giovedì 31 marzo 2011

Marcello Fantoni - Deposizione del 30 maggio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Avvocato Colao.
Avvocato Colao: Scusi, lei ha detto che in un’occasione riparò la Fiat Cinquecento del Pacciani perché aveva i fili invertiti, quindi aveva dei disturbi all’accensione.
M.F.: Si.
A.C.: Ora questa circostanza dei fili invertiti è normale, le domando in una Cinquecento abbia i fili invertiti?
M.F.: Si, perché lui mi disse ci aveva già, come dire, provato a farla ripartire da lui, io icchè gli ha fatto unnoso. Può darsi li abbia invertiti lui, oppure io li ho trovati invertiti. Io provai anche, c’è su’ i’ verbale, provai anche a cambiargli le candele e gli chiesi se ci aveva delle candele asciutte, mi diede delle candele finite, va bene ma insomma, e non riusciva a ripartire, cioè partiva un cilindro ma non partiva regolare, allora mi accorsi che c’era dei fili invertiti, rimisi i fili a posto e la macchina ripartì.
A.C.: Scusi e non si meravigliò lei di questi fili invertiti e non glielo disse a Pacciani: Qui ci sono i fili invertiti?
M.F.: Si glielo dissi e lui mi disse s’era provato da lui a rimettila in moto.
A.C.: Lui le disse?
M.F.: Lui disse che s’era provato lui a falla ripartire.
A.C.: E quindi che lui aveva invertito i fili?
M.F.: Mah, io un c’ero a vedere! Comunque io gli ho trovati invertiti… eh… questo…
A.C.: Bene grazie.
M.F.: Prego.
Presidente: Altri avvocati di parte civile? Niente. Avvocato Bevacqua.
Avvocato Bevacqua: Senta signor Fantoni…
M.F.: Si.
A.B.: Lei ha detto che c’è scritto nel verbale, ora, pocanzi ha detto, quando l’ha letto lei? L’ultima volta il suo verbale?
M.F.: No unn’ho capito.
A.B.: Lei ha detto: questa cosa che mi sta domandando c’è scritto nel verbale. Quando l’ha letto lei l’ultima volta il verbale?
M.F.: Il verbale ch l’ho fatto io a San Casciano due o tre anni fa.
A.B.: Due o tre anni fa.
M.F.: Pressappoco. Io non…
A.B.: Lei di recente non l’ha letto lei il verbale?
M.F.: No.
A.B.: No. Bene, bene. Lei ha detto: “rammento che una volta, dopo cena…”
M.F.: Si.
A.B.: Dopo cena….
M.F.: Dopo cena.
A.B.: … a Mercatale agli inizi del paese, va bene? Dove c’era un’autofficina…
M.F.: Si.
A.B.: Ha visto questa macchina, il Pacciani le ha chiesto che aveva la Cinquecento eccetera, e quindi lei l’ha messa a posto, va bene?
M.F.: Si.
A.B.: Lei ha pure detto che non va mai a mangiare fuori, a queste…
M.F.: Infatti.
A.B.: … Feste de l’unità o altre feste però che frequenta queste feste.
M.F.: Certo.
A.B.: Ecco, ricorda se poteva essere, dato che l’officina era chiusa, dato che tutto era buio, perlomeno era chiusa l’officina, forse i negozi erano chiusi, se vi siete trovati anche se lei non ha mangiato, se vi siete trovati in occasione di una festa del genere? Perché anche a Mercatale fanno le feste de l’Unità…
M.F.: No.
A.B.: Non soltanto a Cerbaia, o no?
M.F.: Non ho capito bene, abbia pazienza.
A.B.: Ricorda se questa volta, era una volta che c’era una festa, comunque sia la festa, della Madonna, del’Unità, del Garofano, di quelle che c’erano, si ricorda che c’era una festa? La volta che lei prese, mise a punto questa Cinquecento…
M.F.: No, no quello era un giorno di lavoro.
A.B.: Era un giorno di lavoro.
M.F.: Era un giorno di lavoro, io ero a lavorare, gliel’ho detto, ero a lavorare e lo lasciò detto a mia moglie se io andavo a dargli un’occhiata per rimettila in moto. Io ero a lavorare, tornai, cenai e dopo cena chiamai lui, mi voleva fa’ salire, dice: No, io non vengo su in casa, si va subito a dargli un’occhiata…
A.B.: E questa macchina era ferma agli inizi del paese?
M.F.: Nella discesa prima di arrivare al paese, dinanzi all’officina, a un’officina meccanica.
A.B.: le disse più volte, il signor Pacciani, che aveva avuto molte noia con l’altra macchina, all’alternatore?
M.F.: No.
A.B.: Allora io le ripeto quello che disse: “il Pacciani ebbe una Ford Fiesta e mi disse che ebbe delle noie all’alternatore”, l’ha detto lei…
M.F.: Si quello me lo disse.
A.B.: Glielo disse?
M.F.: Me lo disse dopo
A.B.: Io sto dicendo se le disse il Pacciani che lui aveva avuto delle noie all’alternatore.
M.F.: Esatto.
A.B.: lei sa se il Pacciani, quando lei ha detto, ha fatto questa dichiarazione ai Carabinieri, il Pacciani lo ha fermato? Le ha contestato che lei non aveva detto la verità ai Carabinieri? Si ricorda quest’incontro?
M.F.: No, non ho capito bene.
A.B.: Si ricorda se lei dopo che fu sentito dai Carabinieri, o dal giudice, dal Pubblico Ministero e questa notizia venne fuori sul giornale, se Pacciani si incavolò, fra virgolette, contro di lei perché, secondo Pacciani, lei non aveva detto la verità? E’ vero o non è vero?
M.F.: E si sarà incazzato di certo, io…
A.B.: Io ho detto incavolato.
M.F.: Incavolato, come la vole.
(…)
M.F.: Si, lui me lo disse dopo che l’aveva fatto il guasto, che l’aveva già fatta riparare, mi disse. L’aveva portata da i’ concessionario.
A.B.: Ricorda lei a quando può risalire…
M.F.: No.
A.B.: …questa confidenza del Pacciani?
M.F.: Le ho detto dopo circa una settimana che era rimasto fermo, io l’anno, il mese…
A.B.: Che era rimasto fermo lui con la Cinquecento?
M.F.: Con la Ford alla Festa, mi disse: io sono andato alla festa e non sono ripartito con la macchina.
A.B.: Ecco…
M.F.: E l’aveva riportata da i’ concessionario, mi disse, poi…
A.B.: Si ricorda se questo giorno, nel quale lui era rimasto fermo, che ricordava a lei, lui ricordava a lei: guarda sono rimasto fermo un giorno. Si ricorda che giorno poteva essere? O era?
M.F.: No.
A.B.: Ecco allora le ricordo quello che lei disse: “Lui mi avvicinò lì a Mercatale…”
M.F.: Bravo!
A.B.: ”..e mi disse che la domenica era rimasto fermo in qualche posto e che poi aveva portato la macchina dove l’aveva comprata e gli avevano cambiato l’alternatore, questo lui mi disse”, se lo ricorda? Se lo ricorda questo?
M.F.: Questo si.
A.B.: E perché ora non se lo vuol ricordare?
M.F.: Come non me lo ricordavo? O non gliel’ho detto!
A.B.: Della domenica, che era domenica!
P.M.: Non c’è mica una data eh!
A.B.: No.
A.B.: La domenica! Certamente non c’è la data.
M.F.: E sarà stato la domenica, che vuole… Un giorno di festa… le feste vedrà…
A.B.: Senta…
M.F.: Si.
A.B.: Lei ricorda quello che disse anche ai Carabinieri, anzi in questo caso l’ha detto proprio al dottor Vigna, Pubblico Ministero, disse, esattamente: “Non ho mai avuto occasione di andare a casa del Pacciani…”
M.F.: Sii
A.B.: “…non sono cacciatore e non mi risulta che Pacciani andasse a caccia.”
M.F.: Pe’ qui poco che è tornato a Mercatale, io lo conosco poco perché io… C’è tornato dopo di me e io non ci ho…
A.B.: Ecco, però lei quello che ha detto, ora non riduca perché lui è imputato e lei è testimone…
Presidente: Facciamo la domanda!
A.B.: Certamente.
Presidente: Facciamo la domanda al teste!
A.B.: Ha ragione Presidente.
Presidente: Questo fa il meccanico…
A.B.: “Non sono cacciatore, non mi risulta che il Pacciani andasse a caccia”.
M.F.: A me non mi risulta, io non l’ho mai visto.
A.B.: Bene. Benissimo. Senta, lei anche, le hanno domandato se lui usava oltre questa Cinquecento e oltre questa Ford, se lui usava altri mezzi di locomozione: biciclette, tram, altra roba, lei si ricorda se le hanno detto…
M.F.: No.
A.B.: Non si ricorda? Ecco allora io le vorrei dire quello che lei ha detto, vorrei ricordarlo perlomeno…
M.F.: Si.
A.B.: “Vedevo che aveva una vecchia Lambretta che però non ho mai visto in moto…”
M.F.: Si ha ragione.
A.B.: Lei non ha mai visto il signor Pacciani su una Lambretta o su un motomezzo, è vero?
P.M.: No, un attimo, un attimo.
A.B.: Momento.
P.M.: La contestazione è Lambretta, cosa c’entra un moto?
A.B.: La Lambretta che cos’era?
Presidente: Sta parlando di una Lambretta.
A.B.: Di una Lambretta! “Vedevo che aveva anche una vecchia Lambretta che però non ho mai visto in moto”. Ecco lei, scusi, sapeva quindi, dato che mi pare che il signor Pacciani abitava vicino a lei, il signor Paccaini si serviva di lei… Giusto?
M.F.: Un momento. Si serviva di me… M’ha chiamato una volta sola
A.B.: L’ha chiamato una volta sola, va be’; aveva questa Cinquecento, aveva la Ford che lei non ha mai toccato…
M.F.: No.
A.B.: Lei ha visto Pacciani soltanto o con la Cinquecento o con la Ford, sapeva che aveva una Lambretta e basta, non l’ha mai visto sulla Lambretta?
M.F.: No io l’ho vista sempre lì fuori a i’ garage coperta.
A.B.: Coperta. Quindi il signor Pacciani aveva, per quel che le risulta una Cinquecento e una Ford più questa Lambretta coperta, bene?
M.F.: Si.
A.B.: Aspetti. Le voglio domandare un’altra cosa e poi non le domando più nulla. E’ vero che il signor Pacciani andava via, portava via la famiglia il sabato o la domenica? L’ha visto lei più volte? Qualche volta?
M.F.: Qualche volta l’ho visto, non son mica sempre…
A.B.: Il sabato e la domenica il signor Pacciani prendeva la moglie, le figlie, le metteva in macchina o la Cinquecento o la Ford e le portava a girare. Conferma questa circostanza?
M.F.: Certo.
Presidente: Si, ma sempre?
P.M.: Tutte le domeniche?
Presidente: Sempre?
M.F.: Signor Presidente sempre… e un so mica lì a vedere icchè…
Presidente: Appunto!
M.F.: Bah!
A.B.: Normalmente…
Presidente: Qui le si sta facendo dire che questo abitualmente prendeva la famiglia e le figlie e se le portava…
M.F.: Io l’ho viste diverse volte ma sempre non lo posso dire.
A.B.: Comunque l’ha visto diverse volte…
M.F.: A vedere alla finestra icchè fanno gli altri…
Presidente: Diverse volte.
A.B.: Senta, mi scusi, dato che si parla di finestra, dalla sua finestra si vedeva la casa del Pacciani? O si vede la casa del Pacciani?
M.F.: Si vede… Si vede le finestre, i dentro un lo posso vedere…
A.B.: Ma è chiaro! Ho detto la casa.
M.F.: Si, si certo.
A.B.: Non ho detto i mobili, la casa!
M.F.: Certo. Io in cucina ci ho due finestre…
A.B.: Quindi è molto vicino al Pacciani?
M.F.: Certo
A.B.: Quindi, insomma, tutto quello che si fa, si faceva in casa, perlomeno all’esterno, quando usciva qualcuno di casa, se voi eravate affacciati, lo potevate vedere?
M.F.: Certo.
A.B.: Quindi eravate molto prossimi, molto vicini?
M.F.: Vicinissimi.
A.B.: Grazie non ho altre domande.
M.F.: Prego.
Presidente: Vi sono altre domande?
P.M.: Nessuna il P.M.
Presidente: Può andare grazie, buongiorno signor Fantoni.

