è problema.  
Presidente:  Bene, vuol fare la fotocopia? L'originale lo teniamo noi. E allora acquisiamolo, per quanto può valere. Lo possiamo acquisire. Bene andiamo avanti, Pubblico Ministero, prego.
Segue...

giovedì 26 luglio 2012

Francesco Donato - Deposizione del 5 luglio 1994 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte.

P.M.: Vorrei passare ad altro argomento.  
Presidente: Direi di si.  
P.M.: Dottore, vorrei parlare brevemente a due accertamenti che lei ha fatto come ufficiale di Polizia Giudiziaria e sono molto specifici, per cui con brevissime fotografie - una, due fotografie - lei ce li può documentare. Si tratta di foto che lei ha fatto come Polizia Giudiziaria , innanzitutto.  
F.D.: Sì.  
P.M.: E riguardano, una il portasapone sul blocco, e una lo straccio che avvolgeva l'asta guidamolla. Ci vuole spiegare, in breve, questi due accertamenti a cosa hanno portato, cominciando dal portasapone e dal blocco?  
F.D.: Dunque, su un foglio del famoso blocco Skizzen è stata evidenziata, con il tecnicismo di sorgente luminosa che irradia il piano di superficie radente e puntiforme, un segno - come si può vedere dalla foto.
P.M.: Si.  
F.D.: Abbiamo la possibilità di proiettare…  
P.M.: Il portasapone sul blocco, eh? è questo.  
F.D.: Si, si. Abbiamo prima la foto 1 della relazione tecnica consegnata... No, sono quelle delle manoscritture. Quella del portasapone.  
P.M.: Prima quella del blocco.  
F.D.: L'impronta sul blocco, ma non delle grafie, ma quelle del portasapone. La foto numero 2: macrofotografia eseguita a luce radente nella zona interessata. Perché la 2B, per evidenziare meglio, è stato fatto l'indice colorato, quindi è stata tracciata. La 2 è invece è quella come si presenta la superficie del foglio. Ecco, qui è come l'insieme, il portasapone stava sul blocco da disegno in corrispondenza di quei segni che noi abbiamo evidenziato, e alle foto a seguire ci sono poi i particolari ancora. Ecco, quello in alto è il portasapone, e quella un po' distanziata è la stondatura dello stesso portasapone, che combacia. Nella foto seguente poi c'è in sovrapposizione, sempre con la stessa illuminazione, ecco, che combacia perfettamente, quindi è scomparso il segno. E poi ci dà anche altra dimostrazione, longitudinale, della stessa impronta sulle altre due foto.  
P.M.: Possiamo vedere? Lei l'ha fotografata l'impronta senza portasapone?  
F.D.: Sì si, c'è all'inizio della foto 2.  
P.M.: Vediamola, sennò si capisce meno.  
F.D.: Questo è quel portasapone. Eccola lì, quella su in cima. 
P.M.: Vediamo di capirlo.  
F.D.: Su in cima, no, in alto. Dov'era prima, sì.  
P.M.: Bene. Questa è l'impronta...  
F.D.: In su, ecco, eccola lì.  
P.M.: ... sul blocco. In che pagina è del blocco?  
F.D.: Eh, dunque…  
P.M.: Sulla copertina posteriore?  
F.D.: Posteriore.  
P.M.: Ecco. C'è questo segno.  
F.D.: Sul retro, infatti c'è...  
P.M.: Sul retro.  
F.D.: La foto rilievo numero 1 ci dà infatti la posizione. Se andiamo indietro vediamo il rilievo numero 1, ci dà la posizione del... foto numero 1, indietro.  
P.M.: Cominciamo dalla numero 1.  
F.D.: Dalla numero 1, dalla numero 1.  
P.M.: Senza portasapone.  
F.D.: Senza portasapone, esatto.  
P.M.: Ecco, questa è la pagina cosi come è, dove si vede...  
F.D.: Del retro del blocco e la freccia indica la sede dove è evidenziata questa impronta, che a osservazione diretta non si osserva. E in effetti questa foto, osservazione a luce diretta, non viene evidenziata; abbiamo messo la freccia per far capire che è quella la sede. Con il tecnicismo della luce radente, puntiforme, che serve per evidenziare tutte le depressioni sui fogli e anche le scritture…
P.M.: Vogliamo rivederla, Dottore?  
F.D.: ... abbiamo evidenziato il segno lì.  
P.M.: E poi abbiamo…  
F.D.: Per meglio farlo capire, è stato documentato con indice colorato lungo tutto il tratteggio.  
P.M.: Ecco.  
F.D.: Eccolo qui.  
P.M.: Poi alla fine ci abbiamo messo il...  
F.D.: Poi abbiamo messo il portasapone.
