giovedì 29 marzo 2012

Mario Sciarra - Deposizione del 27 aprile 1994

Il Maresciallo Mario Sciarra fu ascoltato il 27 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Presidente: Bene, buongiorno. L'imputato è in arrivo? Benissimo, allora, è presente l'imputato assistito dall'avvocato Rosario Bevacqua, il Pubblico Ministero, le altre parti civili...
A.B.: Sostituisco anche l'avvocato Fioravanti.
Presidente: Anche in sostituzione dell'avvocato Fioravanti. Benissimo. Possiamo allora continuare l'esame dei testimoni del Pubblico Ministero. Romano, spostiamo per favore la seggiola. Mettiamola più in là. Più vicino alla balaustra.
P.M.: È il brigadiere Sciarra, quello che ieri ci fu detto che forse… oggi Maresciallo, non lo so.
Presidente: Foglio magico… Ecco, benissimo, perfetto. Legga per cortesia quella formula. Lei deve dire la verità, lo sa. Può montare il microfono sulla staffa? Va bene così? Menomale.
M.S.: Brigadiere Sciarra. Consapevole della responsabilità morale giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza.
Presidente: allora vediamo questo microfono, sarà spento, forse. Va bene così? Meno male. Può dare le sue generalità alla segretaria, per cortesia?
M.S.: Sciarra Mario, nato a Xxxxxxx Xxxxxxxx, Xxxxxx, il XX/XX/19XX.
Presidente: Benissimo. Risponda alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Signor Sciarra, vuole spiegare alla Corte quale la sua attuale professione e quale era nel settembre del ‘74?
M.S.: Attualmente sono Maresciallo maggiore dei Carabinieri, in servizio presso il comando legione Carabinieri di Firenze. Allora ero brigadiere, comandante la squadra di Polizia giudiziaria di Borgo San Lorenzo.
P.M.: Della squadra, quindi.
M.S.: Della squadra, sissignore.
P.M.: Lei intervenne sul posto subito, di quell'omicidio?
M.S.: Sì, poco dopo dell'attuale comandante della stazione, Maresciallo Falcone. Dopo poco arrivai sul posto.
P.M.: Quindi nella mattina?
M.S.: Sissignore, dopo...
P.M.: Senta, ci sa dire qualcosa di preciso in merito al ritrovamento di una borsa della ragazza? Lei sa qualcosa?
M.S.: Sì, questa borsa...
P.M.: Se la sa, scusi, per averlo sentito dire, o per aver fatto qualcosa direttamente?
M.S.: No, ero presente al rinvenimento della borsa.
P.M.: Ecco, allora vuole spiegare un po' come andarono le cose? Nei dettagli, come li ricorda. Voi avete fatto una relazione, all'epoca un po' succinta. Noi vorremmo maggiori dettagli.
M.S.: Sì, mi ricordo, ecco. La mattina venne fatto, a parte questo non è il motivo... La mattina venne fatto, diciamo, il sopralluogo da parte del Pretore - non che il Sostituto Procuratore, dottor La Cava - dei posti. Nel pomeriggio, anche perché mi sembra che venimmo, da medicina legale venimmo a sapere che - perché c'era tutto il problema dei colpi, non colpi questo qui - venimmo a sapere che effettivamente era una pistola non… diciamo, che lui aveva lasciato sul posto dei bossoli, in sostanza.
P.M.: Sì, sì.
M.S.: E iniziammo, ecco, nel pomeriggio, un più dettagliato controllo.
P.M.: La macchina non c'era più.
M.S.: La macchina non c'era più, era stata trasportata presso la caserma di Borgo.
P.M.: Ecco, bene. Andiamo avanti.
M.S.: Ora io, proprio il particolare esatto... cioè, nel tardo pomeriggio mi ricordo che venne rinvenuta questa borsa sotto la strada.
P.M.: Da chi e come si addivenne? Non so se lei ricorda cos'avete scritto nell'annotazione.
M.S.: No, sinceramente non me lo ricordo.
P.M.: Glielo ricordo io. Dite che alla... dite esattamente: “ su segnalazione telefonica fatta alla stazione di Borgo San Lorenzo, alle ore 18:30 del 15/09/74... “ eccetera. Ricorda questa telefonata? Se qualcuno l'aveva fatta, come lo seppe lei, se lei era lì sul posto l'avvertirono via radio? Se, non lo so...
M.S.: No, no, io, ecco, si venne a sapere di... effettivamente, cioè questa informazione era arrivata, non mi ricordo però, probabilmente è in quella maniera. Cioè, però...
P.M.: Se l'avete scritto, bisogna pensare che allora era più fresco il ricordo.
M.S.: Però mi ricordo che andammo sul posto, eravamo diversi, sul posto, diversi, e facemmo queste ricerche sottostante il luogo del delitto. E sotto la strada...
P.M.: A che distanza era dal luogo del delitto? Voi scrivete 300 m.
M.S.: Mah, dal luogo del delitto grosso modo sì, perché c'era il tratto della stradetta, poi c'è la strada comunale, poi sotto la strada comunale, in questo campo di granturco, dopo tre o quattro metri…
P.M.: Ecco, ci vuole spiegare meglio? Rispetto alla strada comunale, il campo di granturco, o meglio, dove era la borsa c'è una distanza, o era proprio lì, sul ciglio?
M.S.: No, no, era... diciamo, era sotto, diciamo il dislivello - c'era un dislivello dalla strada al campo - ed era a 2/3 metri...
P.M.: Qui voi dite: “ La borsa era a circa 5 metri dal ciglio stradale” .
M.S.: Sì, sì. Sì, infatti era, cioè, distante, nel granturco, nella piantagione di granturco, ma ora io...
P.M.: Si rivede la foto che scattaste all'epoca, le aiuta la memoria?
M.S.: Penso di sì.
P.M.: Possiamo mostrare quella foto della... per quel che si riesce a vedere. Sembra di capire che quello è il manico della borsa.
M.S.: Sì, sì.
P.M.: Ricorda un po'?
M.S.: Sì, sì, quello l'ho...
P.M.: Ecco, dopo il rinvenimento, che non si capisce molto bene se qualcuno o chi ve l’ha segnalato, quindi sembra che qualcuno l'ha trovata, vi ha avvertito, insomma, di questo rinvenimento, da quello che c'è scritto qua.
M.S.: Sì, ma io ero, diciamo, tra i più giovani, sicché correvano e...
P.M.: Sì, sì, no, è solo per vedere se lei lo ricorda, non certo un appunto. Ci mancherebbe! Noi cerchiamo di focalizzare i fatti, il resto non interessa in questa sede. Dopo questo ritrovamento cosa faceste, lo ricorda?
M.S.: Sì, venne prelevata questa borsa e c'era due/tre Carabinieri nel campo di granturco. Si prese questa borsa e poi... mi ricordo, insomma, che si portò in caserma a Borgo San Lorenzo.
P.M.: Controllaste il contenuto?
M.S.: Mah, lì per lì si guardò che cosa c'era, così, poi in via si prese, senza lì per lì dargli molto peso al contenuto, insomma. Si prese e si portò in caserma.
P.M.: Ecco, ma segni, non so, di sangue, cose di questo genere, sulla borsa?
M.S.: No, no.
P.M.: Non ce n'era.
M.S.: Mi ricordo si guardarono anche, queste cose.
P.M.: Ecco, controllate se c'erano e non c'erano.
M.S.: Sì.
P.M.: Poi, per verificare il contenuto, dopo averlo esaminato voi, chiamaste parenti? Lo ricorda?
M.S.: Ma in caserma, questo avvenne.
P.M.: Sì.
M.S.: Mi sembra, sì, in caserma che venne qualcuno per vedere gli oggetti che poi...
P.M.: Ricorda chi?
M.S.: Eh, non me lo ricordo.
P.M.: La madre, la sorella, se c'era. La cugina, il padre...
M.S.: Non mi ricordo.
P.M.: ... della ragazza, da questo punto di vista.
M.S.: Perché in quel frattempo si susseguirono padre, madre. Non mi ricordo chi...
P.M.: Va bene. E ricorda se, fra questi parenti che esaminarono, qualcuno parlò del contenuto, di contenuto mancante, di contenuto in più?
M.S.: Mah, io non credo. Mi sembrava che non mancasse nulla, o parlò...
P.M.: Dunque, verbale, in proposito, non è faceste. C'è solo questo suo ricordo.
M.S.: Noi facemmo, facemmo un verbale molto, dopo molto tempo, di restituzione su autorizzazione del giudice.
P.M.: Del giudice. Quindi non la restituiste, quella sera, ma l'avete tenuta voi fin quando non avete restituito tutto.
M.S.: Mi sembra di sì.
P.M.: Questa borsa è stata in caserma per un po'.
M.S.: Mi sembra di sì.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Domande, signori?
A.B.: Sì, signor presidente.
Presidente: Avvocato Bevacqua.
A.B.: Dal rapporto risulterebbe, così come ha detto il signor Pubblico Ministero, che vi fu una segnalazione telefonica fatta alla stazione di Borgo San Lorenzo alle ore 18:30. Questa segnalazione, così come poi si legge nel rapporto, sarebbe stata evidentemente effettuata da qualcuno che poi è rimasto anonimo. Se la ricorda questa circostanza?
M.S.: Cioè, che ci avvertì, diciamo, non...
A.B.: Cioè, chi ha segnalato, non ha segnalato, non ha preso la borsa e l’ha portata o ha detto: ‘guardate, qua c'è la borsa’, tant'è che...
M.S.: No.
A.B.: Ecco.
M.S.: Quella la trovammo noi.
A.B.: Quindi c'è stata una segnalazione anonima. Va bene? Perché non risulta da nessuna parte che qualcuno abbia detto: ‘ Io ho telefonato’ - né voi l'avete presa verbale – ‘ io ho telefonato ai Carabinieri per dire che la borsa era lì’. Tant'è che voi, la borsa, l'avete trovata, cercandola, sotto questo ciglio, così come era là. Se la ricorda lei questa circostanza?
M.S.: Sì, io non sono a conoscenza che...
A.B.: Ecco, è come ha già riferito al Pubblico Ministero, questa borsa, nonostante tutto quello che c'era stato, non aveva alcuna traccia di sangue. Voi avete fatto questa verifica. Se lo ricorda, questo?
M.S.: Sì, guardammo, diciamo, perché... del sangue.
A.B.: Ecco. Lei che ha partecipato anche a questa indagine, cioè all'indagine immediata subito dopo la scoperta di questi due ragazzi, ricorda - se lo ricorda, perché fa parte pure del corredo del rapporto - se nelle tasche del Gentilcore, il ragazzo, sono stati ritrovati, è stato ritrovato il portafoglio contenente anche una somma di 33.800 lire. Se lo ricorda?