mercoledì 30 marzo 2011

Marcello Fantoni - Deposizione del 30 maggio 1994 - Prima parte

Marcello Fantoni fu ascoltato il 30 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Sentiamo allora Delli Floriano, Presidente
Presidente: Denni Floriano.
P.M.: Sentiamo intanto Delli Floriano, se c’è…
Presidente: Al solito per favore non riprendiamo i testi che entrano sennò… Allora non vorrei…
P.M.: Verifichiamo…
Presidente: Sennò mi fate ripetere i concetti che ho già espresso. Non riprendiamo i testi a meno che questi non dicano, quando sono giunti qui, che consentono la ripresa. Signor Fantoni venga per cortesia. Ha ragione, ha ragione! Ha ragione, s’accomodi signor Fantoni. Si metta comodo lì per favore, tiriamo fuori il solito fogliolino. Ecco per cortesia vuol dare le sue generalità?
M.F.: Si. Fantoni Marcello nato a Mercatale Val di Pesa il 30.06.40.
Presidente: 30 giugno 1940, ivi residente? Residente?
M.F.: A Mercatale Val di Pesa ni comune di San Casciano.
P.M.: Abbiamo chiesto, se vuol essere ripreso…
M.F.: Non ho capito…
Presidente: Conss… Legga quella formula.
M.F.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non a nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Perfetto. Signor Fantoni consente la ripresa televisiva?
M.F.: No.
Presidente: No, benissimo e allora solito discorso di prima non inquadriamo il teste. Risponda prego signor Fantoni alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Signor Fantoni che attività svolge lei? Che lavoro fa?
M.F.: Ora sono in pensione e facevo il meccanico.
P.M.: Faceva il meccanico… Aveva un’officina lei?
M.F.: No ero un dipendente.
P.M.: Dipendente. Dove?
M.F.: A san Casciano Val di Pesa.
P.M.: Meccanico di automobili?
M.F.: Si.
P.M.: Anche elettrauto o solo meccanica?
M.F.: Si faceva un po’ di tutto. Ero meccanico.
P.M.: Un po’ di tutto. Senta una cosa signor Fantoni, lei conosce il signor Pacciani?
M.F.: Si perché stava vicino a me.
P.M.: A lei di casa?
M.F.: Si.Di fronte, vicino.
P.M.: Esattamente ci vuol dire il luogo? In che via abita lei?
M.F.: Io abito in Piazza del popolo 3.
P.M.: Ecco, piazza del popolo! Vicino all’abitazione del signor Pacciani di piazza del popolo.
M.F.: Si.
P.M.: lei abitava già lì quando venne il signor Pacciani a abitare in piazza del popolo…
M.F.: No io abitavo già.
P.M.: Ecco, lui è venuto successivamente.
M.F.: Si.
P.M.: Senta signor Fantoni, lei frequenta, ha mai frequentato Fese de l’unità… cose di questo genere?
M.F.: Senta le feste io ci vado normalmente come…
P.M.: Bene.
M.F.: Qualsiasi tipo di festa.
Presidente: Come si va nei paesi ogni festa che c’è tutti vanno alla festa.
M.F.: Più o meno.
P.M.: E’ mai stato a cena a qualche festa de l’Unita?
M.F.: No.
P.M.: A cena mai.
M.F.: No.
P.M.: Ricorda di aver riparato l’autovettura di Pacciani in occasione di una festa de l’unità? E’ mai successo un episodio simile?
M.F.: No.
P.M.: Ricorda allora di aver riparato auto di Pacciani in altre occasioni? In occasioni diverse?
M.F.: Dipende quale macchina perché ci aveva…
P.M.: Ci dica lei allora, ha mai riparato una o più macchine di Pacciani?
M.F.: La Cinquecento.
P.M.: La Cinquecento. Che tipo di riparazione ha fatto?
M.F.: Tipo di riparazione eh c’era l’accensione non andava, cioè c’era i cavi invertiti dell’accensione.
P.M.: Di una Cinquecento?
M.F.: Si.
P.M.: Si ricorda in che occasione era? Se era di giorno, se era di notte?
M.F.: No era dopo cena.
P.M.: Era dopo cena.
M.F.: Si.
P.M.: Non era comunque una Festa de l’Unità?
M.F.: No, no, no assolutamente.
P.M.: Senta una cosa sa, collocare nel tempo questo dopocena e come la venne a trovare Pacciani? A casa? Per strada?
M.F.: No, allora io lavoravo e non ero tornato ancora da lavoro e lasciò detto a mia moglie che era rimasto fermo e se io andavo a rimettergliela in moto, a dargli un’occhiata…
P.M.: Lei ci andò?
M.F.: Dopo cena. Si.
P.M.: Ricorda in che località era?
M.F.: Certo. Davanti a un’officina meccanica.
P.M.: In che paese?
M.F.: A San Casciano… A Mercatale Val di Pesa.
P.M.: Non sicuramente a Cerbaia?
M.F.: No, no, no.
P.M.: Senta una cosa, ha mai saputo o riparato guasti ad auto diverse? Del Pacciani? Sa se aveva auto diverse innanzitutto? Dalla Cinquecento?
M.F.: Ci aveva la Forde.
P.M.: Lei sulla Ford ha mai fatto riparazioni?
M.F.: No, assolutamente no.
P.M.: Pacciani le ha mai detto se aveva avuto guasti alla Ford?
M.F.: Me lo disse si.
P.M.: Ricorda che guasto era?
M.F.: Mah mi disse che lui non riusciva a rimetila in moto… Questo me lo disse circa una settimana fa, del fatto, perché mi venne incontro e mi disse: Guarda io sono rimasto fermo… Come?
P.M.: Una settimana prima del fatto, non una settimana fa…
M.F.: Dopo del fatto lui mi venne incontro, un giorno tornavo da casa, cioè tornavo o da lavoro o da icchè, mi venne incontro e mi disse: guarda Marcello son rimasto fermo… l’accensione… Insomma lui parlava ma io… Cioè non è che l’ascoltassi tanto, comunque mi disse che lui non riusciva a rimettere in moto questa macchina.
P.M.: Quest’auto Fiesta?
M.F.: Me lo disse lui.
P.M.: Poi cosa ne… Come l’abbia riparata lei non lo sa.
M.F.: No non lo so, non lo so, certamente l’avrà portata da i’ su’ meccanico oppure da i’ concessionario dove l’aveva presa, io questo non lo so.
P.M.: Senta il signor Pacciani ha dichiarato, in un memoriale fatto al GIP, che esattamente la sera dell’8 settembre ’85 o del 9, non si capisce, “mi trovavo a cena a Cerbaia” lui dice, “con la mia famiglia, alla festa, fino alle 9 e 30 di sera. Al ritorno a casa mi bruciò l’interruttore di minima alla Fiesta Ford. Dopo poco, che avevo comprato da poco dal carrozziere Gianni di Mercatale. Vicino al tavolo c’era a cena un meccanico di Mercatale, Fantoni Marcello con sua moglie, chiamai lui e me la fece ripartire collegando i cavi della sua batteria”, è vero questo?
M.F.: No.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.

