giovedì 30 settembre 2010

Heidemarie Meyer - Deposizione del 5 luglio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Avvocato Santoni prego.
Avvocato Santoni: Lei ha detto che suo fratello teneva insieme molti blocchi da disegno. E' vero?
H.M.: Si.
A.S.: Quindi non li usava contemporaneamente erano di varie misura, usava qualcuno alla volta, gli altri li teneva da parte. Com'era la cosa?
H.M.: Cioè questi blocchi avevano anche una qualità di carta differente o più liscia o più ruvida e lui li adoperava secondo la tecnica che adoperava, quelli più lisci per le matite da disegno quelli più ruvidi per altre tecniche, per acquerelli e secondo quello che faceva.
A.S.: A parte che era un pò disordinato su questo, li teneva in posti specifici, non so, in cucina o in stanze del laboratorio fotografico, se ne aveva uno, lo sa dove li teneva particolarmente? Quelli che non usava dove li ammucchiava.
H.M.: In casa dei miei genitori lui disponeva di una stanza, di una piccolissima stanza letto e di un bagnetto e i blocchi erano un pò dovunque.
A.S.: Un pò dovunque, benissimo. Suo fratello parlava italiano?
H.M.: Per quanto ne sappia io non ne parlava.
A.S.: Non ne parlava e non leggeva nemmeno l'italiano? Non sapeva nemmeno leggere l'italiano? Non conosceva l'italiano allora?
H.M.: Senz'altro siccome era già stato in Italia qulche parola ma nè lo parlava nè lo leggeva.
A.S.: Senta, suo fratello era impegnato politicamente?
H.M.: Era una personaggio, una persona critica ma non faceva parte di nessuna organizzazione.
A.S.: Ecco, ma non aveva mai fatto, partecipava a manifestazioni politiche contro la dittatura, contro il potere in genere? Fra giovani a volte succede.
H.M.: Lui prestava servizio civile, mi sembra che abbia partecipato una volta ad una manifestazione pasquale per la pace era contro la forza atomica...
A.S.: Era un pacifista?
H.M.: Si.
A.S.: Grazie. Lui comprava anche disegni, se gli piacevano, opere grafiche?
H.M.: Non ne so niente.
A.S.: Bene grazie.
Presidente: Avvocato Colao.
A.C.: Signorina quanti anni aveva suo fratello quando è stato assassinato?
H.M.: Aveva 22 anni e fra poco ne avrebbe fatti 23.
A.C.: Senta, scusi, era fidanzato o aveva progetti matrimoniali che lei sappia?
H.M.: No.
A.C.: Per quanto lei possa ricordare aveva l'abitudine intenzionale o no di segnare lettere particolari dell'alfabeto? Non so una doppia V o una parola con la doppia V?
H.M.: Lui aveva la sua normale calligrafia, certo nella sua istruzione, nella scuola di grafica dovevano esercitarsi nelle varie tipo di scritture, mi ricordo che per l'anniversario di nozze dei miei genitori fece un biglietto con una grafia particolare.
A.C.: Grazie non ho altre domande.
Presidente: Altre domande avvocati di parte civile? Signori avvocati per la difesa. Avvocato Bevacqua.
Avvocato Bevacqua: Grazie. Signora vuol cortesemente domandare alla signorina se il fratello aveva già esaurito gli studi nel 1983?
H.M.:  Si.
A.B.: Quindi gli studi della scuola di grafica erano già esauriti?
H.M.: Si, la scuola di grafica che faceva era conclusa  ma siccome aveva ottenuto un posto di studio all'università, sempre nel settore della grafica, lui per presentarsi doveva presentare una mappa dei suoi lavori. E stava lavorando per questo.
A.B.: La signorina ha detto, quando fu sentita dalla polizia, che in vacanza "normalmente mio fratello faceva delle foto e non si portava dietro del materiale da disegno" la conferma questa circostanza?
H.M.: Si lo confermo.
A.B.: Grazie. Volevo domandare, la città di Osnabruck è vero che ha circa 170.000 abitanti?
H.M.: Non lo so.
A.B.: E' una città grande?
H.M.: Relativamente grande.
A.B.: Più grande di Bonn?
H.M.: Non so quanti abitanti ha la città di Bonn.
A.B.: Quanto Monaco?
H.M.: Più piccola.
A.B.: "Kleine" l'ho capito anch'io, c'è "Eine kleine nachtmusik" di Mozart. Volevo domandarle un'ultima cosa, suo fratello, ha detto la signorina, che andava ad acquistare dei blocchi sia al Prelle-shop come da Einzmann, è vero?
H.M.: Si.
A.B.: Quindi usava blocchi diversi, diversi tipi di blocchi.
H.M.: Io da lui ho visto sempre, solo quelli della ditta Brunnen e solo un altro tipo che era speciale per acquerelli.
A.B.: Non ho altre domande.
P.M.: Meno male.
Presidente: Senta signorina a proposito di questi album, questi album da disegno li comprava dalla ditta Prelle e/o indifferentemente dall'altra ditta, questi album?
H.M.: Lui mi aveva raccomandato questa ditta Prelle e Einzmann e anche gli altri amici mi hanno  confermato che lui si rivolgeva sempre a questi due negozio, cioè, per la massima parte. Può darsi...
Presidente: Senta, gli furono restituiti, a lei e ai suoi familiari, gli oggetti che erano contenuti nel camper, nel pulmino dopo l'omicidio?
H.M.: Si, tutto quanto si trovava nell'autovettura è stato consegnato, salvo un pò di cose che sono state bruciate.
Presidente: Bruciate da chi?
H.M.: Mancava il sacco  a pelo per esempio.
Presidente: Ho capito e queste cose che furono restituite alla famiglia loro le hanno ancora?
H.M.: Dice per la maggioranza non abbiamo più niente, c'erano delle tavole dentro l'autovettura che abbiamo dato via e un amico ho poi provveduto a vendere per noi il bussino e noi, la famiglia, abbiamo tenuto i pochi ricordi personali.
Presidente: Senta signora perchè non rimangano dubbi. Vuol far vedere questo quadro, ricorda che qualcosa del genere, anche non colorato, fosse in possesso di suo fratello o dell'altro amico?
H.M.: No, non conosco questo quadro, non posso ricordare niente.
Presidente: Non lo ha mai visto comuqnue in possesso di suo fratello?
H.M.: No
Presidente: Benissimo. Possiamo riporlo. Non ci sono altre domande.
P.M.: Nessuna il P.M.
Avvocato Fioravanti: Signor presidente forse mi ha rimesso lei in ballo per questa domanda.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
A.F.: Tra gli oggetti che dovevano essere restituiti subito, suo fratello aveva una valigia blu e un sacco a pelo blu?
H.M.: La valigia blu era di tutta la famiglia e non è stata restituita, il sacco a pelo non era blu ma era multicolore, arancione, cioè di vari colori.
A.F.: Non è mai stata restituita la valigia blu?
H.M.: Dice la valigia blu momentaneamente non c'era ma è stata ritrovata dopo e abbiamo detto, anche al consolato tedesco, che non la volevamo più, che poteva essere adoperata per dei turisti che ne avessero bisogno.
A.F.: Ecco, gli effetti personali che erano dentro questa valigia sono stati restituiti?
H.M.: Credo che non c'erano più cose personali dentro perchè tutti i documenti e la patente di guida, la carta d'identità e tutte queste cose erano sciolti nella macchina e sono stati restituiti prima.
A.F.: Volevo sapere se il pulmino, l'auto Volkswagen è stata restituita alla famiglia.
Presidente: Questo è sciaguratamente pacifico.
A.F.: Volevo sapere..
Presidente: Lo ha già detto! L'hanno fatta vendere.
A.F.: Ma io volevo che me lo ripetesse signor presidente.
Presidente: Avvocato, assolutamente, sennò qui andiamo... proprio... L'ha detto, ridetto, è pacifico! Nessuno lo contesta.
P.M.: Ci sono i verbali.
Presidente: Fu sciaguratamente restituita. Aggiungo io. Perchè bisognava prima i controlli che sappiamo. Non furono fatti ed è stato restituito tutto. Evviva. Quindi che cosa domanda a fare questa circostanza? Eppoi è pacifica. Non ammetto la domanda. Ha altro da domandare?
A.F.: Io sono soddisfatto della precisazione che ha fatto lei presidente. Grazie.
Presidente: L'esame della teste è chiuso. Ringraziamo molto la signorina e lei signora naturalmente. Arrivederci.Vogliamo sospendere un quarto d'ora?
H.M.: Arrivederci.
P.M.: Si Presidente, grazie.
Segue...

mercoledì 29 settembre 2010

Heidemarie Meyer - Deposizione del 5 luglio 1994 - Prima parte

Sorella di Horst Meyer, che perse la vita il 9/10 settembre 1983 a Giogoli assieme all'amico Rusch Uwe Jens. Fu chiamata a deporre durante il processo Pacciani il 5 luglio 1994. Terminata la deposizione dichiarò ai giornalisti: "Pacciani? Non l' ho nemmeno guardato, avrei provato un' emozione troppo forte".
Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni rese tramite la  dottoressa Brigitte, Kudron, Barbara Meyer che ne curò la traduzione. 

