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giovedì 29 settembre 2011

Lorenzo Nesi - Deposizione dell' 8 giugno 1994 - Prima parte

Lorenzo Nesi fu ascoltato il 23 maggio e l'8 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Io chiedo di sentire ora, è qui, un teste che è già stato sentito, ammesso, il quale qualche giorno dopo la sua deposizione ha chiesto di parlare col Procuratore della Repubblica il quale era occupato, ha chiesto di parlare più volte con la SAM, con i funzionari della SAM e ci ha parlato dicendo in sostanza: Io ho già deposto davanti alla Corte però ho un’altra circostanza da dire che mi pesa e la voglio dire…
Presidente: Non ci dica qual è naturalmente.
P.M.: No, no, no, è una circostanza relativa a una persona che lui ha visto in un certo giorno, in un certo posto molto importante come orario e come posto per il processo, questa persona ha riferito poi alla SAM nei dettagli questi particolari di ciò che ha visto, la persona è il signor Nesi…
Presidente: Chi?
P.M.: Nesi.
Presidente: Che udienza era?
P.M.: Era un’udienza delle prime Presidente.
A.B.: Ah il nemico di Pacciani!
P.M.: Il nemico di Pacciani, perfetto.
A.B.: Ho capito.
Presidente: 23 maggio.
Consigliere: Nesi Lorenzo.
Presidente: 23 maggio.
A.B.: E’ quello che gli voleva tirare la scarpellata.
Presidente: No quello era Ricci mi pare. Quello era il Ricci Walter avvocato.
A.B.: Ah!
Presidente: Quello coi baffi…
P.M.: Nesi è per intendersi quel signore che ha detto di avere un’industria di… un’attività di camicie, cose del genere che, per ricordare alla Corte, si era già spontaneamente presentato al P.M. nel corso delle indagini, aveva detto di aver saputo dal Pacciani che tirava ai fagiani con una pistola…
Presidente: Quello che “cadevano come sassi”.
P.M.: Come sassi.
Presidente: Ho capito. Di aver saputo dal Pacciani?
P.M.: Di aver saputo da Pacciani e poi è nell’udienza… Questo signore che si era già presentato allora si è ripresentato e ha detto: "Mi devo levare un peso perché ho una…"
A.B.: Ho una soddisfazione!
P.M.: Forse una soddisfazione, vediamo che soddisfazione è. Questo è quanto, chiedo di sentirlo su questo nuovo fatto di cui… è un teste già ammesso, io questa circostanza… siccome l’ha riferita successivamente chiedo che venga…
Presidente: Ha reso dichiarazioni a verbale?
P.M.: No Presidente, ha detto…
A.B.: Mi oppongo Presidente perché tutti possono venire a questo punto, sono stati sentiti ampiamente…
P.M.: Chiedo scusa, chiedo scusa, ha reso delle lunghe dichiarazioni che sono state sintetizzate in una annotazione, io ve la do, eccola qua…
A.B.: Vorrei averla anch’io, un’annotazione che non può essere utilizzata Presidente…
Presidente: Vediamo che cos’è.
A.B.: Sentiamo quello che dice eventualmente chi l’ha presa questa annotazione poi essendo teste derelato… perché oggi arrivan tutti Presidente.
P.M.: Se arrivano noi…
A.B.: Certo, dopo 30 anni!
Presidente: Dia pure all’avvocato.
A.B.: Non è possibile questo.
Presidente: Non possiamo riceverla chiaramente.
A.B.: Io mi oppongo Presidente perché così come lei riceve le lettere anonime che il povero Gassmann...
P.M.: Questa non è anonima!
A.B.: Questa è la stessa cosa.
P.M.: Queste sono persone che hanno chiesto di parlare col Procuratore della Repubblica di Firenze per motivi attinenti deposizioni importanti su questo processo.
A.B.: Ecco Presidente può iniziare un altro procedimento, iscrivere un altro numero, inizia un procedimento…
P.M.: No per questo procedimento.
Presidente: Allora sono dichiarazioni che si riferiscono a fatti pertinenti a questo processo.
P.M.: Senz’altro.
Presidente: Allora lei…
P.M.: E io ho già detto quali sono, di aver visto una persona in un luogo, in un giorno attinente ai fatti di cui è imputazione a carico di Pacciani in questo processo. Questo è l’oggetto della…
A.B.: Io mi oppongo perché è assolutamente inaffidabile, mi consenta…
P.M.: Perché inaffidabile?
A.B.: Perché è inaffidabile, uno è già stato sentito lo poteva dire subito.
P.M.: Ci spiegherà perché non l’ha detto.
Presidente: Avrebbe visto una certa persona…
P.M.: Un certo giorno, a una certa ora, che è…
Presidente: Ci dica perlomeno il giorno e l’ora e la circostanza.
P.M.: Esattamente il 9 settembre 1985, via di Scopeti, alle ore 23:00.
A.B.: 23:00.
Presidente: Quindi praticamente sarebbe la sera in cui sarebbero stati…
P.M.: Secondo quello che ci hanno spiegato il professor Maurri bisogna far risalire…
A.B.: 23:00 c’era anche lui, questo signore.
P.M.: Certo e spiegherà perché.
A.B.: Certo.
Presidente: Si tratta di queste circostanze…
P.M.: Spiegherà perché lui.. io non so se…
Presidente: Gli avvocati di parte civile?
A.P.: Si associano alla richiesta del Pubblico Ministero, almeno credo… si associano alla richiesta del Pubblico Ministero, evidentemente è un teste che si è ricordato in un secondo momento circostanza che ritiene rilevante…
P.M.: Se è strano capiremo perché.
A.P.: Però mi pare indispensabile visto che abbiamo iniziato questo processo dicendo che vogliamo accertare la verità non possiamo nasconderci dietro un dito di una testimonianza resa in due tempi.
Presidente: Signori avvocati difensori.
A.B.: No la difesa, signor Presidente, si oppone perché credo che si stia completamente inquinando il materiale probatorio, non voglio dire che questa sorta di inquinamento, non soltanto atmosferico, sia opera del signor Pubblico Ministero ma qua non so perché, io non l’ho mai detto né lo penserei mai, perché questo non è un gioco signor Presidente, questo è un processo, chi deve dire le sue cose le dica, le deve dire nell’immediatezza delle varie contestazioni che vengono fatte, mi scusi signor Pubblico Ministero, che vengono fatte nel corso del dibattimento pubblico. Io non credo a questi ripensamenti dell’ultima ora.
P.M.: Sentiamoli e poi li valuteremo.
A.B.: Assolutamente non ci credo.
Presidente: Va be’ lei è libero di crederci o no.
A.B.: Per questo… certamente, io son libero di credere però mi consenta che è estremamente singolare questo tipo di ricordo improvviso, addirittura delle ore 23:00…
P.M.: Per fortuna…
A.B.: Perché la sera, alle 9:00 il giorno 9.
P.M.: Per fortuna spiega come e con chi era.
A.B.: Va be’ per fortuna spiegherà, ora vedremo questo signore…
Presidente: Avvocato Fioravanti?
A.B.: Io comunque mi oppongo.
Presidente: Vi opponete.
A.F.: L’avvocato Fioravanti si oppone ma vorrebbe chiedere al Pubblico Ministero che giorno era il 9 settembre alle ore 23:00, mi parla lui, che giorno era?
P.M.: Facciamocelo dire da questo qui…
A.F.: No, no, no, no me lo dice lei perché è una circostanza…
Presidente: Avvocato guardi che questo non c’entra assolutamente nulla.
A.F.: No io chiedevo soltanto…
Presidente: Lei si oppone e motiva oppure…
A.F.: Si è lunedì… Mi oppongo per le stesse ragioni per cui si oppone il collega.
Presidente: Benissimo.
A.F.: Alle ore 23:00 del 9…
P.M.: Chiedo scusa, ovviamente ho sbagliato data, volevo dire solo il sabato precedente l’omicidio…
A.F.: Ah ecco! Io volevo questa precisazione, mi basta questo.
P.M.: E’, menomale, menomale, ho sbagliato un numero.
A.F.: Menomale.
P.M.: Ho sbagliato un numero la data è il sabato, qualunque sia il giorno, probabilmente il 7…
A.F.: 7 settembre.
P.M.: E’ la data del… No chiedo scusa è la domenica, sennò facciamo veramente confusione. E’ la notte fra la domenica e lunedì.
A.B.: E lui si ricorda tutte queste cose?
P.M.: E’ la notte fra la domenica e il lunedì.
A.F.: Preciso, preciso.
Presidente: A parte di valutarne l’attendibilità anche in relazione a questa sopravvenienza, certamente è ammissibile e rilevante questa testimonianza di questo signore quindi la Corte lo ammette e naturalmente ne valuteremo tutti insieme l’attendibilità, quindi lei lo vuole introdurre subito signor Pubblico Ministero?
L.N.: Si, si.
Presidente: Facciamolo tornare questo signore.
A.B.: (Fuori microfono) Ma l’ha visto sparare! Ora lo dirà: L’ho visto sparare.
P.M.: (Fuori microfono) Può darsi c’era anche lui, facciamoglielo dire.
A.B.: (Fuori microfono) Speriamo!
A.F.: (Fuori microfono) Può darsi che era lui solo!
P.M.: (Fuori microfono) E accusa gli altri?
A.F.: (Fuori microfono) E può darsi che ne ha bisogno!
Presidente: (Fuori microfono) Ah ora me lo ricordo, ora me lo ricordo.
Presidente: Sieda, vuole essere ripreso o no dalle telecamere? Non gliene importa nulla quindi… Senta, le ricordo l’obbligo di dire la verità…
L.N.: E’chiaro.
Presidente: lei è sempre sotto il vincolo..
L.N.: E’ chiaro.
Presidente: …di quella dichiarazione… allora Pubblico Ministero vuole iniziare per cortesia?