M.S.: Mah... per quanto riguarda questo portafoglio o roba di pertinenza delle persone, non sono in grado, in quanto tutto il sopralluogo, come dico, sia dei cadaveri, sia... venne fatto direttamente dal dottor Serrao - allora pretore di Borgo - sicché noi... cioè, io perlomeno, ero lì ad assistere e basta. Sicché poi non...
A.B.: Ho capito. Ma lei ricorda, per esempio, se nell'occasione di questa ispezione, indagine, che voi avete fatto sia sul luogo, sia poi quando avete ritrovato la borsa, se vi siete resi conto che colui che aveva fatto queste cose, cioè l'assassino, non si era appropriato di soldi, di danaro, di cose aventi un valore di un certo tipo, cioè aveva lasciato tutto lì, come per esempio aveva lasciato questo portafoglio che è stato trovato a Gentilcore. Se lo ricorda questo?
M.S.: Mah, personalmente no.
A.B.: Non solo ricorda.
M.S.: Non me lo ricordo.
A.B.: Comunque fa parte del rapporto, signor Presidente...
P.M.: È già agli atti, signor Presidente; cioè, è un sopralluogo.
A.B.: È un sopralluogo.
P.M.: È la parte di sopralluogo, non è la parte indagine.
A.B.: Grazie. Un'ultima domanda, e poi, per quanto mi riguarda, non ne ho altre. E cioè è questo: non so se lei ha fatto, ha interrogato tale Calzolai Walter - fa parte anche questo del corredo del rapporto - il quale dice, ha detto, che in località Sagginale, presso le ore 00:30 del 15 corrente mese, avrebbe visto, con la parte anteriore rivolta verso l'imbocco di una strada campestre distante circa 50 m dal tratturo che conduce al posto del delitto, una macchina che poteva essere una Simca, o una BMW, o una Giulia, di color grigio. La ricorda questa circostanza?
M.S.: Non ricordo se ho fatto io questo verbale, però mi ricordo di questa circostanza. Non so se ho fatto io o altri questo rapporto.
A.B.: Ecco, fu vista, in quell'occasione da qualcuno, nell'immediatezza, prima, dopo, durante, non si sa, il famoso delitto, da questo signor Calzolai Walter, una macchina a 50 m da questo tratturo che poteva essere o una Simca, o una BMW, o una Giulia. Se lo ricorda?
M.S.: Una dichiarazione in tal senso me la ricordo, però non mi ricordo se è stata fatta a me o da altri.
A.B.: Cioè, ecco, la domanda che io le faccio è questa: questa macchina, qualunque essa potesse essere, ma comunque una di queste - un tipo di macchina di questo tipo che ho già riferito prima - questa macchina era in prossimità, si ricorda lei, andando lì sul posto, se era proprio veramente vicina al luogo dove poi si verificò il delitto, o fu trovato, o comunque fu scoperto il delitto?
M.S.: Da...
A.B.: 50 metri sono abbastanza poco. Sono da qui a lì.
M.S.: Sì, ma da come descriveva appunto questo particolare, cioè, il punto dove l'avrebbe vista questa persona, non è distante.
A.B.: È poco.
M.S.: Sì.
A.B.: È molto poco dal luogo dove avvenne il delitto.
M.S.: Dove avvenne il delitto, sì.
A.B.: Grazie, non ho altre domande.
Presidente: Altro, signori? Può andare, buongiorno.

mercoledì 28 marzo 2012

Mauro Maurri - Deposizione del 26 aprile 1994 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.
Presidente: Allora, avvocato Santoni di parte civile.
A.S.: Professore, lei ha affermato prima che nessuno dei colpi inferti con l'arma bianca, cioè tutti hanno interessato le parti molli e nessuna ha lasciato la sua impronta sulla struttura ossea. Conferma?
M.M.: Per quanto mi ricordo, sì.
A.S.: Esatto. E allora noi non credo che si possa affermare, sapere per certo che se è stata la donna colpita con un solo coltello oppure con due coltelli comunque monotaglienti?
M.M.: Non ho capito la domanda, avvocato. Vuol dire se...
A.S.: La domanda, se la donna è stata sicuramente colpita con un solo coltello, possiamo affermarlo dalle risultanze medico legali, o è possibile che sia stata colpita anche con due coltelli monotaglienti? Visto che non c'è un'impronta sulla struttura ossea.
M.M.: Direi che con estrema probabilità è stata colpita con una sola arma, perché i caratteri morfologici dei fori d'ingresso sono quelli, grosso modo, che abbiamo visti ora, un angolo acuto da una parte e un angolo ottuso, anzi una piccola base, dall'altra, quindi un monotagliente. Però in teoria potrebbero essere state adoperati anche due coltelli uguali o quasi uguali fra loro. Questo non glielo so dire. La morfologia delle ferite mi dice che è ferita d'arma da punta e taglio con monotagliente. Non posso dire altro.
A.S.: Però i tramiti non ci dicono niente di più sulla natura del coltello?
M.M.: No, no, no.
A.S.: Sulla sua lunghezza. Niente, perfetto. Ecco, professore, quando lei ha visto ora l'angolazione dei colpi, cioè lasciano, l'arma monotagliente, un angolo acuto, quindi se io colpisco la vittima col coltello non vado poi, o è difficile, a cambiare impugnazione durante l'accoltellamento, pensa che...
M.M.: No.
A.S.: Cioè io non cambio la posizione del coltello, è difficile, io penso che l'assassino tenga il coltello sempre nella stessa posizione in mano, l'impugnatura non cambi. Ecco, lei pensa - mi sembra che abbia già risposto ma volevo una delucidazione - che i colpi siano stati tirati tutti, o abbia potuto cambiare posizione durante il succedersi dei colpi inferti, quando la donna... cioè quelli non vitali? Dall'angolazione dei colpi si può capire questo, o no?
M.M.: Sì, direi che con maggiore probabilità i colpi sono stati inferti - se è questo che vuole sapere - tutti dalla stessa posizione.
A.S.: È questo che voglio sapere, esatto.
M.M.: Sì, quelli della coscia per esempio, ci potrebbero anche far pensare che quelli sulla coscia destra siano stati inferti allorché il colpitore è sulla destra del cadavere. E quelli sulla coscia sinistra siano stati inferti allorché il colpitore si fosse spostato sulla coscia sinistra, ma sono, verso la coscia sinistra. Ma direi sono precisazioni teoriche perché in realtà stando su uno dei lati si poteva benissimo infliggere il coltello sull'uno e sull'altro arto inferiore all’incirca con la stessa direzione del tramite e con la stessa violenza. La donna è per terra morta e quindi incapace di muoversi e di difendersi, chi colpisce lo può fare con una certa, diciamo, comodità e facilità.
A.S.: Sia da una parte che dall'altra.
M.M.: Sissignore.
A.S.: Benissimo. Ecco, nel compiere questa operazione l'autore si è imbrattato di sangue, cioè pensiamo non soltanto sotto il… quando attirato logicamente i colpi non vitali, ma soprattutto quando ha inferto i colpi che ha inferto, quelli inferti sulla persona viva, ecco vi è dalla morfologia delle ferite possibilità che queste abbiano spruzzato, quindi lui si sia imbrattato di sangue, o no?
M.M.: Direi che ci dovrebbe essere una possibilità del genere e forse non tanto per lo spruzzamento, cioè per lo spillare del sangue dalla ferita immediatamente dopo che è stata discontinuata la cute, quanto forse per contatto degli indumenti nelle manovre per spostare il cadavere.
A.S.: Nelle manovre di spostamento. Ecco lei ha parlato, professore, delle due ferite inferte all'uomo quando è già morto, quelle con l'arma bianca al fegato che non hanno lasciato apprezzabili sanguinamenti. Secondo lei queste ferite sono state tirate tipo colpo di grazia oppure non si può... No, pensavo questo, cioè la domanda è questa: il calibro 22 non è un calibro mortale, non è un calibro devastante rispetto agli altri, il 9...
M.M.: Devastante no, mortale sì.
A.S.: Se colpisce organi vitali ovviamente. Ma la domanda è questa è un po' difficile,
P.M.: Ne abbiamo la riprova.
A.S.: Se n'era già parlato a dire il vero ma su un corpo prono in condizioni di luce difficile - siamo di notte - cinque colpi calibro 22 hanno... ecco, bisogna pensare alla situazione in cui l'autore si ritrova, hanno sotto il profilo probabilistico, un esito mortale alto, medio o basso? Cioè tale da giustificare poi i cosiddetti colpi di grazia al fegato. Questa è la domanda. Se è possibile una risposta sempre, ovviamente.
M.M.: Una risposta ha carattere orientativo. Ma io considererei soprattutto la distanza molto breve da cui sono stati esplosi, per cui è chiaro che sono tanto più gravemente lesivi, al limite letale, quanto minore è la distanza. Essendo la distanza molto piccola direi che c'era quantomeno una media probabilità se non addirittura un'alta probabilità che riuscissero mortali.
A.S.: Nessun'altra domanda, grazie, professor Maurri.
Presidente: Signori di parte civile, signori avvocati di parte civile, nessun'altra domanda? La difesa, prego, avvocato Fioravanti.
A.F.: Avvocato Fioravanti, voleva chiedere al professore, lei che ha fatto tutti i rilievi sui due cadaveri, le ferite che non sono della pistola, ma sono di arma bianca, sono tutte della stessa arma, tutte dello stesso coltello o quello che è?
M.M.: Mi è stata già fatta la domanda, avvocato Fioravanti. Direi che ho l'impressione - una fondata impressione - che si tratti della stessa arma. Se non si tratta della stessa arma si tratta comunque di armi morfologicamente molto uguali fra loro, con una lama di quella lunghezza,3/4 centimetri, con un tagliente e una costola.
A.F.: Ecco.
M.M.: Non c'è di mezzo un monotagliente, non c'è di mezzo un coltello con un dorso seghettato. Questa è l'unica cosa che posso dire.
A.F.: Ecco, lei mi dice dalla stessa arma o arma simile. Possono essere, dai colpi, dalle ferite che lei ha esaminato, possono essere colpi di diverse mani?
M.M.: Direi di no. Però, direi di no perché in definitiva sono tutti colpi inferti con una certa regolarità, con una successione cronologica, direi, non discontinuata fra l'uno e l'altro. Quindi è difficile pensare che si possono essere alternati o che contemporaneamente abbiano agito l'uno su una parte del corpo e l'altro sull'altra parte. Direi che sono più propenso a credere che si sia trattato di una sola mano.