P.M.: Allora facciamo... Sì, passiamo al teste Meyer Heidemarie Margherete Gisela, che è la sorella di una delle vittime,  per cui appare necessario provvedere a traduzione. Si è offerta stamani la signora Meyer, anche se il cognome è uguale, non ci sono parentele, del Consolato tedesco di Firenze.
Presidente: Benissimo, benissimo.
P.M.: Faccio presente e ricordo alla Corte che si tratta di una deposizione interamente negli atti del  dibattimento,   perché  fa  parte  della rogatoria. Io ho chiamato la signorina stamani, che è la sorella di una delle vittime, perché...
Presidente: Buongiorno.
A.B.: Ecco, la difesa ha, come interprete di parte, la dottoressa Claudia Marini del proprio studio... formalmente
Presidente: Benissimo
A.B.: ...è qui accanto a me.
Presidente: Che è presente.
A.B.: È collaboratrice...
Presidente: Allora, nominiamo intanto formalmente l'interprete E allora il giuramento dei periti, c'è lì?
Interprete: Devo venire lì a giurare?
Presidente: No, stia pure lì, signora. Basta che lei legga quella formula.
Interprete: Sì. Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senz'altro scopo che quello di far conoscere la verità e mantenere il segreto sulle operazioni peritali. Lo giuro.
Presidente: Vuole dare le generalità alla signorina,  per cortesia?
Interprete: Brighitte Kudron Barbara Meyer. Nata il XX/XX/XX a Monaco di Baviera. Residente a Xxxxxx, Xxx Xxxxx, XX
Presidente: Ecco, adesso vuole chiedere, signora, il nome della signorina Meyer qui presente? Le  generalità complete.
H.M.: Heidemarie Margherite Gisela Meyer. Nata il 06/12/1961 a Diepolz.
Presidente: Bene. Vogliamo darle la formula dei testimoni, alla signorina Meyer? Ecco. Gliela vuole tradurre, signora?
Interprete: (traduce) - Ha giurato.
Presidente: Benissimo. Adesso dovete dividervi il microfono. Il Pubblico Ministero farà delle domande, signorina, e lei signora ce le tradurrà, poi. Prima tradurrà le domande alla signorina; sentirà la risposta... La signorina deve parlare nel microfono, poi lei passa il microfono a noi quando  lo vogliamo staccare. Dunque, innanzitutto una cosa: vuol chiedere acconsente alla ripresa televisiva, o no? O non vuole essere ripresa?
Interprete: Acconsente.
Presidente: Acconsente. Benissimo, potete riprendere la signorina. Allora il Pubblico Ministero farà delle domande alla signorina e la signorina, per tramite suo, dopo la traduzione risponderà. Prego. 
P.M.: Signorina, innanzitutto lei è la sorella di Meyer Horst deceduto a Firenze il 10 settembre '83?
H.M.: Si.
P.M.: Signorina lei è stata sentita dalla Polizie di Diepholz su delega del Procuratore della Repubblica di Osnabruck nell'ambito di una richiesta di una rogatoria fatta dal procuratore della Repubblica di Firenze e ha reso deposizioni il 22 giugno del 1992. La mia domanda è questa, ricorda quella deposizione? La conferma? Ciò che disse è la verità, innanzitutto?
Interprete: Si ricorda e lo conferma.
P.M.: Disse la verità in quell'occasione. Io vorrei fargli delle domande non a chiarimento ma sono, mi rendo conto, ripetititve di quelle deposizioni che ha già fatto e che la nostra Corte conosce già, ma vorrei mostrarle delle fotografie di blocchi che ha già visto all'epoca e vorrei che vedendo queste fotografie ci spiegasse se le ricorda e a cosa si riferiscono. Vuole rispondere alle mie domande?
H.M.: Si vuole rispondere.
P.M.: Io vorrei mostrargli due blocchi da disegno che hanno una copertina rossa e la scritta Skizzen Brunnen, prima di mostrarglieli, lei ha presente, blocchi di questo tipo? Li ha presenti, li ha mai visti?
H.M.: Si, mio fratello adoperava questi blocchi, frequentava una scuola di grafica.
P.M.: Dove, mi scusi?
H.M.: Ad Osnabruck.
P.M.: Vuol vedere, le mostro una foto ora, su quello schermo dietro a loro, se sono questi blocchi qua? Possiamo mostrare la foto per cortesia?
Presidente: Come al solito siamo tecnicamente deficitari
P.M.: Vogliamo prima leggere la didascalia insieme? È fotografato dalla Polizia scientifica, "Blocco da disegno Skizzen Brunnen della misura 17x24" è la pagina di copertina. Ha mai visto, la signorina, blocchi di questo tipo? Sono quelli di cui ci ha parlato cioe?
H.M.: Dice: ho visto questi blocchi da mio fratello sono questi stessi blocchi che mi sono stati esibiti.
P.M.: Lei ricorda se in casa c'erano blocchi di suo fratello uguali o simili come misura o come caratteristiche?
H.M.: Si, dice, mio fratello abitava in casa con noi e lui adoperava questi blocchi in varie misure
P.M.: Allora questo è il blocco, per intendersi, per la corte 17x24 è quello più piccolo, trovato, come sappiamo, all'imputato, vorrei ora mostrare la foto di un blocco più grande e vorrei che la signorina spiegasse come, dove, se ne sa qualcosa, è quello che nelle carte risulta ha consegnato la signorina alla Polizia di Diepholz. E', come si vede dalla didascalia, della foto 2, un blocco da disegno Skizzen Brunnen della misura 24x33, se ingrandiamo la parte scritta piccola si vede come la misura qui è 24x33, nella foto precedente, vorrei tornare un attimo indietro, per far vedere che è un blocco diverso, la misura è, perchè sono uguali identici, 17x24, tornerei al 24x33, farei vedere le foto successive che riguardano il contenuto del 24x33, per vedere se è quello, se conosce la signorina questo blocco. Vorrei andare alle foto successive, al contenuto interno. Queste sono le foto... ...prima di fargli rispondere vorrei farle vedere altre foto del contenuto, andiamo avanti, le ingrandiamo un attimo,  dei disegni che sono all'interno di questo blocco, andiamo ancora avanti, ancora, grazie, mi fermerei ora, tanto sono nel fascicolo del dibattimento, chiedo alla signorina se questo blocco, con questi disegni, è quello che ha consegnato lei alla Polizia.
H.M.: Si
P.M.: Lo ha consegnato lei alla Polizia di Diepholz e questo blocco dove era e come mai lei è certa che era di suo fratello e di chi sono quei disegni?
H.M.: Dice, il blocco che ho consegnato alla Polizia era in casa, era di mio fratello ed io ho conservato tutti gli oggetti di mio fratello come ricordo e siccome io stessa disegno molto volentieri l'ho adoperato e i disegni che sono su questo blocco sono i disegni che ho fatto io.
P.M.: Lei sa, dato che i blocchi sono apparentemente uguali per noi, aldilà della dimensione, dove suo fratello comprava questi blocchi?
H.M.: Mio fratello usava acquistarli o a Osnabruck o in un negozio chiamato Prelle-shop o in un altro credo si chiamasse Heinzmann che sono dei negozi specializzati.
P.M.: Ecco, signori della corte, negli atti del processo, nella rogatoria, ci sono tutta la parte relativa alla verifica che presso il negozio Prelle-shop venivano venduti quei blocchi. Vorrei andare avanti con la signorina per chiedere se sa come mai li comprasse in quei negozi e quale scuola frequentava, se per caso è il tipo di scuola che gli ha consegnato quei blocchi o se c'è un motivo relativo alla scuola frequentata per acquistare quel tipo di blocchi che sembrano particolari, come qualità.
H.M.: La prima domanda?
P.M.: Che scuola frequentava suo fratello?
H.M.: La scuola si chiama Fachoberschulen Veranstaltung a Osnabruck, una scuola superiore di disegno e grafica di Osnabruck.
P.M.: Quei blocchi erano blocchi particolari come qualità utili per i corsi che faceva? Era la scuola che consigliava quel tipo di blocchi oppure c'è qualche attinenza?
H.M.: Non so dire se è la scuola che li abbia consigliati ma sono sicura che mio fratello mi ha detto che mi consigliava assolutamente questi blocchi perchè avevano un'ottima carta e si potevano fare dei disegni a matita molto bene.
P.M.: Grazie. Anche la signorina ha frequentato un tipo di scuola simile?
H.M.: Si, io ho frequentato la Fachoberschule Veranstaltung, cioè la stessa, di Minnen, è un'altra località.
P.M.: Vorrei chiedere ancora, suo fratello le ha mai detto se usando quel tipo di blocchi, così particolari come qualità, li usava di dimensioni diverse, più grandi e più piccole?
H.M.: Non mi ha mai detto niente di specifico ma io l'ho sempre visto che aveva questi blocchi di varie misure.
P.M.: Li ha visti lei personalmente di varie misure?
H.M.: Si, personalmente.
P.M.: Ricorda anche se ha visto una misura più piccola di quella che ha consegnato lei, cioè quella misura che è stata mostrata per prima e che noi abbiamo trovato all'imputato, quel 17x24, lo ricorda di averlo visto?
H.M.: Non posso dire con certezza il numero dei centimetri però sono sicura che lui aveva questi blocchi di varie misure.
P.M.: Anche più piccola di quella che ha consegnato lei alla Polizia?
H.M.: Si, questo lo posso dire con certezza.
P.M.: Grazie. Non ricorda ovviamente la misura. Chiedo se ricorda di aver visto il fratello o di aver visto in casa usare matite colorate, di che tipo?
H.M.: Si, lui disponeva di molti pastelli, di gessetti, matite colorate, di matite varie di cui normalmente uno che fa disegno ha bisogno.
P.M.: Questo è vero, ricorda se aveva matite di marca Fabel Castell o Stabilo?
H.M.: Lui aveva sia matite che matite colorate di tutte e due le marche.
P.M.: Vogliamo mostrare per cortesia le foto successive relative al sequestro effettuato presso Pacciani di matite colorate? Mostriamo le foto. Mostriamole tutte, per cortesia, poi la signorina ci risponde dopo.
Avvocato Bevacqua: È fuori dal capitolo, comunque...
P.M.: Non è un capitolo è una rogatoria già fatta per intero, quindi non ha niente a che vedere con il capitolo, il capitolo è se conferma o meno quello che ha detto in rogatoria.
H.M.: Quelle blu mi ricordo benissimo.
P.M.: Erano le scatole, per cortesia. Le vogliamo rivedere? Ecco.
H.M.: Le scatole non me ne ricordo.
P.M.: Bene, grazie. Vorrei mostrare ora la foto di un portasapone che è stato trovato a Pacciani, ora gliela mostro eppoi la signorina ci dice se ricorda qualcosa, vogliamo leggere la didascalia per cortesia? Leggiamo la didascalia insieme sennò non sappiamo cosa gli mostriamo. "Portasapone in plastica di colore rosa pallido rinvenuto in Via Sonnino 30, facciata anteriore" abbiamo anche la facciata posteriore? Ricorda la signorina se questo oggetto ha per lei una familiarità? Se ha mai visto qualcosa di simile?
H.M.: Mi sembra familiare ma non so bene dove l'ho visto.
P.M.: "Familiare" allora cosa vuol dire?
H.M.: Quando i poliziotti, in casa dei miei genitori, mi hanno fatto vedere la prima volta questo portasapone spontaneamente pensavo - E' di casa nostra - ma non saprei dire di chi è esattamente. E' di casa.
P.M.: Ricorda se c'era qualche altro familiare, in quell'occasione, che ebbe la stessa sensazione?
H.M.: Sia mio madre, anzi, lui come prima che un altro amico che era lì presente, tutti hanno avuto questa stessa reazione.
P.M.: Ci può dire i nomi dell'amico e dell'amica?
H.M.: Il ragazzo era Manfred Lemke e la ragazza Katrin Doll.
P.M.: Chiedo scusa, questo Manfred Lemke, aveva fatto dei viaggi, conosceva bene suo fratello? Era intimo del fratello o era un'amicizia occasionale?
H.M.: Erano molto amici. Mio fratello lo ha anche aiutato a trovare un posto per il servizio civile e in precedenza, cioè, prima del viaggio in Italia, erano stati in Spagna insieme a fare un viaggio.
P.M.: Proprio in quel periodo? In quell'estate lì?
H.M.: Si, nell'anno 1983.
P.M.: Molte grazie. Ricorda quanto prima del viaggio in Italia? A Firenze? Quanto tempo prima rispetto al settembre '83, andarono in Spagna insieme con Lemke.
H.M.: Io penso che fosse tarda primavera, prima estate perchè loro hanno messo a posto la macchina, il bussino della Volkswagen, che hanno attrezzato e poi hanno fatto anche il trasloco a Munster insieme.
P.M.: Con quel pulmino e con questo ragazzo?
H.M.: Prima di partire per l'Italia.
P.M.: Benissimo. In questo viaggio in Spagna erano quindi andati con quel pulmino insieme?
Avvocato Fioravanti: Presidente la difesa si oppone a questa domanda perchè non è capitolata.
P.M.: Non ho fatto nessun capitolo è il ...
Presidente: La domanda è ammessa.
PM: Grazie. Se erano stati con lo stesso pulmino in Spagna in quell'estate.
H.M.: Si era la stessa macchina però era molto vecchia, molto brutta, era beige e doveva essere messa a posto perchè doveva passare il collaudo tecnico e dopo l'hanno anche verniciata di nuovo. Quando sono stati in Spagna era ancora beige e quando sono andati in Italia era messa a posto.
P.M.: Ho capito. Comunque erano andati insieme e come viaggiavano? Fcevano campeggio? Se lei lo sa ovviamente.
H.M.: Erano in tutto in sei. Cinque amici e mio fratello. Non credo che fossero al campeggio anche se non lo so dire con certezza ma ho visto delle foto, credo abbiano pernottato sul fiume, ho visto lì c'erano dei sassi vicino.
P.M.: Quindi una sorta di campeggio libero?
H.M.: Si.
P.M.: Come hanno fatto in Italia.
H.M.: Si, si.
P.M.: Vorrei chiedere ancora, ci ha parlato la signorina di un trasloco fatto a Munster, se non ho capito male, dall'abitazione che avevano insieme, fatto con quel pulmino, ci può spiegare se ho capito bene come è stato fatto questo trasloco, di che cosa e quando.
H.M.: Il trasloco per Munster era imminente al suo viaggio in Italia.
P.M.: "Imminente" cosa vuol dire? Poco prima?
H.M.: Poco prima perchè il trasloco perchè il trasloco non era del tutto concluso lui doveva ancora andare uno o due volte dalla casa vecchia a Munster per portare ancora roba ma lui era talmente contento perchè aveva ottenuto un posto di studio allora voleva concedersi ancora una vacanza. Allora ha praticamente interrotto il trasloco ed è partito.
P.M.: Il trasloco quindi l'ha fatto con quel pulmino? O l'ha fatto fare a una ditta?
H.M.: Si, si con il pulmino.
P.M.: Lei ricorda se l'ha riempito in qualche modo, portava scatole, gli oggetti suoi li metteva sul pulmino? E che oggetti erano se è così... Alla rinfusa o se era una persona molto ordinata che faceva pacchetti chiusi? Cose di questo genere...
H.M.: Mio fratello non si può dire che era ordinatissimo, chiaro che lui aveva alcuni oggetti a cuyi teneva che erano preziosi per lui, come dei bicchieri antichi e dei vetri antichi o la sua attrezzatura fotografica, questo è chiaro, li custodiva per bene dentro le scatole, mentre le altre cose le metteva un pò alla rinfusa perchè non si può dire che fosse molto ordinato.
P.M.: Vorrei chiedere ancora, ha per caso la signorina visto il pulmino carico quando partì per l'Italia? Cosa c'era su questo pulmino? Se l'ha visto eh?
H.M.: Si, dice, io sono tornata in quel periodo dalla Sicilia perchè ero in ferie, ho visto l'autovettura da noi nel cortile ma non ho fatto molto caso, cioè non ho osservato coscientemente quello che avesse lì.
P.M.: Lei sa se il fratello, quando andava in questi viaggi, portava dietro blocchi da disegno? Se aveva questa abitudine o meno?
H.M.: Non lo posso dire perchè io non ho mai fatto viaggi insieme a lui, ho fatto delle gite giornaliere in quelle occasioni mio fratello, più che altro, fotografava.
P.M.: Grazie. Sa se in passato aveva fatto viaggi in Olanda?
H.M.: Dice mi ricordo un viaggio che ha fatto con mio altro fratello Klaus Meyer ed altri 2 amici ad Amsterdam e poi lui spesso faceva anche una scappatina più che altro in Olanda a Groning perchè lì si poteva comprare molto bene vestiario da uomo.
P.M.: E sul Reno? Viaggi sul Reno ne ha mai fatti?
H.M.: Non che ne sapesse qualcosa.
P.M.: Lei ricorda o sa se suo fratello aveva un interesse particolare per gli oggetti un pò kitch che si comprano ai mercatini tipo foto, collezioni di fotografie?
H.M.: Lui aveva un pò la passione per queste cose, un amore particolare per gli oggetti kitch, per esempio mi ricordo che aveva comprato occhiali, una parrucca, una borsa da donna rosa molto particolare e li esponeva poi in casa o sul davanzale.
P.M.: Ricorda se fra gli oggetti che gli mostrò la Polizia, il giorno che fu sentita in Germania, gli furono mostrate foto del Reno e di Amsterdam che volendo sono fra gli oggetti sequestrati e se fra quelle foto vide qualcosa che poteva essere di suo fratello?
H.M.: Si, ricordo di aver visto questi oggetti ma non li conoscevo.
P.M.: Non ho altre domande grazie.