P.M.: E è emerso che corrisponde a quell'impronta lì.  
F.D.: E' emerso che corrisponde. E poi l'abbiamo messo in sovrapposizione, abbiamo fatte altre due... Ecco, questo è in sovrapposizione. E poi le altre anche per indicare anche che il bordo longitudinale continua con quella del portasapone.  
P.M.: Bene. Avete poi invece - l'altro argomento, sempre come accertamento di Polizia Giudiziaria - preso in esame quel panno, straccio a fiori, reperito in casa Pacciani, sequestrato, un lembo dei quali conteneva il reperto?  
F.D.: Si.  
P.M.: Che tipo di indagine avete fatto e cosa è emerso?  
F.D.: Abbiamo fatto una comparazione macrofotografica sui lembi della stoffa e abbiamo visto che le sfilaccettature della stoffa, dello straccio, combaciavano perfettamente. Per dare una dimostrazione, basta vedere il rilievo numero 2 ter, in cui c'è l'insieme di tutti i tre rilievi. La 1 e la 1 bis, il 2 ter. Ecco, il 2 ter, in cui si vede tutto l'insieme. Il numero 1 e 1bis appartengono all'asta guidamolla; infatti in quei due pezzi era avvolta l'asta guidamolla.  
P.M.: Ci sono delle macchie, infatti.  
F.D.: E ci sono delle macchie dovute, sì, all'unto. La 2, invece, la parte apicale dello straccio, è quella rinvenuta in casa dell'imputato.  
P.M.: Vediamola meglio.  
F.D.: Ecco la 2, dove ci sono le sfilaccettature che combaciano con quella parte.  
P.M.: Quel pezzettino era in casa?  
F.D.: Quel pezzettino si, contrassegnato col numero 2 è stato trovato in casa. La foto 2 quater rappresenta ancora, in ripresa più ravvicinata, in macrofotografia a maggiore ingrandimento, questa sfilaccettatura che dà questa compatibilità tra il reperto pervenuto con la lettera anonima, in cui era avvolta l'asta guidamolla, e l'ultimo lembo trovato nella casa dell'imputato.  
P.M.: Bene, grazie. Vorrei passare sempre ad un altro accertamento di questo tipo: quello relativo, a questo punto, al blocco sempre, relativo a quegli accertamenti che avete fatto a luce radente, relativi a quelle lettere che - voi scrivete in quella relazione - potrebbero essere lettere, un doppio “V”o lettere di questo tipo. Vogliamo vedere?
A.B.: Mi scusi Presidente, mi perdoni Pubblico Ministero, sennò poi andiamo in là. Potremmo per un attimo soltanto soffermarci, anche la difesa, su questi due accertamenti.  
P.M.: Ben volentieri, ben volentieri.  
A.B.: Grazie.  
P.M.: Possiamo sospendere un attimo e parlare ancora.  
A.B.: No no, parliamo solo sul blocco, sul portasapone...  
P.M.: Senz'altro.  
Presidente: Si, prego, prego.  
A.B.: Allora, la domanda è questa: portasapone.  
F.D.: Sì.  
A.B.: Questa impronta, che residuerebbe su una o più pagine di questo blocco.  
F.D.: Sull'ultima di copertina, Avvocato.  
A.B.: Sull'ultima di copertina. Secondo lei sono impronte dovute al fatto che questo portasapone è stato per parecchio tempo su questa... su questo blocco?  
F.D.: Certo, non è stato per poco. E comunque potrebbe essere lasciata anche dall'umidità, se il portasapone...  
A.B.: Sì, però che c'è stato per un certo tempo su questo...  
F.D.: ... umido, lascia sulla carta, che si imbibisce Oltretutto la parte finale, del retroblocco, è di carta un po' spugnosa, per cui assorbe. Allora, assorbendo l'acqua, crea quella depressione per il peso che ha...  
A.B.: Certamente, questo lo conosciamo in natura.  
F.D.: E quindi la grammatura della carta, in quella sede, subisce delle modificazioni del substrato cartaceo. Quindi...  
A.B.: Certamente, cioè lo sappiamo tutti, lo abbiamo visto, qualche cosa quando...  
F.D.: Quando si bagna, si...  
A.B.: Ecco, quindi questo dato è un dato che indica soltanto - che indicherebbe, se fosse certo - soltanto una cosa: che il portasapone...  
F.D.: Il portasapone è stato appoggiato.  
A.B.: ... è stato su questa cosa.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Tutte e due le cose sono state trovate da Pacciani.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Grazie. Passiamo all'asta.  
P.M.: All'asta ci volevo arrivare prima io.  
A.B.: No all'asta, allo straccio.  
F.D.: Allo straccio.  
