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venerdì 31 luglio 2009

Udienza del 19 maggio 1999 - 5

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 19 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 4
Procuratore Generale: -Di Pucci Fernando è difficile riassumere le dichiarazioni, io ce l'ho pressochè tutte, ho fatto un riassunto, qualche passo va letto, garantisco alla Corte che per altri episodi sarò più breve. Teste Pucci Fernando, dibattimento. Riferisce soprattutto dell'episodio degli Scopeti:
- "Noi ci si fermò lì a fare un bisogno, poi si sentì due spari e insomma... Uno sparo si sentì noi vero? Dice "andiamo a vedè icchè c'è, a volte, sai...", eh, ma io sentii una voce: "se un vu andate via vi si ammazza anche voi". Allora andiamo via, dico io. A questo punto si tornò via noi, poi dopo si arrivò a San Casciano, dico io: "sa a andare dai carabinieri?" No dice, un volse venire lui, e allora io presi e venni a casa, capito? E non ci pensavo più nemmeno". Il PM: -"Ebbe paura?"
-"Porca miseria, eccome!"
-"Come mai ebbe paura?"
-"E, perchè sentii quelle voci, poi sentii lo sparo, ha capito? Io gli dissi andiamo via ma poi presi dalla curiosità si andò a vedere da una certa distanza"
, questo è il riassunto mio.
Il presidente: - "Ma ha visto qualche persona vicino alla tenda, vicino alla macchina? C'era qualcuno o no?"
-"Si, io gli ho visti, li vidi io proprio."
-"E che ha visto?"
-"Tutti e due, lui il Vanni, il Lotti e il Pacciani."
Poi disse che sentiva fare come pfffuuu, lo strappo alla tenda, era Vanni che aveva in mano un coltello, non ricorda come fosse questo coltello, Vanni dietro la tenda e Pacciani davanti, non vide nessuno scappare dalla tenda.
Il PM a questo punto gli contesta che nelle indagini ha detto che dalla tenda uscì un ragazzo e Pucci: "Ma codesto non me lo ricordo, sa?", Gli leggono le precedenti dichiarazioni, allora? Il Presidente. "Lo ha visto quest'uomo uscire dalla tenda o no?", "No, non me lo ricordo se l'ho visto oppure no". Poi dice: "E' vero, è vero!". Cioè riprende e dice che l'ha visto: "Mha, quest'uomo scappò verso il bosco, poi noi si venne via perchè si era impauriti anche noi, ha capito?". Gli chiedono delle minacce: "Mha, io ho sentito dire: andate via sennò vi si ammazza anche voi! e basta, noi si scappò". Lui più fifone rimane giù, Lotti più coraggioso torna su: "Lotti tornò a vedere, ma io aspettai alla macchina per una mezz'ora". Non si sa bene se dentro o fuori ma a un certo punto la macchina dice che era stata chiusa a chiave dal Lotti e quindi lui aspettò fuori.
-"E davanti alla macchina c'era qualche altra macchina?"
-"No, non c'era nessun'altra macchina, no, no c'era solamente quella del Lotti e basta"
-"Lei vide cosa avvenne alla tenda se il Vanni entrò dentro la tenda o meno?"
-"No, codesto non lo vidi, sentii il rumore e basta"

Gli contesta il PM: "però lei dice di aver visto il Vanni entrare dentro la tenda dal didietro, da dove aveva aperto, è così?"
-"Può darsi, se c'è scritto..."
-"Lei così ha detto ma a noi interessa sapere se lei lo ricorda"
-"Io? Io? Un me lo ricordo, perchè..."
Il Presidente: -"Il Lotti a lei cosa gli ha detto? Ho visto qui, ho visto là, cosa è successo?"
-"Ma io, a me non mi seppe dire"
Il PM: "Io le faccio presente che lei ha dichiarato: "quando siamo risaliti in macchina il Lotti disse: "li hanno già ammazzati", ah, si, si ecco, disse così! Si, proprio a codesta maniera."
Poi parla della Gabriella, il PM gli chiede se si erano trattenuti a cena dalla Gabriella e Pucci, secco, "ma noo" e il Pm. "ma lei così ha dichiarato, che avevate fatto tardi perchè avevate mangiato e cenato dalla Gabriella"; "Si, ma che c'è scritto lì?" chiede Pucci, ed il PM: "lo ha dichiarato lei", "Allora se c'è scritto costì vuol dire che va bene, ma che vuole, gliè passato un monte di tempo, un me ne ricordo!".
-"Lei si ricorda di essere stato con il Lotti nel luogo dell'omicidio di Vicchio?"
-"No, non lo ricordo, io non ci sono mai stato là!"
-"Il Lotti non le ha mai raccontato che a Vicchio era stata ammazzata una coppia che poi avevate visto in una Panda celeste?"
-"No"
-"Però lei lo ha raccontato!"
Quando si parlerà di Vicchio c'è questa gita Lotti/Pucci e in questa testimonianza lui non se la ricorda:
-"Icchè ho raccontato?"
Il PM gli legge le dichiarazioni.
-"Si, si me lo disse a me, ma io le coppie un le vidi, ecco perchè io ci andai, per fare una girata e basta."
Tornando a Scopeti. L'avvocato Filastò: "Ha visto qualche persona colpita?"
-"No"
-"Allora come ha fatto a sapere che lì c'erano stati due morti?"
-"Si sentì, insomma, come si chiama, lamentarsi, capito?"
- "Ah, lei sentì lamentarsi? Chi?"
-"Le persone che c'erano dentro, lì nella tenda."
-"E nella tenda c'erano tutte e due le persone che si lamentavano?"
-"Due persone"
-"Quindi lei ha constatato che queste due persone sono state ammazzate dentro la tenda?"
-"Io un son sicuro ma mi sembra che siano stati dentro la tenda, l'era una tendina di queste a due persone, l'ho vista, di quelle che mettono per andare a fare merenda nel bosco, insomma. Una tendina in quella maniera l'era... non era grande a capanna, fatta così..."
Poi gli avvocati vogliono la descrizione del coltello, che la chiedono a tutti.
-"Io il coltello un lo vidi, io vidi lui e basta, sentii il rumore - la prima volta era pfuu, ora diventa brrr - e basta."
-"Senta ma lei lo vide Vanni mentre... 'sto rumore..."
-"No"
-"Non lo vide tagliare la tenda?"
-"No, un lo vidi il Vanni, non lo vidi tagliare la tenda."
-"E vide che avesse fatto qualche cosa dopo aver tagliato la tenda?"
-"No"
L'avvocato contesta che in istruttoria ha detto: "Vanni è entrato nella tenda dal lato posteriore attraverso un'apertura che aveva praticato" e il Pucci però ricorda: "Ecco, ora si!".
La tenda è fatta a 2 teli, c'è uno strappo nella parte posteriore, questo misura 40 cm. E' pacifico che il secondo telo è rimasto da dietro integro, quindi i difensori insistono sul punto perchè salvo essere lo spirito santo, da dietro nessuno poteva entrare in quella tenda.Il Pucci non ricorda, poi recupera: "Ah, è così!". Poi il Pucci continua, dice di non aver sentito niente, l'avvocato gli contesta che in precedenza ha parlato di grida o di lamenti e Pucci: "Io, mi sembra di aver sentito si, delle grida ma sa, di preciso non me lo ricordo." Poi tornano a parlare della luce nella tenda: "La luce accesa non la vidi."
Segue...