martedì 28 settembre 2010

Giuliano Pucci - Deposizione del 29 giugno 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Presidente: Avvocato Colao prego.
A.C.: Signor Pucci, scusi, ci sa dire dov'è questo lago? Dove andavate?
G.P.: I' lago, no di certo perchè io non son mai stato con lui, son stato sempre da me quando sono stato a i' lago e un ce l'ho mai trovato lui.
Presidente: Comunque dov'è?
A.C.: Era il lago però dove Pacciani...
G.P.: Io vado al lago degli Antinori, vado a 'i lago a Chiesanuova e qualche volta sono stato a i' lago di Badia a Passignano.
Avvocato Bevacqua: Tutti laghi del Chianti.
A.C.: E al lago però, a questo lago qui, dove Pacciani andava no, gli ha detto che aveva visto le donne nude, no?
G.P.: Mha, lui mi disse, gli andava anche lui al lago, ma non mi disse nè quello, nè nulla, mi disse gli andava a i' lago, disse, qualche volta s'ha a andare insieme, mi disse e basta, ecco.
A.C.: E ci siete poi andati insieme?
G.P.: Mi disse d'andare insieme, poi io insieme non sono mai stato, visto un ce l'ho mai visto, anche per combinazione un ce l'ho mai trovato, perchè a volte, hai visto...
A.C.: Senta lei è mai stato in casa del Pacciani?
G.P.: In casa?
A.C.: In casa dentro del Pacciani.È mai intrato in casa del Pacciani?
G.P.: Una volta si, una volta ci sono entrato, non mi ricordo, pioveva e mi portò in casa, mi volse da' da bere, mi ricordo...
A.C.: E queste riviste dove gliele mostrava? In casa o sul tetto?
G.P.: No, me le mostrò in casa, lì nella casa di popolo, lì, una volta solamente, poi lì su i' lavoro, anche, ci aveva due quartieri, lì accanto!
A.C.: Ma era, diciamo, una mostra commentata, insomma gli diceva, parlava delle caratteristiche di queste donne oppure, ci vuole dire in che consisteva? Quando apriva il giornale cosa le diceva?
G.P.: Quando apriva il giornale, faceva vedere le fotografie, diceva, guarda, ti garba questa, ti garba quest'altra, come si farebbe tutti.
A.C.: Ecco e sul pube, sui seni, c'erano dei segni?
G.P.: Mah, io questo qui ummene ricordo, non posso dire che c'era i segni se ummene ricordo, ummene ricordo se c'era i segni, ecco, bha!
A.C.: La ringrazio.
Presidente: Avvocato Santoni.
A.S.: Eravate amici voi e il Pacciani quindi?
G.P.: Come?
A.S.: Eravate amici col Pacciani?
Presidente: Se eravate amici...
G.P.: Amici, si diventò amici, si fece quel lavorettino, io lavorai tre o quattro sabati, lì a aiutagli a fa' i' tetto, poi...
A.S.: Però gli faceva delle confidenze un pochino particolari il Pacciani, no?
G.P.: Per niente!
A.S.: Come per niente?! Queste riviste pornografiche, le donne...
G.P.: Su il lavoro e basta.
A.S.: Chiedo scusa, ma non gli parlava di queste riviste pornografiche, gli diceva questa donna mi viene...
G.P.: Ma, mentre ero a lavorare però, mentre ero lì su i' lavoro, a volte si faceva festa, insomma, via, quando piovea un pochino, un giorno, mi ricordo, piovve un pochino, così, ci si fermò una mezz'oretta e mi fece vedere queste foto.
A.S.: Ma gli raccontava anche del lago, ho capito bene?
G.P.: Si mi raccontò anche quello lì.
A.S.: Gli ha mai fatto confidenze personali, visto che parlavate di donne, di sesso, eccetera, confidenze personali sulla sua sessualità, se aveva difficoltà, se aveva cose d'impotenza, oppure se...
G.P.: No, no codesto a me un me l'ha mai detto nulla di questo, lui...
A.S.: Di quello che faceva sessualmente lui non gli ha mai detto nulla?
G.P.: No.
A.S.: Ma prima ha detto, invece, mi sembra d'aver capito, che andava a guardare al lago le ragazze, eccetera...
G.P.: Al lago, mi disse, che gli andava a i' lago anche lui, quello me lo disse e mi chiese anche s'andare insieme qualche volta a i' lago, però, io, a i' lago son stato sempre stato, son stato da me.
A.S.: Ma delle sue cose, personali, sessuali non gli ha mai parlato?
G.P.: Che gli garba le donne perchè a un uomo... ...le donne garbano a tutti eh? Un c'è verso, a un omo!
A.S.: Va bene nessun'altra domanda.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Signor Pucci, lei, nella sua dichiarzione ha docuto un pò confessare di essere ad uso a guardare, in francese si chiama voyeurismo, eccetera, capito, guardare le donne, eh? Ha detto così.
G.P.: Qualche volta m'hanno guardato anche me!
A.B.: Si, certo.
G.P.: Oh, avrò fatto pari!
A.B.: No, no io le volevo domandare, mi dispiace di dover introdurre questo discorso...
Presidente: Poi non c'è nulla di male, finchè uno si diverte così...
A.B.: ...poco piacevole. Lei era ritenuto una persona che guardava, nell'ambito della zona di Mercatale, va bene?
G.P.: Ho lavorato di molto io anche.
A.B.: Si, certamente, ha lavorato ma con gli occhi si può anche lavorare con gli occhi, no?
G.P.: Ah voglia...
Presidente: Chi si accontenta gode.
A.B.: La domanda che le faccio è questa, lei non è mai stato con il Pacciani al lago?
G.P.: Mai.
A.B.: Non l'ha mai visto.
G.P.: Mai.
A.B.: Lei conosce evidentemente i posti limitrofi a Mercatale a San Casciano, ha mai visto Pacciani di notte, girare, guardare?
G.P.: Mai.
A.B.: Grazie.
Presidente: Altre domande signori?
P.M.: Nessuna il P.M. e chiedo di produrre il verbale di deposizione utilizzato per le contestazioni.
Presidente: Benissimo allora il teste può andare, buongiorno. Può andare signor Pucci, può andare.
G.P.: Buongiorno.