A.F.: Però la certezza...
M.M.: O di una sola persona.
A.F.: La certezza non ce l'ha.
M.M.: Avvocato, in questo caso io non ho nessuna certezza. Di nulla, se non che questi due sono morti in questo modo. Certezze non ne ho.
A.F.: Ecco, i colpi inferti all'uomo, quelli...
M.M.: Colpi d'arma bianca?
A.F.: Con l'arma bianca, e i colpi inferti alla donna precedono o seguono? I colpi inferti all'uomo sono prima di averli inferti alla donna? Lei potrebbe dircelo forse questo.
M.M.: Neanche questo sono in grado di dire con precisione. Diciamo che i colpi all'uomo sono post mortali e parte dei colpi d'arma bianca alla donna sono pre mortali. Alcuni sulla donna sono stati vibrati quando la donna era ancora viva. Questo mi fa pensare che ci sia stata una continuità cronologica, fra l'azione lesiva sulla donna e quella sull'uomo, ma non sono in grado di dire se sia stato colpito prima l'uno o prima l'altra. Se teniamo conto del fatto che probabilmente, anzi sicuramente, l’uomo dalla posizione prona che aveva inizialmente, al momento dell'attacco iniziale, deve essersi per forza rovesciato sul proprio fianco destro fino ad andare a finire grosso modo sul sedile che lui originariamente occupava accanto al posto di guida, può darsi che allora abbia scoperto il fegato, in questo movimento di rotazione, sì da offrirlo più facilmente al colpo dell'arma bianca. Però non le so dire se, ripeto, il fegato dell'uomo già morto, sia stato colpito prima della donna, del cuore della donna, che era ancora viva. Comunque, indipendentemente dalla successione cronologica è un tutto unico, cronologicamente. Non c'è una separazione di tempo apprezzabile.
A.F.: Professore, io non le chiedo un giudizio, le chiedo soltanto una sua impressione.
P.M.: Si possono chiedere, data la premessa?
Presidente: Ora non esageriamo, eh?
A.F.: No. Soltanto una sua impressione.
P.M.: Non si può chiedere l'impressione.
A.F.: No. Allora...
Presidente: Facciamogli porre la domanda e poi...
A.F.: Allora non dico niente. Se il presidente...
P.M.: Ma una domanda che inizia con un'impressione...
Presidente: Silenzio.
A.F.: Se il presidente ritiene opportuno concedere la risposta a questa domanda, va bene. Un uomo sano di mente, normale, può fare una carneficina simile?
P.M.: Non vedo proprio...
Presidente: Questo proprio non c'entra niente.
P.M.: Eh, grazie. Grazie, presidente.
Presidente: Questa è una domanda che non posso ammettere. Va bene, altre domande?
A.B.: Sì, grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.
A.B.: Scusi, Professore, lei ha detto poc'anzi che l'arma che è stata usata o che perlomeno che si presume sia stata usata...
M.M.: L'arma bianca?
A.B.: L'arma bianca avesse perlomeno una larghezza di 3/4 centimetri, però non ci ha potuto dire della lunghezza. Quindi è possibile che quest'arma possa essere, non so, una sorta di pugnale, anche quelli corti, da sub, qualcosa del genere? Oppure deve essere per forza un coltello da cucina?
M.M.: No, no, non è detto che sia un coltello da cucina. È un'arma bianca della larghezza di 3/4 cm, la lama, di cui peraltro non so precisare, si sa che la larghezza degrada mano a mano che si va verso la punta dell'arma. È un'arma che aveva una punta e aveva una costola e era un tagliente. Punto e basta. Non so dire altro. Sulla costola non c'è seghettature, non ci sono seghettature sul filo.
A.B.: Certo, perché 4 cm sono piuttosto larghi, 3/4 centimetri, tant'è che rispetto ai coltelli normalmente usati sono piuttosto...
M.M.: 4 cm. Due dita sono grossomodo 4 cm.
A.B.: Senta, professore, lei ha visto le foto e ha notato come vi fossero dei fori di entrata, arma da sparo, nel corpo di questa povera ragazza, sulla parte sinistra, cioè all'altezza, credo, sulla parte destra...
M.M.: Parte sinistra, e destra.
A.B.: Destra, destra. La parte del fegato o giù di li, no?
M.M.: Sì.
A.B.: Ecco, le domando così, come esperienza sua, una persona che venga colpita sulla parte destra al fegato, in queste zone, ecco queste zone sono vitali oppure no?
M.M.: Il fegato è sicuramente vitale. Se viene…
A.B.: Ecco, quindi è stata colpita da arma da fuoco prima, pare, va bene, dall'arma da fuoco in una zona vitale.
M.M.: Si.
A.B.: Ecco, la sopravvivenza rispetto al momento in cui viene colpito un corpo in questa zona quanto può essere? Di quanto può essere?
M.M.: Lei mi sta chiedendo se sia stato colpito o meno il fegato?
A.B.: Eh, questo non lo so, perché io ho visto qua, vedo questi tre buchi in prossimità, credo, della zona...
M.M.: I colpi d'arma da fuoco, sto parlando di colpi di arma da fuoco che interessarono la ragazza, non penetrarono nel cavo addominale. Quelli sono tipici fori di ingresso, ma ho l'impressione che siano fori di ingresso dei proiettili che hanno perso gran parte della forza viva perché prima hanno attraversato il braccio quindi hanno, diciamo, battuto, impattato lì senza penetrare. Certo se fossero penetrati al fegato provocavano sicuramente la morte. Il fegato è un organo vitale. Se non…
A.B.: Comunque queste ferite hanno provocato, credo immediatamente, l'intontimento di questa povera figliola.
M.M.: Se non altro il dolore. Forse più che l'intontimento anche forse una...
A.B.: Una reazione.
M.M.: ... reazione di eccitazione, di paura.
A.B.: Di paura.
M.M.: Che non è necessariamente paralizzante, può essere anche una paura che...
A.B.: Sì, vabbè, poi dopo, piano piano purtroppo si affloscia.
M.M.: Eh, certo!
A.B.: Ecco, lei ha visto la foto, in particolare i segni dei colpi che questo signore ha tirato su questa povera figliola.
M.M.: Ora sta parlando dell'arma bianca?
A.B.: Dell'arma bianca, ora non parlo più... Ecco, in particolare mi interessa sapere, siccome lei credo che abbia fatto parte dell’equipe che poi ha eseguito le autopsie, fatto le perizie su altre...
M.M.: Tutte le altre.
A.B.: Ecco, oh, quindi ha fatto tutto, se lei ha un'idea, in ordine a questi punti, a queste ferite che sono state...
M.M.: Sta parlando di quelle del pube?
A.B.: Ecco, guardi… Mi scusi Presidente…
Presidente: No, riproiettiamole, avvocato Bevacqua, per piacere. Diamo l'indicazione col numero della pagina, che il professore così può rispondere. 384 la pagina.
A.B.: Ecco, lei vede, professore, che sulla zona pubica, esattamente comincia... Ora non si vede nulla ma insomma… si vedrà…
M.M.: Penso si riferisse a quelle feritine a concavità superiore, a concavità inferiore quelle intorno al pube.
A.B.: Intorno al pube, ecco, comincia ad ore dieci o quasi, è vero? La prima a ore nove, ore dieci. Partendo da sinistra verso su, fa' una sorta di semicerchio questa serie...
M.M.: Certo, ce ne sono cinque chiaramente visibili. Forse sei.
A.B.: Ecco, fa una sorta di semicerchio, va bene?
M.M.: Sì.
A.B.: Ecco, questa sequenzialità di ferite le ricordano poi, se lo ricordano, siccome lei ha fatto anche le altre autopsie, le ricordano anche quelle relative ad altre fanciulle che sono state poi, alle quali è stato poi asportato il pube?
M.M.: Ho capito.
A.B.: E quindi anche l'inizio, da dove si comincia? No, perché questo signore che ha fatto queste cose comincia e qua mi pare che dà i primi segni.
M.M.: A posteriori direi di sì. Cioè perché ho visto anche gli altri casi successivi. Avendo visto questo solo potevo concludere poco; visti gli altri successivi, se ne deve dedurre che un certo accanimento su questa zona del corpo femminile abbia avuto inizio qui.
A.B.: E comincia proprio a ore dieci, lei dice in una certa...
M.M.: Sì. Ah, ho capito, però le ferite, le mutilazioni di cui si parla negli altri casi...
A.B.: Sono altre cose.
M.M.: Sono altre cose...
A.B.: Però comincia a segnare...
M.M.: Sì.
A.B.: E qua comincia a segnare il posto.
M.M.: Però, vede, avvocato, se mi permette...
A.B.: È vero o non è vero che comincia a segnare secondo lei?
M.M.: Prego?
A.B.: Secondo lei...
M.M.: Sì, ma direi che più che il fatto...
A.B.: ... questo è un segnale...
M.M.: ...più che il fatto delle ore dieci è la reiterazione dei colpi in quella zona. Ora ci faccio diversi buchetti, la prossima volta potrebbe succedere effettivamente quello che è successo. Ma, ripeto, col senno di poi. Certo.
A.B.: Professore, siccome è chiaro che io credo, non è una mia ipotesi, ma era un'ipotesi di tutti quanti che colui che ha fatto queste cose non fosse del tutto normale, io penso che si comincia a dare il primo segnale. La domanda che io le faccio è questa.
M.M.: Direi di sì.
A.B.: Dà il primo segnale con questo.
M.M.: Sì.
A.B.: Con quest'omicidio, cioè il ragazzo lo uccide, anche infierisce su di lui sia pur poco con l'arma bianca, poi comincia con la ragazza. Con la ragazza e segna proprio la zona che a lui interessa moltissimo. Qua infila un tralcio di vite però già segna questa... È vero? Dico mi può dare?
M.M.: Certo, certo, è vero. È oggettivato dalla fotografia.
A.B.: Segna. Ma la segna con un coltello molto grosso, cioè con una... ecco. Lei ha fatto, posso farle questa domanda? Siccome lei ha fatto poi anche le altre perizie, va bene? E il ricordo, così ora memoria, che a un certo punto lei fa riferimento ad uno strumento estremamente tagliente, come potrebbe essere, non so, o un trincetto oppure addirittura anche un qualche cosa, anche un bisturi. È vero o non è vero? Lo dice lei espressamente.
M.M.: Certo.
A.B.: Quindi quello strumento è diverso sicuramente da questo.