P.M.: Signor Nesi lei dopo aver deposto l’altra volta ha fatto sapere e ha detto che aveva necessità, aveva bisogno di parlare di dire altre cose, le vuol dire alla Corte?
L.N.: Esatto, cioè… mi riorganizzo un attimo le idee…
A.B.: Ecco, bravo si organizzi.
Presidente: Avvocato per favore.
L.N.: Dunque il giorno che ci fu l’assassinio degli Scopeti o i morti agli Scopeti, io sapevo già questa cosa da quando venne fuori il nome Pacciani, questa cosa consiste in questo, la sera del delitto degli Scopeti io passai dagli Scopeti, tornando di fuori, in quanto che era chiuso la superstrada Firenze-Siena dalla Certosa all’uscita di San Casciano e passai dagli Scopeti.
P.M.: Dov’era stato? Scusi vuol dire…
L.N.: Ero stato in montagna in una casa…
P.M.: Dove?
L.N.: In una casa in montagna, il posto dottore non glielo so specificare…
P.M.: Era stato con qualcuno?
L.N.: Si, si, si.
P.M.: Poi ci dirà… Andiamo avanti, tornava da questa… Era la domenica.
L.N.: Era una domenica.
Presidente: Era una domenica.
L.N.: Una domenica si, una domenica sera, l’ora bisognerebbe quantificarla dopo in seguito in base a…
P.M.: ci spiegherà come.
L.N.: Perché mi ricordo bene di questa cosa? Perché il lunedì venne fuori il delitto degli Scopeti…
P.M.: Venne fuori come? Lei come lo seppe?
L.N.: Lo seppi in quanto che il delitto di Scopeti fu scoperto da Luca… noi si chiama Pecchioni, ma comunque Luca Santucci cui abitava a 100 metri da casa mia, venne questo ragazzo con la vespa e disse c’era un morto agli Scopeti, verso le tre e mezzo, le quattro… o così. Bene, dopo in secondo tempo, subito dopo nelle prossime ore venne fuori che il delitto apparteneva alla serie dei delitti del mostro che viene chiaro dire: "Porca miseria guarda son passato di lì ieri sera!" Viene chiaro e rimane nella mente, questo sia chiaro. Bene, passa il tempo, passano gli anni, viene fuori il Pacciani che è sospettato di questi delitti, viene fuori ripensando nel cervello, forse c’è delle cose che rimangano, viene fuori di tirare ai fagiani con la pistola, viene fuori, ripensando, viene fuori la lettera di Vanni, viene fuori insieme a queste cose anche che quella sera al bivio che si va… che si viene dagli Scopeti da Firenze e che si viene da Chiesanova, diciamo.. non so se lei conosce la zona…
P.M.: Con la via di Faltignano.
L.N.: Non so come la si chiama.
P.M.: Va bene.
L.N.: Viene fuori che a questo incrocio, mentre io torno…
P.M.: Quella domenica.
L.N.: Quella domenica, vedo Pacciani a quest’incrocio c’è un vis a vis, vedo Pacciani. Allora dico: Bah Pacciani è andato, non mi ricordo come la chiamavano la Sperduto
P.M.: Che abitava lì la Sperduto?
L.N.: La Sperduto abitava da quest’incrocio ora non so se abitava allora, nell’85, quand’è? Abitava a 7/800 metri da quest’incrocio. Dissi, Pietro…
P.M.: Pensò lei…
L.N.: Pensai, pensai, io trovo lei, trovo lui, Pietro è andato a mangiare la pizza a coso, o Pietro è andato a… Pensai Pietro è andato da questa… la chiamavan Pririlla, Tririzza…
P.M.: Perché lei sapeva che ci andava, scusi? Come mai?
L.N.: Si, si sapevo che ci andava perché me lo raccontava i’ Vanni.
P.M.: Glielo raccontava?
L.N.: Il Vanni.
P.M.: Il postino Vanni. Quindi lei pensò: Va be’ il Pacciani sarà andato dalla Sperduto.
L.N.: Sarà andato dalla Sperduto, che vuole che io nell’85… io prendo, passo Spedaletto, sorpasso la macchina.
P.M.: Lo vide bene? E in che modo lo vede?
L.N.: Mhmm attenzione, facciamo una distinzione chiara, personalmente io… non confondiamo… dottor Canessa non confondiamo… personalmente io, io personale Nesi Lorenzo son convinto che era Pacciani Pietro.
P.M.: Come mai ne è convinto?
L.N.: Allora, mi scusi, perché non l’ho detto nell’udienza del… Non l’ho detto perché ero sicuro per un tribunale, per me personale sicuro al massimo, però per un tribunale gli davo un 20 o anche 30% di scarto perché in un tribunale va detto cose vere, precise, inequivocabili. Quando è venuta in me la cosa che ha fatto scattare un 10% o anche un 20% in più? Quando Pacciani Pietro il 22… 21… quando son venuto qui non mi ha riconosciuto, Pacciani Pietro non mi ha riconosciuto perché credeva che gli dicessi questa cosa, perché Pacciani Pietro a me mi conosce bene, gli si può domandare se mi conosce.
Pietro Pacciani: Va ‘ia buffone! Buffone!
Presidente: Allontanatelo. Allontanatelo dall’aula immediatamente.
L.N.: Pietro di buffone non lo voglio.
Presidente: Fuori, gli atti al Pubblico Ministero per questo ennesimo oltraggio.
P.M.: Si Presidente.
Presidente: No, no lei va fuori, Pacciani ora lei va fuori, glielo avevo già detto e adesso basta.
A.B.: Presidente chiedo scusa, ha ragione anche lei…
Presidente: Certamente è la quarta volta che oltraggia i testi.
A.B.: Lui sta zitto ma mi scusi…
P.M.: E’ la quarta volta che oltraggia i testi.
A.B.: Ma capisce, oltraggia una persona che gli dice che lui può esse’ l’assassino, ha diritto di difendersi.
P.M.: Avvocato ma non gli dice “buffone”! Non ha diritto di oltraggiare.
A.B.: Ma si! Io non voglio dire che ha fatto bene…
Presidente: In ogni caso questo è un provvedimento di competenza mia, siccome l’avevo già ammonito…
A.B.: Certamente signor Presidente.
Presidente: Adesso sene sta un po’ lì, non abbia paura lo farò rientrare poi.
A.B.: No perché io volevo che lui stesse a sentire quello che dice questo signore, è molto importante per lui…
L.N.: Si, si ma…
Presidente: Se il buongiorno si vede dal mattino avvocato…
L.N.: Per me Pacciani può benissimo stare basta che non mi offenda perché io non lo offendo.
A.B.: Eh no, certamente, siccome non gli sta facendo proprio nulla a lui…
Presidente: Pacciani è fuori, è meglio per tutti, lo faremo rientrare, non ora più in là, nel frattempo vada avanti per favore.
L.N.: Allora… gliel’ho già spiegato…
Presidente: Ci stava spiegando come mai…
L.N.: Come mai, cioè… Pacciani, ripensando dopo, perché non mi riconosce? Perché Pacciani ne… ne… ne… in questo incrocio che io vidi Pacciani… vidi Pacciani così, nel 1985… ’84…
P.M.: Ma aveva una macchina? Aveva qualcosa?
L.N.: Si, si erano in macchina e erano due. Erano due. Che erano due sono sicuro.
Presidente: Vediamo di finire questo ragionamento perché…
P.M.: Bene.
Presidente: Ecco, quindi lei dice…
L.N.: Era una cosa, signor Presidente…
Presidente: Non mi ha riconosciuto… ha fatto finta di non riconoscerla…
L.N.: Ha fatto finta perché il Pacciani non mi può non riconoscere perché…
P.M.: Perché non può riconoscerla? Perché lei è uguale ad allora?
L.N.: Perché non mi può riconoscere, perché io se fosse stato 10 anni fa o 20 anni fa magro e oggi fosse diventato grasso non mi poteva riconoscere, se avessi avuto i capelli e oggi son calvo non mi poteva riconoscere ma io…
P.M.: Ma vi vedeste bene a quest’incrocio perché eravate quasi fermi?
A.B.: No Presidente non accetto… Non ammetto queste domande!
Presidente: Avvocato lasciamolo…
P.M.: Ma non le ammetta!
A.B.: No Presidente queste domande non le ammetto.
Presidente: Perché no avvocato?
A.B.: No “perché eravate quasi fermi” e dice o si o no!
Presidente: Avvocato…
A.B.: No Presidente.
Presidente: Io vorrei… io vorrei…
A.B.: Stiamo zitti tutti.
Presidente: Per il momento che non si ponga nessuna domanda, vogliamo far raccontare al teste tutto quello che sa? E poi dopo cominciamo con le precisazioni.
P.M.: Benissimo.
Presidente: Senza fare domande suggestive, va bene?
P.M.: Benissimo Presidente.
Presidente: Ecco, prego.
L.N.: Chiaramente ogni poco si perde il filo…
Presidente: Lei racconti tutto, poi le domande…
L.N.: Teoricamente io gliel’ho già detto. La molla che ha fatto scattare questa mia seconda testimonianza e mi creda in tutta onestà, in tutta sincerità… è… è… dico, Pacciani non mi riconosce perché lui quando m’ha visto salire quei tre scalini lì gli ha detto: Questo mi dice che m’ha visto agli Scopeti. E io questo non lo dicevo…
Presidente: Questo lo ha pensato lei.
L.N.: L’ho pensato io si, si, si, si, ah per l’amor di Dio! L’ho pensato io. L’ho pensato io. Non mi riconosce perché lui sa che lui m’ha visto al bivio degli Scopeti, che dopo era… sia chiaro, era a un chilometro di dove son stati ammazzati i francesi, cioè unn’era… io unn’ho mica visto… e metta in questa cosa uno scarto a oggi del 10% come tribunale, come… perché se Pacciani gli avesse avuto la 500 era inconfondibile, non c’era possibilità di sbagliarlo. Perché non c’era possibilità di sbagliarlo? Perché Pacciani nella 500… un omone grosso…
Presidente: La riempiva tutta.