lunedì 27 settembre 2010

Giuliano Pucci - Deposizione del 29 giugno 1994 - Prima parte

Originario di Mercatale Val di Pesa. Fu ascoltato nel processo a Pietro Pacciani il 5 luglio 1994. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Presidente: Passiamo al prossimo.
P.M.: Sentiamo Pucci Giuliano, se è arrivato.
Presidente: Pucci Giuliano. Buongiorno, signor Pucci. Prego, stia attento agli scalini. Si vuole accomodare per favore lì? Ecco, sieda. Consente la ripresa televisiva, o no?
G.P.: No.
PRESIDENTE: No. Allora il signor Pucci non deve essere ripreso, va bene signori? Vuole leggere, per cortesia, guella formula?  
G.P.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Vuol dare le sue generalità, per cortesia?  
G.P.: Pucci Giuliano, Xxxxxxx Xxx xx Xxxxx, numero XX, Xxx Xxxxxxx, insomma.
Presidente: Risponda per cortesia alla domande che le faranno le parti, e prima di tutto il Pubblico Ministero.
P.M. Signor Pucci può dire innanzitutto alla Corte qual'è o qual'è stata la sua professione?
Giuliano Pucci: Professione...
P.M.: Che lavoro faceva
G.P.:Muratore
P.M.: È in pensione ora o lavora?
G.P.: Si, in pensione, 4 anni di invalidità
P.M.: Lei ha conosciuto il signor Pacciani?
G.P.: Si, ci ho anche lavorato.
P.M.: Come e in quale occasione? Per quali motivi? In quale periodo?
G.P.: Per lavoro
P.M.: In che periodo e per quale lavoro?
G.P.: Il periodo un me lo ricordo c'era da fagli un tetto della su casa, mi disse lui un gli riusciva disse se andavo io a fagliene questo tetto e gli feci il tetto io, ecco, con lui facendo il manovale
P.M.: Si ricorda il tetto di quale casa era?
G.P.: La prima casina appena si inizia lì 'ndo ci'ha quei due quartieri
P.M.: Quindi non in Piazza del popolo ma l'altro.
G.P.: No, no il primo appena s'arriva lì in quel rientro, ecco, allo...
P.M.: Lo scivolo famoso
G.P.: Si, lo scivolo.
P.M.: Lei, era una casa da rimettere e gli ha dato una mano a fare il tetto?
G.P.: Il tetto si, perchè le altre cose le faceva da se, mi disse
P.M.: Si ricorda allora, se non gli anni precisi, quanto tempo fa è stato? Dieci anni, vent'anni...
G.P.: No che vent'anni, ora un mene ricordo, lavoravo sempre in ditta, lo facevo il sabato avanzatempo..
P.M.: E quindi lei avanzatempo il sabato andava a dare una mano a lui
G.P.: Eh.
P.M.: Può essere che fossero gli anni '84,'85,'86, anni così? Una diecina d'anni fa?
G.P.: Anche '86, si.. '87 sarà stato...
P.M.: Ha visto lo ricorda con un pò di buona volontà! Alla Polizia lei disse '86 ma comunque non ha importanza, sono quegli anni lì,
G.P.: Io ummene ricordo...
P.M.: Senta una cosa in queste occasioni in cui, se non ho capito male, lavoravate insieme, lei dava una mano o lei se lo faceva per conto suo?
G.P.: No, no lui mi faceva da manovale, c'era anche le figliole a fa da manovale.
P.M.: Le figlie facevano da manovale?
G.P.: Mhm...
P.M.: E lei ricorda se avete stretto una sorta di amicizia o comunque una conoscenza.
G.P.: Amicizia, così, lavoravo, perchè io avevo fissato un tanto l'ora, lui m'ha pagato, siamo pari.
P.M.: Avete mai parlato di interessi comuni?
G.P.: Mai.
P.M.: Mai. Lui gli ha mai detto, le ha mai chiesto se andava a guardare le ragazze, le donne che andavano a fare il bagno al lago, nude?
G.P.: Si, me l'ha chiesto, si.
P.M.: Glielo diceva e gli chiedeva se lo faceva anche lei?
G.P.: Mi domandava se io andavo se... ...io andavo tante volte a i' lago a fa i' bagno, quando ero libero...
P.M.: Le ha mai parlato di luoghi dove le coppie facevano l'amore? Se lui li conosceva e se lei li conosceva?
G.P.: No, no, mai.
P.M.: Non avete mai parlato di questo?
G.P.: Mai.
P.M.: È sicuro?
G.P.: Si, si.
P.M.: Ora lo vediamo un attimo. Ha mai mostrato a lei, nelle conversazioni, giornali pornografici che lui aveva?
G.P.: Si.
P.M.: Dicendo qualcosa in particolare?
G.P.: Si, quello si, insomma...
P.M.: Cosa diceva?
G.P.: Belle donne qui, fatte bene...
P.M.: Le ha mai mostrato se aveva fatto qualche disegno sopra...
G.P.: Si.
P.M.: Di cosa si trattava?
G.P.: Pitture così, anche di qualche donna nuda ma..
P.M.: E disegni sulle riviste pornografiche? Segni?
G.P.: Sulle riviste pornografiche, sulle bestie, su due uccelli, c'era diversi disegni.
P.M.: Le ha mai mostrato foto o riviste pornografiche in cui lui aveva fatto dei segni sulle parti intime delle donne?
G.P.: Si fotografie me le fece vedere, fatte, insomma, diceva l'ho fatte io, ma poi io, sai...
P.M.: No, mi scusi, forse non mi sono spiegato bene, fra un mattone e l'altro, fra una tegola e l'altra, parlavate di questo?
G.P.: Si a volte cascava, hai visto,  qualche gocciola, ci si fermava cinque minuti e..
P.M.: Allora provo meglio, forse non ho fatto bene la domanda. Le ha mai mostrato riviste pornografiche o foto pornografiche in cui lui a biro aveva fatto dei segni sulle parti intime delle donne raffigurate?
G.P.: Mha, io codesto un me ne ricordo.
P.M.: L'ha detto lei, ora vediamo. Senta un pò ma torniamo un attimo al discorso di un'attività di guardone nei confronti di coppie che si appartavano che avrebbe fatto Pacciani di cui ha parlato con lei, avete mai parlato, glielo chiedo nuovamente perchè questo lei ha riferito alla Polizia, se lo ricorda?
G.P.: Non ho capito, ecco!
P.M.: Il Pacciani le ha mai detto che lui Pacciani andava a guardare le coppie?
G.P.: A me mai. Mi ha detto d'anda' a i' lago, una volta m'ha detto se volevo venire insieme a me a i' lago ma mai stati insieme con il Pacciani...
P.M.: Ah, le offriva di andare al lago insieme, senta però io le contesto che ha detto: "...inoltre mi diceva ache a lui piaceva fare all'amore in prima persona ma quando guardava le coppiette che lo facevano provava un sentimento di schifo e nel dirmi questo mi sembrava che si agitasse" questo ha raccontato lei alla Polizia.
G.P.: Ma per i' Pacciani io? Come la sta? Io...
P.M.: Se vuole glielo rileggo, gliel'ho contestato ora, che avete fatto questi discorsi e che lui Pacciani le ha confessato questo.
G.P.: Non è vero.
P.M.: Non è vero.
G.P.: Non è vero, no perchè io a vedere le coppie non ci ho mai visto...
P.M.: Eh no, no no, signor Pucci lei lo ha ammesso due volte ai Carabinieri, quindi...
Avvocato Bevacqua: Scusi Pubblico Ministero lo contesto, perchè può darsi che non lo ricorda.
G.P.: Perchè io questo non ho mai visto, non importa...
P.M.: Gliel'ho contestato fin'ora...
Presidente: Allora, allora, signori...
G.P.: Io non ho mai visto guardare una coppia il Pacciani.
P.M.: Glielo ha mai raccontato lui che andava a guardare le coppie?
G.P.: Ah che me lo abbia raccontato così, me l'avrà raccontato, ma andava a vedere così, ai laghi...
P.M.: Allora son io che non mi so spiegare bene...
G.P.: Sarò io che un capisco, perchè sai...Io ho fatto la terza elementare, io...
P.M.: No, ci mancherebbe! La verità è quella che prima o poi viene sempre, allora così lui le ha raccontato che andava a guardare. Senta una cosa, a proposito dei giornali, lei aggiunge, io glielo contesto, "...il Pacciani mi mostrava giornali pornografici con foto di donne in determinate posizioni e in alcune foto egli aveva sottolineato con la biro le parti intime delle donne raffigurate", lei aggiunge, "così mi sembra di ricordare", ora lo ricorda meglio questo episodio che gli mostrava i giornali segnati con la biro?
G.P.: Ma io giornali segnati con la biro io non me ne ricordo. Le donne me le ha fatte vedere, giornalini me ne ha fatti vedere tanti, quello si, ma io, segnato con la biro.... ...io non me ne ricordo.
P.M.: Senta un'ultima cosa, lei dice che gli ha mostrato dei quadri che aveva fatto lui, diceva?
G.P.: Si.
P.M.: E qualcuno era anche di foto, rappresentava donne nude?
G.P.: Si.
P.M.: Diceva di averle fatte lui?
G.P.: Si.
P.M.: Le ha mai parlato del fatto che lui andava a caccia?
G.P.: Si ha parlato così, a volte, così...
P.M.: Lei non l'ha mai visto?
G.P.: Io un l'ho mai visto.
P.M.: Ha mai visto se aveva fucili?
G.P.: No.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.

Segue...