giovedì 30 luglio 2009

Udienza del 19 maggio 1999 - 4

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 19 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 3
Procuratore Generale: -Il Pucci la racconta diversamente su questo fatto, questi francesi di pomeriggio li andarono a spiare e stavano facendo l'amore, come vista la posizione della morta, probabilmente succedeva la sera, ma poteva anche essere che dormissero senza vestiti. Sull'arrivo alla piazzola dice in dibattimento: "Pacciani e Vanni erano già arrivati in zona, la macchina del Pacciani l'era dietro al muro, 'ndo c'è quella villetta, loro scesero prima di noi. Vanni e Pacciani andettero su, verso la tenda, noi s'era sempre dentro la macchina, si scese dopo un pochino". Questa cosa, Lotti, la dice intervenendo spontaneamente quando testimonia Pucci. Poi lo interroga il suo difensore: "E quando lei arrivò, Vanni e Pacciani erano lì?", "No, gli erano belle ai' posto lassù e venivano verso di noi perchè gli avevano visto due persone invece che una e allora lui cominciò ad arrabbiarsi, così, e da principio mi allontanai, dissi: icche fanno? Questi qua sono armati c'è da aver paura!". Lotti in dibattimento: "Allora mi allontanai un pochino, non è che mi hanno allontanato proprio dal...", interviene il Presidente che gli ricorda la precedente dichiarazione e Lotti: "Io li ho visti dentro la piazzola, ma, io gli ho detto quello che ho detto sempre, mi sono espriso male io quel giorno". Ma dopo, nel dibattimento, torna a dire: "Pacciani l'era dietro il muro in 'ndo c'è quella villetta". Il presidente: "Dietro il muro dove c'è la villetta? dove c'è il cancello?", "Si, c'è un cancello che si va su verso la villetta".
Sulle Minacce. Sceso di macchina si era incamminato anche lui verso la piazzola dove era la tenda, seguito immediatamente dal Pucci che quando era arrivato in prossimità della piazzola, Pacciani gli era andato incontro e poi vediamo con le sue parole: "vedan noi e vengan verso di noi, Pietro cominciò ad arrabbiarsi: perchè hai portato un'altra persona?", s'arrabbio un pò, io gli dissi: è con me non ti preoccupare non c'è nulla... mi disse di tornare verso la strada dove c'era la mia macchina, di guardare che non si fermasse nessuno, io dovevo stare sulla strada e guardare che non venisse nessuno."
Sulla dinamica. Al PM che gli chiede di spiegare la dinamica del duplice omicidio, Lotti risponde in dibattimento, riferendosi all'uomo:
-"L'ha colpito prima di sortire dalla tenda, l'aveva colpito con la..."
-"Lei ha detto aveva sparato..."
-"Si, gli hanno sparato innanzi..."
-"Io voglio sapere dopo che uscì dalla tenda..."
-"L'era vicino al bosco, lo prese per la gola, per qui e poi veddi che aveva un coltello e lo cosava, davanti, qui."
-"Aveva un coltello?"
-"Intravidi un coltello."
-"E lo colpì col coltello?"
-"Si, diverse..."
-"Lo colpì al petto o al..."
-"Qui davanti."
-"Lei questa scena da dove la vide? A che distanza si trovava?"
-"Io ero un pochino, insomma, non tanto ma un 4/5 metri..."
-"Lei era dietro loro?"
-"No, no ero dalla parte inverso dei cespugli!"
C'è un intervento dell'avvocato Filastò: "Pregherei Presidente, che si desse atto che l'imputato nel dire dove è stato colpito il giovane ha fatto un gesto indicando il proprio petto"
-"E' vero?"
-"Si, qui davanti, nì petto e lo prese per così!"
-"Vide se lo colpì anche al collo? O lei era in una posizione in cui... Anzi, cominciamo, lei vide dal davanti o dal didietro questa scena?"
-"No"
-"Era dietro?"
-"No, io ero da una parte in didietro"
-"Quindi lei vedeva le spalle di queste persone..."
-"Si, vedevo le spalle"
-"Io le chiedo è sicuro di questo? Perchè lei nell'incidente probatorio, a mie domade, dice: "no, il coltello non l'ho visto", è sicuro di aver visto un coltello o no?"
-"A me mi pare di aver visto una specie di arma qui alla gola"
-"Un'arma bianca?"
-"Come un coltello!"
-"Lo vide questo coltello o non l'ha visto?"
-"No, dalla mano, così, faceva così, sicchè anche se sono distante si vede bene, insomma, anche se son due didietro, così, davanti e uno gliè didietro."
Poi torna a dire della posizione.
Il PM gli chiede: "Quindi loro erano nella parte opposta e quindi mentre il ragazzo scappava il Pacciani gli andava dietro e lei ha visto questa scena dal didietro?"
-"Ho visto questa scena così."
Il Presidente: "Il coltello ce l'aveva con la mano sinistra o destra?" La perizia dice che è un destrimane. Il Lotti è mancino, è alto 1,78, Pacciani, c'è stata tutta una perizia per calcolare come ci abbassiamo con l'età, 1,64, mi pare di ricordare.
-"Il coltello ce l'aveva con la mano sinistra o destra?"
Fa un gesto, "con la mano sinistra". Chiederà l'avvocato Curandai: Il ragazzo francese lo ha fermato col braccio destro o con il sinistro?
-"Io ho detto il braccio sinistro."
Quindi resta il mistero, la ferita va al collo, va da destra a sinistra del francese.
-"Lo ferma col braccio destro, che cosa fa?"
-"Mha, col braccio destro lo prende qui poi un vedo bene perchè c'è una persona avanti, una didietro, un vedo bene se lo colpisce alla gola o davanti qui."
Prosegue Curandai: "Ecco, fu colpito al collo, lei ha detto ieri, poi dove fu colpito il ragazzo?"
-"Sarà colpito anche davanti qui."
-"Davanti, cioè nel petto?"
-"Però io un vedo bene!"
-"Ma lei per petto cosa intende?"
-"Davanti c'è il petto, un credo ci sia altre cose!"
-"Dopo questa scena che cosa ha fatto?"
-"Poi m'ha visto Pietro, dice m'ha fatto un discorso, dice te che fai qui, vai alla strada! Come devo andare alla strada? Va bene anderò alla strada."
-"Le disse qualche cosa?"
-"Se passa delle macchine, che non si fermino proprio in quel punto lì!"
Sul Pucci, e sono sempre domande dell'avvocato Curandai:
-"Per quanto riguarda il delitto degli Scopeti lei ha assistito a tutta la scena ovviamente, il Pucci no?"
-"No, lui era più impaurito di me, andette un pò più giù, prima di andà alla macchina indo' c'era sulla strada, sulla piazzola lì... Insomma, c'è una piazzolina indo' si mette da una parte per non sta' sulla strada asfaltata."
-"Senta, fu lei a riferire al Pucci le cose che il Pucci non potè vedere?"
-"Gli avrà visto qualche cosa ma io avevo visto di più di lui."
-"Poi gli ha riferito lei o no?"
-"Si, cioè di quello che gliera successo, che sparava, chi tirava fuori, insomma, gli andava fuori il coso, lui ha visto però un pò meno di me."
Mazzeo chiede: "Allora dopo che è uscito il ragazzo francese dalla tenda è uscito anche il Vanni?"
-"Si, no, gliera accosto alla tenda, non... quando gliè sortito il francese e poi... io non ho mai detto che sparava alla persona uscita dalla tenda."