L.N.: La riempiva… gli aveva… gnene può domandare… gli aveva uno sterzino di questi tipo corsa che … no in senso dispregiativo, Dio me ne guardi, sembrava di questi fumetti, queste… di questi omini grossi che son su quelle macchinine piccole che guidano, Pacciani nella 500 gliel’avrei dato…
Presidente: Invece quella sera?
L.N.: Eh?
Presidente: Invece quella sera? Perché non ci ha ancora detto, scusate se… Non ci ha ancora detto come lo vide.
L.N.: Come come lo vidi?
Presidente: Era a piedi? In macchina?
L.N.: No in macchina.
Presidente: In macchina.
L.N.: In macchina. Ora la macchina nuova di Pacciani, in questa Ford io… Al tempo l’avevo vista meno della 500 sicchè… ho questi dubbi per un tribunale, ho questi dubbi però per me era Pacciani.
P.M.: Ma che macchina era?
L.N.: Era una Ford Fiesta.

mercoledì 28 settembre 2011

Gino Bruni - Deposizione dell' 8 giugno 1994 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte.

Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Chiedo scusa signor Cairoli? Ecco, senta signor Cairoli lei poc’anzi mi pare che abbia detto, non so se sbaglio, che nell’occasione in cui avrebbe sentito questa conversazione c’era un’altra persona che lei non si sa come mai… va be’ non se la ricorda, non sa chi era e non era… com’era questa persona che parlava con questo signore? Com’era? Giovane, vecchio, anziano…
G.C.: Non glielo so dire assolutamente…
A.B.: Ah quindi non si ricorda né che era giovane, né che era vecchio, né che aveva la barba, né che era…
G.C.: No.
A.B.: Perché tutti qua ricordano tutto eccetera, lei non si ricorda questo dato?
G.C.: No perché non è che ho fatto molto caso a quello.
A.B.: Ah, ha fatto caso invece alla pistola…
G.C.: Beh insomma non era…
A.B.: Siamo d’accordo.
G.C.: …circa venti minuti, non so… dieci/quindici…
A.B.: E lei per venti minuti non si ricorda neppure le fattezze di questa persona? Mi consenta di avere qualche perplessità?
G.C.: Perfetto.
A.B.: Tutti ce l’hanno, posso averla anch’io?
G.C.: Si, si…
A.B.: Grazie. Allora senta…
Presidente: Avvocato il teste falso è colui che ricorda alla perfezione tutto.
A.B.: Presidente allora il teste falso è anche quello che dice io questo non l’ho detto, è teste falso perché dice di non averlo detto…
Presidente: Chi dice una cosa avvocato che è talmente riscontrata…
A.B.: Sono dei punti di vista, mi perdoni.
Presidente: No avvocato non sono punti di vista questi sono fatti e il fatto è che lui gli era stata ritirata quella pistola dai Carabinieri…
P.M.: E dice di non averlo detto a nessuno, l’ha detto oggi, dice: Non l’ho detto a nessuno.
Presidente: Sul resto possiamo discutere.
A.B.: Certo Presidente.
Presidente: E si può discutere ma su questo no.
A.B.: Mi consente la Corte di fare un’altra domanda?
Presidente: Prego.
A.B.: Grazie. Senta signor Cairoli lei ha detto poc’anzi, mi pare che abbia detto così, che nell’occasione avrebbe sentito questo signore perché parlava con quest’altro di cui lei, nonostante venti minuti l’avesse visto, non ricorda nulla né se era alto, basso, eccetera, mi perdoni, che gli era stato appena ritirata la pistola…
G.C.: Non ho detto appena.
A.B.: Non ha detto appena, ha detto app… Io ho capito… Lei ha detto app..
G.C.: Gli era stata ritirata la pistola ma non è che ho approfondito quando, come, perché.
A.B.: Ecco, va bene, allora…
G.C.: Non mi interessava.
A.B.: Siccome ho sentito app… io mi sono attaccato… non è Ascoli Piceno… senta allora, mi scusi tanto, lei dopo quella sua venuta qui a Fi… a Firenze e la sua dichiarazione alla Corte di Assise, lei si è dato da fare mi pare no? Con la SAM per andare a parlare con il signor Bruni o no?
G.C.: Come dato da fare? In che senso?
A.B.: No, è stato portato, trasportato…
G.C.: No, no…
A.B.: Mi spieghi che cosa è successo, lei si è visto altre volte col signor Bruni?
G.C.: Se ho visto?
A.B.: Si è visto in questi giorni col signor Bruni?
G.C.: Il signor Bruni l’ho visto a casa sua, si.
A.B.: Ecco, mi spieghi perché è andato a casa sua.
G.C.: Perché uscendo dalla… scusi… dalla… mi sembra dal giudice, il signor giudice ha detto…
A.B.: Da quale giudice?
G.C.: Dal dottor…
A.B.: Canessa?
P.M.: Il P.M.
G.C.: Canessa.
A.B.: Il P.M.
G.C.: Ci presentò tre persone che andavano, mi sembra che andavano a fare un’intervista a questo Bruni…
P.M.: Non un’intervista…
G.C.: Non un’intervista…
A.B.: Un’intervista, va be’ chiamiamola intervista.
G.C.: Un interrogatorio, ecco.
A.B.: E allora?
G.C.: E siccome era sulla strada…
Presidente: Agenti di Polizia.
G.C.: Non lo so, erano tre persone… agenti di Polizia… poi… nel vederle non potevo sapere che fossero agenti di Polizia…
A.B.: E allora?
G.C.: E allora ha detto: Siccome sono sulla strada posso accompagnare io perché so dov’è. Poi siamo andati…
A.B.: C’era anche sua moglie? La signora?
G.C.: Si, si.
A.B.: E allora?
G.C.: Niente siamo andati in casa sua e li hanno accolti non tanto bene queste persone qui, poi siamo entrati…
A.B.: Li hanno accolti perché? Cosa hanno detto? Scusi, per capire…
G.C.: Perché li avevano scambiati per giornalisti, perché venti giorni prima, dopo ci han detto che erano arrivati i giornalisti e cominciarono ad importunare questa famiglia.
A.B.: E quindi dopo si sono…
G.C.: Dopo si son presentati e niente hanno fatto delle domande e mi pare che il signor Gino Bruni negasse tutto…
A.B.: Negasse tutto.
G.C.: E a quel punto i tre signori hanno detto: Andiamo via che tanto non serve più, ormai continua a negare, andiamo via.
A.B.: Ecco senta in quell’occasione c’era anche lei presente con questi signori?
G.C.: Si c’ero presente.
A.B.: C’era anche la sua signora?
G.C.: Si.
A.B.: Quindi anche lei diceva al signor Bruni… contestava al signor Bruni…
G.C.: No, io, io non ho mai detto niente.
A.B.: E che ci sta a fare?
P.M.: L’ha spiegato, li ha portati.
G.C.: Li ho portati, poi ho visto che…
A.B.: Non capisco anche la signora che ci stava a fare, li portava solo lei?
G.C.: Li avevo accompagnati, non è che…
A.B.: Ma la signora…
G.C.: Non vedevo niente di speciale…
A.B.: E quanto tempo ci sono stati là?
G.C.: Non tanto.
A.B.: Cioè quanto? Cinque minuti? Dieci?
G.C.: Un dieci minuti, si.
A.B.: Solo dieci minuti?
G.C.: Grosso modo si.
A.B.: Forse un’ora o no?
G.C.: Un’ora? No.
Presidente: Un’ora lo dice lui.
G.C.: No, no, no assolutamente.
A.B.: Va bene, cinque minuti.
G.C.: Non dica cinque minuti per sfottò, saranno stati dieci, quindici minuti non…
A.B.: Guardi io non sfotto nessuno, qua c’è uno che rischia tanto, capisce?
G.C.: Ho capito ma io…
Presidente: Avvocato… Comunque la circostanza è…
A.B.: Si, siamo d’accordo.
Presidente: Altre domande signori nell’ambito del confronto? Possiamo licenziare…
A.B.: Si si può licenziare tutto.
P.M.: Chiedo la trasmissione degli atti del confronto Presidente.
Presidente: Può andare anche il Bruni naturalmente.
P.M.: Senz’altro.
A.P.: Per la domanda che facevo prima?
Presidente: Ah scusi.
A.P.: Se lei ritiene di poterla ammettere e cioè se a seguito di quelle lesioni riportate nella colluttazione con Pacciani il signor Bruni fece richiesta di pensione di invalidità adducendo che si era procurato quelle lesioni durante il servizio di guardiacaccia o comunque durante il suo lavoro.
Presidente: Non posso porre questa domanda avvocato, capito? Sarebbe un reato prescritto ma insomma… Dovrebbe confessare un reato pur se prescritto.
A.B.: Ecco c’è un articolo… 83..84…
Presidente: Dunque possiamo licenziare il Bruni o no?
P.M.: Senz’altro Presidente. Vada signor Bruni, vada. Lo accompagna per piacere? Naturalmente la Corte dispone la trasmissione di copia del verbale al Pubblico Ministero. Vogliamo andare avanti?
P.M.: Presidente due minuti per organizzare, per vedere quali testi sono venuti perché ho qualche certificato anche stamani.
A.B.: Anche per calmarci un pochino…
Presidente: Cinque minuti.
P.M.: La camomilla!
Presidente: Dieci minuti di sospensione.
(PAUSA)
 Presidente: Dei famosi verbali della Manni Angiolina ci occorrerebbe che lei ci desse gli atti in suo possesso relativamente ai fatti del ’70.
P.M.: Ho gli atti del procedimento come inizia, cioè gli atti del P.M.
Presidente: Quelli che lei ha.
P.M.: Si senz’altro.
Presidente: Solo in visione ovviamente a soli questi fini…
A.B.: Presidente potrei fare un’istanza? Mi permetto di chiedere… in ordine all’ultimo confronto che vi è stato.