sabato 25 settembre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 5


Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Avvocato Mazzeo: Il tema centrale di questo processo, che è stato citato più volte, l'art. 192 comma 3 del codice di procedura penale, ci torneremo, è quello che riguarda la tematica della chiamata in correità, il tema centrale è, per qualunque giudice che si occupi di questa vicenda, quello di stabilire se il dichiarante è credibile, per dirla in termini non tecnici, se il dichiarante è credibile oppure no ma in questo modo la Corte di primo grado è in corsa in un, si chiamerebbe tecnicamente sofisma, cioè in una fallacia nell'argomentazione, detto in termini pedestri, è incorso in un errore nel suo ragionamento che si chiama petizione di principio. Che cos'è la petizione di principio? E' un errore nel ragionamento che consiste nel dare per presupposto, per scontato, per già dimostrato, ciò che invece dev'essere l'oggetto della dimostrazione da fare, ciò che era l'oggetto della dimostrazione per il giudice era se Lotti era credibile o meno, qui loro sono già partiti dal presupposto che comunque sarà creduto e gli effetti sono devastanti se si parte da questa petizione di principio, pechè con la cosiddetta versione di comodo, che come abbiamo visto è errata anche in fatto perchè non è vero che lui l'ha detto da ultimo che faceva il palo, si giustifica qualunque cosa dirà e quindi si viola sostanzilmente l'art 192 comma 3 del codice di procedura penale, perchè dice che "le dichiarazioni del chiamato in correità vanno valutate unitamente agli elementi di prova che ne confermano l'attendibilità" e perchè il legislatore, io credo che ieri qualche collega abbia espresso critiche con riferimento a questa norma, perchè il legislatore ha sentito il bisogno di porre questo paletto, questo limite? Per una ragione di buon senso comune prima di tutto, perchè da che mondo è mondo chi confessa e quindi va contro l'istinto naturale dell'uomo, che è quello di fonte gravata da sospetto, prova impura , spuria, fonte di prova nei confronti della quale occorre avere la massima cautela, prova infida, intrinsecamente sospetta, per varie ragioni, perchè si è in presenza di un accusato il quale in contrasto con il naturale e primordiale impulso a difendersi, per sfuggire alla pena si autoaccusa ed accusa i propri complici, l'imputato testimone, figura spuria. Si tratta di una fonte infida e intrinsecamente sospetta per varie ragioni perchè chi confessa può avere un motivo di interesse: uno sconto di pena, una ricompensa, c'è un bell'articolo del professor Padovani, "La soave inquisizione" si intitola e mi pare che il titolo dica tutto, che è molto critico nei confronti dello strumento della chiamata in correità perchè in sostanza, anche con riferimento alla legislazione primiale che si è affermata nel nostro ordinamento in conseguenza delle varie emergenze tragiche del terrorismo attuale e forme di criminalità organizzata, in sostanza questa legislazione ha preso un corpo così ponderoso che ha creato la figura del pentito professionale o prefessionista, della bocca della verità, ora questo ha un senso se si fa riferimento a vicende di criminalità organizzata in cui notoriamente vigendo omertà ecc. è estremamente difficile penetrare all'interno dell'organizzazione e quindi è anche una fonte preziosa ai fini della ricerca della verità, in questo contesto non c'entra niente, siamo completamente al di fuori da vicende di mafia, camorra, terrorismo, anche criminalità organizzata o cose del genere e quindi già questa è un'anomalia che pesa su questo processo e diceva il professor Padovani in questo articolo, "la soave inquisizione", che in sostanza, noi crediamo di essere ben lontani dalla sensibilità barbarica del medioevo, forse troppo sbrigativamente, dove esisteva come strumento di ricerca della verità la tortura, che era una forma di coercizione che però evidentemente falsava la ricerca della verità, perchè un soggetto era costretto a parlare sotto la pressione e la minaccia del dolore, della sofferenza e come opposto speculare rispetto alla tortura medievale viene citata proprio la soave inquisizione adesso, perchè soave? Il brandire l'indagato, il promettergli e mantenergli, come s'è visto in questo caso, una serie di vantaggi per in qualche modo invitarlo a dire ciò che si desidera che dica, o comunque ciò che ci si aspetta che dica, con riferimento ad una prospettazione della vicenda criminale di cui si occupano gli inquirenti, è la stessa cosa, in entrambi i casi la volontà di chi viene interrogato non è libera, è o violentata o blandita ma in entrambi i casi si ottiene un risultato che è deprimente, vorrei dire, ai fini della ricerca della verità, si ottiene quella fonte spuria, infida, intrinsecamente sospetta, nei confronti della quale occorre avere un atteggiamento, come dice la giurisprudenza che non vi sto a citare perchè è sterminata, di "razionale diffidenza", fonte equivoca e malsicura, Cassazione sezione prima, 23 gennaio 1984, in motivazioni, fonte impura, Appello, Roma, 27 febbraio, ecc. ecc, "dichiarazione proveniente da persona la quale mira immancabilmente a diminuire le proprie responsabilità", Cassazione, "dichiarazione proveniente da una fonte non moralmente limpida e che è animata da un interesse", "prova gravata di sospetto", Cassazione, 11 luglio 1989. Eccola qui la regola di giudizio del terzo comma dell'art. 192 del codice di procedura penale che dice quando ci troviamo di fronte ad una chiamata in correità questa va valutata unitamente agli elementi di prova che ne confermano l'attendibilità. E che ha fatto invece il giudice di primo grado? Come si potrebbe dire, con un volo pindarico? Io dico con una petizione di principio, cioè con un errore della sua argomentazione logica, con un errore gravissimo nel suo procedimento logico - ti dovessi credere comunque ti giustifico perchè tu hai usato la versione di comodo che tendeva a sminuire il tuo ruolo all'interno di questo gruppo - cosa falsa anche in fatto, come abbiamo visto, perchè è dall'11 marzo del 1996 che lui va dicendo che lui faceva il palo.
Torniamo alla chiamata in correità perchè questo inquadramento sistematico, visto che si tratta poi di esaminare ed esprimere il giudizio su di una sentenza, anzitutto è indispensabile, si è pronunciata, l'ha citato il procuratore generale nella sua requisitoria, la Suprema Corte a sezioni unite, sentenza 21 ottobre 1992, e ha indicato quali sono i passaggi, le fasi del procedimento logico del giudice quando si trova in presenza di una chiamata in correità, e dice "i problemi relativi all'interpretazione dell'art. 192 comma 3 del codice di procedura vigente, per la parte concernente la corretta valutazione della chiamata in correità unitamente agli elementi di prova che ne confermano l'attendibilità e nei termini di istanza del procuratore generale, ecc. ecc. presuppongono, nell'ordine logico, la risoluzione degli interrogativi che la stessa chiamata in correità, in se considerata, pone sotto un duplice aspetto. In primo luogo occorre sciogliere il problema della credibilità del dichiarante", pensiamo al Lotti, "confidente ed accusatore, il testimone imputato, in relazione alla sua personalità alle sue condizioni socio-economiche e familiari, al suo passato, ai rapporti con i chiamati in correità ecc e alla genesi remota e prossima della sua risoluzione alla confessione e all'accusa dei coautori e complici." Fermamoci un momento, volo pindarico assoluto da parte della sentenza di primo grado, non c'è niente, o quasi niente sotto questo profilo, non c'è nessuna disamina della personalità del proposito di parlare, delle condizioni socio-economiche, delle motivazioni remote e prossime che lo hanno indotto a parlare, assolutamente niente, ma andava fatto questo esame e dovrete farlo voi perchè le carte processuali qui sono numerosissime, non vi mancherà certo il materiale, c'è Lotti che parla e straparla in prima persona, qualche indicazione ve la può dare questo difensore sempre con le parole del Lotti. La personalità. dopo la morte dei genitori, dalla perizia psichiatrica, credo, "non ho mai avuto una casa mia, una volta sono stato in affitto ma poi mi mancavano i soldi" lui parla sempre di soldi, è un tema costante in tutte le sue... "per qualche anno sono vissuto in una casa del padrone della cava in cui lavoravo poi sono andato a vivere per quattro anni con un prete in una comunità dove pagavo solo la luce, con il mio lavoro mi pagavo il mangiare e i vestiti per il dormire non pagavo niente, io in quella comunità stavo male perchè non potevo parlare con nessuno, non capivo cosa dicevano erano quasi tutti extracomunitari, ogni tanto mi arrabbiavo e il prete mi rimproverava, avessi avuto i soldi mi sarei preso una casa per me invece niente, non ho mai trovato modo di dividere una casa con qualcuno anche perchè non si sa mai, talvolta col vino andavo troppo in là, due o tre volte la settimana, sono arrivato anche a bere più di un litro di vino per pasto, un pò a cena, un pò dopocena con gli amici" il vino e il vitto si dice in toscana, "avrei potuto sposarmi, avrei desiderato sposarmi ma purtroppo anche lì c'era il problema dei soldi, come facevo a sposarmi senza soldi? E con un lavoro che un pò c'era e un pò non c'era?" Addirittura ha chiesto i soldi in prestito alla signorina Bartalesi, la nipote del signor Vanni, una condizione di povertà, ma io direi più che di povertà, di miseria, perchè, signori della Corte, Lotti, dice il collega nelle sue memorie, "fino al momento in cui entra in questo processo era meno che un povero, un indigente, viveva al di sotto della soglia della povertà", perchè c'è differenza tra povertà e miseria, sapete? Ed è una bella differenza, notevole, ontologica vorrei dire. Egregi signori, la povertà non è vizio, questa è una verità, io so anche che l'ubriachezza, stiamo parlando del Lotti, si attagli, non è una virtù e questa a maggior ragione, ma la miseria è vizio, "nella povertà voi conservate ancora la nobiltà dei vostri sentimenti innati, nella miseria invece nessuno mai la conserva", Delitto e castigo. Questo è importante, perchè meravigliarsi se sotto un profilo di verosimiglianza il Lotti ha colto al volo l'occasione che gli si è presentata? L'ingresso da primario nelle indagini sul mostro di firenze gli cambia totalmente la vita senza ovviamente scalfire le qualità negative che si sono descritte, da nullità a personaggio di primo piano, appare in foto su tutti i giornali del paese, sullo schermo della tv, Lotti Giancarlo, ex scavatore di cave e diventato finalmente qualcuno, il suo tenore di vita è radicalmente cambiato, grazie a una legge discutibile, ma che in ogni caso viene a suo favore applicata a sproposito, da indigente privo di un'abitazione propria, costretto, come un profugo dei Balcani, a dividere la stanza offertagli dalla carità di un sacerdote, ad un tratto si trova la casa, uno stipendio che ottiene senza dover lavorare duramente, frequenta ristoranti, colloquia con magistrati, con superpoliziotti, con illustri scienziati, è al centro dell'attenzione generale, come la persona che sta risolvendo il mistero dei misteri."potrà mai", si chiede il mio collega, "sputare su questo piatto Lotti Giancarlo?"