Ancora Mazzeo: "Quand'è che ha cominciato a sparargli addosso?"
-"Gli hanno sparato innanzi, lì dentro, prima di sortire..."
-"E basta? Non gli hanno sparato più?"
-"No, per me no."

Sui compiti di Lotti nell'economia processuale. L'avvocato Bertini: - "Senta una cosa, il Vanni quand'è che gli ha parlato, se gli ha parlato, di questo omicidio che avrebbero commesso?"
-"Il giorno ste... Il giorno avanti."
-"Il giorno prima che cosa le disse?"
-"Che doveva andare in questo posto a fare un lavoretto per questa coppia..."
-"E lei che doveva fare?"
-"Mi diceva di stare sulla strada a guardare se un si fermava macchine. Qualche macchina s'era rallentata, allora, sa, gli hanno visto delle persone ferme, lì, allora gli hanno proseguito, insomma la sera stessa, non quando ci siamo fermati noi."
-"Aveva un appuntamento?"
-"Si, il giorno stesso, la sera"
-"Per che ore?"
-"Le undici"
-"E il compito?"
-"Io dovevo stare sulla strada e guardare che non venisse nessuno."
Segue...

mercoledì 29 luglio 2009

- 29 luglio 1984 -

29 luglio 1984 - 29 luglio 2009
Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci
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martedì 28 luglio 2009