A.B.: Allo straccio, scusi eh? Ecco, si può avvicinare il più possibile, anche colorandolo il più possibile? Ecco Dottore, se lei fosse invece che il direttore del Gabinetto di Polizia Scientifica di Firenze, guardando quello straccio per un attimo, e dovesse così memorizzarlo, e poi andare all'improvviso una domenica mattina in un certo posto, cosa direbbe?  
P.M.: È un...  
A.B.: No, scusi eh.  
P.M.: È una domanda...  
A.B.: No! È una domanda: cosa direbbe lei di questo straccio? Che colore è e che colore e morfologia ha? No, ora non lo guardi più. L'ha visto, ora guardi da questa parte, abbia pazienza.  
F.D.: Va be', ma lo so il colore. Sono fiorellini azzurri su fondo bianco.  
A.B.: Sì, fiorellini azzurri con?  
F.D.: Su fondo bianco?  
A.B.: Su fondo bianco.  
F.D.: Con delle macchie, perché questo è di unto.  
A.B.: Macchie? Macchie di?  
F.D.: Macchie di unto credo, non lo so adesso.  
A.B.: Di unto? Che colori ci sono in questo... ?  
F.D.: Giallognolo.  
A.B.: Giallognolo. Le macchie sono gialle oppure il fondo è bianco, scusi?  
F.D.: No, il fondo è bianco.  
A.B.: Il fondo è bianco. Poi cosa sono questi disegni, che cosa sono?  
F.D.: Un disegno floreale.  
A.B.: Floreale, va bene. Lei se lo ricorderebbe senz'altro. Bene, grazie. Non voglio altro, grazie. Grazie Presidente.  
Presidente: Andiamo avanti?  
P.M.: Si, pari...  
A.F.: No, volevo fare qualche domanda, se permette il Pubblico Ministero.  
Presidente: Prego, avvocato Fioravanti.  
A.F.: Sempre su questo argomento, sul portasapone. Il perito, il dottor Donato, mi parla di impronta sul blocco. Ma di quale portasapone si parla, in rapporto a quale impronta? E le spiego. Questa è la domanda. Cioè qualsiasi portasapone delle stessa grandezza - e tantissimi sono della stessa grandezza - può creare una simile impronta della grandezza di questa.  
F.D.: Cioè io…  
P.M.: È una domanda? Detta così è un'affermazione.  
A.F.: No, è una domanda perché gliel'ho fatta all'inizio e ho spiegato. Allora vuole che faccia il discorso...
A.B.: Il controesame lo possiamo fare, Pubblico Ministero. Sennò non possiamo far più nulla.  
P.M.: SI si, va bene. Però ora, no, volevo capire qual era la domanda che si fa al dottor Donato.  
A.F.: È semplicissima, la domanda. Io ho un portasapone e ho un'impronta del portasapone. Di quale portasapone parlo?  
P.M.: Lo sa lei, se lei ha un blocco e un sapone.  
A.F.: Senta, ma io faccio la domanda al perito e non al Pubblico Ministero, eh!! 
Presidente: Signori, per favore!! Pubblico Ministero, lei non interrompa la difesa, per favore.  
P.M.: Sono affermazioni.  
Presidente: Secondo.  
A.F.: Non è possibile, non è possibile.  
Presidente: Ma guardate che voi state veramente andando fuori pista con questo portasapone.  
P.M.: E per carità, io ho finito.  
Presidente: È pacifico che il portasapone - e questo lo dico a tutti, capito? -... 
P.M.: Io ho finito, Presidente.  
Presidente: ... era in possesso del Pacciani. Ed era in possesso del Pacciani pure lo Skizzen Brunnen.
P.M.: Non erano sequestrati nello stesso posto, Presidente. Quello l'abbia...  
Presidente: Non importa.  
P.M.: No no, questo perché lei fa delle delucidazioni: le faccio anch'io.  
Presidente: Possono essere stati benissimo uno sopra l'altro.  
P.M.: Sicuramente.  
Presidente: Come può essere stato qualunque altra cosa che non fosse un portasapone.  
P.M.: Sicuramente.  
A.F.: E forse non era dello stesso colore di quello sequestrato, ecco.  
Presidente: Non lo so, Avvocato. Ma, capito?, guardate che il fatto che fosse stato sopra l'album eccetera, bah...  
P.M.: A noi...  
Presidente: Ditemi voi quale significato può avere.  
A.B.: ... ordinanza della Corte sul punto.  
Presidente: Quale - tra l'altro l'abbiamo anche detto per iscritto, ora lo ripeto - quale significato può avere? Quale significato indiziante, ditemelo voi. E perché perdiamo tanto tempo su questo argomento? La Corte non lo capisce. 
P.M.: Abbiamo impiegato trenta secondi.  