martedì 29 marzo 2011

Scilla Lapini - Deposizione del 30 maggio 1994

Scilla Lapini fu ascoltata il 30 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Presidente: Si accomodi signora o signorina. Prego si accomodi. Consente la ripresa televisiva o no?
S.L.: No.
Presidente: No, quindi anche per la signorina nessuna ripresa. Vuole leggere quella formula e darci poi le generalità per cortesia?
S.L.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Vuol dare le sue generalità signorina?
S.L.: Mi chiamo Lapini Scilla, abito a Mercatale in xxx xxx xx, nata il xx settembre xx.
Presidente: Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero per piacere?
P.M.: Grazie Presidente. Signorina Lapini lei conosce o ha conosciuto Pitocchi Claudio?
S.L.: Si.
P.M.: Vuole spiegarci quando e perché?
S.L.: Sono stata la sua ragazza per due anni.
P.M.: Si ricorda lei, grosso modo, il periodo?
S.L.: Mah, avevo 19 anni, nell’87, tipo…
P.M.: Ricorda che macchina aveva in quel periodo?
S.L.: Si una 131 bianca.
P.M.: Ricorda se è mai stata con lui su questa macchina?
S.L.: Si.
P.M.: Andavate normalmente con quella macchina lì?
S.L.: Si.
P.M.: Ricorda se è mai capitato che vi siete, di sera, appartati da qualche parte?
S.L.: Si.
P.M.: Ricorda le zone?
S.L.: Anche lì a Mercatale…
P.M.: In zone appartate o…
S.L.: No troppo appartate no.
P.M.: Ad esempio?
S.L.: Tipo al campo sportivo però vicino alla strada.
P.M.: Vicino alla strada. Luoghi dove c’era un po’ di oscurità?
S.L.: Si vicino alla… Cioè passava macchine.
P.M.: Ricorda se è avvenuto spesso?
S.L.: Un po’ di volte.
P.M.: Non ho altre domande grazie.
Presidente: Prego vi sono domande?
A.B.: Senta signorina dove abita lei? Dove abitava allora?
S.L.: In piazza xxx xxx.
A.B.: Vicino alla casa del Pacciani?
S.L.: Si, vicino.
A.B.: Vicino. Senta, lei abitava lì e la trattoria dov’era? Da un’altra parte?
S.L.: Si.
A.B.: Da un’altra parte. Quindi il suo fidanzato l’aspettava anche in prossimità della sua casa?
S.L.: Si.
A.B.: Qualche volta vi siete fermati là vicino? Nel paese, magari non so, un po’ più buia? A fare…
S.L.: No. Forse… Proprio in paese!
A.B.: Ma insomma vicino, là, vicino?
S.L.: Si mi può ave’ accompagnato a casa.
A.B.: Ecco. E qualche volta, quando l’accompagnava a casa è norma di stare un pochino insieme a parlare…
Presidente: Avvocato facciamo le domande.
A.B.: La domanda è questa: se lei qualche volta, quando è stata accompagnata a casa, in prossimità di casa, non proprio sotto casa, perché sennò ci vedevano qualcuno, lei si è fermata con il suo ragazzo con questa 131 a parlare, a discutere, 5,6,7,8,10 minuti?
S.L.: Si.
A.B.: E’ possibile?
S.L.: No, in paese… Cioè si anche in paese.
A.B.: Finivate…
S.L.: Si, ci si salutava
A.B.: Ci si salutava e qualche volta, prima di arrivare a casa, lui…
S.L.: Quei 10 minuti…
A.B.: 10 minuti.
S.L.: Si.
A.B.: Era possibile?
S.L.: Si, stare insieme.
A.B.: Grazie, nessun altra domanda.
P.M.: Non ho nessuna domanda io.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
A.F.: Senta signorina lei è stata la ragazza del Pitocchi dal 1987, presumibilmente da quale mese?
S.L.: Non mi ricordo.
A.F.: Inizio anno, metà anno o fine anno? Fino a quando è stata la ragazza sua?
S.L.:
A.F.: 87/’88 inizio ’89?
S.L.:
A.F.: Per due anni diceva…
S.L.: Non mi ricordo precisamente.
A.F.: Nell’87?
S.L.: Si.
A.F.: Ecco, lei nel 1987 ha visto Pacciani girare per…
S.L.: L’ho visto in paese.
A.F.: Si ma l’ha visto…
S.L.: Si, così. Come vedi un’altra persona. L’ho visto in paese.
A.F.: Ecco, l’ha visto anche nell’88 girare nel paese?
S.L.: Non mi ricordo.
A.F.: Lei si ricorda quando Pacciani fu arrestato per la questione delle figlie?
S.L.: Si.
A.F.: Abita a Mercatale. Ecco.
S.L.: Si.
A.F.: Lei era già la ragazza di Pitocchi a quell’epoca?
S.L.: No, non collego queste due cose.
A.F.: No perché si ricorda dell’arresto di Pacciani ma la sua è una questione di cuore, è una questione di… Quindi non si ricorda quando è iniziato col Pitocchi?
S.L.: Precisamente no. Avevo 19 anni… 20… Ci sono stata 19,20, 21 anni… perché è stata una storia un po’ interrotta… cioè…
A.F.: Quindi lei ricorda che il Pacciani fu arrestato nell’87?
S.L.: Non mi ricordo. Mi ricordo dell’arresto del Pacciani…
A.F.: Nessun’altra domanda. Grazie.
Presidente: Senta, risponda a me adesso. Ma lei è sicura proprio che era l’87 quando si mise col Pitocchi o poteva essere anche prima? Perché lei m’ha detto è una storia lunga e tormentata, sicchè…
S.L.: No, cioè lo conosco da tanto tempo.
Presidente: Poteva essere anche prima? Se è in grado di dirlo, se lo esclude…
S.L.: No
Presidente: Oppure se non lo esclude…
S.L.: No dall’87.
Presidente: Senta lei si appartava anche, ovviamente e logicamente direi, anche in luoghi solitari? Diciamo così… Fuori del paese?
S.L.: Si.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Nessuna Presidente.
Presidente: Io invece voglio risentire il Pitocchi. Avvocato voleva fare domande?
A.B.: Si a proposito di questi solitari, i solitari, i luoghi cioè, erano questi in prossimità…
Presidente: Domandiamoglielo…
A.B.: : Ecco, questo sto domandando, se questi solitari era più o meno in prossimità del campo sportivo…
S.L.: Si.
Presidente: E qualcuno in prossimità del campo sportivo, uno, e poi?
S.L.: Poi… cioè delle volte siamo stati a Tavarnelle ma insomma, cioè, non mai troppo appartati…
A.B.: Grazie.
Presidente: Risentiamo un momento… Lei può andare singorina.
S.L.: Grazie.
Presidente: Rintroduciamo un momento il Pitocchi. Senta signor Pitocchi, scusi ma c’è qualche altra cosa da accertare. Vuole sedere per cortesia? Volevo domandarle, prima della signorina, della signorina Scilla Lapini, lei ha avuto altre ragazze?
C.P.: Si.
Presidente: Quali per esempio?
C.P.: Il nome?
Presidente: Prima della Scilla Lapini. Si.
C.P.: Altre ragazze di San Casciano, di Firenze…
Presidente: Ci dica il nome, andando a ritroso, cioè prima della Scilla chi c’era?
P.M.: Qualche nome l’ha già fatto gli si può contestare.
Presidente: Allora contestiamoglielo così lo facciamo in aiuto della memoria
P.M.: Grazie. Lei dice oltre… va be’, spiega che a volte erano ragazze insieme, tutto qua, riconosce… ha parlato di una certa Fulvia, ricorda?
C.P.: Si.
Presidente: Chi era?
P.M.: Non sappiamo altro, bisogna chiederlo a lui.
Presidente: Conosce anche il cognome?
C.P.: No il cognome no.
P.M.: Dice che abitava a San cascaino…
C.P.: Si.
Presidente: Era di San Casciano.
P.M.: E che lei, dice, saprei riconoscere eh… “con la stessa ero solito appartarmi negli stessi luoghi che frequentavo con la Lapini”, ricorda?
C.P.: Si.
P.M.: Qualche altro nome? Oltre questa Fulvia?
Presidente: Con la stessa macchina?
P.M.: E negli stessi luoghi. Con la stessa macchina ha detto aveva quella sola, vero?
C.P.: Si.
Presidente: Con la 131?
C.P.: Si.
P.M.: Ricorda qualche altro nome? Oltre che queste due?
C.P.: No ora non mi ricordo con precisione.
P.M.: Però ce ne erano delle altre?
C.P.: Si.
P.M.: I luoghi erano gli stessi?
C.P.: Più o meno.
P.M.: E l’epoca era da quando ha questa macchina, che abbiamo accertato ’75, finchè non l’ha data via, ’85.
C.P.: Si, certo.
Presidente: ’85. Va bene. Può andare grazie. Buongiorno.
P.M.: Presidente chiede se non l’ha focalizzato la Corte, comunque si tratta di quel memoriale che è stato dato, se non sbaglio, al Tribunale della Libertà, al dottor Banci, mi sembra, per l’esattezza, in cui lo stesso imputato descrive che era in un bosco.
Presidente: E’ in atti.
P.M.: E’ in atti, no, volevo…
Presidente: Se vuole versarne la copia non c’è nessun problema.
P.M.: No, no è in atti, basta. Non ho altre domande chiedo due minuti per localizzare dei testi.
Presidente: 10 minuti di sospensione.
P.M.: Grazie.
A.B.: Dato che dobbiamo rientrare dopo…
Presidente: Certo.
A.B.: Si può fare ora il breack e poi si ricomincia subito dopo? Perché sennò poi dovremmo fare mezz’ora e poi ricominciare, come vuole lei…
Presidente: Ora è molto presto però signori, siccome stamani abbiamo perso ben due ore con le questioni preliminari, quindi diciamo che all’una rifacciamo un breve excursus e poi sospendiamo verso l’una e mezzo per andare alle tre e un quarto.