Udienza del 19 maggio 1999 - 3

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 19 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 2
Procuratore Generale: -Quando arrivarono la macchina di Pacciani era dietro il muro della villa e lui fermò la sua prima della piazzola, "ormai la si conosce la mi' macchina era sulla strada, poi ci si ferma e vidi loro che erano lassù, vicino alla macchina, vicino insomma alla tenda, io vo su e lui, Pucci, rimane un pò più in giù eppoi sento tagliare la tenda, lì sul davanti che viene dalla strada andando in su... dalla strada, no, c'era... dove c'era la tenda sento tagliare la tenda, io ero un pò più distante, non ero proprio vicino lì", continua dicendo che a tagliare la tenda era Vanni, con un coltello di quelli normali, non tanto grande, tipo quelli di cucina e spiega a richiesta del PM che gli ha chiesto: "ma di cucina?", "mha, di cucina, bisogna vedere di che dimensioni sono!". "Poi si sente entrare dentro", dice Lotti e all'avvocato Santoni Franchetti risponde: "entrò da dietro, sento dei lamenti e basta, e tagliare roba...". "Sentì spari? Anche più di due o più?", "Anche più di due o più". Vide uscire una persona dalla tenda e poi vide Pietro, che lui chiama Piero tante volte, dare dietro a questa persona, sente sparare e poi non sente più nulla e si disse che non l'aveva preso. "Vidi che l'aveva preso qui al collo, poi scappa e si lascia, insomma, andò via eppoi cominciò a sparare", quindi esce dalla tenda, spara, insegue il povero francese, lo acchiappa, si lascia, andò via il francese eppoi riprende la sparatoria. I colpi sono 1 o 2, da 3 a 4. Su domanda del PM, lui vide che lo prese per il collo mentre il ragazzo era in piedi, "poi si sarà disivincolato per andare via e a quel punto ho sentito che gli sparava". Il PM chiede: "Ma hai sentito sparare?", "Si, s'è svincolato, s'è liberato e ho sentito che sparava". Chiede il PM: "Aveva sentito spari anche in precedenza?", "No, no, sentivo andando via, dietro dalla tenda e andò fuori" ed il PM: "Cioè gli spari li sentì quando questo usciva dalla tenda?" e Lotti: "Si, dopo che l'aveva preso, ho sentito degli spari e che andava via". Su questo punto noi sappiamo che s'è sparato davanti alla tenda, sul punto ci ritorna l'avvocato Santoni: "E Pacciani gli sparò al ragazzo sulla porta?", che per Lotti (il ragazzo) era vestito, "No, gli dette dietro e poi lo prese per il braccio e cominciò a sparare" e poco avanti "sparava correndo", per la verità Lotti non dice "sparava correndo", ma risponde "si" a una domanda che gli ha fatto l'avvocato. Sulla storia del "nudo o vestito" obbietta Lotti: "come si fa a vedere bene?". Sempre rispondendo a Santoni: "No io sparare alla donna non l'ho sentito sparare alla donna", dice di non aver visto luce nella tenda, tenda che era bianca, (in realtà era celeste n.d.r.) ma dice anche che non era vicina, non poteva vedere, prima aveva detto da 3 a 4 metri. L'avvocato Santoni insiste: "Lei non ha visto colpi sparati contro la tenda? Non li ha sentiti?", risponde Lotti: "Io ho sentito gli spari quando è fuori, quando c'era quell'altro, il ragazzo che scappava". Continua poi dicendo che nell'andar via aveva visto un'altra macchina allontanarsi piano, piano, questa macchina dopo Scopeti la rivede al bar ed il conducente chiama lui, cioè Pacciani, però ho scritto "Pacciani ?" perchè lui dice: "chiama lui" e insomma questo conducente sarebbe il famoso medico, un dottore. Su questa storia del dottore o medico l'unica cosa certa è che non si tratti del veterinario Berchielli. Nell'incidente probatorio gli viene chiesto: "E il Pucci?", "Pucci era più dietro non era proprio vicino", "Vanni e Pacciani che cosa fecero?", "Loro dopo vennero verso la loro macchina, poi non lo so", "Pacciani e Vanni vi videro? Dissero qualcosa?", "No", rispose Lotti e il PM: "Vi minacciarono, vi videro?", "Si, ma a me non mi dissero mica nulla", poi "No, mi fecero un discorso: tu hai portato una persona, dico: è un amico, così, non è che...", Pietro allora si arrabbiò, insomma dissero che dovevano stare zitti. Fernando voleva andare dai Carabinieri ma lui non volle. Finite le domande del PM su domanda dell'avvocato Colao, in contrasto con quanto dichiarato in un precedente interrogatorio del 6 marzo '96 dice che "il francese venne colpito con un pugno e non con un coltello", dice Lotti: "gli ha strizzato il collo così e poi gli avrà dato due colpi nello stomaco con le mani". A Scopeti ha visto nascondere la roba, non sa cosa fosse, "vidi uno dietro abbassarsi giù e mettere questa cosa dentro, però non so se era quelli della donna o no". Sempre a domanda dell'avvocato Colao: "Non ho visto trincetti in casa del Vanni", c'è stata tutta una serie di domande in dibattimento se quella impronta (dell'arma bianca) poteva identificare l'arma ma non mi sembra si sia arrivati a nessuna conclusione. Riguardo la 128, questa è stata vista da una coppia nel pomeriggio, i Faveri/Chiarappa. C'è una discordanza tra i due coniugi, la signora dice di essere arrivata per andare a questa Villa Rufo verso le 15,00 e di aver notato questa 128 ferma in maniera tale da impedire, da rendere più difficoltosa, la manovra a U, proprio perchè era un pò obliquo questo cancello. Il marito, che era quello che guidava, di questa difficoltà non si è avveduto. Il marito vede viceversa questa macchina e qui c'è stata una grossa sfortuna, perchè aveva comprato un teleobbiettivo, non aveva o aveva finito la pellicola, altrimenti probabilmente avremmo nelle carte di questo processo una fotografia. Il marito nota l'auto con il teleobbiettivo, attorno alle quattro e mezzo, poi parte, va a Firenze, torna e questa volta risente della difficoltà per fare la manovra, ci dice erano tra le 6,30 e le 7,00 e quindi dico la 128 è fondamentale in dibattimento. L'avvocato Curandai chiede al Lotti: "Prima di raggiungere Firenze lei e Pucci vi siete fermati agli Scopeti?" e Lotti risponde di si, "verso le 3,00 o più tardi, prima di quell'ora un lo so", "Quanto tempo vi siete intrattenuti?", almeno due ore secondo i Favero/Chiarappa, "Insomma a parlare lì il tempo passava, un so di preciso quanto", "più o meno se lo ricorda?", "Un ora o più, unnè che abbia guardato bene l'orologio". Poco dopo fa domande l'avvocato Bertini, Lotti dice che lui la tenda l'ha vista la prima volta quel giorno stesso, la sera dell'omicidio, successivamente dice di averla vista anche mentre andava a Firenze con Pucci, si fermarono a parlare e dice Lotti nel parlare: "parlai di questo fatto qui che gli avevo detto che la sera c'era questo, lui non ci credeva e su questo che dico ora e così il tempo passò, può darsi che sia passato anche un'ora o più".
Segue...