A.F.: Presidente, però potrebbe esserci anche qualche ripensamento. La Corte, lei dice, non lo capisce. Ma alla fine, non lo so, tecnicismo del...  
Presidente: Ma su questo punto, Avvocato,...  
A.F.: Lo so. No no, ma io non voglio dare una coltellata contro me stesso e contro la difesa, assolutamente. Però io vorrei capire se quella impronta, e di quella grandezza, è di quel portasapone di colore giallo, me lo identifica, me lo misura. Oppure può essere di cento, di mille altri portasapone?  
Presidente: Ce lo dica, Dottore.  
F.D.: Io ho esaminato il blocco che era in sequestro e quel portasapone che era in sequestro, e che è tuttora in sequestro, entrambi gli oggetti.  
A.F.: Di colore, il portasapone?  
F.D.: Il colore mi sembra un rosa un po' pallido, un bianco pallido, un rosa pallido, una cosa di questo tipo. Abbiamo detto che queste impronte trovate sulla copertina del blocco sono compatibili, per come dimostrato, con quell'impronta del portasapone che ci era stata prospettata come esigenza investigativa di accertare se era o meno compatibile.  
A.F.: Quanti altri portasapone erano compatibili con quella misurazione dell'impronta?  
F.D.: Ma questo chi lo può dire?  
A.F.: No, io lo chiedo.  
F.D.: Potrebbero esserci tanti altri portasapone che...  
A.F.: Mille, diecimila.  
F.D.: Però è da verificare se altri portasapone hanno la stessa stondatura, la stessa lunghezza. Non lo so, bisognerebbe fare...  
A.F.: Ma perché nell'impronta era riportata quella marca "Deis"?  
F.D.: No, nell'impronta non c'era riportata nessuna marca. C'erano semplicemente quelle impronte per depressione, dove il portasapone appoggiandosi, credo molto verosimilmente umido, bagnato, ha lasciato quella depressione. Quella forma di depressione, come si è potuto vedere nella documentazione, corrisponde con quella di quel portasapone. Puntoe basta, questo abbiamo detto.  
A.F.: Sì, Pacciani ha depositato un portasapone ad un interrogatorio - 14 luglio '91 - dell'identica grandezza. Era di diverso colore.  
Presidente: E va be', Avvocato.  
A.F.: Ecco.  
Presidente: Ma dico, scusate, o io non so più leggere, o qui, nelle conclusioni, c'è scritto: "Sulla scorta degli esami eseguiti, questa Sezione riferisce che le tracce evidenziate sul foglio possono essere compatibili con i lati esterni del portasapone", punto e basta. Questo gli era stato chiesto: questo loro rispondono. Se poi ci sono altri portasapone o altri oggetti che sono... benissimo, tanto meglio. Vedete che non prova nulla tutto questo? Questi danno un giudizio di possibilità, ma gli era stato chiesto. Dice bene, benissimo, tanto meglio.
A.F.: A me Presidente sta benissimo, e la ringrazio di questo giudizio di possibilità.  
Presidente: Io non è che... È che la Corte l'aveva detto che questo non è un elemento su cui si può fondare alcunché. E voi ci insistete e ci fate perdere anche tempo.  
A.B.: No, Presidente, noi abbiamo paura che molte possibilità poi diventano certezze.  
Presidente: Nooo, sicuramente non da questo lato.  
A.F.: Eh, ma la paura è tanta.  
Presidente: Voi dovete guardarvi da altri lati, ma non da questo. Questo è un elemento che in sé non ha alcun proprio significato specifico, ma via!

mercoledì 25 luglio 2012

Francesco Donato - Deposizione del 5 luglio 1994 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.

Presidente: Va bene. Altre domande, signori, su questo punto?
A.B.: No, devo fare su altre cose.  
Presidente: Possiamo andare, allora, avanti? Va bene, allora andiamo avanti, Pubblico Ministero. 
A.B.: No no, su altre cose.  
P.M.: Io avevo capito che aveva altre domande.  
Presidente: Ah, ma sempre sulla pistola, Avvocato?  
A.B.: Sui bossoli.  
Presidente: Ah, prego. Allora scusi, no pensavo che si potesse passare... Prego, prego. Continui pure.
A.B.: Ecco, scusi dottor Donato, lei ha fatto riferimento oggi ad una metodica comparativa di indagine che viene usata non nei paesi italiani, europei, ma anglosassoni, che è ritenuta attendibile, quale quella delle microstrie. Lei sa se esiste anche nei paesi anglosassoni, o comunque nei paesi angloamericani, una metodica di indagine per rilevare la identità di bossoli sparati diversa da quella nostra? Cioè le domando se attraverso le fotografie che lei ha visto - questo con...  