venerdì 24 settembre 2010

Bruna Bonini - Deposizione del 27 aprile 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Avvocato Santoni di parte civile.
A.S.: Signora, lei quindi si ricorda che a sua figlia mancava un orologio?
Signora Bruna Bonini: Si.
A.S.: Si ricorda più dettagliatamente che orologio era?
B.B.: Un orologio in acciaio, tipo il mio, si.
A.S.: Li ha detto che era particolare, perchè era particolare o ho capito male io?
B.B.: No, ho detto così, particolare, insomma, un orologio che portava sempre, cos', m'è venuto così spontaneo, da dire così, non per altre cose.
A.S.: Le mancava poi una catenina d'argento.
B.B.: Una catenina d'argento, si.
A.S.: I portafogli che le mancava, aveva un portafogli solo o più portafogli?
B.B.: Ma io mi ricordo ci aveva un piccolo portafoglio che noi non l'abbiamo ritrovato quando ci hanno reso la roba, questo, sempre.
A.S.: Quando le hanno restituito i vestiti di sua figlia, questi vestiti come glieli hanno dati signora?
B.B.: Questi vestiti erano semplicemente puliti, non avevano niente, maccchie addosso.
A.S.: Erano piegati in maniera particolare?
B.B.: Tant'è vero gli indumenti della mia bambina sono stati ritrovati sotto una pianta anche ripiegati, 
A.S.: Così le dissero.
B.B.: Così mi dissero.
A.S.: La ringrazio. Un'altra domanda, mancava anche un indumento di sua figlia che fu ritrovato successivamente o no?
B.B.: Mancava un reggipetto rosso, che io, dopo svariati giorni, ho detto: - la Stefania indossava un reggipetto rosso - cosa che non avevano trovato, l'hanno ritrovato dopo diversi giorni, ma questo sarà stato tutto scritto no?
A.S.: Certo ma era importante ora risentirlo. Io non ho altre domande, la ringrazio signora.
B.B.: Di niente.
Avvocato Colao: Per la verità volevo dire anch'io... Signora buongiorno, scusi, sua figlia lavorava quando è successo l'omicidio?
B.B.: Si, lavorava.
A.C.: Aveva un lavoro suo, quindi aveva una fonte di reddito, guadagnava... 
B.B.: Guadagnava lo stipendio che poteva prendere una piccola impiegata.
A.C.: Certo e quindi avrebbe potuto tenere anche qualche somma di denaro più consistente a sua insaputa?
B.B.: No, la Stefania no, si portava dietro quei piccoli soldi che gli ci volevano per andare a ballare poi i soldi se ci aveva un piccolo risparmio li metteva in banca ma poche cose perchè era pochi mesi che lavorava alle dipendenze.
A.C.: Per "piccoli soldi", può quantificare cosa intende per "piccola somma"?
B.B.: Ma pochi milioni, lei, era pochi mesi...
A.C.: No, dico quello che portava dietro come "piccola somma"
B.B.: Ma, ma poco, io non ricordo proprio quanto la ci puole aver avuto ma pochi soldi, lei non era di solito portarsi dietro tanti soldi.
A.C.: Ma poterli quantificare, trenta, quarantamila...
B.B.: Ma non so, venti, trentamila lire, quaranta, non lo so io, alla distanza di vent'anni che vole, come faccio a ricordare.
A.C.: Signora grazie, buongiorno, ho finito.
Avvocato Bevacqua: Cara signora, mi scusi, senta, lei ha detto che le hanno restituito la borsa dopo qualche anno, le hanno restituito anche un pullover? Si ricorda?
B.B.: Un pullover?
A.B.: Bianco, di sua figlia.
B.B.: Si, mi pare, anche un pullover bianco, si, si
A.B.: E quindi le hanno detto che questo pullover si trovava nella borsa di sua figlia?
B.B.: No, a me mi hanno detto solo che gli indumenti della Stefania erano tutti ripiegati sotto una pianta
A.B.: Dove è successo questo maledetto...
B.B.: Dove è successo il fatto.
A.B.: Senta signora le volevo domandare una cosa, lei ha detto prima che la sua bambina aveva una collanina o due collanine, qualcosa...
B.B.: Aveva una collanina di argento.
A.B.: Aveva anche un crocifisso in questa collanina? Se lo ricorda?
B.B.: Io non credo, non me lo ricordo.
A.B.: Cioè, sua figlia portava il crocifisso oppure no?
B.B.: Mah, io non lo credo, generalmente portava degli aggeggi, non so, così, dei suoi, particolari, non lo so io, non son sicura cosa ci aveva la bambina.
A.B.: Ecco, la collanina era rotta o gliel'hanno restituita regolarmente agganciata, era rotta...
B.B.: No, la catenina a me non mi hanno reso niente
A.B.: Ah, non l'ha trovata...
B.B.: Nooo la catenina a me non me l'hanno resa, nè la catenina, nè l'orologio, nè il portafoglio.
A.B.: Non gliel'hanno resa perchè non l'hanno trovata evidentemente.
B.B.: Non l'avranno trovata, io comunque non lo so.
A.B.: Domandavo soltanto questo.
B.B.: Non lo so, vero.
A.B.: Grazie, le chiedo scusa.
B.B.: Di niente.
Presidente: Senta signora, portava anche anelli sua figlia?
B.B.: Si qualcuno, si qualche anello, si qualche anello aveva.
Presidente: Le è stato restituito nulla?
B.B.: Mah, no, anelli non è stato restituito nulla, no.
Presidente: Non è stato restituito. Lei è sicura che normalmente portava qualche anellino?
B.B.: Si, si, si, si, ero sicura che qualche anello lo portava la Stefania.
Presidente: Ricorda, sia pure approssimativamente, di che anelli si trattava?
B.B.: Mah, anelli non di valore, piccole fascette così, in argento, insomma, roba così, da poco, non è che avesse degli anelli particolari.
Presidente: Come portavano i ragazzi.
B.B.: Si, ecco.
Presidente: E di norma lei li portava.
B.B.: E di norma lei li portava, si, si.
Presidente: Benissimo, non ho altre domande, possiamo licenziare la signora. Grazie signora, può andare, buongiorno.
B.B.: Buongiorno.

giovedì 23 settembre 2010

Bruna Bonini - Deposizione del 27 aprile 1994 - Prima parte

Madre di Stefania Pettini. Viveva con il marito, Andrea Pettini, e la figlia a Vicchio. Il 27 aprile 1994 fu ascoltata durante il processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Chiedo di sentire, Presidente, la madre di Pettini Stefania che dovrebbe chiamarsi Bonini Bruna, oggi presente.
Presidente: Bonini Bruna, venga singora, si accomodi signora.
B.B.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno di dire tutta la verità e non nascondere nulla di quanto di mia conoscenza.
Presidente: Signora se la sente di deporre? Perché la vedo piuttosto emozionata.
B.B.: Si.
Presidente: E naturalmente è comprensibile.
B.B.: Si, si.
Presidente: Allora per cortesia, il Pubblico Ministero voleva farle qualche domanda, prego.
P.M.: Signora mi rendo conto delle difficoltà di dirci oggi qualcosa tant'è che il PM aveva omesso di citarla come teste, ieri è venuto fuori in udienza un particolare e abbiamo necessità di sentire qualcosa da lei...
B.B.: Dica pure.
P.M.: Senta signora, lei ricorda qualcosa relativamente alla borsa di sua figlia che sappiamo oggi noi fu trovata la sera di quel fatto, lei ricorda qualcosa in proposito su questo ritrovamento innanzi tutto?
B.B.: No, non fu trovata la sera stessa è stata trovata dopo diversi giorni, che glielo abbiamo detto noi.
P.M.: Ci può spiegare meglio?
B.B.: Come, eh?
P.M.: E' sicura di questo ricordo?
B.B.: Si perchè noi s'è chiesto - la borsa l'avete ritrovata?- dice: - No, l'hanno ritrovata dopo qualche giorno - l'autorità.
P.M.: L'hanno ritrovata chi, scusi?
B.B.: L'avranno trovata i poliziotti, i carabinieri, non lo so.
P.M.: Quindi lei l'ha vista dopo alcuni giorni...
B.B.: A me non me l'hanno fatta vedere, a me me l'hanno resa dopo due o tre anni la roba della mia bambina.
P.M.: Allora sul ritrovamento lei sa poco.
B.B.: Io so poco, per non dire niente.
P.M.: Benissimo, benissimo, allora fermiamoci qua. Quando l'ha rivista questa borsa? Dopo alcuni anni?
B.B.: Dopo alcuni anni.
P.M.: Il suo ricordo sul punto, cioè lei era a conoscenza di cosa ci poteva essere in questa borsa quando la Stefania era uscita quella sera o il suo era una semplice presunzione?
B.B.: No, io non posso ricordare dopo vent'anni cosa ci aveva la Stefania in borsa.
P.M.: Ha ragione, ha pienamente ragione. Nel momento in cui le fu resa, che se non ho capito male, a distanza di qualche anno, circa il contenuto notò qualcosa che oggi può interessare? C'era qualcosa in più, mancava qualcosa che secondo lei ci doveva essere, la cosa le fu completamente indifferente, non le destò alcuna impressione o interesse, guardò bene la borsa oppure per motivi...
Presidente: Una domanda per volta, una domanda per volta.
B.B.: No, io non notai niente, non c'era macchie, non c'era niente.
P.M.: C'era qualcosa dentro o era vuota?
B.B.: Ma era vuota, vuota completamente.
P.M.: Quando l'hanno restituita a lei era vuota completamente.
B.B.: Era vuota completamente, si.
P.M.: Però le sono stati restituiti anche degli oggetti di sua figlia.
B.B.: Si è stato restituito la carta d'identità, delle fotografie, così...
PM: Cose che normalmente la ragazza teneva in borsa.
B.B.: Cose che normalmente teneva in borsa, si, si.
P.M.: Questa borsa, volendo, lei ce l'ha ancora?
B.B.: Questa borsa non l'abbiamo più noi.
P.M.: Vabbè...
B.B.: No.
P.M.: Delle cose di sua figlia che le sono state restituite, indipendentemente dal fatto che erano in borsa o meno, lei sa dirci oggi se manca qualcosa che invece sicuramente sua figlia aveva?
B.B.: Mah, io penso che ci aveva una catenina, degli anelli, il portafoglio con pochi soldi, ce li aveva la mi' bambina, questo non c'era, l'orologio suo particolare che noi non si è trovato, quando ci hanno reso la roba noi, non c'era questa roba dentro, insomma dentro la borsa oppure insieme agli altri...
P.M.: Nemmeno il portafoglio?
B.B.: No, neppure il portafoglio, no.
P.M.: Però la carta d'identità...
B.B.: Si la carta d'identità si.
P.M.: La carta d'identità sua figlia la teneva nel portafoglio, se lo sa?
B.B.: Si, mha, in borsa, in borsa senz'altro. Poi se la teneva nel portafoglio non mi ricordo, non mi ricordo.
P.M.: Quindi, se non ho capito male io, mancavano i valori, per intenderci.
B.B.: Si, eh, i valori, questi piccoli oggetti che poteva portare addosso.
P.M.: Invece i documenti..
B.B.: I documenti c'erano, si, quando ci hanno reso la roba, ce l'hanno resa quando ci hanno reso il vestiario della Stefania.
P.M.: Ecco, l'ultima cosa proprio per vedere se ho capito bene, lei comunque questa borsa l'ha rivista per la prima volta a distanza di anni.
B.B.: A distanza di anni.
P.M.: Non è che quando fu ritrovata la chiamarono le dissero: - signora c'è la borsa ci da un'occhiata -
B.B.: No, no no, assolutamente!
P.M.: Forse chiamarono qualche altro familiare?
B.B.: No, assolutamente no, no no.
P.M.: Lei è sicura?
B.B.: Sono sicura, si, si ,si.
P.M.: Che non chiamarono nessuno?
B.B.: No, no no non chiamarono nessuno.
P.M.: Ci sono, non so, altri parenti, sorelle, cugine..
B.B.: No, io ci ho...
P.M.: No, no della Stefania, scusi
B.B.: Ci ho la mia nipote, si, Tiziana.
P.M.: Non sa se fu chiamata la nipote per caso?
B.B.: Ma, la nipote la sarà stata chiamata però gli oggetti non glieli hanno fatti vedere.
P.M.: Va be', va be' questo lo chiederemo alla nipote, se necessario. Lei su questo non sa niente di più preciso.
B.B.: Io non so niente.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Segue...