M.M.: Non necessariamente, avvocato, perché se questo è un coltello monotagliente con una lama molto affilata - ribatto su questo particolare - anche con un coltello di quel tipo si sarebbero potute produrre le mutilazioni che si sono visti nei cadaveri degli episodi successivi l'importante è che sia taglientissimo il filo. A.B.: Taglientissimo.
M.M.: Sissignore.
A.B.: Perché là mi pare che in quegli altri - poi vedremo dopo - addirittura si riesce a escindere la pelle con i peli e basta, praticamente sopra la parte del grasso.
M.M.: : Cute e sottocutaneo.
A.B.: Cute e...
M.M.: O sottocute.
A.B.: Quindi con un'estrema...
M.M.: Precisione.
A.B.: ... capacità, manualità.
M.M.: Sì.
A.B.: Io volevo soltanto questo sapere. Grazie, professore.
Presidente: Nessun'altra domanda?
P.M.: Nessuna il P.M. grazie.
Presidente: Possiamo licenziare allora il professore. Buongiorno.

martedì 27 marzo 2012

Mauro Maurri - Deposizione del 26 aprile 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.

M.M.: Per quanto mi ricordo la ragazza fu colpita tre volte con arma da fuoco, e tutte tre le volte in corrispondenza di un arto, arto superiore, mi sembra il destro. Nessuna di queste ferite d'arma da fuoco risultò mortale proprio perché aveva interessato strutture periferiche non vitali, quindi muscoli e ossa.
P.M.: In che zona? In che zona erano? Ciò per ora abbiamo questo dato: la ragazza con l‘arma da fuoco viene colpita in parti periferiche non mortali.
M.M.: Sì, arto superiore destro.
P.M.: Tutte all'arto superiore destro.
M.M.: Per quanto mi ricordo direi di sì. La faccia esterna dell'arto superiore destro.
P.M.: Bene.
M.M.: Mentre invece, ecco, i colpi d'arma bianca erano molto numerosi. Non mi ricordo esattamente quanti, ma alcune decine.
P.M.: Nel documento parlate di 96.
M.M.: Se l'abbiamo scritto, allora probabilmente mi rifò a quello, non ho nessun motivo per dubitare del...
P.M.: Effettivamente sono tante. Ce ne vuole un attimo fa capire?
M.M.: Sì.
P.M.: 3 da fuoco e 96 da arma bianca.
M.M.: Sì, eh...
P.M.: Hanno una localizzazione, una diversa caratterizzazione?
M.M.: Ecco, credo che quelle da arma bianca bisognerà suddividerle in ferite inferte in vita e ferite inferte post mortem.
P.M.: Anche per il P.M. è molto importante, vediamo se riesce a farlo capire alla corte e a noi.
M.M.: Le ferite inferte in vita non mi sembra che fossero particolarmente numerose, forse 4/5 poco più. Però raggruppate in una zona molto limitata e importante del torace, al livello dell'emitorace ministro, con conseguente penetrazione all'interno del cavo toracico e ferite, anche in questo caso, del cuore. Quindi quelle mortali sono raggruppate in una zona abbastanza ristretta, e tutte insieme, l'una accanto all'altra. Quelle post mortali, e le abbiamo giudicate post mortali con gli stessi caratteri con cui abbiamo giudicato post mortali quelle del cadavere maschile, erano un po' sparse su tutto il tronco. In particolare però erano raggruppate a livello addominale, diciamo nella regione intorno al pube, metà inferiore dell'addome, alla regione inguinale e alla regione peripubica.
P.M.: Senta professore, c'erano delle ferite al volto? Lei le ricorda? Poi vediamo le foto.
M.M.: Mi sembra di no, ma non sono sicuro.
P.M.: Perché a questo proposito nell'elaborato, quello conclusivo, ci sono delle considerazioni che se lei ricordasse sarebbe più opportuno... cioè che quelle al volto - glielo dico subito - nell'elaborato sono in vita; le altre, a parte le tre, quelle che lei ha localizzato, sono tutte post mortem o comunque in un momento in cui non... e questo nell'elaborato dite: si vede bene dal sangue che cola dalle ferite al viso, e le altre invece sono tutte...
M.M.: Post mortem.
P.M.: Da quello che dite. Poi vedremo le foto. Cioè lei questo ricordo del fatto, piuttosto anomalo a una lettura nostra in questo momento, lei ci ha detto: ci sono ferite a un arto destro con la pistola, che non sono mortali. Poi andiamo la dinamica. Ma sembra di capire, da quello che ci ha detto lei, che non essendo mortali, la ragazza chi la deve ammazzare deve ancora cominciare la tremenda opera, diciamo, no?
M.M.: Certo.
P.M.: Quindi questa opera, se il dato che poi emerge sono ferite sanguinanti al volto, sembra che questa opera per ammazzare è anche rivolta al volto. Ora vediamolo nelle foto. Sicuramente delle 96, poi voi le descrivete, lo vedremo meglio vedendo la figura, poi la orienterà ancora meglio sul discorso addome, seno, eccetera. Ma queste ferite al volto che sangui… Al lei non le dice nulla? Se non vede le foto non riesce a memorizzare.
M.M.: No.
P.M.: Cioè, a noi interessa vedere nella ricostruzione com'è possibile che sia stato scritto che le ferite per ammazzare, ecco diciamo, mentre la ragazza era in vita, siccome quelle al braccio non hanno avuto alcun effetto ai fini che l'autore si proponeva, e quelle importanti in vita, mentre la ragazza è in vita, sono sicuramente alcune al volto. Tant'è che ci sono delle foto al volto sanguinanti. Questo riguarda un po' la dinamica, se il dato è vero.
M.M.: Certo.
P.M.: Cioè sembra che chi ha colpito per ammazzare ha colpito anche al volto. Lo ricorda lei questo?
M.M.: Diciamo questo punto ripeto, non mi ricordo il particolare delle ferite al volto, e me ne scuso.
Presidente: Non riprendiamo queste immagini, eh? Mi raccomando.
M.M.: Però se c'erano le ferite al volto, diciamo questo...
P.M.: Aspettiamo un attimo ecco, un secondo. Prego.
M.M.: Ho l'impressione che l'azione lesiva nei confronti della ragazza sia cominciata con la pistola, che quindi lei sia stata inizialmente bersaglio dei colpi di arma da fuoco che non hanno avuto il risultato che presumibilmente ci si aspettava.
P.M.: Questa è, scusi, una deduzione che lei fa?
M.M.: Sissignore.
P.M.: Come deduzione può, fa anche una... questi tre colpi sono successivi ai cinque all'uomo? O non ha niente da dire? La possiamo fare da noi, ma insomma se lei... oppure la fa la perizia che avete fatto.
M.M.: Questo non glielo so dire con sicurezza. Ma tornando alla ragazza, volevo dire che, essendo stata ferita, ma non mortalmente, non gravemente...
P.M.: A questo braccio.
M.M.: ... dai tre colpi, era sicuramente in grado di muoversi, di difendersi, di agitarsi. Forse ha compiuto un tentativo istintivo di mettersi a sedere nell'interno della macchina, e quindi portando in avanti la faccia. Ed ecco che la faccia potrebbe essere...
P.M.: Se è così.
M.M.: Se è così, potrebbe essere diventata un bersaglio, certo di non primaria importanza, forse casuale. Forse casuale.
P.M.: Al volto.
M.M.: Perché è chiaro che le ferite alla faccia...
P.M.: A meno che uno non abbia buone conoscenze di dove scorrono...
M.M.: Però lei mi ha parlato di faccia, non di collo.
P.M.: Eh, appunto.
M.M.: Quindi una ferita anche alla faccia...
P.M.: Ora le vediamo, via. Forse è meglio, dato che il suo ricordo non è perfetto, vediamo.
M.M.: Ferite di incontro quindi, si dice.
P.M.: Ho capito. Vediamo se riusciamo a trovare innanzitutto delle ferite al volto. E inquadriamo quelle. Oppure facciamo un insieme, non c'è problema, lo vediamo dopo. Cominciamo dalla prima scusi, come non detto. Ma c'è al volto? Ecco, allora inquadriamo bene il volto. Mah, sembra un...
M.M.: Io vedo sul sopracciglio destro, all'estremo interno, una piccola zona arrossata. Ma non è sicuramente una ferita da punta e taglio. Ho l'impressione che sia un...
P.M.: Questa è invece evidente è una ferita in vita, comunque?
M.M.: Prego?
P.M.: Questa che invece è così evidente, diciamo alla zona mento-bocca, è sicuramente in vita?
M.M.: Questo sì, certo. Questo è uno squarcio discretamente ampio, direi in vita, e non è prodotta con meccanismo di infissione dell'arma, ma di strisciamento dell'arma. Quindi non è, esattamente parlando, una ferita da punta e taglio, ma solo da taglio. L'arma in questo caso non è stata infilata, non è stata premuta, è stata solo fatto scorrere sul acute e sui tessuti molli sottocutanei, e a prodotto questo squarcio. L'arma è sicuramente la stessa, ma con un meccanismo diverso: di strisciamento anziché di pressione.
Presidente: Quale direzione avrebbe, professore, questa ferita?
M.M.: Direi dovrebbe averla dall'angolo della mandibola, quindi sul cadavere da sinistra verso destra. È partita dall'angolo della mandibola, è arrivata al labbro inferiore.
P.M.: Bene. Vediamo sempre se riusciamo a fare qualche altra, mostrare qualche foto.
M.M.: Quindi ferite di arma bianca alla faccia non se ne vedono.
P.M.: Chiedo. Se è possibile trovarle.
Presidente: Diamo il numero della pagina.
P.M.: Sì, questa era... che pagina era? Chiedo scusa. 386, bene.
Presidente: 386.
P.M.: Sono foto, mi rendo conto, che non è semplice da vedere e da analizzare. Il caso che loro devono esaminare è questo, non possiamo fare diversamente. Ecco, qui ce n'è un'altra molto...
M.M.: Sì, anche questa.
P.M.: Ingrandiamo il volto, per cortesia. Ecco, perfetto.
M.M.: Direi che anche questa ha le stesse caratteristiche della precedente. Si vede bene che è una ferita, è proprio uno squarcio.
P.M.: In vita, professore?
M.M.: Direi di sì, anche se è poco sanguinante. Perché quella zona li non è particolarmente ricca di sangue; mentre la zona della bocca e delle guance lo è anche questa prodotta con un meccanismo di strisciamento dell'arma, non di infissione.