F.D.: Si sì, ho capito.  
A.B.: ... onestà di coscienza, perché lei è un consulente di parte, ma è un cittadino italiano ed è anche, ed è anche un esperto in balistica - se tutti quei proiettili, anzi tutti quei bossoli che sono stati trovati, le danno tranquillità. Le dovessero dare, una volta che lei ha visto, che la pistola che ha sparato tutta quella serie di proiettili sia un'unica pistola.  
F.D.: Dunque, io posso dire che sull'argomento non ho avuto cognizioni dirette degli esami balistici su questi residuati. Non ho analizzato anche perché durante gli episodi non mi trovavo in questa sede. Ero in altra sede e quindi io sono arrivato a Firenze nell'86, dopo l'ultimo duplice omicidio dell'85. Quindi non ho preso in esame i bossoli rinvenuti, e quindi non ho fatto nessuna comparazione balistica. Ho solo avuto visione delle documentazioni in atti che diciamo - una perizia Iadevito e una perizia Salza/Benedetti - portano a conclusioni identiche, pur servendosi e seguendo metodologie diverse. È un dato di fatto acclarato, che è stato sempre cosi ritenuto, e come tale io l'ho preso, come dato di fatto. Dico questo però: che queste due perizie, pur avendo seguito metodologie diverse, portano a un'unica decisione. E questo mi sembra che sia significativo.  
A.B.: Non mi ha risposto, però.  
F.D.: Io, se vuole le dico, se il lavoro dovesse... non so dove vuole arrivare a dire, cioè.  
A.B.: No, io non voglio arrivare da nessuna parte. Se in Inghilterra…  
F.D.: La comparazione, io posso rispondere sulla comparazione fatta da me. Su quella che fanno gli altri…
A.B.: Non lo so, cioè su una comparazione fatta.  
F.D.: Ecco, la metodologia che uso io è diversa ancora da quella che viene... che è allegata agli atti. Se vuole sapere questo, non lo so.  
A.B.: E questo voglio sapere io.  
F.D.: Però è un discorso di metodo.  
P.M.: Come metodo.  
F.D.: Eh, esatto, appunto.  
A.B.: Un momento. Il metodo...  
F.D.: C'è un discorso di metodo.  
A.B.: Perché c'è il metodo...  
F.D.: Però io le dico se già due periti in atti fanno già due perizie distinte, con due diversi metodi, e questi due diversi metodi portano a univocità di conclusioni…  
P.M.: Di conclusioni.  
F.D.: Io può darsi che faccio la terza con un metodo diverso, ma arrivo anche forse alla stessa identica conclusione adesso, voglio dire.  
A.B.: Lei l'ha fatta?  
F.D.: Non l'ho fatta.  
P.M.: Nessuno l'ha incaricato.  
F.D.: Nessuno mi ha incaricato di farla, non l'ho mai...  
A.B.: Ma io, la domanda è un po' diversa. Volevo sapere se la metodica, o metodologia come la vuol chiamare - in medicina si chiama metodica, in…  
F.D.: Rende l'idea ugualmente.  
A.B.: Se la metodica adottata dagli Stati Uniti d'America o dagli anglosassoni, da Scotland Yard e, non so, dai francesi...  
P.M.: Dal K.G.B.  
A.B.: È diversa... Il K.G.B. non lo so, perché io sono lontano geneticamente, perché sono della Grecia, quindi sono… Ecco, se questo tipo di metodica adottata è una metodica diversa da quella adottata in Europa o in Italia.  
F.D.: No, io dico che la metodica non è che è diversa. Dico per mia scienza, per mia cultura, per i miei studi, per miei approfondimenti, quando si fanno questo tipo di analisi oltre a eseguire raffronti comparativi in posizioni simmetriche, si va in sovrapposizione per vedere le continuità di queste benedette microstrie. E per questo ci si serve di uno strumento apposito che si chiama microcomparatore, che serve appunto a fare in sovrapposizione la comparazione.  
A.B.: Oh!  
F.D.: Ciò però non toglie, cioè è l'effetto della foto che...  
A.B.: Certo. Ma la domanda è...  
F.D.: Cioè da questo strumento viene fuori un'unica foto - come si diceva ieri, e il P.M. sosteneva - che fa vedere due foto distinte, cioè assumono gli aspetti di due foto distinte, ma in effetti è un'unica foto. E nello stesso fotogramma impressionato vengono viste in modo simultaneo le immagini dei due reperti messi assieme, che vanno confrontati in sovrapposizione. Questo per far documentare meglio i punti e le caratteristiche morfologiche dei...  
A.B.: Ho capito, Dottore. L'ho capito perfettamente quello, dove vuole... Però io voglio arrivare, voglio andare un po' prima, un po' prima. È stata fatta o non è stata fatta, nel caso, questo tipo di indagine?  