Presidente: Si, scusi avvocato che concludiamo questo…
A.B.: Certo.
Presidente: Era già qualche tempo che glielo volevamo dire e invece…
P.M.: Si è un procedimento che era pendente davanti al Pretore di Borgo San Lorenzo, qua c’è tutto.
Presidente: Va bene, gli atti in suo possesso a questi soli fini e unicamente in visione ovviamente. Prego avvocato Bevacqua.
A.B.: Grazie signor Presidente, le chiedo scusa, subito dopo la… durante l’interruzione di questa udienza il signor Assenti Mauro, residente in Dicomano, Viale don Bosco, n.10, nipote acquistato del signor Bruni, mi ha riferito alla presenza di tante persone che in realtà la durata di quel colloquio è stata di oltre un’ora/un’ora e mezza, questo se eventualmente la Corte lo volesse sentire, non so se sia ancora qui…
P.M.: Potremmo sentire Presidente chi l’ha fatto questo colloquio? Sono tanti…
A.B.: Non ho finito, non ho finito, chiedo scusa signor Pubblico Ministero.
Presidente: Sentiamo, sentiamo, facciamo parlare l’avvocato Bevacqua.
A.B.: Mi perdoni.
P.M.: Prego.
A.B.: Poi lei faccia correttamente tutto quello che lei deve dire; questa è una prima circostanza che può avere un valore o non avere un valore. Mi diceva anche che questo signor Bruni è affetto di un grossissimo male…
Presidente: Questo purtroppo lo sappiamo.
A.B.: Poi un’altra circostanza che io chiedevo alla corte di verificare è questa, chiedevo, chiedo alla Corte, in ordine a questa deposizione Cairoli-Consigli, sembrerebbe che i signori Cairoli e Consigli, anzi questo è certo, avrebbero reso una dichiarazione al Pubblico Ministero il giorno 27 maggio 1994, questi signori mi pare che sono stati sentiti dalla Corte eccellentissima esattamente il primo di giugno, se non sbaglio, che si può verificare?
Presidente: Si può verificare avvocato. Primo di giugno, si.
A.B.: Ecco quindi sono stati sentiti il primo di giugno, il due di giugno sarebbe stato sentito spontaneamente recatosi dai Carabinieri il signor Bruni…
P.M.: 2 giugno era domenica se non sbaglio…
A.B.: 2 giugno.
P.M.: Ah, chiedo scusa, si, si era festivo.
A.B.: Sembrerebbe…
Presidente: 2 giugno era giovedì.
P.M.: Giovedì.
A.B.: Grazie Presidente, sembrerebbe che prima quindi che questi signori fossero stati sentiti dalla Corte si sarebbero recati, ecco volevo sapere questo, presso il signor Bruni, perché così dice il signor Bruni, con i signori della SAM e questi due signori, prima ancora che questi signori dovessero essere interrogati dalla Corte; io volevo che la Corte accertasse questa circostanza e perché questi signori Consigli e Cairoli si son recati prima di essere sentiti dalla Corte con i signori della SAM dal signor Bruni. Se è vero, io questo volevo innanzitutto accertare…
Presidente: Se non ricordo male ciò che ha detto il Cairoli, lui ha detto che dopo essere stato interrogato dalla Corte…
A.B.: Però Presidente dopo quando? Il signor Bruni mi dice… Il signor Bruni dice…
Presidente: E’stato… dunque…
A.B.: io mi sono recato…
Presidente: Sono stati sentiti quando?
A.B.: Il signor Bruni dice davanti ai Carabinieri, ce l’ha detto oggi, lui si reca davanti ai Carabinieri il 2 di giugno, il 2 di giugno… dice che si reca dai Carabinieri dopo che presso di lui si sono recati tre persone della Polizia giudiziaria + Consigli e il signor… la signora… e il signor Cairoli.
Presidente: Dunque allora Consigli e Cairoli sono stati sentiti il primo di giugno, nella mattina…
A.B.: Ohooo…
Presidente: Secondo quello che ha detto, mi pare di aver capito, il Cairoli, dopo essere stato sentito dalla Corte lui avrebbe accompagnato questi tizi eccetera..
A.B.: Quindi… ecco bisognerebbe accertare se dopo significa la sera stessa o, signor Presidente, come dice il Bruni: qualche giorno prima sono venuti da me questi signori della SAM con i due, cioè prima che questi signori erano stati sentiti… sarebbero stati sentiti dalla Corte di Assise.
Presidente: Lui dice poi di averli accompagnati eh naturalmente…
A.B.: Presidente, il Bruni ha detto che c’era la signora che gli diceva: Digli della pistola! Non me lo sono inventato io, quindi ecco, volevo capire perché, quindi le circostanze vorrei che fossero verificate se la Corte lo ritiene opportuno…
P.M.: Presidente chiedo di poter dire qualcosa.
A.B.: E’ questa: Uno – se questi signori sono stati per oltre un’ora o un’ora e mezza e non i cinque o dieci minuti presso la casa del signor Bruni e quando questo fatto si sia verificato tenendo presente che i due, il signor Bruni rende dichiarazioni cosiddette spontanee ai Carabinieri è il primo giugno…
Presidente: (fuori microfono) Questa è una circostanza che non ho chiara nemmeno io.
A.B.: …i signori vengono sentiti…
P.M.: Se mi consentono Presidente… Presidente mi scusi… mi scusi Presidente…
Presidente: Prego.
P.M.: Se mi consentono forse si può…
Presidente: Comunque possiamo chiarire facilmente.
P.M.: Ecco, non solo, se permettono io chiarirei l’andamento di come sono andati i fatti, lo conosco e poi invito la Corte a fare le verifiche se le ritiene opportune. Un certo giorno, che ora non ricordo ma comunque è lì il verbale, questi signori si presentano in Procura, quindi siamo ben lontani dal pensare se saranno poi ammessi dalla Corte, bene questo è l’ottica, questi signori dicono una certa cosa, il signor Bruni non è identificato, viene incaricata la Polizia Giudiziaria dal sottoscritto, di identificare questo signor Bruni e di verificare alcune delle circostanze che vengono dette, quella più importante in quel momento è quella relativa al possesso di quel Bruni o di un certo Bruni la cui pistola sia stata o meno controllata. Quel giorno lì viene incaricata la Polizia giudiziaria di questo e mi risulta, perché lo so, che lo stesso giorno che sono stati sentiti, si sono presentati, la Polizia Giudiziaria la stessa sera ha svolto questa attività che penso, anzi senz’altro, l’ha svolta per identificarlo con la collaborazione di quei signori. Quindi per chiarezza e sentiremo… io li inviterò come testi… gli agenti della Polizia giudiziaria che hanno fatto questo accertamento alfine della verifica se esiste un Bruni, se quei signori hanno detto qualcosa che può interessare per la Corte perché prima che il P.M. possa chiedere alla Corte l’ammissione di un teste bisogna vedere se la cosa interessa, questa attività fu fatta lo stesso giorno in cui si sono presentati dal sottoscritto, che sia durata un’ora o cinque minuti il sottoscritto non lo sa. Quando al rientro, il giorno successivo mi sembra c’era una domenica, io ho verificato che le persone potevano dire quel che dicevano aveva un riscontro nell’esistenza di una persona fisica che effettivamente aveva una pistola di quel tipo che era stata controllata, ho chiesto io alla Corte l’ammissione di quei testi ed ecco quindi spiegato tutto il mistero aldilà della durata di un’ora o di cinque minuti. La Corte ha ammesso quei testi quindi sono venuti dopo che loro testi hanno indicato alla Polizia chi era questo Bruni e dove abitava, abbiamo appreso oggi che ci sono andati a casa insieme. Io sapevo un racconto simile dalla Polizia ma era un racconto che io volevo che fosse fatto davanti a loro, quindi come data, la data in cui sono avvenuti tutti questi fatti è la data di quel verbale del P.M.. I Testi hanno deposto davanti a loro dopo che io ho offerto a loro Corte il motivo per sentirli, finché non avevo la possibilità di dire era un argomento che a loro poteva interessare e che un Bruni, teste derelato, esisteva io non ne ho chiesta la citazione, nel tutto mi sembra siano passate 48 ore o il tempo… il lunedì, dopodiché loro sanno cos’è successo.
A.B.: Ecco quindi un dato, almeno cronologico, di scienza del signor Pubblico Ministero che lo stesso 27, giorno in cui alle ore 16:00…
P.M.: Per i fini che abbiamo detto è così.
A.B.: 27 maggio alle 16:30 questi signori si presentano… volevo sapere questo… alle 16:30 dal Pubblico Ministero… 5/10 minuti, mezz’ora forse di più…
P.M.: Due ore, tre ore non lo so.
A.B.: La stessa notte questi signori, così dice il Pubblico Ministero, si sarebbero recati…
P.M.: Perché notte? Perché la dobbiamo far diventare notte?
A.B.: L’ha detto lei il 27…
P.M.: La sera. Io ho parlato di sera…
A.B.: La sera.p
P.M.: E’ un orario… ma c’è un orario!
Presidente: Non litighiamo sulle parole, la sera.
A.B.: Sabato sera è subito sera…
P.M.: Bene, spero di aver chiarito e che non c’è necessità di accertamento. I signori della SAM saranno da me sentiti…
Presidente: Venerdì 27 maggio.
A.B.: Non era sabato?
P.M.: Se non sbaglio il lunedì, il lunedì io ne ho chiesto l’ammissione.
Presidente: Si questo lo possiamo verificare.
A.B.: C’era un grosso poeta siculo che diceva…
P.M.: Quindi come loro vedono è tutto lì, faccio presente il motivo per cui i signori, a mio giudizio perché poi la SAM ha fatto… la Polizia ha fatto una sua scelta nel farsi portare per fare prima, il signor Cairoli e la signora Consigli fecero presente e è scritto nel verbale che io ho fornito loro che a loro conoscenza c’era una circostanza che il teste, il signor Bruni, era in gravi condizioni di salute, spiegarono in quel verbale che tipo di conoscenza era a loro nota circa questo stato di salute e fecero presente della necessità che forse era bene non aspettare troppo, è l’ nel verbale.