mercoledì 22 settembre 2010

Teresa Stoppioni

Sensitiva. Il 15 novembre 1981 fu ascoltata in merito alla vicenda del "mostro di Firenze"."Parlò molto", disse il giudice istruttore di Prato, Salvatore Palazzo "ma le tante cose che disse non risultarono poi utili, la verità è che le provammo tutte, anche quella di ascoltare cosa aveva da dirci una veggente." La donna fu ascoltata dal giudice Palazzo, dal tenente colonnello dell’Arma dei carabinieri Olinto dell’Amico e dal capitano medico Marchi dell’Ospedale militare di Firenze. Quella che segue è la trascrizione delle dichiarazioni della sensitiva.
"L’assassino ha in casa dei quadri con vedute marine, ha avuto a che fare con una donna mulatta, porta occhiali scuri, giacca scura, veste elegantemente, sta in ufficio e la sua casa ha una terrazza con un muretto come ringhiera. Lo vedo attraversare una piazza con archi e porticati, senza alberi e di sera, forse ha un amico che si chiama Giorgio. Le vittime dei suoi omicidi si sono incontrate al mare con lui dove c’è anche un ristorante. Carmela Di Nuccio, Giovanni Foggi, Susanna Cambi e Stefano Baldi sono stati al mare. L’assassino vive con la madre, non è sposato e soffre di gastrite. Non ha mai toccato i seni delle donne uccise ed è un pederasta. Ha in casa un letto ed un armadio stile antico di colore marrone e la madre che si chiama SA... tiene tutto in ordine. In casa c’è una statuina marrone che forse raffigura un indiano, uno specchio con cornice dorata. Lui ama mascherarsi e gli piacciono i giovani. Il giorno dell’omicidio di Scandicci pranzò con un giovane che aveva i capelli ricci. Adesso lo vedo in via di Soffiano e dovrebbe tornare a Roveta il 17 o 19 novembre. In cantina ha una enoteca, odia la Chiesa, si tinge i capelli o porta una parrucca. Quando va ad uccidere ha la faccia da vecchio, usa spesso le parole celibe, celebre, cervo. È amico di un ingegnere, ha in casa molta roba vecchia, forse una casa di campagna, è un chirurgo e ha a che fare con Domodossola. Va all’estero, più che altro in Germania e non va per lavoro. Il tenente colonello Olinto dell’Amico conosce l’assassino che ha una piccola cicatrice nell’arcata sopraccigliare. Forse ha studiato dai Gesuiti. Possiede due pistole di cui una detenuta legalmente, raccoglie il sangue delle sue vittime, ed ha a che fare con la medicina, forse è un ginecologo ed ha l’incubo della madre. Vedo delle donne con le cosce aperte e le ragazze uccise sono state dal Mago Badoglio che sta a Prato. Lo vedo con una donna mulatta al mare, ha un coltello a due lame con il quale ha tagliato i pantaloni. Frequenta la Galleria degli Uffizi e guarda sempre un quadro raffìgurante un nudo di donna. Va spesso in una mesticheria in via dell’Ariento e per 3 o 4 giorni è stato fuori Firenze. Ha riso del dottor Palazzo che ha commesso un errore, il prossimo omicidio avverrà a Rùfina vicino ad un fiume e lui è già stato a fare il sopralluogo. Lui lascia la macchina a distanza quando va ad uccidere e raggiunge il posto con un motorino color celeste, forse un Ciao. Sua madre, o la donna che sta con lui, sa tutto."
Rif.1 - Visto n.24 - 1994

martedì 21 settembre 2010

Luciano Cigolini

Originario di Remedello di Sotto in provincia di Brescia. Nell'estate del 1985 andò a trovare un amico nella villa degli Hare Krishna vicino a Scopeti.
Ad un giornalista del Corriere della Sera dichiarò: "Ho visto il vero mostro. Sono sicuro che non era Pietro Pacciani. Ero appartato in campagna con una ragazza, proprio vicino al posto dove furono uccisi i due fidanzati francesi. Quell' uomo era alto, stempiato. Aveva la bava alla bocca. Non sono sicuro che avesse un coltello. Ma è sicuro che mi cercava fra i cespugli, rovistava con le mani. Ci aveva visto entrare, ci ha seguito e mancato per pochi metri. Eravamo terrorizzati. Se ci avesse preso, avremmo fatto la fine di quei poveri ragazzi. Era metà maggio '85. Quando seppi di quel delitto, andai dai carabinieri. Ma le indagini non sono andate avanti. Mi dispiace, perchè sono convinto che sarebbe stato preso l'assassino. Ai carabinieri feci anche l'identikit. Ma senza risultati. E' questo che mi ha dato fastidio. Ecco perchè dopo avere visto in tv Un giorno in pretura su Pacciani ho pensato che era mio dovere farmi vivo, per raccontare quello che mi accadde. Non era un guardone, che si muove senza fare rumore per spiare. Mi cercava affannosamente per ammazzarmi. Mi ha salvato solo il caso. Ricordo che era un tipo molto robusto. Non era questo Pacciani."

lunedì 20 settembre 2010

Chi è il dottor Jekill di Firenze

Autore: Giorgio Antonucci e Savik Shuster
Disegni: Filippo Scozzari 
Prima edizione: Primo Carnera - Aprile 1984 - 7 pp - spillato
Dettagli: Sul n.41 della rivista Frigidaire apparse un bell'articolo sulla vicenda del mostro di Firenze. Vengono trattati i duplici omicidi fino al 1984 ed un celebre giurista fiorentino commenta le indagini in corso con il consueto scetticismo. Vi sono inoltre gli interventi, tra gli altri, dello specialista di diritto penale e di filosofia del diritto Werner Maihofer, dell'allora direttore del quotidiano La Nazione Piero Magi, dell'allora sindaco di Scandicci Mila Pieralli, del procuratore della Repubblica Enzo Fileno Carabba, dell'avvocato penalista Antonino Filastò, del sostituto procuratore Francesco Fleury. L'articolo è corredato dai disegni inediti di Filippo Scozzari. Il racconto a fumetti è stato ripubblicato in volume nell'aprile del 1989, dalla casa editrice Primo Carnera, con il pessimo titolo "Lo strappafighe fiorentino" sull'albo "Suor Dentona ed altre battaglie" nella collana Grandi Albi Frigidaire.

sabato 18 settembre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 4


Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Avvocato Mazzeo per Mario Vanni. Signor presidente, signore e signori della corte in questo giudizio voi siete chiamati ad esprimere anzitutto la vostra decisione in ordine ad una sentenza che è la sentenza di primo grado, che ha condannato Mario Vanni come responsabile dei delitti che conosciamo e quindi siete inevitabilmente chiamati a riflettere sul ragionamento del giudice anzitutto, sul percorso logico del magistrato che ha portato poi alla sua convinzione, perchè se questo ragionamento, se questo percorso logico, sono stati corretti allora è probabile che la decisione sia giusta ma se il suo ragionamento, il suo percorso logico, non sono stati corretti è certo che la decisione sarà stata sbagliata e quindi ingiusta. Ci aiuta la stessa sentenza di primo grado a capire questo percorso, perchè il giudice di primo grado nell'incipit, si potrebbe dire, a pag. 25 ha sentito il bisogno di una premessa e io devo leggerla questa premessa perchè qui si parla di sentenze di primo grado. Dice così: "Premessa, prima di entrare in argomento giova comunque premettere ad inquadramento dell'intera vicenda quanto ha dichiarato il Lotti nella parte finale dell'istruttoria dibattimentale, quando, rispondendo alle domande che gli sono state fatte in sede di esame e di controesame, ha finalmente chiarito la sua posizione indicando il suo vero ruolo di palo e il contributo che aveva dato, così agli altri in occasione della materiale esecuzione dei duplici omicidi limitatamente però a quelli di Scopeti, Vicchio, Giogoli e Baccaiano, non avendo partecipato al duplice omicidio di Calenzano. Con tali ultime dichiarazioni il Lotti ha dunque abbandonato la linea difensiva, del tutto assurda ed inverosimile, seguita fino ad allora, linea che mirava a far credere in un primo momento, era stato soltanto un occasionale spettatore dell'accaduto -prime dichiarazioni - e successivamente che aveva invece partecipato ai vari epidosi di omicidio però soltanto per costrizione del Pacciani - intermedie dichiarazioni - tale premessa appare dunque doverosa non solo ai fini di meglio capire la successione dei fatti ma anche e soprattutto al fine di meglio valutare la credibilità del Lotti, posto che le sue prime ed intermedie dichiarazioni non sono sempre in linea" io direi eufemisticamente, si dice così, "non sono sempre in linea con le ultime perchè allora il Lotti aveva avuto tutto l'interesse a dare una versione di comodo" attenzione a questa espressione, "dalla quale risultasse la sua presenza sul posto ma non il ruolo realmente ricoperto, si spiegano così alcune inesattezze o contraddizioni rispetto alle dichiarazioni finali." Ecco, l'ignaro lettore che si imbatte a pag. 25/26 della sentenza, ad avviso di questo difensore, non ha più bisogno neanche di andare avanti e di leggersi le altre 200 pagine perchè ha già capito che la sentenza sarà sul punto centrale della causa che è la questione della credibilità del dichiarante, del confessore e chiamante in correità, la sentenza ha già detto la sua, ha già fornito al Lotti una patente, una patente di credibilità, ha detto - io ti credo e anche se in certe tue affermazioni, dichiarazioni appari o sei oggettivamente, perchè in contrasto con risultanze processuali con fatti accertati, non credibile, io comunque ti assolgo perchè tu quelle dichiarazioni non veritiere le hai fatte , le hai rese, con riferimento a questa versione di comodo che tendeva a sminuire il tuo reale ruolo di palo che avevi concretamente assunto in queste vicende delittuose -. Allora la sentenza, questa premessa, contiene una serie di errori, errori di fatto ed errori di diritto. Errori di fatto perchè si riassume tutte la congerie delle dichiarazioni del Lotti, dalle indagini preliminari fino all'incidente probatorio, fino all'esame dibattimentale, distinguendolo in tre fasi o momenti successivi: dichiarazioni iniziali/intermedie/finali e si dice che il ruolo di palo, di complice istituzionale, ad ogni effetto in questo sodalizio criminale egli lo avrebbe confessato soltanto nella fase finale, quando finalmente rispondendo ha chiarito la sua posizione. Non è vero, non è vero signori della corte, perchè del suo ruolo di palo in realtà il Lotti parla addirtittura più di due anni prima rispetto al momento in cui è stata scritta la sentenza, lo ha detto fin dalle sue prime dichiarazioni, addirittura l'11 marzo del 1996 verbale di... ...credo non fosse ancora indagato, quindi testimone, verbale di spontanee dichiarazioni in data 11 marzo del '96 pagine 3 e 4: "io quindi gli domandai a Vanni: - a che ora andate da quelle parti? - e lui rispose: - verso le 11 di sera" - stiamo parlando di Scopeti "e aggiunse: - Tu passi di lì, fai finta di fare pipì" - per cui l'idea sarebbe venuta al Vanni di suggerirgli di fare pipì addirittura, in contemporanea con il Pucci, "e guardi verso la strada e stai attento che non venga nessuno sennò Pietro se vede qualcheduno s'incazza, io gli diedi assicurazioni che avrei fatto come mi aveva chiesto" e che cos'è questo? E il palo! Ma poi lo specifica in modo più puntuale a pag.4, sempre 11 marzo 1996, "mentre ero in quel posto ho notato alcune macchine passare per la strada ma non si sono fermate e se lo avessero fatto le avrei mandate via" non si può dubitare del fatto che il Lotti fin dalle sue prime dichiarazioni, rese addirittura quando ancora probabilmente non era indagato, confessa, lo dice chiaro e tondo - mi hanno detto di andare a fare il palo, di mandare via le macchione se vedevo che passavano-  quindi già la premessa in fatto della sentenza si mostra minata alle sue basi. Non è vera questa storia delle dichiarazioni inziali/intermedie e finali e quindi non è vera tutta la conseguenza che se ne può trarre e cioè di giustificare qualunque menzogna, qualunque incoerenza, qualunque contraddizzione, qualunque inverosimiglianza, qualunque falsità fino all'assurdo, ridicolo, come vedremo, nei racconti del Lotti, giustificarli con riferimento alla versione di comodo e dove sta qui la versione di comodo? Ha detto che faceva il palo. Errore in fatto. Errore nel procedimento logico del giudice, nel suo ragionamento e questo è ancora più grave secondo me, no, no, ha la stessa gravità ma è più insidioso va riflettuto.