P.M.: Bene, allora vogliamo, detto questo sul volto e su questo tipo di ferite, torniamo un attimo alla prima foto del fascicolo. E andiamo per ordine per vedere se ritroviamo quelle ferite che ci ha detto lei, quelle mortali da arma bianca e quelle post mortem, che già da noi vediamo che sono tante. Però mi sembra che qui, al di là di una visione di insieme, non andiamo. Facciamo quella sotto, siamo alla pagina...
M.M.: Qui si ha un'idea abbastanza chiara del numero incredibile di queste ferite; però ecco, fra queste tutte insieme, non saprei differenziare quelle...
P.M.: Quelle mortali.
M.M.: Quelle mortali.
P.M.: Che noi dobbiamo riuscire a capire da lei com’è morta questa ragazza.
M.M.: Certo. Diciamo che però, ecco, quelle sono, se ci si ferma, si sposta un pochino così, se si vede quelle della mammella sinistra, alcuna di queste hanno un fondo - a sinistra, a sinistra - hanno un fondo... no, no, lì quella zona, ecco esattamente lì: mammella e regione Inter mammaria. Alcune di queste hanno un fondo di colorito decisamente rosso più scuro delle altre.
P.M.: Più profondo.
M.M.: Sì, più profonde e vitali, lì c'è ancora la circolazione integra. Quindi il sangue scorre di lì e colorisce il rosso scuro il fondo della ferita.
P.M.: Ecco.
M.M.: Le due ferite rispettivamente al di sopra e al di sotto di quello che ritengo sia un frammento di foglia.
P.M.: Sembra ci sia un segno verde.
M.M.: C'è una foglia, un frammento di foglia? Me lo sto chiedendo.
P.M.: O un segno fatto sulla foto? Io non lo so. Foglia non credo.
M.M.: Comunque quella al di sopra e quella al di sotto del segno verde sono vitali, così come sono vitali quasi sicuramente due di quelle proprio al di sotto della mammella. Posso indicarle io con la mano?
P.M.: Sì, sì, grazie. Se ci può aiutare.
M.M.: Questa e questa, e questi qui.
P.M.: Sono tutte vitali.
M.M.: Direi di sì.
P.M.: Ecco. Vogliamo andare avanti, se ne abbiamo altre? Diciamo la pagina, andiamo quella in alto, per cortesia, ecco. Qui sembra di vedere quelle post mortem, sono tutte poco sanguificate.
M.M.: Sono tutte scarsamente sanguinanti.
P.M.: Riesce a darci un idea di quella, quell'indirizzo che lei ci ha fatto capire, intorno al ventre? Perché io, se non vedo male...
M.M.: Sì. Allora, al di sotto dell'ombelico...
P.M.: C'è un ragazzo della scorta che ha avuto qualche problema sulle foto. Vogliamo interrompere due minuti? Non so.
A.B.: Sì, certo.
Presidente: Prestategli soccorso, se necessario chiamiamo un medico. Sospendiamo l'udienza un minuto.
P.M.: Grazie, grazie.
A.S.F.: Il Maurri?
M.M.: Non un medico legale, non un medico legale.
Presidente: Se c'è un medico presente? Professor Maurri.
A.S.F.: C'è il professor Maurri.
Presidente: Meglio di lei.
- DOPO LA SOSPENSIONE –
Presidente: Possiamo continuare. L'imputato dov'è? Ah ecco, benissimo.
P.M.: Sta arrivando.
Presidente: Benissimo, possiamo continuare.
P.M.: Eravamo al punto in cui cercavamo di...
Presidente: Non inquadriamo queste foto, signori, eh? Bene.
P.M.: ... decifrare le foto d'arma bianca eseguite, come ci ha fatto capire il professor Maurri, post mortem.
Presidente: Ricordiamo il numero di pagina, per cortesia.
P.M.: Ecco, in alto a sinistra, 383.
Presidente: 383, benissimo.
P.M.: Per vedere di capire se possiamo trovare un modo di dare una direzione. Se non sbaglio lei ci aveva parlato di una linea concava verso l'alto e una convessa verso il pube, qualcosa del genere.
M.M.: Sì. Si vede bene, si vede discretamente...
P.M.: E qualcosa al seno. Vogliamo vedere questi elementi?
M.M.: Al seno, direi che sono raggruppate, così ravvicinate fra loro che forse un paragone geometrico anche approssimativo non mi sembra tanto probabile. Quelle all'addome sono più chiaramente visibili come disposizione geometrica.
P.M.: Vogliamo vederle?
M.M.: Se vogliamo vedere quelle dell'addome.
P.M.: Ecco vediamo queste, prima, concave.
M.M.: E prendiamo come punto di riferimento la zona ombelicale. Al di sotto dell'ombelico ce n'è una serie - 3,6,7 - disposte quasi sulla stessa linea longitudinale. Si vedono bene? Che hanno una lieve concavità verso l’alto.
Presidente: Hanno una lieve concavità verso l'alto, lei dice.
M.M.: In direzione...
presidente Certo.
M.M.: Mentre al di sotto ce n'è un numero un po' minore.
Presidente: Sopra il pube ce n'è un numero un po'...
M.M.: Hanno una lieve concavità verso il basso.
Presidente: Hanno una lieve concavità verso il basso, quelle sopra il pube.
M.M.: Sì.
Presidente: Lei ci può dire...?
P.M.: Ecco, e quelle, vedo ce ne sono alcune sulla coscia e addirittura... ora vediamo. Ne vediamo altre, per cortesia? Andiamo avanti. Poi le spiegazioni ce le facciamo dare dopo. Vediamo se questo dato delle due concavità ci... ecco permane, sembra, abbastanza. Vogliamo andare avanti? Ecco, qui forse si vede meglio.
Presidente: Si, dottor Canessa, io non so se si debba attribuire un significato preciso.
P.M.: No, noi il significato lo vediamo dopo, se facciamo una ricostruzione e ci riusciamo. Per ora continuiamo col dato di fatto, l'elemento obiettivo. Il significato, se c'è...
M.M.: Sì, è questo. E cioè che oltre ad aver colpito...
P.M.: Intorno al pube ci sono.
M.M.: Il torace, l'addome e la regione pubica, poi ce ne sono distribuite sulla faccia interna delle due cosce, con una leggera prevalenza sulla sinistra.
P.M.: Ecco però, professore, se lei mi consente, questo dato che io vedo da solo, chiedo a lei è così: sulle altre regioni sono un po' a caso, quelle che invece lei ci ha indicato sembrano un po' più continue. Questo dato lo possiamo... no?
M.M.: Sì.
P.M.: Eh? Sembrano un po' più una accanto all'altra, o no?
M.M.: Questo è vero.
P.M.: Cioè...
M.M.: C'è una certa regolarità topografica, di disposizione dice lei. Sì, questo è un dato di fatto - anche quelle sulla coscia sinistra - non c'è dubbio.
Presidente: Sono tutte post mortem, queste?
M.M.: Sì, vede presidente, non hanno una goccia di sangue. E anche i margini e il fondo delle ferite, per quanto siano numerose, sono gialle, assolutamente prive di sangue. Lì sangue non ne circola più, neanche nei capillari. Quindi è una morte che probabilmente è anche una morte risalente forse a qualche minuto, eh? Non sono state inferte immediatamente dopo.
P.M.: Ecco professore, nella perizia, quella stessa da Zuntini dice con voi, fa anche delle valutazioni sul perché sono post mortem. Dice addirittura: diversi minuti, lui dice 10. Fa una spiegazione. Lei la ricorda, la spiegazione che da?
M.M.: Sì. In termini di cronologia io sarei molto più vago. Diciamo che però, proprio per l'assenza totale di sangue che c'è in queste ferite, e specialmente mano a mano che si scende in senso cranio-caudale, mi fa indicare che la circolazione si è arrestata sempre più decisamente. E quindi un certo intervallo di tempo fra le ferite più alte e le ferite più basse - quelle delle cosce, per esempio - ci deve essere. Anche se non sono in grado di precisare se si tratti di poche decine di secondi o di qualche minuto, questo non sono in grado di dirlo.
P.M.: Nell'elaborato scritto parlate di 10 minuti – parla Zuntini, dicendo che l'ha fatto con voi -
Su questo lo ricorda il ragionamento? È il ragionamento del sedile imbrattato di sangue.
M.M.: Sì, sì.
P.M.: Lui dice: se è così imbrattato di sangue, non possono essere ferite quelle post mortem. Se è così imbrattato di sangue, vuol dire che la ragazza, ancora in vita, è stata tanto sul sedile...
M.M.: Ha giaciuto sul sedile.
P.M.: Per ridurre il sedile in quelle condizioni di imbrattamento vuol dire che l’ha tolta, per fargli le altre ferite, dopo un certo numero di minuti. Questo è il ragionamento.
M.M.: Sì, un certo numero di minuti mi va bene. Sul 10 sono un pochino più dubbioso.
P.M.: Ecco, benissimo. Comunque è un discorso di questo genere.
M.M.: Sì, sì.
P.M.: Senta, per la possibilità di dare oggettivamente delle caratteristiche al coltello, da quelle ferite cosa possiamo dire? E da quelle che lei poi ha visto nella sezione.
M.M.: Direi questo: che è un coltello monotagliente, cioè con una costola da una parte e un filo dall'altra.
P.M.: Questo si vede bene dai...
M.M.: Questo si vede bene perché...
P.M.: Ce lo può spiegare, anche ai periti, perché è monotagliente?
M.M.: Sì, sì, se si avvicina un pochino si vede bene.
Presidente: sì, si vede bene che c'è un apice.
M.M.: La parte superiore ha un angolo acuto.
Presidente: La parte superiore ha un angolo acuto.
M.M.: La parte inferiore una piccola base.
Presidente: La parte inferiore una piccola base.
M.M.: Questa è la costola…
Presidente: Quello è il tagliente, quell'altra là...
P.M.: Quindi non è un pugnale, è un monotagliente.
M.M.: È un monotagliente.
P.M.: Bene.
Presidente: È un coltello monotagliente.
M.M.: Sì. Potrebbe essere un pugnale mono... è un monotagliente.
P.M.: È un mono... si, si, un pugnale, ma... Ha ragione lei, chiedo scusa.
M.M.: La larghezza della lama può corrispondere all’incirca alla larghezza delle ferite
P.M.: Grosso modo, quindi?
Presidente (fuori microfono) Un paio di millimetri.
M.M.: 3/4 centimetri.
P.M.: La lunghezza?
M.M.: No, la lunghezza è impossibile.
P.M.: Non si può capire, non si può determinare.
M.M.: Prima di tutto perché non sappiamo se il coltello è stato affondato fino all'impugnatura o meno.
P.M.: Sì, sì, no da quelle più profonde chiedevo se l'avete...