lunedì 28 marzo 2011

Claudio Pitocchi - Deposizione del 30 maggio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.
P.M.: Eh signor Pitocchi, mi scusi, torno alle domande, io le avevo chiesto se l’aveva assicurata…
C.P.: Certo.
P.M.:…come risulta documentalmente il 21.11.85…
C.P.: Io gliel’ho detto, assicurata l’ho assicurata sicuramente.
P.M.: All’agenzia Ras di tavarnelle?
C.P.: Si all’agenzia Ras di Tavarnelle
P.M.: C’è il documento di quando l’ha…
C.P.: Si quello si.
P.M.: Presidente io vorrei innanzitutto che la Corte, ovviamente quando sarà il momento, tenesse presente quel memoriale che ho citato in cui Pacciani dice quella targa l’aveva presa in un bosco e diceva loro lo conoscono, che aveva preso la targa per avvertire poi la coppia, quando la vedeva, che nei boschi c’era il mostro, così evitiamo ogni problema, lo dice lui nel memoriale, vorrei far presente una circostanza, Lapini Scilla io l’ho citata e è qui perché nella lista testi c’è il nome, io chiedo che sia sentita, faccio per onestà presente che nella lista testi il nome Lapini Scilla manca un rigo, si dice su cosa verrà sentita ma viene omesso formalmente il nome direttamente, solo indirettamente, quindi se loro ritengono che è ammessa è qui sennò per me va bene lo stesso. E’ sotto il nome Pitocchi. Quindi io non ho nessun motivo di insistere se la Corte… E’ il numero 113 poi si vede che è sbagliato perché c’è 117 e poi si vede che è saltato un rigo e quindi… La Lapini è qui se loro ritengono di ammetterla sennò il P.M. non ha… è un teste di riferimento ovviamente, non ha motivo di insistere perché obbiettivamente c’è un rigo che manca.
Avvocato Bevacqua: Infatti io la cercavo.
Avvocato Pellegrini: Presidente mi scusi.
Presidente: Prego.
A.P.: Una domanda al teste per chiarire il periodo in cui ha avuto il possesso di questa autovettura.
Presidente: Sicuro, prego.
A.P.: Prima di fare le volture lei aveva questa macchina?
C.P.: Si.
A.P.: per quanto tempo prima di volturare la targa?
C.P.: Non molto, può esse’ stato due mesi come tre, io non lo so.
A.P.: Bene grazie.
Presidente: Che numero sarebbe Pubblico Ministero?
P.M.: Sui numeri si vede che c’è chiaramente un errore, si pass a dal centodiciassette… Mancano delle righe quindi ora qui non si capisce, quindi non è formalmente nella lista, si legge solo…
Presidente: Pitocchi Claudio
P.M.: Quindi non insisto, dico che è qui se la Corte ritiene la sentiamo sennò io ho altri testi.
Presidente: Comunque lei ne chiede formalmente l’ammissione?
P.M.: Certo.
Presidente: Signori difensori? Avvocati di parte civile?
A.P.: Ci associamo è un teste di riferimento in ogni caso quindi può essere sentito.
Presidente: I difensori e l’imputato?
A.B.: Io mi oppongo comunque tratterò in modo…
Presidente: Benissimo, è un teste di riferimento e quindi la Corte la ritiene ammissibile, naturalmente è irrilevante, quindi la ammettiamo se c’è introduciamola.
P.M.: Possiamo congedare il teste?
Presidente: Certamente il teste può andare. Grazie, buongiorno.
C.P.: Buongiorno.