A.B.: Si certo ma io volevo…
P.M.: Poi il signor Bruni ha ritenuto opportuno andare lui dai Carabinieri, ha detto che poteva venire, è venuto…
A.B.: Questo lo sappiamo.
P.M.: Quindi questo è lo svolgimento lineare dei fatti, possono essere sentiti anche subito coloro che sono andati così ci togliamo il dubbio se è importante per me… non credo proprio che abbia alcuna rilevanza.
Presidente: Avvocato Bevacqua.
A.B.: Scusi signor Presidente, aldilà della linearità o delle curve che ci sono per arrivare a Dicomano e quindi di notte, di sera, io volevo sapere signor Presidente e il Pubblico Ministero me ne da atto che questi signori che erano stati sentiti dal signor Pubblico Ministero…
P.M.: Si erano presentati.
A.B.: O si erano presentati, per carità, sono…
P.M.: Ma è diverso.
A.B.: Ma lei li ha sentiti prima si…
Presidente: Va bene, va bene…
P.M.: Se si presentano che devo fa? Gli chiudo la porta?
A.B.: No…
P.M.: E allora? Dov’è il problema?
A.B.: Che si erano presentati e poi sentiti dal signor Pubblico Ministero dopo la sera stessa evidentemente si sono recati, loro, con i signori della SAM, sono stati un’ora, due ore, un quarto d’ora…
P.M.: Abbiamo spiegato perché.
A.B.: Siamo d’accordo, si sono recati la sera stessa presso il signor Bruni, cioè questo accadeva il 27…
P.M.: Come poteva il P.M….
A.B.: Il 27, potevano andare senza questi, la SAM e basta.
P.M.: Come faceva la Polizia a sapere chi era questo Bruni se non davano…
Presidente: Va bene, signori va bene, la cronologia è questa, va bene?
A.B.: Perché la Corte lo sappia, lo so anch’io, ora finalmente…
Presidente: Lo sappiamo tutti..
A.B.: Grazie Presidente.
P.M.: Se è un problema lo sappiamo…
A.B.: E poi c’è in quella circostanza, riferita a me così davanti a tantissime persone, che questa durata, la durata di questo colloquio con il signor Bruni è stata superiore certamente ad un’ora, le dirò ancora che è stata sentita, voce riferita, addirittura signor Presidente, circa l’attendibilità delle persone più per bene di questo mondo, che la moglie o la convivente del signor Cairoli avrebbe detto al marito: “Ma non sono stati cinque minuti”, mentre usciva da là ma è stato oltre un’ora. Questo se la Corte vuole accertare…
P.M.: Se è questo il succo della deposizione del Bruni io non ho nessun problema.
A.B.: Non è il succo della deposizione, il Bruni non ricorda venti minuti, io ho una persona con la quale parlo per venti minuti mi ricordo i baffi, le sopracciglia, mi ricordo tutto, basta!
P.M.: Se è il problema della durata io…
A.B.: No
P.M.: …chiedo che venga
A.B.: Non è della durata! Lei è troppo intelligente per…
P.M.: …che questo nipote che dovrebbe dire su questa ora, chiedo che venga sentito subito perché… se questo è rilevante… io…
A.B.: Non è rilevante.
P.M.: Non so cosa fare Presidente, di una deposizione come questa l’importante è che ha parlato per un’ora…
A.B.: Ed è importante…
P.M.: E’ ironia, comunque sentiamolo subito.
Presidente: Va bene, se siete, se non avete nulla in contrario…
P.M.: Per carità! Allora chiedo di sentire tutti quelli della SAM per sapere quanto ci sono stati, scusi Presidente… Sentiamo insieme.
Presidente: Se dobbiamo sentire sentiamo tutti.
A.B.: Non ci sono problemi.
P.M.: Non serve assolutamente sapere quanto è durato comunque siccome ci sono anche quelli che ci sono andati sentiamo la signora Consigli, perché abbiamo sentito solo il signor Cairoli, sentiamo questo nipote e tutti quelli della SAM, non vedo… secondo me è assolutamente… Chiedo scusa Presidente io ho numerosi testi citati per oggi, alcuni si sentono male e sono qua, non ho nessun problema per fare la prova che il difensore richiede, per me è assolutamente ultronea perché è su una circostanza, sulla durata, che credo di aver chiarito, allora chiedo di sentire prima i nostri testi poi per la volta che concorderemo facciamo venire tutti questi signori e li sentiremo sull’orario.
A.B.: O li si sentono subito questi o non li si sentono più, mi scusi Presidente, io rinuncio alla… o si sentono immediatamente, così non hanno modo di parlare tra di loro, mi scusi, non mi fido di nessuno, abbia pazienza, non di lei, lei fa il suo dovere come cerco di fare io.
Presidente: A parte la scarsa rilevanza…
A.B.: Siamo d’accordo, allora niente Presidente.
Presidente: Però se volete… ma siccome ci sono testi già citati per oggi, come giustamente mi ricorda il consigliere…
A.B.: Presidente allora rinunzio…
P.M.: Rinunzio anch’io.
A.B.: Come si dice a Satana, nei battesimi si rinunzia…
P.M.: Abbiamo rinunciato.

martedì 27 settembre 2011

Gino Bruni - Deposizione dell' 8 giugno 1994 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.

Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
A.F.: Può chiedere signor Presidente anche se non è diretta perché non so se mi sente bene il signor Bruni…
Presidente: Ci penso io avvocato, faccio il Cireneo da un’ora o due, quant’è non lo so.
A.F.: Può chiedere se si ricorda di un certo Generino.
Presidente: Si ricorda, chiede l’avvocato, di un certo Generino? Generino… Il tale si chiamava Generino.
G.B.: Si.
Presidente: Si, se ne ricorda.
A.F.: Ecco, conosceva anche le figlie di Generino?
Presidente: Conosceva anche le figliole di questo Generino?
G.B.: Si aveva 4 o 5 figliole.
Presidente: Dice di si.
A.F.: Ecco, Generino…
Presidente: Quante erano queste figlie?
G.B.: Eh?
Presidente: Quante erano queste figlie?
G.B.: Erano 5 o 6.
Presidente: 5 o 6.
A.F.: Erano belle queste figlie di Generino?
P.M.: No, scusate fatemi capire se serve io sto zitto…
A.F.: Ma se serve lei me lo dice dopo, non me lo può dire prima.
P.M.: Le figlie belle di Generino Presidente…
A.F.: Io ho chiesto se erano belle e a lui piacessero le figlie di Generino, ho chiesto questo.
Presidente: Allora faccia la domanda, faccia la domanda perché questa…
A.F.: Le piacevano le figlie di Generino a lei? Può dirmi di no o dirmi di si. Se le piacevano le figlie di Generino.
Presidente: Non l’ammetto avvocato.
A.F.: Benissimo allora un’altra domanda, lei è stato mai in un fossato, vicino alla casa di Pacciani mentre la moglie, Manni Angiolina, stava a lavare?
Presidente: Avvocato mi faccia capire…
P.M.: Se la cosa…
Presidente: Cos’è Boccaccio ’94? Non lo so.
A.F.: Ecco, Boccaccio ’94.
Presidente: Spieghi meglio le circostanze.
A.F.: Ecco allora signor Bruni lei
Presidente: Ci dica l’episodio e noi…
P.M.: Cosa avviene in quest’episodio?
A.F.: L’episodio è semplicissimo e avviene tutto, dunque… ed è il secondo episodio, lei…
P.M.: Secondo…
A.F.: Lei è stato mai con la Manni Angiolina nel fossato mentre stava a lavare i panni?
Presidente: Quindi lì c’era una specie di torrentello…
A.F.: Si dove andava a lavare i panni l’Angiolina…
Presidente: Domanda l’avvocato: la Manni Angiolina andava a lavare i panni in un torrentello che passava lì sotto…
G.B.: Chi l’è?
Presidente: La Manni Angiolina… la Angiolina, la moglie del Pacciani.
G.B.: Si.
Presidente: Andava… Facciamogliela per gradi avvocato. Andava a lavare i panni in un torrentello lì vicino… Lo ricorda lei?
G.B.: Mai vista io, mai.
Presidente: Dice non l’ha mai vista, questo gli dico io…
A.F.: Non ha mai visto l’Angiolina…
Presidente: Mai vista a lavare i panni?
G.B.: Mai parlato io a lei.
A.F.: Ecco, non è per caso che il Pacciani diede a lei il colpo di pala ai reni proprio in quel fossato mentre lei aveva tolto le mutandine, strappate le mutandine alla Angiolina?
G.B.: Farso come gliè!
Presidente: L’avvocato le dice questo, lei dice di non aver mai visto la Manni Angiolina, dice lui: Ma non è mica che lei una volta, nel fossato dove questa donna lavava i panni, gli si era avvicinato strappandogli le mutandine?
G.B.: No.
Presidente: Il Pacciani avendola sorpresa in questa situazione le ha dato un colpo di pala?
G.B.: No, no, no, no, lui m’ha picchiato per via della cesta e lui voleva catturare i mi’ fagiani, ecco fatto, perché lui gli ha messo questa cesta lì che gli ha detto che c’era i fichi sotto invece non era vero niente… non era vero niente che aveva messo… l’ha fatto perché io andassi là a vedere di questi leprini e quando gli ho guardato per vedere se c’era i leprini m’ha tirato.
Presidente: Quindi non è vero che lei sarebbe stato sorpreso con la Manni in questi atteggiamenti?
G.B.: No, no, no, guardi preferirei di morire.
A.F.: Non voglio sapere più niente perché anche il fienile… volevo parlare del fienile ma lasciamo perdere… Tanto la risposta è sempre la stessa.