M.M.: No. Poi perché quando si colpiscono con un'arma bianca tessuti molli, quindi non ossei, la violenza con cui si infigge l'arma fa sì che i tessuti molli si schiacciano, si comprimono fra loro. Quindi la lunghezza del tramite è sempre maggiore della lunghezza effettiva dell'arma, e quindi non è calcolabile. È solo ipotizzabile così.
P.M.: Bene, vogliamo intanto andare avanti con le foto? Poi vediamo...
Presidente: Vogliamo domandare, se si può domandarlo ora, al professore...
P.M.: Sì, sì io non ho problemi.
Presidente: Queste...
P.M.: Rimaniamo su questa, poi.
Presidente: Questi colpi sono stati vibrati sempre stando in una stessa posizione, da parte di questo signore?
M.M.: Sta parlando dei colpi d'arma bianca?
Presidente: Da arma bianca.
M.M.:
Presidente: Difficile dirlo.
M.M.: Difficile dirlo. Non è impossibile, ma non è impossibile neanche l'ipotesi contraria, che si sia mosso, che sia per esempio passato dall'un fianco del cadavere all'altro fianco. Però anche quelle della coscia è possibile siano state inferte rimanendo sempre nella stessa posizione. Non ho elementi per dire né l'una cosa né l'altra.
P.M.: La mia domanda, presidente era questa, gliel'avrei fatta dopo: ma è fatto, sono più corrispondenti a una situazione in cui il cadavere è disteso fuori dalla macchina? Questo si può dire? O sono inferte con il cadavere sulla macchina? Noi sappiamo che l'abbiamo trovato fuori, disteso. Queste ferite sono più compatibili con un'azione cadavere sdraiato, dal momento che non sono in vita; o compatibili anche con una situazione in cui il cadavere è ancora sulla macchina, e l'autore si muove sopra?
M.M.: Credo che sia più compatibile con la posizione di un cadavere supino, fuori della macchina.
P.M.: Già fuori della macchina.
M.M.: Regolarmente disteso per terra. Perché sono tutte di una estrema regolarità.
P.M.: Quindi il discorso che è andato prima a destra, prima sinistra, una volta che...
M.M.: Certo.
P.M.: Era questo che la mia domanda. Vogliamo andare avanti, sulla foto sotto. È quella del volto, andiamo avanti, non ci interessa, l'abbiamo già vista. Qualcosa relativo a ferite al seno? Ci dice nulla?
A.B.: Ci sono quei buchi là, sono tutti d'arma da fuoco?
P.M.: Ora si trattava di...
M.M.: I due puntolini... no, queste sono tutte d'arma bianca. Nella foto precedente.
P.M.: Quelle sotto, ecco quelle.
M.M.: Sì queste. Queste sono ferite da arma da fuoco.
P.M.: Sono fori d'entrata.
M.M.: Sono fori d'entrata. Può darsi che siano, ma questo non me lo ricordo purtroppo.
A.B.: Da arma da fuoco.
M.M.: Arma da fuoco sì, ma non vorrei che fossero queste quelle entrate nel braccio, uscite dal braccio e...
A.B.: Può darsi.
P.M.: Vabbè, lo leggiamo nell'elaborato. Ora lo guarda.
M.M.: Sì.
P.M.: Andiamo avanti.
M.M.: Questa è poco chiara.
P.M.: Sono quelle sul braccio, se non sbaglio.
M.M.: Sì. Potrebbe essere una ferita d'arma da fuoco non completamente perpendicolare, forse un po’ obliqua.
P.M.: Andiamo ancora avanti.
M.M.: Ma nell'elaborato dovrebbe essere stato indicato con precisione.
Presidente: Pagina? Diamo il numero della pagina, sempre.
P.M.: La pagina è la 387
Presidente: 387.
A.B.: Ce n'è una dietro. Chiedo scusa, presidente, si vede, ecco, un foro di entrata credo.
M.M.: Sono i due che si è visto dianzi, no? Sulla destra. Eccoli lì. I forellini più piccoli che si vedono intorno sono, probabilmente, da frammenti di vetro.
A.B.: Si è spaccato uno dei proiettili in tre.
M.M.: Eh, ma questi sono molto più numerosi. Direi che sono da frammenti di vetro se, come mi sembra di ricordare, è stato infranto il vetro laterale.
P.M.: Poi vediamo, sinistro.
M.M.: Ecco, i frammenti... il sinistro.
P.M.: Sì, ma guardi, professore, che qui sulla dinamica poi ci dobbiamo arrivare. Perché nella relazione voi date atto, e questo è importante anche per la corte, che i vetri, il vetro laterale sinistro è si rotto, ma i vetri sono in esterno.
M.M.: Sì.
P.M.: Cioè voi ipotizzate che ha sparato dallo sportello destro – aperto - verso i due che erano dentro. Un colpo non ha colpito nessuno, ha rotto il vetro dall'interno verso l'esterno e i vetri sono caduti fuori.
M.M.: Ha attraversato la macchina colpendo il vetro all'uscita.
P.M.: Così dite nella relazione.
M.M.: Sì, è possibile.
P.M.: E così date atto che erano i vetri, anche se invece nel sopralluogo dei carabinieri questo dato è un po' più sfumato. Non ricorda questo?
M.M.: Sì.
P.M.: Questi però sono accertamenti e discorsi che le ha fatto il colonnello Zuntini.
M.M.: Sì.
P.M.: Perché lei ha detto non è andato sul posto.
M.M.: Sì, mi ricordo questo particolare, è scritto nella perizia balistica.
P.M.: È scritto molto chiaramente. C'è tutta una lunga spiegazione sui bossoli. Poi non abbiamo il colonnello Zuntini, dobbiamo farla, accontentarci dell’elaborato e valutarlo poi quando sarà il momento. Vogliamo andare avanti, se c'è qualche altra foto che ci interessa o che ci può servire? Sono quelle dell'uomo, non ce ne sono altre. Smetterei con le foto. Proverei, professore, a questo punto, con questi dati - ferite, lo sportello destro aperto, il sinistro chiuso con sicura e con un vetro rotto dall'interno verso l'esterno - se possiamo, sulla base delle ferite e su quello che avete scritto, se lei lo ricorda, sennò noi ci accontentiamo di vedere l'elaborato e di criticarlo se c'è da criticarlo oppure prenderne atto, se è possibile dare una qualche ricostruzione sulla dinamica. Abbiamo capito - lo focalizzo per me, ma perché se questi sono punti fermi, gradirei ricordarli - che il ragazzo fu prima colpito con arma da sparo, ucciso e poi due colpi arma bianca. La ragazza l'inverso: i colpi di arma da fuoco – 3 - non uccidono, anzi non fanno quasi nulla perché sono sulla destra al di là dell'allarme e del dolore, se c'è stato; i colpi che hanno ucciso devastante che sappiamo tutti il resto arma bianca successiva. Quindi la sintesi è: l'uomo ucciso con l'arma e successivamente - non sapremo mai quando - aggredito con l'arma bianca. La donna colpita con tre colpi di arma da fuoco, uccisa con l'arma bianca e successivamente con l'arma bianca altre ferite. Questa è la ricostruzione che lei ci fa. Ora riesce a ipotizzare, se l'ha fatto, con dati obiettivi una dinamica - lei e il colonnello Zuntini - o ci fermiamo qua?
M.M.: Direi che si può tentare una ricostruzione della dinamica dei fatti.
P.M.: Proviamo, grazie.
M.M.: La prima cosa da prendere in considerazione è questa che i colpi d'arma da fuoco sul cadavere dell'uomo, come si è già detto e per quanto era possibile vedere anche sulla ragazza, provenivano tutti dalla destra della macchina, dal lato destro della macchina.
P.M.: Lo sportello che noi sappiamo aperto?
M.M.: Quello accanto al posto di guida, tanto per intendersi.
P.M.: Bene.
M.M.: Che era aperto e tornerebbe il fatto che non è stato infranto, quindi lo sportello era aperto. I colpi sono stati...
P.M.: Era aperto o è stato aperto, insomma.
M.M.: Certo, certo.
P.M.: Chi ha sparato, ha sparato dopo che era aperto.
M.M.: Ha sparato non attraverso il vetro.
P.M.: Bene.
M.M.: E ha colpito quindi le due persone dalla destra sulla macchina verso la sinistra. Vista la direzione dei colpi d'arma da fuoco quasi perpendicolare all'asse maggiore del corpo o con una lieve obliquità, se ne deve dedurre che i due corpi fossero in posizione distesa.
P.M.: Entrambi.
M.M.: O quasi completamente distesa. Non certo a sedere. Quindi entrambi distesi e siccome l'uomo è stato colpito sul proprio lato destro, no scusatemi, la donna è stata colpita sul proprio lato destro e l'uomo è stato colpito sul lato sinistro se ne dovrebbe dedurre che la donna era in posizione supina e l'uomo in posizione prona.
P.M.: Lui sopra lei.
M.M.: Presumibilmente così.
P.M.: Perfetto.
M.M.: Non so dire altro della posizione precisa.
P.M.: Bene. Io non ho altre domande Presidente

lunedì 26 marzo 2012

Mauro Maurri - Deposizione del 26 aprile 1994 - Prima parte

Il professor Mauro Maurri fu ascoltato il 26 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.

Presidente: Adesso chi sentiamo?
P.M.: Io chiedo di sentire il professor Maurri che fece l'esame autoptico.
A.B.: Ecco, signor pubblico ministero, il professor Maurri solo su questo episodio?
P.M.: Solo su questo episodio. Sì, perché andrà...
A.B.: Lo risentiremo poi.
P.M.: Esatto.
Presidente: Sì, ci sono alcuni testi e periti che verranno richiamati, chiaramente.
P.M.: Non abbiamo altro modo, se scegliamo - come almeno il P.M. ha scelto e non ha avuto opposizioni - il criterio cronologico, che forse per praticità...
Presidente: Ma sì, è il migliore, credo. Professore prego, si accomodi. Vogliamo sistemare però la seggiola laggiù, col microfono? Ecco, laggiù deve essere, non troppo vicina, poi sì... magari anche lateralmente, un pochino più in qua. Il microfono. Ecco, in modo... leggermente più la si può? Così, sì bene. Attenzione a non cascare di sotto però, eh? Più in qua, è troppo... bene professore, vogliamo... per cortesia, venga un po' più in qua.
M.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Prego, vuole rispondere? Anzi, le generalità prima per cortesia.
M.M.: Mauro Maurri, nato a Firenze, 22/12...
Presidente: Io sento squillare telefonini. Signori, i telefonini vanno spenti!