lunedì 27 luglio 2009

Udienza del 19 maggio 1999 - 2

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 19 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 1
Il 4 marzo '96, Lotti viene sentito dalla polizia giudiziaria su Vicchio. Il 6 marzo, al PM, Lotti dice che ha ripensato a lungo ai fatti di cui è stato testimone e vuole precisare altri particolari sull'omicidio degli Scopeti. Le cose essenziali che dice in questo nuovo esame testimoniale: "Vidi il Vanni che con il coltello che aveva in mano tagliava la tenda verticalmente da una parte e subito dopo entrava dentro, vidi quindi il Pacciani che apriva la tenda dalla parte opposta e subito dopo il giovane che usciva verso il bosco e il Pacciani che gli andava dietro. Vidi quindi che dal dietro il Pacciani teneva con un braccio il giovane e con l'altra mano lo colpiva all'altezza del collo, mi sembra con un coltello, vidi anzi che lo colpiva più volte, la prima volta da dietro all'altezza del collo e la seconda volta più in basso all'altezza del petto, dopo questi colpi il giovane cadde e anche il Pacciani si abbassò, dopo questa scena vidi che il Pacciani tornava indietro verso la tenda, dove vidi che era già entrato il Vanni, ebbi modo di vedere che i due stettero nella tenda per diversi minuti forse una decina, vidi quindi che entrambi uscivano dalla tenda e il Pacciani aveva in mano come una specie di fagotto, forse era una busta, mi sembra scura, non so di che tipo esatto perchè dato il colore non riuscii a capire bene che cosa era. Vidi quindi che entrambi, Vanni e Pacciani, si dirigevano dentro il bosco. Vidi che Fernando era rimasto indietro rispetto a me e lo ritrovai vicino alla macchina. Tornando verso San Casciano Fernando mi disse che era meglio andare dai carabinieri ma io gli dissi di no". Gli chiede il PM: "ma hai sentito sparare?" e lui risponde di aver sentito solo un paio di colpi o pochi di più. Continua: "Voglio precisare che all'inizio cioè quando abbiamo visto i due, che ho poi riconosciuto in Pacciani e Vanni, nei modi che ho detto, c'è stato detto di andarcene mentre io e Fernando eravamo quasi vicini alla mia macchina uno ha detto all'altro: "stai zitti sennò ci riconoscono" e ho sentito l'altro che diceva: "Si, stiamo zitti sennò ci riconoscono". In quel momento non riconobbi le voci, i due, come ho già detto, li riconobbi quando alzai i fari. Qualche giorno dopo l'omicidio incontrai il Vanni, buttai il discorso sull'omicidio di cui tutti parlavano in quei giorni per vedere se mi avesse riconosciuto. Mario mi rispose: " no, ma tu parli troppo". Allora io gli dissi: "io mica dico che sei stato tu" e Mario mi rispose: "con te non ci parlo perchè tuvvuoi sapere troppe cose". Io quindi gli parlai ancora della cosa per vedere se lui, voleva parlare di quella notte ma lui non ne volle sapere e mi disse esplicitamente: "con te non si può parlare". Io allora ancora per vedere se mi diceva qualcosa gli dissi, vedendolo preoccupato: "perchè ti preoccupi se non hai fatto nulla?". Lui è rimasto ancora più preoccupato per questi miei discorsi e mi disse "me ne vado via". L'11 marzo rifà un nuovo racconto e questa volta le cose cambiano un pò: "Il giorno prima del delitto Mario, che incontrai nel piazzone di San Casciano, mi disse "sei pronto?" ed io gli risposi: "pronto per che cosa?" e Mario mi disse "si deve andare con Pietro a fare un lavoretto a quella coppia". Io domandai: "come quella là di Vicchio?" e Mario mi rispose: "te non ti preoccupare che a te non succede nulla". Io quindi gli domandai: "A che ora andate da quelle parti?" E lui mi rispose: "verso le 11 di sera e aggiunse: "tu passi di lì, fai finta di fare pipì e guardi verso la strada e stai attento che non venga nessuno, sennò Pietro se vede qualcheduno si incazza". Io gli diedi l'assicurazione che avrei fatto come mi aveva chiesto. Nell'andata a Firenze mi fermai nei pressi della tenda per spiegare a Fernando che là, quella sera, Mario e Pacciani, avrebbero ucciso quei due. Fernando non ci credette e mi disse: "tu dici così per farmi paura" allora gli parlai di Vicchio. Fernando non ci credeva allora gli dissi: "tu vedrai stasera, quando si passa e ci si ferma. Il rimprovero di Pacciani e Vanni fu per la presenza di Pucci, che non volevano un estraneo, entrambi mi dissero: "è meglio per te se non parla perchè ci rimetti te". Mentre ero in quel posto ho notato alcune macchine passare per la strada ma non si sono fermate e se lo avessero fatto le avrei mandate via. Ricordo che qualche macchina anche rallentò, passando sotto la piazzola, ma vedendo ferma la mia macchina ed il Pucci fermo nei pressi proseguirono per la strada". Cioè è il Pucci, inconsapevole che ha fatto da palo perchè lui aveva paura ed è rimasto. Il Pucci dice che c'è rimasto mezz'ora ad aspettarlo fuori dall'automobile, ad aspettare il Lotti. La Ford del Pacciani era posteggiata dietro il muro accanto al cancello, è una macchina notata poi da una testimone dal nome complicato... Sharon... e non ricordo il cognome. Mario gli aveva detto al Lotti che le parti della donna che lui aveva asportato li aveva portati nel garage, mettendoli in un involto. Nelle precedenti dichiarazioni nell'involto c'erano le armi, quindi qua Lotti, che però e ancora testimone, disse: "Mario mi disse che Pacciani voleva farli mangiare alle figliole, ma non so se effettivamente lo abbia fatto". E qui viene fuori il discorso del mangiare dei cani dato alle figlie, episodio sembrerebbe vero quello lì, qualcheduno che gli aveva affidato a Pacciani il cane e gli aveva dato le scatolette...
In un interrogatorio del 26 aprile si riparla di Scopeti e Lotti dice che vide una macchina grossa e scura parcheggiata sul lato della strada dove lui aveva parcheggiato la sua macchina, non sa chi vi fosse dentro, quindi piazzola a destra, macchina del Lotti più avanti della piazzola, sulla destra, sulla sinistra, nascosta, un'altra automobile. Si arriva così all'incidente probatorio, 19 febbraio 1997. Su Scopeti Lotti debutta: "A questo punto ero belle dentro, nei giorni precedenti avevo visto la tenda che si vedeva appena dalla strada e ne parlai con Vanni e Vanni e Pacciani parlarono tra di loro che dovevano andare in questo posto e mi dettero appuntamento per le 11,00 di sera". Il PM chiede: "come mai ci andò con il Pucci?", e Lotti: "Il Fernando non ci credeva", il PM:"Ma ce lo volle portare per forza o ce lo volle portare?", "Io glielo dissi per la strada, non glielo dissi proprio quando si partì, di giorno si passò di lì e ci si soffermò". "Allora vi fermaste lei e il Pucci di giorno?" chiede il PM, risposta: "nel parlare così, lui non credeva a questo fatto qui", "cioè lei gli disse: stasera ci veniamo? Quei due ammazzano qualcuno? Gli fece un discorso così?", "Si, un discorso fatto così".
Segue...

domenica 26 luglio 2009

F.D.