F.D.: Ma io non ho la visione di tutti gli atti, Avvocato. Io ho visto alcune cose, poi nel merito non sono mai entrato, insomma.  
A.B.: Ecco, questa indagine ulteriore, mi scusi.  
F.D.: Per quanto riguarda le rigature mi sembra di sì, mi sembra di averla vista. Forse sulle impronte particolari...  
A.B.: Parli con me, guardi me.  
F.D.: Sì sì, non ho di questi problemi, Avvocato.  
P.M.: No, guardi dove lei crede, Dottore.  
A.B.: Guardi dove le pare. No, siccome le domande...  
Presidente: Il teste può guardare quello che vuole, no?  
A.B.: Ha ragione. No, guarda lei, è giusto Presidente.  
Presidente: Doveva guardare noi, semmai.  
F.D.: Eh, guardo un po' tutti.  
A.B.: Certamente.  
Presidente: Guardi l'Avvocato, a noi non dispiace.  
A.B.: No, mi scusi Presidente. Lei deve capire, signor Presidente, che sono in una condizione particolare.
P.M.: Ma anche il teste.  
A.B.: Già il difensore è sempre...  
Presidente: Lei vuole gli occhi del consulente, noi glieli diamo.  
A.B.: No, io non voglio gli occhi di nessuno. Già gli occhi l'ho visto da parte di una signora che guardava tutto di dietro, quindi io gli occhi li conosco ormai. Lei sa, signor Presidente, vorrei che qualche volta qualcuno facesse il difensore: non è facile.  
Presidente: Lo so.  
P.M.: Noi lo sappiamo.  
A.B.: Non è assolutamente facile.  
Presidente: Ma lei lo sta facendo egregiamente.  
P.M.: Benissimo, benissimo.  
A.B.: Grazie Presidente, grazie.  
P.M.: Oggi meglio che gli altri giorni.  
Presidente: Io non intervengo mai o quasi mai.  
P.M.: ... più difficile.  
A.B.: Grazie Presidente. Allora scusi, Dottore, io voglio capire...  
F.D.: Certo, si sì.  
A.B.: ... un pochino per mia coscienza, la notte voglio dormire cercando di aver fatto il mio dovere. Questa metodica cui lei si riferisce, quella delle microstrie eccetera, quella metodica che viene adottata.  
F.D.: E' quella che si dovrebbe fare di norma.  
A.B.: Cioè di norma, di norma. Lei poi mi ricorda Bellini, la mia terra quindi: di norma. Allora questa, in questo tipo di metodica, è una metodica più moderna o no?  
F.D.: Ma da quando c'è il microscopio comparatore, che risale al 1902.  
A.B.: Galileo non l'aveva, ce l'abbiamo noi, no? Il microscopio comparatore.  
F.D.: Sì, il microscopio: cioè la Polizia Scientifica italiana, che nasce nel 1902, ha sempre adottato questo tipo di sperimentazione e di comparazione sovrapposta. In qualche comparazione di quelle foto ho visto che è stata adoperata una metodica diversa.  
P.M.: È stata adoprata quando...  
A.B.: Però non sempre, non sempre.  
F.D.: Ma si vede non hanno valutato...  
A.B.: Tanto che io ad occhio nudo, che non ho il microscopio - anche perché sono un po' leggermente/ eh? ho anch'io qualche problema - evidentemente ho visto, mi è sembrato di vedere qualche cosa che non tornava, mi scusi.  
F.D.: Cioè, ma il problema è questo. Lo si fa per evitare il discorso enigmistico, come si usa, "aguzzate la vista": le differenze da una parte, le differenze dall'altra. E allora per comodità anche di chi deve leggere il resoconto del perito, che non deve essere una cosa cosi astratta e prenderla per oro colato, quello che dice il perito. Ma deve essere reso alla portata di tutti, e quindi anche del "profano" cosiddetto, tra virgolette. La documentazione in sovrapposizione serve a questo: serve per far capire anche al "profano" la continuità di queste microfile. Perché sennò sarebbero che cosa, queste microfile? Sarebbero... E quindi per aiutare la vista, in simultanea, a vedere queste caratteristiche.  
A.B.: Perché, perché, mi scusi...  
F.D.: Perché altrimenti...  
A.B.: No no, perché lo sto...  
F.D.: Focalizzando, l'occhio focalizzando una cosa, poi deve lasciare quell'immagine e poi andare un'altra volta su quell'immagine. Allora, in questo passaggio si perde qualcosa. Allora ecco perché come metodica di scuola, di indirizzo, dal 1902 - io ho sempre studiato cosi - bisogna fare questo tipo di raffronto. Ora, se poi - io lo faccio - se gli altri non lo fanno...  