venerdì 17 settembre 2010

Ivo Longo

Ottico di professione. La sera in cui persero la vita Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili, raccontò di aver visto Pietro Pacciani intorno alla mezzanotte alla guida della sua auto non distante la zona dove avvenne il duplice omicidio. Il 13 luglio 1994, durante il processo a Pietro Pacciani dichiarò "Stavo rientrando dall' Argentario, sulla superstrada da Siena verso Firenze. Allo svincolo di San Casciano un' auto mi taglio' la strada. Lampeggiai, suonai il clacson. Ma niente. Dopo duecento metri la raggiunsi, per un po' rimasi affiancato. La luce dell' abitacolo era accesa. Vidi benissimo che guidava un uomo sui 55 anni, robusto, collo taurino, camicia bianca a mezze maniche, occhiali da vista tipo Ray ban. Aveva i capelli brizzolati, il naso aquilino, la barba fatta recentemente, polsi e braccia robuste, con molta peluria". Ivo Longo dichiarò d'aver visto l'imputato guidare un' auto scura a tre volumi, ma a quei tempi, il contadino di Mercatale disponeva di una Fiat 500 e di una Ford Fiesta di colore chiaro.
Rif.1 - Corriere della Sera - 14 luglio 1994 pag.13

Vedi anche:
Ivo Longo - Deposizione del 13 luglio 1994

giovedì 16 settembre 2010

Lorenzo Nesi - Deposizione del 4 aprile 2003 - Seconda parte

Il 4 aprile 2003, Lorenzo Nesi fu ascoltato dal capo della squadra mobile Michele Giuttari.
Segue il verbale di quel colloquio.
Segue dalla prima parte.
Osservando la foto n. 30 di Verdino Francesco il Nesi domanda: "Ma era un mago? Frequentava Faltignano?. Mi sembra una persona che vedevo lì e che trombava con la figliola della donna di  Pacciani che prima abitava nella casa vecchia di Faltignano.''
La donna del Pacciani cui lei fa riferimento era la Sperduto?
L.N.: Sì, non mi veniva il nome, ma intendevo riferirmi proprio alla Sperduto che abitava a via di Faltignano. La persona della foto n. 30 si trombava la figliola di questa Sperduto e proprio quella che poi fu uccisa (Milva Malatesta n.d.r.). Dico questo perché in questa catapecchia di via di Faltignano Vanni si fermava  insieme a me quando tornavamo da Scandicci ed anche io sono entrato tre, quattro volte dentro. Ricordo che era molto sporco. Fu Vanni a dirmi che quest'uomo se la intendeva con la figlia della  Sperduto. Sempre Vanni mi disse che quest'uomo faceva il mago e frequentava la casa della  Sperduto. In questa casa, sempre dai racconti fattimi dal Vanni, venivano fatte cose strane, tipo orge, tanto che mi avevo fatto l'idea che fosse un casino di decima classe frequentato da   diverse  prostitute, che cambiavano spesso. In questa casa mi sarò fermato tre quattro volte e ricordo di aver visto questo mago in una occasione seduto su una sedia davanti alla casa in una specie di spiazzo.  In questo posto non ho mai avuto rapporti sessuali perché troppo sporco mentre Vanni lo frequentava e diverse volte ci andava da solo con la vespa, come lui stesso mi raccontava.
Ci dica quello che ricorda sui personaggi del gruppo da lei definito altolocato ed eccentrico.
L.N.: Era un gruppo che era formato dai personaggi già citati e cioè dalla persona che ho saputo chiamarsi Narducci Francesco, dall'omone di cui però non ho visto la fotografia, dal marito della sorella del Calamandrei, da Francesco Calamandrei. Ricordo anche che del gruppo faceva parte un parente, forse cugino, dell'attore G. A., che era una persona per bene e che mi risulta sia morta. Era un brooker per le scommesse ippiche a Montecatini, Follonica, Firenze. Abitava a San Casciano e credo che si chiamasse L. mentre di cognome faceva A.. Questo A. spesso era in compagnia del pittore cognato del Calamandrei.
Si ricorda che macchine avessero i componenti di questo gruppo?
L.N.: La persona che ho saputo chiamarsi Narducci Francesco aveva una macchina grande, ma non so dire di più. L'omone, come ho già spiegato aveva una mercedes o una jaguar, comunque questi personaggi avevano tutti macchine grosse di un certo livello.
Come le risulta che l'omone e il Narducci abitavano sulla strada per Cerbaia, dopo la chiesa di San Martino?
L.N.: Ho detto questo perché mi è capitato di vederli a piedi proprio in quella zona, per cui ho ritenuto che vivessero in quel posto. Li ho visti più volte sempre vicino San Martino ed ho dedotto che dovessero abitare proprio lì. Vi spiego meglio la zona precisa in cui li vidi: andando verso Cerbaia, chiaramente provenendo da San Casciano, si passa Bardella, quindi si incontra la Chiesa di San Martino e dopo un po' - alcuni secondi di tempo con la macchina - c'è una strada a sinistra che conduce a Mucciana. Li ho visti proprio fermi allo stop per  Mucciana o a camminare per la campagna lì nei pressi. Nella zona ci sono delle coloniche ed un grande parco con un muro di cinta, all'interno del quale ci dovrebbe essere una villa o comunque una grande costruzione. Ritengo che i due abitassero all'interno di questo parco oppure in una colonica lì nei pressi. Dico questo perché,  come ho spiegato, li vidi anche a piedi.
Dove ha visto a San Casciano l'omone ed il Narducci?
L.N.: Ricordo di averli visti in piazza ed anche al bar, quello stesso bar frequentato anche da me e da Vanni.
L'omone era italiano o straniero?
L.N.: Credo straniero e ricordo di averlo sentito parlare con una cadenza tipico di quelle che hanno gli stranieri.
Ci può descrivere questo omone?
L.N.: Era di corporatura massiccia con un po' di pancia, alto sul metro e settantacinque, di carnagione piuttosto scura, come fosse abbronzato, capelli corti, vestiva con abiti un po' strani come una specie di tunica e camice senza colletto un po' all'orientale. Poteva avere all'epoca una quarantina di anni. Non era vecchio. Direi tra i 35 ed i 40 anni.
Ci può descrivere la persona della foto 2 che come l'ufficio le ha dato atto si chiamava Narducci Francesco?
L.N.:  Era una persona dal fisico atletico, più giovane dell'omone, all'epoca poteva avere 28/30 anni. Il fisico era ben curato e credo che facesse anche dello sport, tipo tennis. Dico questo perché ho ricordo di averlo visto con una borsa con le racchette da tennis, ma non so dire dove nella zona andasse a giocare, forse in un campo privato. Questa persona non aveva barba né baffi ed era proprio come è ritratta nella foto n. 2 e n. 4. Anche nella foto n. 3 è molto simile alla fisionomia che la persona aveva nelle occasioni in cui la vidi, mentre nella foto n. 1 mi sembra più grande di età e non 10 ricordo con queste sembianze. In pratica quando lo vidi io era esattamente come nella foto n.2 e n. 4.
Ci può dire con chi vide questa persona della foto n. 2 a San Casciano oltre che chiaramente con l'omone?
L.N.:  Pensandoci bene, la vidi sicuramente con Francesco Calamandrei, con il cognato pittore del Calamandrei e con la sorella del Calamandrei. In pratica si frequentavano anche andando al mare o a cena. A mare andavano nel grossetano, ma non so dire il posto preciso. Ai ristoranti credo che andassero al ponte rotto, all''"antica posta''  e nei luoghi più vari. Li sentii parlare al bar che andavano a cena.
Spontaneamente aggiunge: credo che qualche notizia su questi personaggi possano averla N. R. e M.P.Credo che le persone che ho nominato avessero la passione delle armi. Dico questo perché ho sentito dire che a San Martino c'era qualcuno che si allenava sparando. Ed io ho   collegato ciò all'omone ed all'altra persona che, secondo quello che avevo capito, abitavano proprio in quella zona. Era comunque gente strana, bizzarra, controcorrente, specie l'omone. La persona della foto n. 2 però si che vestiva normale, anche elegante, ma più sportivo elegante.
Ricorda qualcosa di più sulla casa di via di Faltignano?
L.N.: Oltre quello che ho detto, posso ribadire, per averlo saputo sempre dal Vanni, che in quel posto si facevano cose strane, proprio brutte, tanto che lo stesso Vanni ne rimaneva disgustato. Non erano festini, ma qualcosa di più torbido, che aveva sempre a che vedere con perversioni di sesso, ma di sesso estremo. Mi viene in mente che la figlia della Sperduto, quella uccisa, per come ho capito dal Vanni, doveva aver subito una serie di violenze molto particolari che non so spiegare, durante quelle riunioni a sfondo sessuale. Vanni mi diceva che non si andava in quel posto solo per trombare, ma che c'era un movimento come di gente eccitata eccitata dal bere che si lasciava andare a cose strane. Io non feci domande al Vanni per conoscere i dettagli, ma posso affermare che il Vanni era proprio disgustato delle cose che venivano fatte. Vanni mi disse che oltre a lui c'era anche Pacciani e Lotti,  il mago che ho indicato ed altre persone di fuori di bassa estrazione sociale. Mi   disse anche che queste cose si facevano il sabato notte o la domenica pomeriggio. Di solito però il sabato. Ricordo che una volta davanti alla casa vidi un gatto morto, tutto sbudellato, ma non so dire se abbiano fatto qualcosa con quel gatto.
Vanni le ha parlato di una prostituta di nome Marisa che era di Massa?
L.N.: Non ricordo che me ne abbia parlato. Di prostitute - ma questo ricordo di averlo riferito in altra circostanza   -   Vanni mi parlava bene di quella prostituta del ponte di ferro che poi fu ammazzata. Mi diceva che era una donna gentile e non la solita prostituta che badava solo a prendersi i soldi. Da questa donna capii che andava spesso e volentieri. A come mi spiegò era un posto elegante e lui si trovava bene proprio perché era una donna gentile. Quando si seppe che fu uccisa commentò dicendo che "gli era saltato un altro punto dove andare". Disse questo perché non era la prima prostituta da lui frequentata che veniva uccisa. Posso dire che Vanni frequentava altre prostitute uccise a coltellate, quale quella di via dei Canacci ed un'altra di cui non ricordo il nome.
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008