M.M.: 22/12/27, residente presso l'istituto medicina legale.
Presidente: Professore, vuole rispondere alle domande del pubblico ministero per cortesia?
M.M.: Sissignore.
P.M.: Professore, ci può spiegare qual è la sua professione, quali incarichi ebbe e svolse in relazione al rinvenimento dei due cadaveri del 1974, nel settembre?
M.M.: Io sono medico legale. A quell'epoca ero assistente di ruolo presso l'istituto. Ebbi l'incarico dal magistrato di turno di procedere a esami esterni e necroscopia dei due cadaveri, insieme al professor Marello .
P.M.: In due, quindi.
M.M.: Sì.
P.M.: Andaste sul posto o avete visto i cadaveri solo all'istituto?
M.M.: : I cadaveri li abbiamo visti solo all'istituto.
P.M.: Solo in istituto.
M.M.: Non mi ricordo, ecco, non sono sicuro di questo, perché sono passati tanti anni, che si sia fatto un sopralluogo con i cadaveri ancora in loco.
P.M.: Negli atti non risulta, comunque.
M.M.: Mi sembra di no.
P.M.: Potrebbe essere un particolare...
M.M.: Mi sembra di no.
P.M.: Quindi lei i cadaveri li ha visti quando entrambi erano sui tavoli all'Istituto di medicina legale.
M.M.: Sissignore.
P.M.: Quindi lei ha prima fatto un’esame esterno di entrambi e poi avete fatto l'autopsia di entrambi.
M.M.: Sissignore.
P.M.: E poi avete risposto, oltre all'esame autoptico, anche a delle domande sulla dinamica del comportamento dell'autore? O vi siete limitati a rispondere a quesiti concernenti l'esame autoptico, e quindi i colpi inferti? Cioè avete fatto un'ipotesi, come a volte capita, che si fa dando incarico al perito di questo, di ricostruire la dinamica dell'aggressione, o no?
M.M.: Sì, ma molto parzialmente e marginalmente. In realtà noi avevamo avuto l'incarico di rispondere ai quesiti relativi all'epoca, alla causa della morte, al meccanismo della morte stessa, posizione delle due persone, eventuali movimenti. Ma non in particolare in riferimento a colui che ha sparato e a colui che ha maneggiato poi l'arma bianca.
P.M.: Senta una cosa, professore, negli atti del dibattimento c'è invece una dettagliatissima perizia balistica, fatta dal colonnello Zuntini, ora deceduto, quindi non può venire qua a darci chiarimenti che mancano. Il quale colonnello Zuntini - è agli atti del dibattimento – dando atto, dice lui, in due elaborati, uno fatto nei primi giorni per il P.M. e uno che è quello definitivo della perizia, che lui, Zuntini, in accordo e in unione a lei e al professor Marello, avrebbe fatto un esame comparativo fra bossoli, luoghi e ferite, che ha consentito a lui colonnello Zuntini, in unione a risultanze che avrebbe avuto con voi, di ricostruire la dinamica. Questa dinamica e dettagliatamente e minuziosamente - non so quanto veritiera, ovviamente - riportata in questa perizia. Lei ha ricordo di questa attività fatta un po' congiuntamente? Cioè il colonnello Zuntini parlò con voi di questi dati?
M.M.: Sì.
P.M.: Lei l'ha letta? Io gliel'avevo fornita perché potesse...
M.M.: Sì. Mi ricordo che il colonnello Zuntini parlò con noi e ne discutemmo a lungo, perché ovviamente per poter rispondere ai quesiti di natura e di entità puramente balistica, aveva bisogno di alcuni lumi medico-legali. Se non altro, per esempio, posizione dei fori d'ingresso, posizione dei fori di uscita, direzione e il tramite, eccetera, eccetera.
P.M.: Bene. Quindi lei la ricorda.
M.M.: Sissignore.
P.M.: E grosso modo il contenuto di questo elaborato corrisponde ai ricordi suoi e alla parte, ovviamente, anatomopatologica.
M.M.: Sì, sì.
P.M.: Bene, ci vuole descrivere, professor Maurri - poi vedremo le foto - ma innanzitutto quali sono gli elementi di spicco che a lei rimasero impressi e sono rimasti impressi per quello che riguarda i reperti - ferite, arma bianca e non, come sembra - sui due cadaveri? Cominciando, forse perché è più breve, dall'uomo, e poi dalla donna. Poi vediamo le foto.
M.M.: Sissignore. Il cadavere dell'uomo era interessato da ferite multiple d'arma da fuoco - a proiettile unico - e da ferita d'arma bianca. Le ferite d'arma da fuoco erano, se non mi ricordo... 5 o 6. Non mi ricordo bene, 5 o 6. Una delle quali almeno sicuramente mortale, perché aveva toccato il torace ed aveva colpito il cuore. Altre, sempre al torace e al tronco, avevano colpito un polmone; altre periferiche ad un arto superiore, non mi ricordo se il destro o il sinistro. Comunque, ripeto, ferite d'arma da fuoco sicuramente mortali. Associate alle ferite d'arma da fuoco c'era un numero di ferite d'arma bianca abbastanza cospicuo.
P.M.: Anche sull'uomo?
M.M.: Anche sull'uomo e in sedi, direi, concentrate verso la regione del fegato. Mi sembra che lì ce ne fossero almeno 2 o 3. La cosa importante era questa: che le ferite d'arma bianca sul cadavere dell'uomo non risultavano vitali. Si dedusse da qui che...
Presidente: Non risultavano, professore?
M.M.: Vitali. Erano state inferte sul cadavere. Per certe parti...
P.M.: È un dato per noi, per il P.M., importantissimo. Ci vuole spiegare meglio, per la corte? Cioè, cosa sarebbe successo, da quello che voi avete trovato sul cadavere? Cosa vuol dire “non vitali”?
M.M.: Diciamo che...
P.M.: Si capisce a parole, ma preferirei che lei spiegasse perché ha questa deduzione, e qual è. Al contrario, prima il dato e poi ce lo spiega.
M.M.: Sissignore. Forse è bene cominciare un pochino avanti, a riferire brevemente sulla posizione dei corpi dei due giovani.
P.M.: Bisognerebbe che per ora, se ci riesce, rimanere un attimo all'uomo, se ci riesce...
M.M.: Va bene, allora.
P.M.: E vedere di farci capire come lei ha desunto il dato che quelle d'arma bianca erano, se non ho capito male - non vorrei aver capito male - successive a una avvenuta morte. E quindi sembra...
M.M.: Sissignore.
P.M.: Ecco, mi spieghi, ci spieghi perché.
M.M.: Essendo ferite che penetravano in cavità peritoneale, quindi vibrate con una certa violenza e con un'arma direi, anche se l'arma non la conosciamo, di... insomma di robustezza almeno media.
P.M.: L'arma bianca.
M.M.: L'arma bianca. Queste ferite che penetravano nel fegato non determinarono alcune emorragia, alcuna perdita di sangue lungo il tramite. Non solo a livello dei tessuti cutanei e sottocutanei, ma anche a livello del fegato stesso, che è notoriamente un organo molto ricco di sangue. E da questo si dedusse che naturalmente le ferite, per non aver determinato sanguinamento, dovevano essere state portate su un corpo sul quale la circolazione non c'era più: e quindi su un cadavere.
P.M.: Quindi l'uomo, da questo dato qui, noi possiamo per ora capire che, al di là della dinamica - poi come l'ha ricostruita ci arriviamo dopo - presenta: ferite di arma da fuoco, poi ci spiega meglio come, quali - se lei è in grado di dire - hanno determinato la morte, se è possibile da che parte arrivavano e la loro direzione e eventuale obliquità. Ma il dato che lei ora ci mette davanti è: le ferite di arma bianca sono presumibilmente inferte dopo la morte.
M.M.: “Post mortem”.
P.M.: Lo prendiamo così, come dato oggettivo, e andiamo avanti. Allora torniamo alle cause della morte, invece.
M.M.: Le cause della morte furono dovute ad una lesione del cuore, sicuramente da arma da fuoco, che provocò appunto la rottura del cuore e un imponente emorragia nel cavo toracico e nel cavo pericardico. Quindi morte, in definitiva, da emorragia acuta per lesione del cuore.
P.M.: La direzione, la localizzazione di questo colpo - poi abbiamo le foto, eh… Volevo un attimo, possibilmente, focalizzare. Lei ci ha parlato di 5/6 colpi di arma da fuoco.
M.M.: Sì, sì di 5/6 colpi che abbiano raggiunto il bersaglio maschile.
P.M.: Ecco, in che punti? Quello al cuore l'abbiamo capito, gli altri?
M.M.: Un'altra, almeno un'altra ancora era al torace e grosso modo nella stessa direzione in cui fu esplosa quella che aveva colpito...
P.M.: Ce la vuole spiegare meglio questa direzione?
M.M.: Sì. Era una direzione diciamo grosso modo perpendicolare all'asse maggiore del corpo, con foro d'ingresso sulla sinistra, senza foro di uscita.
P.M.: Colpo trattenuto.
M.M.: Tutti i colpi furono, tutti i colpi di pistola furono ritenuti. E allo stesso modo la ferita del torace che aveva interessato il polmone, sparata quindi sulla sinistra del cadavere e con direzione verso destra e con una lieve obliquità in basso.
P.M.: E l'entrata è anteriore o dorsale? Se lo ricorda, poi vediamo le foto.
M.M.: Non me lo ricordo bene, ma ho l'impressione che non fosse né anteriore né dorsale.
P.M.: Ha con sé il referto dell'autopsia? Lo vuole riguardare nel caso?
M.M.: No, non l'ho portato
P.M.: Va bene, ora poi lo vediamo.
A.B.: Lo vuole?
P.M.: Facciamoglielo descrivere, poi con le foto, quando siamo...
M.M.: Mi sembra di ricordare che le ferite di ingresso erano sul lato sinistro, grosso modo verso il fianco. Né decisamente sulla faccia anteriore del torace, né decisamente sulla schiena. Però...
P.M.: Compatibile con una situazione seduta o prona, quindi.
M.M.: Con una situazione... disteso, certo. Molto probabilmente prono.
P.M.: Ecco, molto probabilmente. Bene, le altre? Ce ne ha descritte grosso modo due, le altre sono significanti? Sono omogenee come direzione e come...?
M.M.: Per quanto mi ricordo, direi di no. Mi ricordo che ce n'erano una o forse due all'arto superiore sinistro.
P.M.: All'arto superiore sinistro.
M.M.: Sinistro. E che non hanno contribuito, ovviamente, all'evento letale perché hanno leso organi non vitali. Le due più importanti, di cui ho memoria, sono proprio queste: quella al livello del polmone sinistro e quella al livello del cuore.