A.B.: Ecco. Ora lei...  
P.M.: Può darsi che non ce ne sia stato bisogno.  
F.D.: Appunto, perché era talmente evidente, non lo so, quindi...  
P.M.: Era talmente evidente che lo scrivono in perizia.  
A.B.: Ma io penso, poi, beato lei...  
F.D.: Ritengo, l'ho detto già in premessa...  
A.B.: Beato lei, Pubblico Ministero, che sa tutto.  
P.M.: Lo scrivono in perizia chi l'ha fatto, ma io, ma io, povero me!  
A.B.: Sì, certo certo.  
F.D.: L'ho detto in premessa: se...  
P.M.: Credo di avere imparato in questo processo cos'è un percussore, quindi.  
F.D.: Cioè se due perizie, che già abbiamo in atti, usano due metodologie diverse e arrivano a un unico risultato, mi sembra che sia...  
P.M.: Vorrei dire e ricordare a tutti che le due ultime sono quelle comparative; ma ce ne sono altre tre o quattro antecedenti che, con metodi ancora diversi, comparano due omicidi, poi tre fra loro, poi quattro, poi cinque, poi sei. E quindi sono tutte perizie fatte da altre persone, e le ultime due sono quelle di cui parliamo.
A.B.: Senta, dopo questa digressione sempre brillante e puntuale del Pubblico Ministero...  
P.M.: Non distratto, solo quello.  
A.B.: Quindi cerca di allontanarmi dal tema.  
Presidente: Signori, stringiamo.  
A.B.: Certo Presidente, ho capito. Le volevo soltanto domandare una cosa. Vi sono alcune fotografie dove la distanza fra la parte percossa del bossolo e la parte dell'estrattore è diversa dalle altre; cioè c'è una lunghezza, una distanza più ampia e diversa.  
F.D.: Una distanza focale più di...  
A.B.: Focale più ampia. Ecco, questo mi ha dato...  
F.D.: E quindi, avvalorare quelle differenze che lei forse da "profano", mi scusi, tra virgolette, nota.  
A.B.: No no, sicuramente.  
F.D.: Questa diversità di profondità di campo forse a volte fa apparire al "profano" delle diversità, delle dimorfie.  
A.B.: Quindi sarebbe stata opportuna un'ulteriore indagine, oppure no? Perché io non sono tranquillo.  
F.D.: Non lo so.  
A.B.: Ora me lo dirà, spero, il mio consulente tecnico che verrà, di parte.  
F.D.: Appunto, non lo so.  
A.B.: Io ho dovuto fare un po' tutto da me, comunque.  
F.D.: No no, io cerco di giustificare le sue perplessità sulla base delle mie cognizioni. Altro non posso dire.
A.B.: Cioè una, mi scusi, una indagine, questa metodica ulteriore oltre quelle due che sono già state adottate...  
F.D.: Certo, con una metodica in sovrapposizione non avrebbe di questi problemi.  
A.B.: Non avremmo nessuno di questi problemi.  
F.D.: Cioè nel senso che questa sua perplessità non verrebbe nemmeno fuori.  
A.B.: Oh, ecco.  
F.D.: Perché si renderebbe conto come, un chiunque "profano", le cose come sono.  
A.B.: E allora le faccio una domanda un po' insinuante, ma gliela devo fare. Lei, se ha visto queste fotografie, ha avuto anche lei qualche perplessità sul punto? Perplessità soltanto.  
F.D.: No, no.  
A.B.: Vedendo queste fotografie.  
F.D.: Ma io, sa, per una questione di deontologia professionale io bado... 
A.B.: No, questo è un altro discorso.  
F.D.: Eh no, non entro nel merito a giudicare il lavoro che fanno gli altri.  
A.B.: Bene, lei non vuole rispondere. Grazie.  
F.D.: No, non si tratta di non voler rispondere.  
Presidente: Ma risponda.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Se vuole rispondere, risponda.  
F.D.: Non ho avuto perplessità. Posso aver avuto il discorso della metodologia, posso aver visto, dico io, forse avrei per avvalorare e documentare meglio e cogliere "icto oculi" in una sola simultaneità questa evidente identità, l'avrei fatto in quest'altro modo. Ma è un discorso mio, di metodo. Non... Ecco, la mia perplessità è data solo da questo...  
A.B.: Certo. Ma questo discorso di metodo evidentemente è venuto fuori dall'interno della...  
F.D.: Ma no, "pour parler", è un discorso accademico.  
A.B.: No, "pour parler", ma "pour veder" più che "parler". Dopo aver visto, no? Penso, no?  
F.D.: In quelle poche che ho visto, in effetti.  