venerdì 25 marzo 2011

Claudio Pitocchi - Deposizione del 30 maggio 1994 - Prima parte

Claudio Pitocchi fu ascoltato il 30 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Vorrei che la Corte tenesse presente il corpo di reato 55104 nel quale, depositato in cancelleria, di cui io ho copia comunque, nel quale si da atto che è stato depositato un biglietto che è stato rinvenuto nel corso di perquisizione nel cassettone della camera da letto della casa di piazza del popolo in un portafoglio del Pacciani. Questo biglietto che io ho qui in fotocopia viene descritto nel corpo di reato come “assegno pubblicitario emesso dalla ditta Euronova riempito in tutte le sue parti in data primo ottobre ’85, firma illeggibile, con annotata sul retro” è questa la parte che io intendo usare per le domande “con penna biro di colore blu la frase –coppia FI F773759- intendo anche utilizzare un memoriale depositato, che è in atti, dal signor Pacciani nel quale descrive lui la genesi di quel biglietto, i documenti li ho qui in copia, questo è fotocopiato, il biglietto. Le domande che voglio fare al signor Pitocchi sono le seguenti…
Avvocato Bevacqua: mah, io mi oppongo a questo depo… al deposito di questi documenti.
P.M.: No, no, no non deposito nulla, sono nei corpi di reato, ho fatto la fotocopia per evitare…
Presidente: Sono in atti avvocato.
P.M.: … che la Corte…
Presidente: E’ la famosa annotazione che tutti sanno.
A.B.: Si, si va bene.
P.M.: Per carità! Nemmeno per idea! E’ una targa, questo è il biglietto…
Presidente: Conosciamo bene.
P.M.: Li conoscete bene, ecco, non deposito niente di nuovo, io ho fatto le fotocopie per evitare che la Corte mandi un cancelliere a prendere il corpo di reato.
Presidente: Va bene, la conosciamo.
P.M.: bene grazie Presidente mi fa piacere. Signor Pitocchi lei ha mai avuto un’auto targata Firenze F 73759?
C.P.: Ora io la targa non mi ricordo con precisione
P.M.: Ricorda di aver avuto una Fiat 131 che io le dico aveva questa targa?
C.P.: Si.
P.M.: Ricorda in che periodo ha avuto quest’auto? Questa Fiat 131?
C.P.: Intorno l’86/’87…
P.M.: Ricorda…
C.P.: ’88 forse anche, non mi ricordo con precisione.
P.M.: Ricorda dove l’aveva comprata?
C.P.: Tra Poggibonsi e Certaldo in una concessionaria…
P.M.: Si chiamava Chianticar?
C.P.: Ah si, si è vero.
P.M.: Grazie. Ricorda se l’ha assicurata all’agenzia Ras di Tavarnelle in data 21.11.85?
C.P.: Si.
P.M.: Grazie. Senta una cosa, lei con questa auto si è mai appartato in intimità da qualche parte?
C.P.: Si è successo.
P.M.: Più volte o raramente?
C.P.: Più volte ma una cosa…
P.M.: Si è appartato con un’altra persona, in senso in coppia…
C.P.: Si.
P.M.: Ricorda qualche persona con cui s’è appartava?
C.P.: Si.
P.M.: Ricorda dove si appartava?
C.P.: L’ho già…
P.M.: Si l’ha già… lei deve essere così cortese magari di ricordarlo anche a me, se non lo ricorda allora… nel comune di San Casciano?
C.P.: Si in quella zona lì
P.M.: Nella zona che frequentava lei. Nella zona degli Scopeti?
C.P.: Si è successo… Si.
P.M.: Qualche volta anche nella zona degli Scopeti?
C.P.: Si.
P.M.: Lei sa…
C.P.: A volte anche…
P.M.: Prego, prego…
C.P.: A volte non solo con questa persona… Cioè anche…
P.M.: Per ora non abbiamo detto nemmeno chi è questa persona… Con più persone lei faceva coppia e si appartava da qualche parte, le persone erano più di una, non sempre la stessa, è questo il concetto?
C.P.: Si.
P.M.: L’auto era quella?
C.P.: Si.
P.M.: Fin quando ha tenuto quest’auto lo ricorda?
C.P.: Non mi ricordo.
P.M.: Tanti anni, pochi anni… L’ha comprata sembra nell’85, tant’è che abbiamo detto lei l’ha assicurata il 21.11…
C.P.: L’avrò tenuta fino all’88, penso…
P.M.: Un po’ di anni così. Ricorda qualche persona in particolare… ci può fare il nome di qualche persona in particolare che veniva con lei? Di cui ricorda…
C.P.: Sono stato per due anni con… Con Scilla Lapini.
P.M.: Una di queste persone era Scilla Lapini.
C.P.: Si.
P.M.: Si ricorda se gli anni erano proprio quelli? I due anni che dice lei? Cioè fra l’85 e l’87? Questo periodo qua.
C.P.: Si, no, si. Dopo l’85… nell’87…
P.M.: Anni così. Ricorda se con questa ragazza andavate nelle campagne di Mercatale… nelle campagne intorno…
C.P.: E’ successo si.
P.M.: Anche di notte?
C.P.: Si.
P.M.: Le è mai capitato di avere incontri con guardoni?
C.P.: No.
P.M.: Non ho altre domande. Grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Signori avvocati della difesa?
Avvocato Bevacqua: Senta signor Pitocchi, la Lapini Scilla dove abitava?
C.P.: A Mercatale val di Pesa, abita a Mercatale val di Pesa
A.B.: Abita a Mercatale val di Pesa.
C.P.: Si.
A.B.: Qualche volta quando lei… Siccome la ragazza mi pare che fosse la dipendente di una trattoria, no?
C.P.: Si.
A.B.: Ecco, qualche volta quando dovevate fare… dovevate andare via lei dove la aspettava? E’ possibile l’abbia aspettata in prossimità della sua casa?
C.P.: No, io o andavo a casa o andavo in trattoria.
A.B.: O andava in trattoria, qualche volta… ma la mamma sapeva di questo rapporto?
C.P.: Si.
A.B.: Qualche volta vi siete fermati in prossimità anche della casa?
C.P.: Si può esse’ successo, sicuramente.
A.B.: Sa dove abitava questa ragazza?
C.P.: Si.
A.B.: Dove abitava?
C.P.: Eh, ora il numero… Il numero è il 17… Lì in piazza a Mercatale… Al 17, la via non la so.
A.B.: Quindi qualche volta vi siete fermati anche là?
C.P.: Si.
A.B.: Qualche volta per stare a parlare, a discutere eccetera…
C.P.: Certo.
A.B.: Nessun altra domanda. Ecco volevo domandare, scusi, aspetti un attimo, senta lei ha detto che questa macchina l’ha immatricolata o comunque ha fatto l’assicurazione, ha pagato il premio assicurativo nel 1985…
C.P.: Si ora io con i dati non sono molto…
A.B.: Perché a me risulta questo, per carità, può darsi che… L’auto sia stata immatricolata il 10.10.81 con un leasing di Forlì…
C.P.: Si.
A.B.: Dal 22.6.83 è stata data a certo Zamboni Lido, giusto?
C.P.: Si.
A.B.: Eppoi dal 17.07.87 è stata data al signor Pitocchi Claudio e radiata il 30.09.88, cioè lei l’ha tenuta un anno solo circa? O no?
C.P.: Gliel’ho detto io con le date… Si comunque non l’ho tenuta tanto…
A.B.: E’ possibile che sia stata… che lei l’abbia immatricolata il 17.06.87? Questa macchina?
C.P.: Si io quando la feci… l’assicurai poi ci fu fatto il cambio della targa… si e può darsi che la data sia quella, io non…
A.B.: 17 giugno ’87 e dopo poco tempo, cioè un anno e due mesi, questa macchina lei… Lei la tenne un anno e due mesi soltanto?
C.P.: Può essere si.
A.B.: Può essere. Grazie. Nessun altra domanda.

giovedì 24 marzo 2011

Mostro di Firenze - Così l'avrei catturato se...

Autore: Il Randagio
Prima edizione: Editrice Italia Letteraria - 1989 - 128pp - brossura


Indice:
-Cap.1 La proposta
- Cap. 2 L'attesa
- Cap.3 Un incomprensibile silenzio
- Cap. 4 Arriva la libertà
- Cap. 5 Finalmente si è deciso
- Cap. 6 L'avventura comincia
- Cap. 7 Il dottor Lucca
- Cap. 8 Non si lascia niente al caso
- Cap. 9 Tutto è pronto
- Cap. 10 La caccia è aperta
- Cap. 11 Chi semina raccoglie
- Cap. 12 La conclusione a voi tutti!

Incipit:"Come al solito mi trovavo rinchiuso in una squallida cella di un carcere della Penisola. E come sempre da solo. Ma con una prospettiva certamente migliore rispetto a quella di pochi giorni prima. Infatti ero stato sottoposto al giudizio della Corte di Appello Penale avverso la sentenza di condanna emessa a suo tempo, nei miei riguardi, dal Tribunale Penale, a cui avevo giustamente, e con ragione, interposto appello. Il giudizio aveva modificato la condanna inflittami in prima istanza riducendo la pena da quattordici a sei anni concedendomi il beneficio degli arresti domiciliari a causa delle mie precarie condizioni di salute in cui versavo da parecchio tempo. Purtroppo in seguito ad un'altra con­danna a quattro mesi di reclusione passata in giudicato, non potei usufruire subito degli arresti domiciliari e grazie alla noncuranza e al lassismo di chi amministra la Giustizia venni così trasferito in un altro Istituto di Pena. Non me la presi più del dovuto perché ero in attesa che mi venisse applicata la fungibilità di pena ai quattro mesi di reclusione per una custodia carceraria cautelare espiata in precedenza e che per la quale ero stato assolto per non aver commesso il fatto. Stavo sfogliando il quotidiano locale quando un arti­colo concernente il "mostro di Firenze" attirò tutta la mia attenzione. Mi misi a leggere con vivo interesse l'articolo che descriveva, in sintesi, gli efferati delitti compiuti dal tristo figuro che, non appagato ancora dello scempio manifestato sulle vittime indifese, infieriva ulteriormente inviando ai familiari di quest'ultime lettere il cui contenuto era inconcepibile. In altri tempi e circostanze, leggendo i diversi articoli sui vari giornali che parlavano del "mostro di Firenze", mi era balenata l'idea e la voglia di rischiare di persona, proponendomi come esca, logicamente insieme ad una ragazza, per poterlo catturare per porre fine così ai suoi atroci delitti e al terrore che aveva diffuso tra la popolazione. Ma la mia precedente situazione giuridica non mi permetteva di poter interpellare qualcuno per essere ascoltato e creduto veramente nelle mie sane intenzioni perché avrebbero potuto benissimo interpretare il tutto come una puerile scusa per evadere con la eventuale complicità stupida. E così avevo dovuto rinun­ciare alla possibilità di contattare qualcuno per esporre quanto mi frullava nella testa per acciuffare quell'essere spregevole e disumano, essendo ben cosciente dei rischi a cui sarei andato incontro non escluso quello di morire. E così di volta in volta, quando sul giornale leggevo articoli sul mostro, la mia fantasia prendeva il sopravvento su di me e mi portava ad avanzare le ipotesi più assurde proprio per trovare la soluzione pratica e intrappolare il mostro. Insomma desideravo di poter dare un nome e un volto a chi aveva ingenerato paura all'intera città. Quasi inaspettatamente il tempo e i fatti erano cambiati per me perché avevano giocato a mio favore. Infatti, oggi come oggi, la mia situazione era totalmente cambiata in quanto stavo ormai per lasciare definitivamente il carcere e ritornare a godermi la tanto agognata "libertà", quantunque non si trattasse di una vera e propria libertà poiché dallo stato di detenzione passavo agli arresti domiciliari. Questa realtà voleva significare che i propositi di voler catturare il mostro potevano divenire una realtà operante. Ero sempre convinto e disposto a ingaggiare una vera e propria battaglia con il mostro. Da sempre il pericolo mi affascinava e l'avventura mi seduceva."

Grazie a Marco Randi.

martedì 22 marzo 2011

Francesco Bruno - Intervista su La Repubblica - 31 ottobre 2001

Il 31 ottobre 2001 il quotidiano La Repubblica pubblicò l'intervista che segue al dott. Francesco Bruno.