P.M.: Presidente insisto per il confronto.
Presidente: Si dunque allora a questo punto disponiamo… perché mi pare che a questo punto vada chiarita la circostanza della pistola, vera o presunta che sia quindi disponiamo il confronto con il Cairoli Gianpaolo.
P.M.: Che è presente Presidente.
Presidente: Lo vogliamo fare venire? Ecco qui però ci vuole un altro microfono…
P.M.: E un’altra sedia magari.
Presidente: E un’altra seggiola Romano ho l’impressione. Funziona quel microfono? Si? Filippo… Ecco ora regoliamolo, ecco signor Cairoli Gianpaolo buongiorno.
G.B.: Buongiorno.
Presidente: Si vuole accomodare lì per cortesia? Dunque, allora siamo qui con la circostanza… ce lo vuole riferire di nuovo per favore? La circostanza su cui lei ebbe già a rispondere l’altro giorno? Ce lo vuole riferire in maniera succinta la storia della pistola, le chiacchiere che erano state fatte in quella famosa occasione, da chi, ce la ripeta un’altra volta in maniera succinta ma naturalmente…
G.B.: Magari che parli forte così lui lo sente…
Presidente: Non funziona il microfono?
P.M.: Non funziona.
Presidente: E abbiamo sempre problemi… C’è un altro microfono in giro? Sennò andiamo a pigliarlo di là…
A.B.: Mi scusi signor Presidente, mi perdoni, no, mi scusi tanto, siccome c’è un articolo 212 del codice di procedura penale… mi perdoni… Il quale recita espressamente in questo modo “Il giudice richiamate le precedenti dichiarazioni ai soggetti tra i quali deve svolgersi il confronto chiede loro se le confermano o le modificano invitando ove occorra alle reciproche contestazioni”
Presidente: Va be’ avvocato…
A.B.: Se lei cortesemente gli dice: lei conferma le sue? Lui conferma le sue…
P.M.: Io chiedo che le ripeta.
A.B.: Ma io credo che sia…
P.M.: Io chiedo espressamente che le… addirittura se gliele facciamo ridire mi sembra altro che 212, lo applichiamo…
A.B.: Nooo, no…
P.M.: Lo applichiamo… come no?
Presidente: Avvocato è la stessa cosa se lei… se vogliamo perdere dell’altro tempo prendiamo le dichiarazioni e gliela rileggo…
P.M.: E gli facciamo confermare… Facciamolo dire a lui.
Presidente: Lo facciamo dire a lui che è una garanzia ulteriore.
P.M.: Lo spirito del confronto è che fra le due persone se lo dicono in faccia, questo è lo spirito del nostro codice.
Presidente: Il problema naturalmente sarà che per dirglielo in faccia bisogna che io lo ridica poi a lui.
P.M.: Proviamo, proviamo Presidente, se funziona il microfono abbiamo…
Presidente: E ora ci abbiamo questo problema di microfono non di codice di procedura. Funziona ora? No. Aspettate allora, abbiate fede. Ma perché non lo eliminiamo quel microfono?
- No e sono tutti difettosi.
Presidente: Allora sostituiamo l’intero impianto.
- Ecco, difatti.
Presidente: Proviamo quello lì, tanto siamo a spendere… Ora funziona?
– Si, si perfetto.
Presidente: Ecco allora si avvicini il più possibile al microfono, se lei potesse parlare a voce abbastanza alta che il signor Bruni la possa sentire sennò glielo ridiremmo. Allora, cosa successe quel giorno?
G.C.: Tornando a casa, come ogni giorno, passo davanti..
G.B.: Non lo sento.
Presidente: Non lo sente?
G.B.: No.
Presidente: Va be’ glielo ridi… Allora, tornando a casa
G.C.: Pass… se… da casa mia, per andare a casa mia passo sempre davanti alla sua baracca…
Presidente: Dice, un giorno tornava a casa e passava come sempre, per andare a casa sua, davanti alla baracchina che aveva lei.
G.C.: Vidi il signor Bruni che stava parlando con un’altra signora… un signore, che non mi viene in mente assolutamente chi poteva essere.
Presidente: Vide lei che stava parlando con un'altra persona che lui però non ricorda chi fosse.
G.C.: Scesi dalla macchina e mi unii a loro, come di solito facevo.
Presidente: E lui scese dalla macchina e si unì a lei e a quell’altro per fare due chiacchiere, come in genere faceva…
G.B.:
P.M.: Sta già dicendo di no, menomale.
Presidente: Questo quanto tempo fa? Vogliamo dirlo?
G.C.: Circa un anno e mezzo, due fa
Presidente: Circa un anno e mezzo/due anni fa. Prosegua, lei dica, io trasmetto poi dopo…
G.C.: Sentii che stavano parlando… siccome in quei giorni era uscito sul giornale di questo nome del signor Pacciani e stavano parlando appunto tra loro degli eventi che erano… cioè del Pacciani praticamente.
Presidente: Siccome in quei giorni, sui giornali si parlava del Pacciani il Gianpaolo dice sentì che voi ne stavate parlando di questi fatti…
G.B.: No.
Presidente: …che parlavano del Pacciani. Lui sta dicendo di no a tutta birra eh… Prego. Silenzio signori.
G.B.: La la stato l’esame delle cose che non è vero niente, ha capito Gianpaolo?
G.C.: Non avrei nessun…
G.B.: Non è vero niente.
Presidente: Non è vero niente.
G.B.: Ecco fatto.
G.C.: E stavan dicendo appunto… stavan spiegando il delitto che è successo nel ’51, cioè il signor Bruni raccontava che era amico del signor Pacciani, che lo conosceva bene…
Presidente: Stavano parlando del delitto del ’51, stavate parlando del delitto del ’51.
G.B.: Del ’51 cosa?
Presidente: Del ’51 quello commesso da Pacciani.
G.B.: Ecco anche questa io…
Presidente: E lei diceva che il Pacciani lo conosceva bene, quello sarà stato vero…
G.B.: No perché lui gli stava… io facevo la guardia ai… come posso fa a a vede’… a piglia’ i’ Pacciani…
Presidente: Continuiamo.
G.B.: Io non ci andavo mai da quelle parti là, mai. Io ol’ho conosciuto solamente quando facevo la guardia.
Presidente: Continuiamo, continuiamo.
G.C.: Diceva appunto come si era… il Pacciani gli aveva raccontato come si era svolto quel delitto e a un certo punto saltava fuori di questa pistola, diceva: E lui la spiatola ce l’ha e una calibro 22 Beretta come la mia.
Presidente: Dunque, il Pacciani gli avrebbe raccontato come si era svolto il delitto, quello commesso da lui…
G.B.: A me?
Presidente: Si.
G.B.: No.
Presidente: Lo diceva lei. Secondo il signore lei stava parlando di questo fatto che il Pacciani le avrebbe raccontato come si era svolto questo delitto com’erano andate le cose.
G.B.: Mai.
Presidente: E a un certo punto salta fuori questo discorso che il Pacciani aveva una calibro 22, una pistola Beretta calibro 22 come la sua.
G.B.: No, mai, mai detto io, mai detto e mai vista.
G.C.: E poi mi disse anche che a lui gli era appena stata ritirata la pistola per fare la prova balistica e poi…
Presidente: La pistola lei raccontava in quell’occasione, la sua, gliel’avevano ritirata per fare le prove balistiche, quelle di cui si parlava…
G.B.: Io lo dicevo?
Presidente: Lo diceva lei, si, io no di sicuro!
G.B.: Mai parlato di questa cosa, mai parlato, tutte cose…
G.C.: E ad un certo punto disse che queste prove non l’avevano fatte perché sicuramente non l’aveva denunciata. Ecco, poi…
Presidente: E lei ad un certo momento avrebbe detto: “A Pacciani queste cose, cioè di ritirargli la pistola per le prove balistiche, non l’hanno fatta perché di sicuro lui la pistola non l’ha denunziata.
G.B.: Non l’ho mai dette queste cose io. Loro lo dicono per fare del male a me.
Presidente: Per fare del male a lei?
P.M.: E che male le fanno?
Presidente: E per quale motivo? Avrebbe questo signore e l’altra signora di fare del male a lei?
P.M.: E che male le viene, non ho capito, a dire la verità?
G.B.: Non ho mai visto la pistola.
P.M.: Il signor Bruni ha paura di qualche male che…
A.B.: Facciamolo parlare!
Presidente: Silenzio, silenzio. Io le contesto che male può… Che motivo ha il Gianpaolo di fare del male a lei?
P.M.: E qual è il male? Non abbiamo capito.
Presidente: E che male?
G.B.: Se io queste cose non le so come posso fare a dire che l’ho vista?
Presidente: perché costui verrebbe qui a raccontare queste cose? Ma vede che lei non sta dicendo la verità?
A.B.: Presidente…
Presidente: Avvocato lei non dice nulla! Non m’interrompa avvocato! Per nessun motivo! Lei non sta dicendo la verità! E questo è grave! Che sia vero o che non sia vero della pistola ma lei non sta dicendo la verità! Perché non c’è nessun motivo che questo signore raccontasse una cosa specifica…
G.B.: Allora lei non crede a quello…
Presidente: … come quella… No non le credo! Lei sta mentendo! Perché una cosa specifica come quella dei Carabinieri che le ritirano la pistola questo signore non poteva saperla se non da lei!
G.B.: Io non l’ho detto a nessuno.
Presidente: Capito!
P.M.: Meglio ancora! Se non l’ha detto a nessuno il signor Cairoli…
Presidente: E allora se non l’ha detto a nessuno come lo sa costui se non l’ha saputo da lei? Lo vede che lei sta dicendo una bugia! E grossa anche!
G.B.: E grossa ma io non l’ho detto e non ho visto niente.
P.M.: Sono tutti uguali Presidente.
Presidente: No io non faccio commenti ma questo è estremamente grave!
P.M.: io si me li posso permettere.