A.B.: Benissimo, grazie. Non ho altre domande.  
P.M.: Dottore, mi scusi, per chiarire. Ma, non vorrei aver capito male io, ma tutto questo problema di cui lei ora ha cercato di dare contezza al difensore, è un problema che riguarda la documentazione fotografica di un lavoro.  
F.D.: Certo.  
P.M.: Non il metodo di comparazione. Dico bene?  
F.D.: Perfetto.  
P.M.: Si tratta soltanto di documentare, nella perizia, fotograficamente…  
F.D.: Certo.  
P.M.: ... delle certezze che si sono avute nell'elaborazione. Quindi è esclusivamente una questione, se è cosi, di documentare nella perizia con foto ravvicinate anziché con foto distanti.  
F.D.: Certo.  
P.M.: Che non ha niente a che vedere col merito della perizia.  
F.D.: No. Certo, no, no.  
P.M.: Riguarda solo la ostensibilità a terzi che leggono di queste fotografie. Anziché far vedere una fotografia...  
A.B.: Gli faccia la domanda lei, - abbia pazienza - Non gli può fare la risposta. La domanda gliela faccia.
P.M.: Mi scusi, mi scusi.  
A.B.: Ha detto certe cose, mi scusi Pubblico Ministero.  
P.M.: No, io non la scuso, perché sto finendo.  
A.B.: Ah, lei sta finendo una risposta, non una domanda.  
P.M.: No, io ho chiesto: è vero che il problema è solo documentale e fotografico?  
F.D.: Sì, si, non è nel merito.  
P.M.: È vero che non è nel merito?  
F.D.: Mi sembra di averlo spiegato in maniera molto chiara.  
P.M.: Oh, a me basta così.  
Presidente: Pubblico Ministero, mi scusi, ha parlato di evidente identità - e questo su sollecitazione dell'avvocato Bevacqua.  
P.M.: Certo.  
Presidente: L'evidente identità attiene al merito.  
P.M.: Bene.  
Presidente: E quindi a cosa attiene? Lo dica in…  
P.M.: Alla identità...  
Presidente: Lo facciamo dire a lui.  
F.D.: No, si tratta, quando abbiamo parlato di identità...  
P.M.: Mi scusi, l'ha detto finora, Presidente.  
Presidente: L'avete sollecitato voi, questo giudizio.  
P.M.: No, io no.  
A.B.: L'avrò sollecitato io, Presidente, la difesa!  
P.M.: Si figuri...  
F.D.: ... l'identità fra le impronte di percussore, estrattore ed espulsione.  
P.M.: ... se dopo venti anni che sto a fare…  
Presidente: Signori volete stare zitti, eh?  
P.M.: Ben volentieri.  
Presidente: Allora, dica.  
F.D.: Quando mi sono riferito all'identità, parlavamo della cartuccia rinvenuta, che aveva le microstrie. E in questo caso la metodologia adoperata come documentazione è in sovrapposizione: non sorge problema. L'Avvocato mi faceva un altro problema, mi poneva il quesito sulle perizie pregresse. E io lì ho fatto un'esposizione in premessa, dicendo che io non ho avuto cognizione diretta, non ho esaminato nulla dei precedenti del "serial killer" ma ho visto gli atti, e sono a conoscenza di due perizie, che hanno adoperato due metodi diversi, e che sono arrivati a un'unica conclusione di identità - queste due perizie. Quanto al metodo, ho spiegato che non è una cosa che inficia il merito del lavoro, ma è la documentazione. Cioè noi, come Scuola di Polizia Scientifica italiana, usiamo la documentazione in sovrapposizione sfruttando lo strumento che abbiamo, che è un microscopio comparatore, proprio per meglio rendere edotto, documentare meglio il "profano" - tra virgolette – delle certezze, che per noi sono certezze. Quindi quei punti caratterizzanti che riscontriamo su queste superfici, che sono infinitesimali, di millesimi di millimetro insomma. Quindi è solo per questo.  
Presidente: Va bene.  
A.B.: Che non è stato però fatto. O no?  
F.D.: Io non ho la visione completa di tutto.  
A.B.: Dico, questo metodo non è stato fatto, non è stato adottato.  
F.D.: Per quanto riguarda le impronte di rigature delle ogive, mi sembra ci sia. 
A.B.: Va bene.  
F.D.: Mi sembra ci sia. Ora, su quelle delle impronte di percussione, mi sembra che sono state fatte delle foto accostate. Quindi le fronte di percussione, ci sono delle ottime micro e macrofotografie, però non sono in sovrapposizione; non so però se su tutte. Ecco qui non ho la visione globale del problema, perché non è mia...  
A.B.: Va bene, va bene. Quindi non sono state fatte.
Segue...
 
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