Francesco Bruno: Per cominciare: non sono io, il Mostro. Il Mostro, o lo fai o lo studi. E io l' ho studiato...
Che farmaci prescrisse al suo paziente (Pietro Pacciani ndr)?
Una sola ricetta, oltre un anno prima che morisse. Il Suguan, per il diabete. Il Lanitop o il Lanoxin, per la cardiopatia. E qualche ansiolitico, tipo Valium. Ma il "Vampa" neanche li prendeva. Aveva paura di essere ammazzato, sì, ma dai giornalisti che lo perseguitavano, diceva. E poi beveva, molto.
E' certo che Pacciani non abusasse di farmaci, che quel cocktail non fosse pericoloso per la sua salute?
La sua salute era già degradata. Resto convinto che sia morto di morte naturale. A meno che i periti non abbiano trovato del cianuro... Un medico, se vuole, può ammazzare chiunque, ma non Pacciani. Lui non si fidava di niente e di nessuno.
Come mai gli ordinò quei farmaci?
Gli inquirenti che mi hanno perquisito cercando ricette, cartelle cliniche, magari sospettavano che l' avessi ammazzato io... e dire che lo consideravo un Mostro costruito in provetta». Lei era o no il suo medico? «Lo diventai come escamotage per visitarlo in carcere. A Sollicciano, e poi a Pisa. Faticavo a convincerlo a curarsi. Poi, quando fu scarcerato, nella primavera del '96, gli consegnai una ricetta che proseguiva la terapia del centro clinico di Pisa. Stessi farmaci. In seguito, se ne occupò il medico di base.
Qualcuno potrebbe averlo eliminato perché annunciava un memoriale? 
Pacciani scriveva memoriali dalla mattina alla sera. 
Aveva i pantaloni abbassati quando lo trovarono morto? 
Non ci vedo stranezze: cercava aria, forse tentava di andare in bagno... Aveva già avuto un edema. La cartella clinica che mi hanno sequestrato si riferisce a quell' episodio. Se poi qualcuno, la notte in cui morì, entrò in casa, non potrei escluderlo.
Nel suo libro lei afferma che il Mostro si chiama Giovanni. Sembra che lo conosca bene... 
Io ho scritto, per esempio, che sarebbe stato bene fare accertamenti sul direttore di una clinica per anziani: Villa Santa Teresa. Ho fornito numeri di targa. Sono convinto che il vero Mostro sia uno dell' ambiente medico. Uno che ha goduto e gode di protezioni altissime. O nell' ambiente nobiliare fiorentino. O nella massoneria. Perché non si è indagato davvero sulla strana morte del conte Roberto Corsini?
Aurelio Mattei, del Sisde, sostenne che Pacciani non sarebbe arrivato vivo all' ultima sentenza. Il suo libro, "Coniglio il martedì", sembra una biografia del Mostro. 
Mattei usava il mio studio. C' ero quando lo affermò, ma fu equivocato. Il libro, poi, è pura fantasia. In effetti, io gli diedi il mio dossier, quello che redassi per il Sisde nell' 85, ma lui non lo usò.
Chi è il Mostro, secondo lei? 
Un' idea ce l' ho, ma non la dico. Se è ancora vivo, potrebbe esser stato chiuso in una clinica in Svizzera. O, più probabile, è stato ucciso o si è suicidato, di recente. Comunque, troveremo un memoriale. Se lasceranno lavorare Giuttari, lo sapremo.
Rif.1 - La Repubblica 31 ottobre 2001

lunedì 21 marzo 2011

Giovanni Faggi - Deposizione del 26 maggio 1994 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Avvocato Bevacqua: Senta, lei ha visto questo signor Pacciani, ha detto che era andato a pescare, giusto?
G.F.: Io?
A.B.: Si, lei, sulla Sieve?
G.F.: Si.
A.B.: Solo? Solo era?
G.F.: Io ero con un amico, ora è moribondo all’ospedale, insieme ai bambini sua e poi s’andò a pranzo a desinare.
A.B.: Insieme ai bambini suoi? I bambini sono vivi? Questi…
G.F.: I bambini dell’amico mio, eravamo tutti insieme.
A.B.: Quindi eventualmente i bambini son vivi si potrebbero ricordare questa…
G.F.: Si, eran piccoli, cosa vuole che ricordino da quell’epoca là? Cosa vuole via… Ragioniamo a modo.
A.B.: Senta, va be’, ed eravate a Scarperia…
G.F.: A Scarperia.
A.B.: Ecco, lei vide questa volta, per la prima volta il signor Pacciani, lo vide questa volta il signor Pacciani, per la prima volta e la seconda volta lo vide quando il signor Pacciani… quando lei andò dal signor Pacciani…
G.F.: Si quando mi fermai sulla strada…
A.B.: E lei lo vide.
G.F.: No gli scrissi la lettera, no?
A.B.: si.
G.F.: Pe’ digli: il tuo amico lo vuole questo materiale? Pavimenti, rivestimenti? Si o no? Eppoi non ebbi nessuna risposta io. Poi dopo un po’ di tempo ebbi l’occasione, venendo da Siena, facendo giù il sud della Toscana, passando chiesi a diverse case questa via dov’è, l’ora che poteva tonare, per sentire un po’ e dopo un periodo di tempo, sulle cinque, le cinque e mezzo la sera, era, non so se era primavera, non me lo ricordo gli è passato del tempo ora… ha capito? Eppoi basta, io poi…
A.B.: Quindi lo vide soltanto questa seconda volta e basta.
G.F.: Questa seconda volta io gli diedi la tuta, che lo vidi in brutte condizioni, io poi lo salutai, capii, come ripeto, che non era il caso, perché vidi… Dalla persona… Cosa vole… io sono nel commercio, sono a contatto… Lì fu un caso particolare, mi chiese: ci ho un amico, questa roba, io mi strinsi un po’ nelle spalle, come si può fare, se gliela posso dare… Quanta roba è… e così via, ecco, tutto il discorso è qui.
A.B.: Quindi due volte, una volta a Scarperia
G.F.: E poi io gli diedi la tuta, lo salutai e venni via. Io poi da allora…
A.B.: Quindi lei non l’ha mai visto altro che in questi due posti? Una volta a Scarperia, la prima e l’ultima, la seconda che lei lo vide a casa sua e basta. In nessun altro posto l’ha mai visto?
G.F.: Io non ho avuto più occasioni, poi prima di tutto mi accorsi che non era il caso, anche per la persona stessa… Cosa vuole sono a contatto con gli ingegneri, architetti, geometri ma magazzini di grossa portata in tutta la Toscana, poi avevo fatto, per un periodo, anche la Liguria, sicchè si immagina un po’… se potevo perdimi su quegli affari lì… Insomma una persona che non mi dava nessun affidamento.
A.B.: Grazie.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Nessuna Presidente, grazie.
Presidente: Bene, possiamo licenziare il teste?
P.M.: Senz’altro.
Presidente: Può andare.
G.F.: Grazie
Presidente: Buongiorno.
P.M.: Presidente non ci sono altri testi per il P.M. per i motivi che le ho detto.
Presidente: Peccato. Peccato… Quindi noi dovremmo andare alla prossima settimana dove certamente faremo udienza i primi tre giorni e poi forse anche un’altra udienza fra giovedì e venerdì, adesso è da decidere. Io direi Pubblico Ministero, cautelativamente,ortare qualche teste di più…
P.M.: Si, si senz’altro.
Presdente: Se poi…
P.M.: Le volevo dire che quelli che si sono sentiti male, io posso solo dire che ho dei certificati oggi, sono dei testi che cautelativamente avevo chiamato ieri e si son sentiti male tardi ieri, per il caldo, non so per quale motivo, e stamani non sono venuti, quindi anche queste cautele a volte non vorrei che creassero danni maggiori…
Presidente: Certo.
P.M.: …per il corretto svolgimento dell’escussione dei testi.
Presidente: Speriamo che cambi il tempo.
P.M.: Speriamo Presidente.
Avvocato Bevacqua: Presidente le chiedo scusa, lei ha proposto giovedì, venerdì, le volevo ricordare, credo che ci sia lei in collegio in un processo in tribunale, la prosecuzione venerdì…
Presidente: Avvocato sicurament… io non ho ricevuto… Tutti i processi in cui io ero implicato, diciamo così, sono stati, tranne uno, tranne uno sono stati rinviati, differiti, che io sappia. Ora lo controllerò comunque, la ringrazio di avermelo detto.
A.B.: No io credo, non lo so, siccome c’è questo procedimento in prosecuzione le chiedevo se, alla prima, se si poteva non fare udienza venerdì, cioè io posso chiedere ancora differimento…
Presidente: Ecco, comunque io direi questo…
P.M.: Per la citazione dei testi se mi può allora ripetere
Presidente: Credo sia stato differito il processo di venerdì, ora però siccome non metto più piede in tribunale da tanto… Non lo so con sicurezza, ci vado di pomeriggio quando ho tempo ma le cancellerie son chiuse.
A.B.: Grazie.
Presidente: Comunque la ringrazio, lo controllerò, glielo saprò dire. Senz’altro noi facciamo udienza i primi tre giorni, lunedì martedì, mercoledì, salvo vedere poi o giovedì o venerdì.
P.M.: Quindi la citazione la posso organizzare per lunedì martedì e mercoledì per ora.
Presidente: Nel frattempo allora il processo è sospeso ed è rinviato a lunedì 30 maggio ore 9:00.
P.M.: Bene, grazie.

mercoledì 16 marzo 2011

Giovanni Faggi - Deposizione del 26 maggio 1994 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