L'11 settembre 1985 fu inviata ai carabinieri di San Casciano una lettera anonima, redatta su un foglio di block-notes a quadretti, che riportava il testo che segue: "Vogliate al più presto interrogare il nostro concittadino Pacciani Pietro nato a Vicchio e residente nel nostro paese in Piazza del Popolo a Mercatale V.P. Questo individuo a detta di molta gente è stato in carcere per 15 anni per avere ammazzato la propria fidanzata; conosce 1000 mestieri, un uomo scaltro, furbo, «un contadino con le scarpe grosse e il cervello fine». Tiene sotto sequestro tutta la famiglia, la moglie grulla, le figliole non le fa mai uscire di casa, non hanno amicizie. Vogliate intervenire ed interrogare l'individuo e le figlie. E' un tiratore scelto".
Nel 1996, il capo della squadra mobile, Michele Giuttari, grazie ad una perizia calligrafica scoprì che la lettera era stata inviata da un testimone che aveva rilasciato spontaneamente dichiarazioni su Pietro Pacciani. Il teste, F.D., aveva raccontato d'aver locato insieme ad alcuni amici, una parte di una colonica ubicata di fronte all'abitazione di Pietro Pacciani. Un giorno, con la moglie ed alcuni amici, F.D. aveva notato accanto alla fontana vicino alla casa di Pacciani "delle cose schifose", dei brandelli di pelle stesi ad essiccare.
Rif.1 - Il mostro pag. 140

sabato 25 luglio 2009

Udienza del 19 maggio 1999 - 1

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 19 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Espletate le formalità di rito il presidente, Arturo Cindolo, fa entrate il teste Roberto Longo che nel 1985 era titolare dell'agenzia assicurativa All Secures Preservatrice. Al teste viene mostrata una polizza intestata a Giancarlo Lotti relativa ad una Fiat 124. Questi riconosce la polizza come emessa dal suo ufficio benchè a San Casciano le pratiche fossero gestite da Meri Bellini, dell'autofficina Bellini. Il Presidente chiede al teste se prima di volturare una polizza venivano chiesti indietro il certificato ed il contrassegno di assicurazione. Il signor Longo risponde che la prassi prevedeva il ritiro del vecchio certificato e del vecchio tagliando onde evitare che la compagnia dovesse coprire eventuali sinistri relativi a due vetture benchè il premio incassato si riferisse ad un solo mezzo. Il teste non esclude però che con i clienti noti venisse emessa la nuova polizza senza disporre dei documenti del precedente veicolo. Il Presidente congeda il teste e passa la parola al Procuratore Generale per la requisitoria.
Procuratore Generale: - Vanni Mario risponde di 5 duplici omicidi, quelli dall'81 all'85. Lotti Giancarlo risponde di 4 duplici omicidi dall'82 all'85. Faggi Giovanni è stato assolto da 2 omicidi per i quali è stato tratto in giudizio, quello dell'81 a Calenzano e quello dell'85 degli Scopeti. Rispondono poi di associazione a delinquere e dei reati relativi alle armi, ma per le armi ormai sono rimaste soltanto la pistola ed il coltello. Come si è arrivati, dopo un processo indiziario, ai nuovi imputati? Per lungo tempo si è pensato sempre ad una sola persona come autore di questi reati, c'era la perizia De Fazio, c'erano teorie scientifiche che escludevano che questi omicidi potessero essere stati commessi da una persona con dei complici. Le indagini furono avviate su indicazione dei giudici. Il PM si attivò e delegò le indagini alla Polizia giudiziaria. Vi fu una rilettura degli atti ed un recupero di certi testimoni fino ad incastrare tutti i passaggi. Uno dei punti di partenza è ad esempio la dichiarazione di Lorenzo Nesi nel processo Pacciani. Questi incrociò (la sera del duplice delitto di Scopeti n.d.r.) una automobile e riconobbe Pacciani alla guida, non ha riconosciuto altri ma su quell'auto ha visto due persone. Quindi già si diceva ci potesse essere il sospetto che l'autore non fosse una sola persona ma che si giovasse della collaborazione anche di altri. Si sono fatte intercettazioni su Vanni per i suoi rapporti di amicizia, di frequentazione con Pacciani, è un dato pacifico, per alcune dichiarazioni dei genitori di Pia Rontini, per certe dichiarazioni di Santoni Paolo che aveva riferito di aver visto il Vanni a Vicchio. Lotti entra in scena il 19 luglio 1990, durante questo esame è tutto un "non ricordo" circa i suoi rapporti con Pacciani, viene risentito dalla Polizia, informalmente, il 21 luglio 1994 e con un verbale il 26 luglio del '94 e poi il 15 dicembre 1995. Da questi interrogatori salta fuori il nome di Filippa Nicoletti, che di tanto in tanto si accompagnava al Lotti e una volta anche col Vanni. Intercettazioni per Nicoletti Filippa, che il 27 novembre '95 al PM aveva negato di conoscere sia Vanni che Pacciani, aveva detto di conoscere e frequentare saltuariamente un amico di Vanni e Pacciani: Giancarlo Lotti. Il 15 dicembre '95 Giancarlo Lotti fa il nome di Gabriella Ghiribelli e parla di una lettera che aveva ricevuto il Vanni, mittente il Pacciani e di telefonate nella stessa direzione. In questo esame del 15 dicembre '95, Lotti riferisce che Vanni ha paura di Pacciani e fa riferimento ad un episodio specifico, Vanni che vede passare Pacciani, si alza e se ne va, "torniamo indietro che non lo voglio incontrare a Pacciani". E questo episodio trova registrazione scritta perchè quelli che formavano la SAM, in una annotazione di servizio, fanno riferimento proprio a questo episodio. Il 16 dicembre viene intercettata una conversazione tra Lotti e Nicoletti. Lotti dice di conoscere Pacciani tanto dall'essere stato anche a casa sua e che tanti anni fa aveva una 128 coupè di colore rosso. La Polizia acchiappa la Ghiribelli e la interroga il 21 dicembre del '95. Interroga la Ghiribelli, questa torna a casa, piglia il telefono e parla con la Nicoletti. Parlano dell'interrogatorio subito e dice all'amica: "io l'unica cosa che posso dire è che una macchina arancione l'ho vista sotto le luci piccole, piccole di strada, sai è una strada piccola, potrebbe essere stata anche arancione, rossa, scodata di dietro". Il 23 dicembre '95 la Gabriella ritelefona alla Filippa e ad un certo punto la Gabriella si dichiara meravigliata che Lotti non ha fatto ancora il nome di Fernando. Chi è questo Fernando si chiedono gli inquirenti? E allora richiamano la Ghiribelli. Fernando è un suo cliente e faceva coppia fissa col Lotti. Proprio in questo interrogatorio salta fuori che la donna ha visto, la notte dell'8 settembre, quando vengono ammazzati i due turisti francesi, questa cosa, transitando da quel posto aveva notato ferma al margine destro della strada che porta agli Scopeti questa macchina rossa, luci spente, tipo sportivo, coda tronca. Immediatamente convocato, mentre la Ghiribelli è ancora lì, Norberto Galli, amico della donna, conferma il racconto. La Polizia convoca Pucci e siamo al 2 gennaio ’96, questi dichiara: “rientrando da Firenze, una domenica sera, ci fermammo alla piazzola di Scopeti per un bisogno fisiologico, c’era una tenda, cerano due persone”. Il 9 febbraio il Pucci fa i nomi degli sconosciuti e fa i nomi di Vanni e Pacciani. L’11 febbraio viene risentito Lotti dal PM, Lotti parla della Filippa, della Gabriella Ghiribelli e riferisce qualche cosa anche delle telefonate, cioè che prima dell’ultimo Natale, quello del 1995, per telefono, la Ghiribelli lo aveva trattato male perché secondo la donna, dice: “perché hai fatto il mio nome alla Questura che m’ha convocato?” e poi le faranno una perquisizione, perquisizione della quale la donna si lamenta ancora con il Lotti in un’altra occasione. Per telefono la Ghiribelli chiede a Lotti di incontrarsi. Si incontrano verso Piazza S. Croce, perché tra le tante abitazioni di questa signora ce n’è una vicino alla Biblioteca. In questo incontro gli fa il rimprovero. Ritornando al Lotti che parla l’11 febbraio ’96, c’è la famosa questione “che auto hai avuto” e lui fa un elenco e se le ricorda, la 850 bianca, una mini gialla, una 124 gialla, una 124 celeste e per ultima una 131 rossiccio sbiadito. Gli chiedono: “ma hai posseduto una 128 sportiva sul rossiccio?”, “Si è vero, me ne ero dimenticato. L’ho avuta prima del 131 rossa” e questo non è vero perché dopo la 128 rossa ha avuto la 124 blu o celeste. Anche la Nicoletti si lamenta di essere stata chiamata in Questura, dice Lotti al PM ed è a questo punto che il PM contesta al Lotti che la sua Fiat 128 coupè, quella domenica era stata vista in Via degli Scopeti, dopo le 23,00. Prima dichiarazioni del Lotti: “la macchina non era la mia, se dico no è no”, “hai paura di qualcuno?”, “non ho paura”. Riparla del bisogno fisiologico che li ha portati a fermarsi per combinazione davanti all’imbocco della piazzola, rinnova il racconto dei due che li minacciano e non fa nessun nome. Vi risparmio tutta la storia dei vibratori che vengono agitati continuamente in queste carte processuali e però devo segnalare che proprio in questa data, febbraio ’96, al Lotti viene mostrato il fascicolo fotografico del duplice omicidio del 1985, Scopeti. Viene quindi sentito Pucci, e viene organizzato un confronto Lotti/Pucci. Poi viene risentito Lotti, e gli vengono lette le dichiarazioni rese dal Pucci. Il 13 febbraio ’96 Lotti viene portato sui luoghi per chiarire sugli spostamenti della domenica 8 settembre ’85 a Scopeti. Ancora una volta, Lotti racconta le cose in maniera tale da chiamarsi fuori da tutto e siamo al 13 febbraio ’96. Viene risentito il 17 febbraio sui rapporti con la Nicoletti e questa volta tira fuori la storia dell’aver fatto all’amore con la Nicoletti a Vicchio, dalle parti della casa del prosciutto. Da quelle parti c’è stato anche col Pucci nell’estate del 1984. Il 18 febbraio 1996 con la polizia giudiziaria, Lotti va a Vicchio, partendo dalla casa della Nicoletti, dai verbali si legge che è Lotti che conduce i poliziotti sul luogo dell’omicidio. C’è un altro esame il 21 febbraio ’96, Lotti non dice nulla di particolare, ma dice di non aver mai guardato coppiette a Bacchiano, non riconosce la foto di Faggi, non gli dice nulla il nome di Spalletti Enzo.
Segue...