G.B.: Non lo posso dire e non ho detto niente se lo saranno levato dalla su’ testa…
P.M.: Come fa ad essersi levato dalla sua testa della pistola se lei non l’ha raccontato a nessuno?
Presidente: Senta lei ha 85 anni, io mi rendo conto di tutto, ma si rende conto che le cose che sta dicendo proprio non stanno in piedi?
G.B.: Se io non lo so come posso fa a dire?
Presidente: E come fa costui a sapere queste cose?
G.B.: E lui…
Presidente: Se non gliele ha dette lei?
G.B.: Io non gli ho fatto niente ma perché lui mi…
P.M.: Ma che male le sta facendo? E’ questo che non si capisce. Lui dice: “Mi fanno del male”…
Presidente: perché le dovrebbe fare del male questo signore che lei stesso ha detto “bravo ragazzo” eccetera, eccetera?
G.B.: A me…
Presidente: Che motivo ha? Lo capisce? Lei non sta dicendo la verità, lei me la deve dire!
G.B.: Io non l’ho visto e non gli posso dire la verità, ecco, guardi.. io non ho visto e non ho sentito niente.
Presidente: E quindi questo se l’è sognato un giorno di dire cose così specifiche che naturalmente…
P.M.: Che non può che aver saputo da lei.
G.B.: Non glielo posso dire. Io non lo so, non ho visto niente e bell’è fatto.
Presidente: Signori questa è la situazione, guardi è sconfortante eh…
P.M.: Per quel che possa servire…
Presidente: Tra l’altro lei può danneggiare anche l’imputato perché questa potrebbe essere stata una sua vanteria, tanto per fare buon peso eh? Capito?
G.B.: ma quello che m’ha fatto a me il Pacciani cosa pensi? Che lo direi.
P.M.: L’ha detto solo ora! L’ha detto solo domenica 2 giugno alle 22:15, prima non l’ha mai detto signor Bruni. Come mai?
Presidente: Chi menta può danneggiare chiunque, compreso l’imputato.
P.M.: Lo sa perché l’ha detto? Perché noi avevamo trovato i certificati della casa Val di Sieve sennò non avrebbe detto nemmen quello.
G.B.: ma se io non ho detto niente a lui! Devo dire una cosa che non so?
Presidente: Accidenti! Si capisce chiaramente chi dice il vero e chi il falso e gliel’ho bell’è detto.
G.B.: Io…
Presidente: Avvocato mi scusi, io mi sono riscaldato, chiedo scusa, in certi momenti…
A.B.: No, Presidente, lei capisce chiaramente, io non ho capito nulla.
Presidente: Chiedo scusa.
A.B.: Ma veda io non sono maniicheo, da qui ci sta il bianco da qui ci sta il nero, io cerco di capire.
Presidente: ma anche noi avvocato.
A.B.: Io cerco di capire.
Presidente: Ho cercato anzi di vedere se…
A.B.: Io credo che un uomo di 85 anni… non voglio fare… non so per quale motivo avrebbe dovuto dire una cosa diversa dal vero, siamo d’accordo che oggi ci sono tutti quelli del GAM, il Gruppo Acchiappa Mostri, c’è molta gente…
P.M.: Non vedo cosa c’entri.
A.B.: Gruppo… ci sono quelli del GAM, Gruppo Acchiappa Mostri… C’è la SAM e la GAM.
Presidente: L’ultimo anonimo…
A.B.: Si arrivano anche a me!
Presidente: Il mostro di Firenze è Vittorio Gassman, quindi figuriamoci.
A.B.: Povero Gassman, senta Presidente…
Presidente: Quindi figuriamoci un po’…
A.B.: Certamente.
Presidente: Lo sappiamo ma qui si tratta di fatti e che costui menta è una cosa pacifica.
A.B.: Presidente io non lo so se mente però le domande…
P.M.: Mente è lampante! L’ha dimostrato lui.
A.B.: Ma questo lo dice lei! Lei non me.
P.M.: Mi scusi, mente sul fatto del ricovero in ospedale nel 1970, c’è venuto a dire lui che ha mentito.
A.B.: Che sia andato in ospedale non c’è dubbio.
P.M.: E ha mentito o no?
Presidente: Avvocato.
A.B.: ma ha mentito perché doveva, doveva…
Presidente: Signori scusate
A.B.: …evidentemente dire che non ci aveva una relazione con la Manni Angiolina!
P.M.: No, no, no.
Presidente: Lasciamo stare.
A.B.: Rientriamo nell’ambito del confronto. Il pubblico Ministero se vuol fare delle domande…
Presidente: Era proprio quello che volevo dire io.
A.B.: Grazie Presidente.
Presidente: Non riscaldiamoci più tanto…
P.M.: Per carità è già caldo.
A.P.: Avvocato Pellegrini, signor Presidente, sempre suo tramite, può chiedere al signor Bruni se a seguito si quelle lesioni riportate a causa del Pacciani, dal Pacciani, egli ebbe… fece una pratica per il riconoscimento di pensione di invalidità?
Presidente: Scusate, qui però siamo nell’ambito del confronto, poi se volete fare altre domande non ho nulla in contrario ma qui siamo nell’ambito del confronto…
A.P.: Si tratta di accertare…
Presidente: Se poi dopo vogliamo fare altre domande a lui…
A.P.: Va be’ si può anche rimandare ad un secondo momento.
Presidente: Nell’ambito del confronto se avete domande.
A.P.: Allora nell’ambito del confronto se la pistola che Bruni aveva, la sua Beretta calibro 22, gli fu realmente richiesta per le prove balistiche.
Presidente: Avvocato questo per la verità il Bruni l’ha detto e ridetto…
P.M.: E’ documentato.
A.P.: Mi pare d’aver capito che l’aveva portata, quando ha chiuso la sua attività di guardiacaccia, in caserma.
Presidente: Quello successivamente.
A.P.: Gli è stata richiesta per le prove balistiche?
Presidente: Si, lui l’ha portata in caserma e dopo un po’ gliel’hanno ridata, dopo aver espletato queste prove.
A.P.: Io questo non l’avevo sentito comunque mi fa piacere che sia confermato.
Grazie a Paolo.

lunedì 26 settembre 2011

Gino Bruni - Deposizione dell' 8 giugno 1994 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Presidente: Prego, avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Grazie signor Presidente, aldilà del dato fondamentale di questi leprini credo che risolvere il processo di 18, di 16 duplici omicidi… dico sempre 18 chissà perché… senta signor Presidente…
P.M.: 17 in realtà.
A.B.: 17 perché l’altro… l’altra vittima è lui (indicando Pacciani n.d.r.).
Presidente: Va be’ speriamo che siano 16, la vittima è lui.
P.M.: E’ il Bonini Severino per il P.M.
A.B.: Signor Presidente la domanda che volevo fare a questo signore è questa: lui ha accennato, mi pare, ad una presenza durante questo interrogatorio, va bene?
P.M.: Quale interrogatorio scusi?
A.B.: Un interrogatorio che ha reso…
P.M.: Gliel’ho dato l’interrogatorio, l’unico interrogatorio che c’è stato è lì verbalizzato.
Presidente: Vada avanti, vada avanti.
A.B.: Ha accennato ad un’improvvisa presenza di una signora durante questo interrogatorio, giusto? Non è giusto?
Presidente: Si.
A.B.: Mi pare che questo l’ha detto, la presenza di questa signora, che non era…
Presidente: La Consigli.
A.B.: La Consigli non era ufficiale di Polizia, non era di Polizia giudiziaria, non era nessuno, dove fu? Si verificò nella caserma dei Carabinieri?
Presidente: Senta, lei ha detto prima che mentre la stavano interrogando su questi fatti, la Polizia la stava interrogando, entrò la Consigli, la Cairoli insomma…
G.B.: Si.
Presidente: E le disse appunto: Te hai visto la pistola, ci ha riferito… eccetera…
G.B.: Appena l’entrò in casa… la mi fa quest’accusa.
Presidente: Un momento, dove vi trovavate mentre succedevano questi fatti? Nella caserma dei Carabinieri o dove?
G.B.: A casa mia.
Presidente: A casa sua, a Dicomano quindi.
G.B.: Si.
A.B.: Quando?
Presidente: Si ricorda quando?
G.B.: Viensero un venerdì.
Presidente: Viensero venerdì.
A.B.: Ecco signor Presidente quindi la signora Consigli venne con la Polizia Giudiziaria? Perché mi pare…
Presidente: Questa Consigli, questa Cairoli era insieme a questi agenti di Polizia?
G.B.: Si c’era Gianpaolo e c’era questa…
Presidente: C’era Gianpavolo… c’era la Cairoli, la Consigli e c’erano gli agenti.
A.B.: Ohooo, questo volevo sapere Presidente. Quindi c’era Paolo, il bello…
Presidente: Gianpaolo.
A.B.: Gianpaolo, Consigli…
G.B.: Il vice-questore…
A.B.: …più i signori della SAM o il Maresciallo anche…
Presidente: Il vicequestore chi era? Perugini?
P.M.: No, no, no per carità, non è ufficiale di Polizia Giudiziaria Perugini attualmente!
G.B.: Uno basso, non gli presi mica il nome.
Presidente: No, domando, vice-questore praticamente… Lui lo chiama vice-questore…
P.M.: Lo faremo dire…
Presidente: Vedremo chi era.
A.B.: Senta, c’era qualcuno con la barba? Altri con i capelli rossi? Qualcuno con la pipa?
P.M.: Se la cosa è influente io non mi oppongo.
A.B.: E’ influente si perché lei vuole un confronto…
P.M.: Ma il Bruni ha detto due cose diverse…
Presidente: C’erano 2 uomini e una donna.
A.B.: Ohooo, poi è venuto un altro uomo e un’altra donna, cioè Consigli e signora…
P.M.: Forse al contrario, chiediamo se non erano prima…
Presidente: Sono venuti tutti insieme cioè il Consigli… Gianpaolo, la…
G.B.: Tutti dentro, tutti insieme.