P.M.: Ecco, limitandoci quindi sempre a questa parte di esame del cadavere, la ricostruzione possibile o probabile fatta da lei insieme al colonnello Zuntini, o da lei, la vediamo col suo collega medico legale, la vediamo fra un po'. Vogliamo vedere le foto relative al cadavere dell'uomo, così vediamo questi dati che lei ci ha messo in evidenza?
M.M.: Vengo lì?
P.M.: Sì, grazie.
M.M.: Prego.
P.M.: La raccomandazione è la stessa, del mostrare le foto...
Presidente: Sì.
P.M.: Sento degli scatti, presidente.
Presidente: Non inquadrate, per cortesia, e lo sapete, lo schermo mentre si mostrano i cadaveri. Inquadrate qualunque altro soggetto.
P.M.: Non so se è questa la può aiutare professore, sennò andiamo avanti.
M.M.: Direi no, dottor Canessa, è una foto di insieme anche...
P.M.: Che non le serve.
M.M.: Poco chiara.
P.M.: Vogliamo andare avanti?
M.M.: : Si può però fin da ora vedere all'arto superiore sinistro, in corrispondenza del braccio, i due repertini rotondeggianti che potrebbero essere proprio da colpo d'arma da fuoco.
P.M.: Bene, grazie. Vogliamo andare... Ah, prego prego, presidente. Non volevo andare avanti se lei...
Presidente: No, no, va bene. Prego, prego.
P.M.: Bene, andrei avanti allora con foto un po' più ravvicinate che ci permettono... ecco. Se la vogliamo fermare così, e vediamo se il professore ci è...
M.M.: Ecco, qui siamo all'emitorace sinistro. Non è nella regione decisamente anteriore, è proprio al limite fra, diciamo, la faccia laterale e la faccia anteriore dell’emitorace sinistro. Due ferite ravvicinate fra loro che, per quanto posso vedere dai caratteri morfologici, mi sembrano ferite di ingresso; una delle quali evidentemente ha colpito il cuore, e l'altra il polmone. Queste sono le due ferite mortali.
A.B.: Quindi tutte due, sono una accanto all'altra? Chiedo scusa.
M.M.: Mi sembra di sì, avvocato, perché a questa distanza, insomma, i reperti morfologici...
P.M.: Possiamo ingrandire noi, se ci si riesce.
M.M.: Direi, ecco, quella superiore rotondeggiante un pochino sfrangiata è assolutamente tipica; l'inferiore lo è un po' meno. Ma direi che anche quello è un foro d'ingresso.
P.M.: Non è arma bianca, insomma?
M.M.: Direi di no, direi di no.
P.M.: È sicuro, professore?
M.M.: Direi di no.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Vogliamo indicare di che fotografia si tratta, se è contrassegnata?
P.M.: Sì, c'è il numero. Se cortesemente la possiamo inquadrare al fine di leggere la didascalia, e poi... ah, non c'è?
Presidente: Non c'è? Allora...
M.M.: Scusi, c'è un'altra ferita, anche questa sicuramente da arma bianca, che all'addome…
P.M.: Ecco, io volevo ora passare appunto alle ferite d'arma bianca.
M.M.: Ma questa d'arma da fuoco, all'addome, un po' al di sopra... eccola, si vede. Ora non si vede più.
P.M.: Non questa.
M.M.: No, no.
P.M.: Quelle all'addome.
M.M.: Eccola, al di sopra di...
P.M.: Ancora sopra.
M.M.: No, ormai è fuori
A.B.: A sinistra.
M.M.: Eccola. No, posso indicare?
P.M.: Eccola.
M.M.: Quello è sicuramente un foro d'ingresso all'addome. Infatti lui aveva...
P.M.: Da proiettile?
M.M.: Da proiettile. Aveva infatti anche una lesione alla regione inguinale che non può essere stata provocata che da quel proiettile lì.
P.M.: Ecco, riesce ora a evidenziarci invece quelle ferite d'arma bianca che, lei mi sembra abbia detto, sono all'addome, e che erano post mortem?
M.M.: Per ora non mi sembra di vederle…
P.M.: Bene, bene.
M.M.: Non vorrei che fossero sul lato opposto del tronco.
P.M.: Andiamo avanti. Scusi no, prima sul volto, se riesce inquadrare, c'è...
M.M.: Sì. Questa ha l'aria di essere una ferita lacero –contusa, sicuramente non prodotta né da arma da fuoco, né da arma bianca.
P.M.: Bene, bene, andiamo avanti.
M.M.: Potrebbe essere la conseguenza di un urto dentro la macchina contro qualche ostacolo resistente.
P.M.: Bene, grazie. Andiamo avanti.
M.M.: Ecco, le due grosse ferite.
P.M.: Proviamo con quella sopra, scusi eh, se poi...
M.M.: Sì.
P.M.: Tanto per andare per ordine.
Presidente: Dunque, diamo perlomeno...
P.M.: Sì, siamo a pagina, in alto a destra c'è il numero della pagina. Se ce lo inquadra, per cortesia, io non ne ho una copia.
Presidente: 385.
P.M.: O “9”, forse. 389, no? 85, va be’.
Presidente 385, vediamo la precedente o la seguente. Si vede subito che numero è.
P.M.: Giriamo un attimo la pagina per vedere se la prima è un 388.
Presidente: 388 era la precedente, quindi questa la 389.
P.M.: Vediamo se queste foto... mi sembra molto simile, anche se l'angolazione è un po' più pronunciata, alla precedente.
M.M.: Sì, interessa direi prevalentemente la metà sinistra del cadavere, quindi...
P.M.: È il braccio forse, no?
M.M.: Sì, sì, il braccio, ora, a livello del polso c'è una grossa macchia di sangue. Non mi riesce di vedere…
P.M.: Possiamo...
M.M.: Avvicinare.
P.M.: ... avvicinare il braccio, la mano, grazie.
M.M.: Ecco, lì dove c'è la punta della biro potrebbe esserci un foro da arma per penetrazione di proiettile, con un po' di sangue che è colato giù, ha determinato una colatura. E questa dovrebbe essere una delle due ferite dell'arto superiore sinistro, che però non ha rilevanza ai fini della causa della morte.
P.M.: Bene. Proviamo la foto sotto, sempre a pagina 389, che è una diversa angolazione dalla parte...
M.M.: Qui si vede il lato destro del cadavere, e ci sono quelle due soluzioni di continuo piuttosto ampie, anche se irregolari, ravvicinate tra loro e parallele, che sono tipiche d'arma da punta e taglio. Queste sono lesioni da arma bianca.
P.M.: Da cosa si capisce professore, se si può capire già da qui, che si tratta di arma bianca e che sono post mortem? Lei ce l'ha spiegato nel suo elaborato.
M.M.: Sì, direi che...
P.M.: E ci ha detto che l'ha capito dopo aver aperto.
M.M.: Sì, infatti direi che dall'esame esterno si capisce poco, perché un po' di sangue, come si vede, è colato anche da queste ferite. Ma può essere semplicemente un fatto dovuto alla gravità e quindi semplicemente alla gravità, ma non ci dice, l'esame esterno delle ferite non ci dice se siano vitali o post mortem.
P.M.: Così lei l'ha dedotto dall'esame interno.
M.M.: Dal tramite la lama nell'interno del corpo.
P.M.: Bene, andiamo avanti, grazie. Se ci sono altre ferite dell'uomo.
M.M.: Qui si vede quella dello zigomo.
P.M.: Sarà la pagina 390, se non sbaglio. Ecco bene, grazie. Ecco, forse abbiamo le stesse ferite.
M.M.: Sì, si vede bene la ferita al braccio sinistro e si vedono discretamente bene anche le due ferite d'arma bianca, diciamo, alla regione emitoracica destra.
P.M.: Bene, andiamo avanti, grazie. Quella sotto.
M.M.: Qui l'unica che si vede bene è la contusione dello zigomo.
P.M.: Andiamo avanti ancora, se la... ecco, qui ci può essere utile al fine poi di capire qual’era la dinamica dell'aggressione, perché vediamo il dorso. Ci può dire qualcosa in proposito? Sono fori di entrata o di uscita, ad esempio?
M.M.: Se si avvicina, si può dire con una migliore…
P.M.: Facciamoli uno alla volta.
M.M.: Ecco.
P.M.: Cortesemente.
M.M.: Direi che dovrebbero essere fori di ingresso, sia questo che si vede al centro, sia quello più in basso a sinistra.
P.M.: Sulla destra c'è qualcosa?
M.M.: Sulla destra c'è, ecco quella lì in corrispondenza del capezzo… no, non sono in grado di dire
P.M.: No, no, siamo sul dorso, professore.
M.M.: No, no, no, siamo sul... potrebbe essere anche questo un foro d'ingresso, con un'ecchimosi circostante. Però è poco chiaro. Direi però che dovrebbe essere, anche questo, un foro d'ingresso per la semplice ragione che tutti i proiettili furono ritenuti nel cadavere.
P.M.: Ritenuti nel cadavere. Ecco, no, no, questo è un dato che... Lei li trovò, quindi ne trovò cinque?
M.M.: Ne abbiamo trovati cinque.
P.M.: Cinque di ingresso, proiettili; e due ferite più macroscopiche da arma bianca, all'addome insomma.
M.M.: Sì. Io ho detto poco fa che le ferite da arma bianca erano numerose, ma mi sbagliavo con il cadavere della donna. Lui di ferite rilevanti da arma bianca, per quanto mi ricordi, ne aveva due sole: proprio quelle lì al fegato.
P.M.: Bene, vogliamo andare avanti, se abbiamo ancora qualche... Ecco, sempre del ragazzo vediamo che sulla parte destra apparentemente c'è poco, o mi sbaglio? Anzi, veda un attimo lei, professore, se ci può dare...
M.M.: Quello è quel foro di ingresso che si diceva dianzi, sulla destra. Questo non sono sicuro se sia un'escoriazione o un foro. È un po' slavata, come colorito.
P.M.: Bene, se c'è qualche altra foto... era la 41. Ecco, dell'uomo non c'è altro. Bene, ci fermiamo un attimo qua, professore. Detto questo, e fermo restando che sulla dinamica ci arriviamo dopo quando abbiamo un quadro più globale, vogliamo passare alla ragazza? Lo stesso discorso: dati evidenti, arma bianca, arma da fuoco.
A.B.: Posso? No, sul ragazzo. Oppure facciamo dopo.
P.M.: Forse se... dopo la dinamica cerchiamo di fare tutto.