P.M.: Senta una cosa, lei dove abita esattamente come strada? Ha detto? Via?
G.F..: Via xxx xxxx 11 A
P.M.: A Calenzano.
G.F..: A Calenzano.
P.M.: Pacciani per caso è mai venuto a trovarla?
G.F..: Mai e poi mai.
P.M.: Il Vanni? Questo signore
G.F..: Mai visti.
P.M.: Altre persone…
G.F..: Mai visti queste persone, mai avuto contatto.
P.M.: Senta lei ha mai sentito parlare, sicuramente si ma io glielo chiedo, di un omicidio addebitato al cosiddetto mostro di Firenze avvenuto a Calenzano?
G.F..: Sulla stampa io l’ho visto, lì come altri posti.
P.M.: Ha mai cercato di approfondire quello di Calenzano dove era avvenuto?
G.F..: Mah è avevan detto a La Marina ma io poi siccome vo via tutti i giorni la mattina e torno la sera e qualche volta sono stato anche in Liguria settimane…
P.M.: Si, si ma… Guardi, allora se lei fa questo tipo di distinzione va più lontano di dove voglio arrivare io. Io chiedo solo se sa dov’è esattamente il luogo dov’è avvenuto questo omicidio.
G.F..: Io il punto non lo so.
P.M.: Non lo sa. Sa se vicino a casa sua o se a Calenzano c’è un posto che si chiama Le Bartoline?
G.F..: C’è una frazione.
P.M.: sa che questo omicidio è avvenuto in una frazione di questo genere?
G.F..: Si, l’ho saputo dalla stampa.
P.M.: Questa frazione Le Bartoline è nei pressi di Calenzano, delle strade dove abita lei o è tutto da un’altra parte?
G.F..: E’ più distante da me.
P.M.: E’ più distante. Lei sa che una misurazione fatta fra casa sua e dove è avvenuto l’omicidio ci dice che sono, via autovettura, in macchina non a piedi passando per i campi, 900 metri o lo sa per la prima volta da me stamani?
G.F..: Per me sono di più di 900 metri.
P.M.: Allora lo sa.
G.F..: Per me grosso modo, anche a linea d’aria…
P.M.: Si. Allora lei sa, mi scusi, se dice che sono di più sa dov’è? Invece lei m’ha detto non sa dov’è…
G.F..: Ma le Bartoline sono una frazione di Calenzano…
P.M.: Io dico lo sa che il punto dove sono stati ritrovati i cadaveri
G.F..: Il punto non lo so.
P.M.: Non lo sa. Ecco. Non lo sa.
G.F..: Ho visto poi c’è delle insegne, ci hanno messo delle croci.
P.M.: Benissimo. Il fatto lei dice sono di più non è relativo a quel posto lì.
G.F..: Non lo so perché io sempre non ci sto lì.
P.M.: No, mi scusi, è… insomma… Ha mai sentito dire da nessuno a Calenzano: Guarda l’omicidio del… relativo a una coppia uccisa dal cosiddetto mostro di Firenze è avvenuto lì, o in questo punto? C’è un ponticello, lei poi ha già descritto che non c’è più quel ponticello, è già stato interrogato, quindi la zona la conosce via signor Faggi…
G.F..: Io conosco Travalle, aveo una zia e tutto, lo so che la zona…
P.M.: Ecco, allora quando io le dico è 900 metri quel punto, lei dice: non sarà 900 metri…
G.F..: Ma io penserei… siccome
P.M.: Saranno mille, via signor Faggi!
G.F..: La Marina, dal torrente, penso siano di più.
P.M.: E’ vicino a casa sua. Bene?Lei dice: Il Pacciani io l’ho conosciuto solo in questo modo e non è mai venuto a casa mia.
G.F..: Mah…
P.M.: Senta una cosa, lei conosce una signora che si chiama Sperduto Malatesta Antonietta?
G.F..: No, non la conosco.
P.M.: C’è qualcuno che dice è stato a casa sua lei.
G.F..: Io sono stato a casa sua?
P.M.: Una persona dice, ce l’ha detto qui.
G.F..: Io…
P.M.: Stamattina
G.F..: Codesta persona non la conosco e non ne so niente.
P.M.: L’ha detto proprio stamani.
G.F..: Ah me… L’avrà detto comunque io codesta Sperduto Malatesta non la conosco e mai vista. E nemmeno a casa sua perché sono molto prudente e sto molto a casa mia.
P.M.: Ma lei sa dove sta? Per dire che non…
G.F..: No! Non lo so.
P.M.: Lei è mai stato in Via Chiantigiana, 3 nel comune di… ora glielo dico esattamente dove stava questa signora… San Casciano/Tavernelle?
G.F..: Mai.
P.M.: Mai stato. Senta una cosa, il Pacciani per caso le ha mai detto che andava e aveva una relazione con una signora con questo nome in questo luogo?
G.F..: No perché io prima di tutto quando io gli diedi la tuta e lo salutai non l’ho più visto e ho pensato di non avere più nulla a che fare.
P.M.: Io le vorrei leggere cosa dice questo signore che abbiamo sentito stamani, il quale dice…
G.F..: Si, si.
P.M.: “Talvolta ho visto nel locale La Cantinetta di San Casciano insieme a Pacciani Pietro un uomo di cui ho visto alcune foto che mi avete mostrato oggi e che mi dite voi si chiama Faggi Giovanni, questa persona io” questo signore ci dice, “non la conosco, l’ho solo vista” dice questo signore “insieme al Pacciani a bere con lui, credo di aver visto questo personaggio prima della morte del marito della Malatesta”.
G.F..: Niente è tutto falso. Mi cascasse gli occhi.
P.M.: No, no no per carità.
G.F..: Ha! Ha! Io sono molto preciso nelle mie cose.
P.M.: Come mai questo signore dice queste cose false secondo…
G.F..: Ohooo non lo so io
Presidente: Lui non lo sa.
G.F..: Io non lo so.
P.M.: C’è un’altra persona che dice: “Riconosco fra uno dei saltuari accompagnatori del Pacciani, in una foto che mi mostrate e è una persona di cui io non conosco il nome, comunque capisco da quello che mi dite voi che si chiama Faggi Giovanni. Questa persona che mi mostrate è un personaggio che l’ho incontrato qualche volta a San Casciano val di Pesa mentre era in compagnia del postino Vanni e del Pietro Pacciani e forse di un’altra persona che non ricordo.” Anche questa è falsa?
G.F..: Assolutamente falsa.
P.M.: Questa persona che dice così si chiama Cencin Gina. Lei la conosce? Ha motivi…
G.F..: Guardi son tutti nomi che lei mi dice che per me… Niente!
P.M.: Allora…
G.F..: Non mi dicono niente.
P.M.: … può darsi che lei sia andato in questo posto che io le ho detto è via Chiantigiana, addirittura si dice in anni molto lontani, prima dell’80, con questi signori e che lei forse non sapesse all’epoca che la signora da cui andava si chiamava Malatesta Sperduto?
G.F..: ma io codesta signora Malatesta Sperduta per me è una novità assoluta.
P.M.: Allora come mai…
G.F..: Io non so nulla.
P.M.: Come mai secondo lei questa vicina di casa dice di aver visto lei lì e a San Cascia…? Vede sono già due le persone eh.. Non è una sola…
G.F..: Si, si, potrebbe essere anche tre ma io non ci sono stato a San Casciano, non ci ho neppure clienti a San Casciano.
Avvocato Bevacqua: …perché hanno mostrato delle fotografie. Quindi non sappiamo come sono queste fotografie…
P.M.: Certo, però queste persone
A.B.: Sennò si altera tutto.
P.M.: No, no, noi…
A.B.: Vediamo le fotografie, vediamo un po’…
P.M.: Prima facciamoci dire che non c’è mai stato…
G.F..: Io non ci sono mai stato! Se fosse a Tavarnelle ci avevo un cliente, Mugnai, si ma a San Casciano non ho avuto mai clienti…
P.M.: Chiedo scusa, era Tavarnelle val di Pesa allora questa via Chiantigiana, ora lo controlliamo…
G.F..: Tavarnelle?
P.M.: Si.
G.F..: Ma io andavo da Mugnai, dai fratelli Mugnai, poi non conosco…
P.M.: Non da questa signora?
G.F..: No, no, no, no assolutamente, io non la conosco questa signora per l’amor d’iddio.
P.M.: Per l’amor di Dio.
G.F..: Non l’ho mai vista io.
P.M.: Io per il momento non ho altre domande grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile avete domande?
Segue...

martedì 15 marzo 2011

Giovanni Faggi - Deposizione del 26 maggio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