Presidente: Tutti insieme.
A.B.: Quando son venuti dentro, mi scusi Presidente, per capire un pochino perché noi siamo qua, ogni tanto arriva, piomba una nuova prova eccetera…
Presidente: Avvocato non è una nuova prova.
A.B.: No, no è giusto, no Presidente.
Presidente: Debbo dire che molte lingue sono state cucite e molto lo sono ancora ho la vaga sensazione.
P.M.: Menomale Presidente ha la mia stessa sensazione almeno lei.
Presidente: No, no, no, cucite anche a danno dell’imputato, sia ben chiaro.
P.M.: Si, si.
A.B.: Io queste cuciture… ricucitura… io… so che ci sono… si ricuciono i vestiti signor Presidente ma le lingue…
Presidente: Però guarda strano qui… allora quindi vennero tutti insieme.
G.B.: Come?
Presidente: Vennero quindi questi signori della Polizia, due uomini e una donna più il Gianpaolo e la Cairo… la Consigli.
G.B.: E la signora, appena l’entra la mi fa questa cosa…
Presidente: Abbiamo accertato almeno questo fatto.
A.B.: Quanto tempo sono stati in casa sua questi signori tutti insieme?
Presidente: Ecco, quanto tempo durò tutto questo?
G.B.: Un’ora.
Presidente: Un’ora.
A.B.: Un’ora, allora, c’era una vecchia canzone, “Un’ora sola ti vorrei” però questa volta pare non è andata bene, ecco signore…
P.M.: Chi lo sa? Questo lo lasci giudicare.
A.B.: Non lo so.
P.M.: Se non è andata bene…
Presidente: Andiamo avanti signori.
A.B.: Ecco senta, lei poi dopo questa ora di meditazione insistita…
P.M.: Nel quale non ha rilasciato nessun verbale.
A.B.: Non rilascia nessun verbale.
P.M.: Così per… Siccome si parla di un verbale!
A.B.: Non c’ero né io né lei.
Presidente: Ecco, dunque…
A.F.: Ma non abbiamo il verbale!
Presidente: Dopo questa conversazione, dopo quest’ora le fecero domande, che cosa gli fecero?
G.B.: A me mi domandavano…
A.F.: Di quello che ha fatto.
G.B.: …come… mi domandavano del fatto di Pacciani.
Presidente: Cioè? Spieghi quale fatto del Pacciani.
A.B.: Ecco, le faccia lei le domande Presidente.
Presidente: Sapete io…
G.B.: M’aveva picchiato e io dicevo…
Presidente: Di che cosa?
G.B.: In casa.
Presidente: Se l’aveva picchiato in casa, se l’aveva picchiato.
G.B.: Che m’aveva picchiato quando io sono andato… m’ha portato questa cesta… lui l’ha fatto precisamente per la cesta che gli avevo riportato via… E’!
Presidente: Quindi gli chiedevano tutte queste cose.
P.M.: Della cesta, menomale.
Presidente: L’avvocato dice: Ma dopo tutte queste domande che gli hanno fatto, gli hanno fatto firmare un verbale?
P.M.: Oppure lei volle firmare un verbale?
Presidente: Mentre l’interrogavano, parlava di queste cose, c’era qualcuno che scriveva?
G.B.: Nooo, niente, niente, no, no.
Presidente: E non le fecero firmare niente?
G.B.: Niente.
A.B.: Ecco signor Presidente la domanda non è tanto della cesta che mi interessa poco, la cesta né i leprini mi interessano molto, ecco se in quell’occasione le fu domandato espressamente, tant’è che c’era la signora… la signora, non so come si chiami, l’amica, la moglie…
P.M.: Comunque il signore e la signora.
A.B.: Chiedo scusa…
Presidente: Lasciamo parlare il difensore.
A.B.: Mi perdoni, la signora venne dentro per contestare, se lo ricorda, a questo signore, la signora…
P.M.: Chiediamo perché venne dentro non glielo dice lei.
A.B.: L’ha già detto lui, venne dentro a casa sua per contestargli che cosa?
P.M.: No per contestare lo dice lei.
Presidente: Pubblico Ministero lasciamo parlare l’avvocato.
P.M.: Allora chiediamogli cosa venne a fare.
A.B.: La signora venne dentro a dirle che cosa?
P.M.: Ohooo.
Presidente: La Consigli, la Cairoli, come la vuol chiamare lei, venne dentro a dirle che cosa? L’aveva già detto.
G.B.: M’accuso di questo… di questo pistola e io…
Presidente: L’accuso che lui aveva visto la pistola.
Presidente: L’aveva già detto.
P.M.: L’aveva già detto.
A.B.: Si certamente. Senta e allora… poi a un certo punto il signor Bruni il 2 di giugno, la festa della Repubblica, va in caserma, è vero? E rende questa dichiarazione.
Presidente: Lei poi, dice l’avvocato, il 2 di giugno andò in caserma, lei, a rendere dichiarazioni.
A.B.: Alle ore 10:15.
G.B.: Io no.
A.B.: Di sera.
Presidente: Caserma di e dove avvocato.
A.B.: Caserma stazione di Dicomano alle 10:15 di sera.
G.B.: Lei andò alla caserma dei Carabinieri a Dicomano, il 2 giugno, alle 10:00 di mattina…
A.B.: Di sera Presidente.
Presidente: Di sera, pardon.
A.B.: Le 22:00, la colpa è mia., la colpa è mia.
G.B.: Mi so’ deciso di…
Presidente: Andò la sera del 2 giugno, alle 10:00, 10 e un quarto, dai Carabinieri di Dicomano a rendere dichiarazioni.
G.B.: Si
P.M.: Spontanee vero? Si.
A.B.: E trovò il capitano Cuccuino
P.M.: Cos’ha detto scusi?
Presidente: Lui ha detto: Mi son deciso a dire la verità.
P.M.: Ha’ visto! Quindi fino a quel momento lui pensava di non averla detta.
Presidente: Beh ora…
G.B.: Quello che gli dico ora è verità sacrosanta.
Presidente: Cioè quello che disse ai Carabinieri insomma?
G.B.: Si, quello che gli ho raccontato io ai Carabinieri.
Presidente: Quello che gli ha raccontato ai Carabinieri è verità sacrosanta.
A.B.: Ecco, siccome ai Carabinieri, dopo insistite domande…
P.M.: Bah, dove son le insistite domande?
A.B.: Eh si perchè alle 10:15…
P.M.: Ma se s’è presentato spontaneamente…
Presidente: Ma volete evitare i commenti!
A.B.: Presidente ma insomma qua…
Presidente: Guardate è tardi!
A.B.: Si certamente ma…
Presidente: E si fa una gran fatica!
P.M.: Ma “insistite domande” scusi!
A.B.: Alle 10 e mezzo la sera non viene a Dicomano se non c’è qualche cosa.
P.M.: Ci sono tre domande su un verbale di due pagine perché deve dire “insistite”? Io chiedo di fornire il verbale alla Corte così capisce…
A.B.: E io questo voglio fare io.
Presidente: Andiamo avanti, andiamo avanti.
P.M.: Ci sono tre domande e dice “insistite domande”! Ora glielo diamo però non diciamo le cose non vere!
Presidente: Evitiamo i commenti, facciamo domande.
P.M.: Non sono commenti Presidente.
Presidente: Sennò non si finisce più, vi tengo fino a stasera tardi.
P.M.: E io ci sto Presidente, io faccio formale eccezione che la difesa dica che qui si sono fatte insistite domande,
A.B.: La SAM gliele ha fatte le domande?
P.M.: Siccome la Corte non è in possesso del verbale qui ci sono tre domande dopo una deposizione spontanea di una pagina e mezzo fitta…
A.B.: Ma ci sono domande di un’ora della SAM!
Presidente: Evitate i commenti, evitiamo i commenti, li farete in sede di discussione al momento opportuno.
P.M.: Benissimo, però non si può dire alla Corte cose non vere.
Presidente: Ma la Corte figuriamoci se la Corte dorme con la serva Pubblico Ministero.
P.M.: Meno male, no, no ma mi fa piacer che dorma come crede la Corte.
Presidente: Andiamo avanti.
P.M.: Però io voglio sottolineare dei fatti.
Presidente: O frigge con l’acqua.
P.M.: Faccia come crede lei Presidente.
Presidente: Quindi per favore, col caldo che fa oltretutto.
P.M.: Io faccio il mio mestiere, come mi riesce.
Presidente: Si va bene però ora lasciamolo parlare il difensore.
P.M.: Bene.
Presidente: Il difensore eviti commenti per piacere.
P.M.: Menomale
A.B.: Presidente grazie, mi scusi ma si deve un po’… Ecco… Se è vero che lui disse su domanda, non insistita… va bene? Su domanda di colui che verbalizzava, credo un Capitano, un Maresciallo e non so che cos’altro, che personalmente lui non aveva mai visto la pistola di questo signor Pacciani e “quando mi minacciò non fece mai riferimento ad arma”.
Presidente: Ecco dunque, allora lei disse ai Carabinieri che questa pistola del Pacciani che loro gli dicevano: “Tu l’hai vista”, “Hai detto che l’hai vista” eccetera, lei negò assolutamente di averla mai vista né sentito parlare?
G.B.: Non ne so niente.
Presidente: E quando lei fu minacciato, anche di morte, mai Pacciani fece riferimento a armi, in particolare a pistole.
G.B.: Me lo chiedeva a me «Posa la pistola, posa la pistola!»
Presidente: Ecco.
G.B.: «Posa la pistola»
A.B.: Pacciani glielo diceva a lui posa la pistola.
Presidente: Posa la pistola, l’ha già detto…
G.B.: Con una mano mi teneva il forcato qua…
Presidente: Frugava perchè capito, dice…
A.B.: Benissimo grazie, se vuole lo posso produrre questo documento…
G.B.: Questa è verità!
 
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