P.M.: Allora cosa successe?
G.F..: Poi cosa successe? Successe che aveva l’indirizzo dove stava, un giorno venendo da Siena, dico: proviamo a vedere dove sta questa persona. Passai per quella strada lì che non c’è poca abitazione, perché non ci passo mai…
P.M.: Lei la conosceva questa strada…
G.F..: Non la conoscevo, fu la prima volta che ci passavo.
P.M.: Era facile o ebbe difficoltà a trovarla?
G.F..: Noo, sa, si gira il mondo, non è la quistione, lo chiesi e mi indirizzarono…
P.M.: Dov’era questa località?
G.F..: Ero a San Casciano, quella zona lì dove abitava lui, la frazione non me lo ricordo con esattezza e tant’è vero aspettai l’ora che generalmente tornavano a casa gli operai agricoli…
P.M.: Cioè lei… E si mise ad aspettare? O entrò…
G.F..: Aspettai in strada, aspettai in strada…
P.M.: Ma come capì qual’era la sua casa?
G.F..: Perché me l’avevano detto, più avanti trovai delle abitazioni e gli chiesi dove stava, come si può fare in tutte le cose, questo signore, no?
P.M.: Certo.
G.F..: E mi dissero: guardi, così e così. Mi misi lì, dopo un quarto d’ora, venti minuti su le cinque, cinque e mezzo, così arrivò.
P.M.: Ma lei scusi, per sapere se era in casa prima suonò?
G.F..: Niente, in casa un c’ero stato.
P.M.: No mi scusi, prima di mettersi ad aspettare non provò se era già tornato?
G.F..: No perchèio…
P.M.: E come mai? Come mai non provò a suonare?
G.F..: Niente perché la casa era distante dalla strada…
P.M.: Allora lei andò a casa a vedere, vide che non c’era…
G.F..: No io non ci andai in casa
P.M.: Non ci andò nemmeno a casa.
G.F..: Neppure prima, mi misi sulla strada, dopo un quarto d’ora, venti minuti…
P.M.: Scusi ma poteva essere in casa? Come mai non andò a suonare?
G.F..: No perché era a lavorare…
P.M.: Ma lei come faceva a sapere che era fuori a lavorare?
G.F..: So che smetta veno alle cinque, alle cinque e mezzo…
P.M.: Da chi lo sapeva?
G.F..: Io lo chiesi più avanti a questa casa
P.M.: Le dissero che non c’era.
G.F..: Dice: Non c’è è a lavorare vedrà che gli toccherà a spettare.
P.M.: Lei era solo?
G.F..: Io ero solo.
P.M.: In macchina sulla strada.
G.F..: In macchina ad aspettare. Poi arrivò…
P.M.: Arrivò lui, cosa successse?
G.F..: Arrivò e lo vidi anche messo un po’ male, in brutte condizioni…
P.M.: Cioè? Aveva lavorato?
G.F..: Si eppoi anche altre… Vidi che non era il caso di intraprendere una relazione di commercio di questo genere e ci avevo con me in macchina…
P.M.: Perché scusi? Come mai? Come mai capì che non era il caso di intraprendere questa relazione di commercio? Cosa avvenne?
G.F..: Da determinate condizioni della persona…
P.M.: Me le vuole spiegare per cortesia?
G.F..: Si da come era. Era sporco, era messo male
P.M.: Era stato a lavorare…
G.F..: Ma sa…
P.M.: A lei dette la sensazione che non era proprio un grande affare coltivare…
G.F..: Mi resi conto che non era possibile anche da il punto di vista, così, come si presentava la persona, ecco, e allora io in macchina ci ho sempre… e ci davano, allora a quei tempi, le ceramiche, qualche cosa da dare alla clientela o librettini da scrivere, delle penne e ci avevo, mi ricordo, tre tute da dare ai magazzinieri nelle ditte, allora dissi: Ma tienne una, prendine una. Lui mi ringraziò poi io salutai e gli dissi: ma questo tuo amico? Dice: Ma u n’ho saputo nulla. Io poi salutai e non ho saputo più niente. Poi ho saputo tutte le vicende dopo che è capitato, che tutti si sa.
P.M.: Quindi il tutto della sua conoscenza con Pacciani è tutto qua?
G.F..: E’ tutto qua.
P.M.: Quindi, se non ho capito male, lei per un affare di una quindicina di mila lire lo va a cercare, lo aspetta, lo vede malmesso…
G.F..: Mhm no, lo feci perché me lo chiese per favore, sapeva quest’amico, lo feci così a titolo… come si può fare in tante altre occasioni tante persone di accontentare…
P.M.: Però lei lo andò a trovare…
G.F..: Siccome eran gente che lavorava…
P.M.: Mi scusi, gli scrisse e lui non le rispose allora lei lo andò a trovare…
G.F..: Passai per caso…
P.M.: Si, certo, certo era lì sulla strada.
G.F..: Io…
P.M.: Tutto qui. Niente di più. Senta però è vero che lei scrisse a Pacciani una cartolina in data 10.3.79 e lo chiamò: “Caro Pietro”?
G.F..: Si, così a…
P.M.: L’aveva visto una volta e lei lo chiamava “caro Pietro”
G.F..: Come si può fare, siccome mi diede delle confidenze su al ristorante, ecco perché…
P.M.: Che confidenze erano? Quelle che ci ha detto?
G.F..: Confidenze di linguaggio, così, aperto…
P.M.: E lei lo chiamò “Caro Pietro” come… Non è che lo aveva… Ebbe modo di conoscerlo in modo diverso…
G.F..: Nooo
P.M.: Ho capito. Tutto qui? Niente di più?
G.F..: Io non so altro. Ho saputo poi tutte le vicende capitate dopo…
P.M.: Quali vicende?
G.F..: Queste qui che è successo, di tutti questi guai…
P.M.: Ahaa quelle del…
G.F..: Dalla stampa…

P.M.: Senta una cosa, noi abbiamo sentito in questo processo due persone che dicono invece che lei andava con Pacciani a bere a La Cantinetta. Vi hanno visto più volte…
G.F..: Io?
P.M.: L’ha detto stamani un signore.
G.F..: No, no e poi no. Mai. Prima di tutto non bevo, prima di tutto non bevo, mai…
P.M.: Allora un signore…
G.F..: Io, senta, non ci ho… Tant’è vero che io nella zona di San Casciano non ho mai avuto un cliente, quindi… Niente.
P.M.: Una persona che è amica di Pacciani e che dice di avervi visto insieme a San Casciano.
G.F..: Assolutamente no. Assolutamente no. Assolutamente no.
Presidente: Ma cos’è una cosa che le da tanto noia?
G.F..: No perché siccome quando una cosa non è vera, non deve esse’ detta!
Presidente: Ma sa, è una circostanza così banale…
P.M.: Fra l’altro andare a bere
G.F..: No, no, no, no.
P.M.: Mi scusi lei è stato al ristorante con Pacciani
G.F..: Da lì mi capitò per caso, di gomito, al tavolino
P.M.: Ma mi capisce, se questa persona è un amico di Pacciani…
Presidente: Senta il Pubblico Ministero…
P.M.: Mi perdoni.
G.F..: Si.
P.M.: Questa persona è un amico di Pacciani, un conoscente, dice: Guardi, fra le persone che venivano a San Casciano a trovare il Pacciani e qualche volta hanno bevuto insieme a La Cantinetta c’era anche lei.
G.F..: No.
P.M.: Questa persona sbaglia.
G.F..: No, no, e no.
P.M.: Senta una cosa signor Faggi, mi perdoni ma io le devo fare qualche…
G.F..: Si, si, dica, dica.
P.M.: … tipo di domanda che avrei preferito evitare perché… insomma… tanto è marginale però a questo punto gliela faccio. Lei fu oggetto di una perquisizione?
G.F..: Si.
P.M.: Durante questa perquisizione venne rinvenuto diverso materiale un po’ anomalo in casa sua, nel suo garage…
G.F..: Si, si.
P.M.: Che è materiale identico a quello che avevano sia il Pacciani che il Vanni, vuole descrivere
G.F..: Io lì…
P.M.: L’abbiamo trovato noi… lei… glielo dico io ora…
G.F..: Io non ci ho nulla a che vedere.
P.M.: No, no, no, per carità. Io le dico, ricorda che materiale è o vuole che io le legga il processo verbale di perquisizione?
G.F..: No, no me lo ricordo.
P.M.: Che materiale è?
G.F..: Me lo ricordo, eran peni.
P.M.: Erano?
G.F..: Peni
P.M.: Falli di gomma…
G.F..: Si, no di legno.
P.M.: Ah di legno!
G.F..: Che me lo diede una donna
P.M.: Mi scusi, nel verbale di perquisizione, poi sentiremo coloro che l’hanno fatto, si da atto che sono numerosi, ce ne sono alcuni di gomma e alcuni di legno. Lo so che è un argomento che…
G.F..: Non…
P.M.: E’ sbagliato il verbale. Ci sono… Qui si descrive parecchie riviste pornografiche…
G.F..: Quelle le vendano… Delle volte…
P.M.: No, no, no, io capisce, voglio vedere di capire se per caso conoscendo per l’appunto questo Pacciani, anche lui a volte ha avuto oggetti di questo genere e quel teste, che abbiamo sentito stamani e che ci ha detto che vi frequentavate per l’appunto a san Casciano, anche lui ha questo materiale, tante volte per una ragione qualsiasi… No, ma c’era questo materiale in casa sua?
G.F..: Si, gliel’ho detto.
P.M.: Senta…
G.F..: E poi l’ho bruciato.
P.M.: L’ha bruciato dopo la perquisizione?
G.F..: Ho bruciato tutto, tutto.
P.M.: Non è che putacaso con il Pacciani, sia pure ovviamente, non ha nessun valore, a nessun fine, avete parlato di cose di questo genere? Perché ad esempio il Vanni dice gliel’aveva comprato lui al Pacciani dei falli di gomma…
G.F..: No.
P.M.: Assolutamente no. Senta un’altra cosa signor Faggi…
G.F..: Io quando lo salutai e gli diedi la tuta io non l’ho visto più
P.M.: Due volte. A me sembra strano ma son cose mie che lei per quindicimila lire ci va a trovarlo… ma insomma questo è un altro paio di maniche, son valutazioni, io voglio che lei capisca le mie perplessità, niente di più, lei ci dice la verità, è un teste, quando ce l’ha detta è tranquillo lei, il resto tocca a noi.
Presidente: Proseguiamo.