venerdì 24 luglio 2009

Udienza del 18 maggio 1999 - 5

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 18 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 4
Avvocato Mazzeo: - Io vorrei sapere quando si recava a Firenze con la 128 scoperta di assicurazione, gli è mai capitato che gli facessero qualche multa?
Giancarlo Lotti: - No, mai avuto multe.
Avvocato Mazzeo: - Poi volevo chiederle ma perchè lei comprò questa 124 visto che aveva la 128 che andava?
Giancarlo Lotti: - Perchè la comprai? Perchè la pagai poco e poi mi garbava quella macchina lì.
Avvocato Mazzeo: - Ma ce li aveva i soldi per comprarsi la 124?
Giancarlo Lotti: -Perchè non ce li dovevo avere i soldi per comprare...
Avvocato Mazzeo: - Lei mi deve rispondere non mi deve fare delle domande!
Giancarlo Lotti: - Ce li avevo si!
Avvocato Mazzeo: - Chi li ha tirati fuori i soldi lei o qualcun'altro?
Giancarlo Lotti: -No, Scherma.
Avvocato Mazzeo: - Scherma, allora lei mi sta dicendo...
Giancarlo Lotti: - Poi glieli rilasciai mese, mese. Chiedetelo a Scherma se non è vero o no. 800.000 lire la pagai.
Procuratore Generale: - Chiedo scusa per l'audizione. L'audizione di Lotti non è stata richiesta dalle parti, ma disposta d'ufficio dalla Corte, quindi le parti devono, secondo me limitarsi a quello che è l'oggetto emerso e io segnalo opposizione alle domande del difensore.
Avvocato Mazzeo: - La domanda è questa. lei perchè ha comprato la 124? Perchè le piaceva oppure perchè la 128 era rotta?
Giancarlo Lotti: - No unnera rotta!
Avvocato Mazzeo: - Allora ha detto la verità oggi quando dice che non era rotta o ha detto la verità l'anno scorso quando ha detto che era rotta?
Giancarlo Lotti: - Non alzi tanto la voce con me, sennò un dico più niente!
Avvocato Mazzeo: - Perlo lento, lento, piano, piano...
Giancarlo Lotti: -Perchè alza la voce?
Avvocato Mazzeo: - Mi risponde per piacere?
Giancarlo Lotti: -O non gliel'ho detto già... Adopravo sia il 128 che il 124.
Avvocato Mazzeo: - No, la domanda è un'altra.
Giancarlo Lotti: - No la domanda è questa! Però, la voce, perchè non l'abbassa un pochino?
Avvocato Mazzeo: - Lei ha detto la verità l'anno scorso...
Giancarlo Lotti: -Non mi ricordavo di preciso...
Avvocato Mazzeo: - Non mi lascia fare la domanda!
Giancarlo Lotti: - Non alzi la voce con me, l'ho già detto! No, perchè sennò un ci si capisce!
Avvocato Mazzeo: - E' un'arroganza intollerabile presidente! Lei ha detto la verità l'anno scorso o l'ha detta oggi?
Giancarlo Lotti: - L'andava anche quella lì, andava anche il 128.
Avvocato Mazzeo: - Allora sta dicendo che la verità è quella di oggi. Lei sa Lotti che poteva trasferire per brevi periodi la polizza dalla 124 alla 128?
Giancarlo Lotti: - O come fo dalla 124 alla 128? No, non si pole assicuralla!
Avvocato Mazzeo: - Le due macchine dove le teneva?
Giancarlo Lotti: -Eh? In via di Lucciano 20, c'è un piazzale grande.
Avvocato Mazzeo: - Lei ha detto prima che ci ha tenuto sul 128 rosso, dopo aver comprato la 124, un contrassegno di assicurazione anche se era belle scaduto. Cosa vuol dire?
Giancarlo Lotti: -Un mi ricordo mica di preciso.
Avvocato Mazzeo: - Non l'aveva consegnato? Non le era stato richiesto?
Giancarlo Lotti: -Era rimasto nella macchina...
Avvocato Mazzeo: - Come nella macchina, lei ha detto che lo teneva sul cruscotto?!
Giancarlo Lotti: - Era rimasto lì.
Avvocato Mazzeo: - Lei cosa ha messo sul cruscotto? Era libero, pulito, vuoto oppure ci ha messo un simulacro di assicurazione quando circolava magari per trarre in inganno qualche vigile urbano?
Giancarlo Lotti: - Quando la tiensi ferma c'era sempre il contrassegno alla macchina.
Avvocato Mazzeo: - Perchè ha detto che era belle scaduto?
Giancarlo Lotti: - Il contrassegno...
Avvocato Mazzeo: - Non poteva essere belle scaduto perchè la scadenza era 20 settembre '85 su quel contrassegno che lei invece ha restituito. Perchè ha detto che era belle scaduto?
Giancarlo Lotti: - ma se rigiro l'assicurazione... l'assicurazione del 124 l'avevo, quell'altra era belle scaduta!
Avvocato Mazzeo: - No. Scaduta che vuol dire? Cosa intende per scaduta?
Giancarlo Lotti: -Come sarebbe a dire?
Avvocato Mazzeo: - Il contrassegno della 128 era riferito al semestre dal 20 marzo '85 al 20 settembre '85. Il 25 maggio dell'85 lei ha fatto la sostituzione dalla 128 alla 124. Il contrassegno non poteva essere scaduto in base al suo ragionamento perchè aveva una durata fino al 20 settembre '85. Può spiegare che voleva dire per scaduto?
Giancarlo Lotti: - Allora come mai e giro l'assicurazione a quell'altra?
Avvocato Mazzeo: - Non lo deve chiedere a me. Come ha fatto a rigirare la polizza se non ha restituito il contrassegno?
Giancarlo Lotti: - L'avrò restituito dopo... Non me lo ricordo.
Avvocato Mazzeo: - Non ho altre domande.
Avvocato Bertini: - Lotti, scusi lei dopo che ha comprato il 124 se si ricorda le è mai successo che la 124 non si mettesse in moto?
Giancarlo Lotti: - Qualche volta può essere successo.
Il Procuratore Generale rinnova la richiesta di esame del teste Longo Roberto, titolare nell'85 dell'agenzia assicuratrice All Secures Preservatrice. Alla richiesta si associano gli avvocati Bertini e Filastò. Il Presidente della Corte respinge quindi la richiesta di acquisizione della videocassetta con l'intervista al maresciallo Minoliti poichè "questa non può essere utilizzata nel procedimento, non avendo alcun crisma di autenticità, non potendo essere qualificata alla stregua di documento, apparendo nel contenuto, secondo quanto riferito dalla difesa, a conversazione privata intervenuta tra terzi estranei ai processi e su fatti non attinenti al medesimo". Accoglie invece la richiesta di esame del teste Longo Roberto e rinvia l'udienza al 19 maggio 1999.

giovedì 23 luglio 2009

Udienza del 18 maggio 1999 - 4

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 18 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 3
Avvocato Filastò: - Lotti, lei quando è stato interrogato il 17 marzo dell'anno scorso ha detto per 8 volte, 8, guardi è a pag.15, il Presidente le chiede "ha lasciato la 128 per prendere la 124?" e lei dice "si"...
Giancarlo Lotti: -Si, ma l'ho lasciata l'anno prossimo, l'anno dopo ma l'adoperavo sempre, non l'ho spiegato ancora...
Avvocato Filastò: - Aspetti.
Giancarlo Lotti: - Si, io l'è tanto che aspetto!
Avvocato Filastò: - A pag.24 lei dice "quando presi il 124 l'era ferma la macchina 128"...
Giancarlo Lotti: - No unnera ferma la macchina!
Avvocato Filastò: - Allora non è vero questo!
Giancarlo Lotti: - Chi lo dice che era fermo?
Avvocato Filastò: - Lei lo ha detto! Lei! A pag.24.
Giancarlo Lotti: - No, unnè vero!
Avvocato Filastò: - Bene, non è vero nulla, registrate "non è vero nulla".
Giancarlo Lotti: - L'ho adoprata e basta.
Avvocato Filastò: - Pag. 26...
Giancarlo Lotti: - Si e pagina ventison!
Avvocato Filastò: - "Io quando presi il 124 l'era ferma." E due!
Giancarlo Lotti: - NO
Avvocato Filastò: - Va bhe, l'ha detto qui a pag.27, "quando presi la 124 il 128 l'era ferma".
Giancarlo Lotti: - L'era ferma nel marzo dell'86.
Avvocato Filastò: - Qubdi non quando ha preso il 124.
Giancarlo Lotti: - O unnho detto fino a ora, l'adopravo! Lo so solamente IO se l'adopravo o no. NON LO SA ALTRI!
Avvocato Filastò: - No, lo sanno anche altri!
Giancarlo Lotti: - Chi lo sa?
Avvocato Filastò: - Se vuol sapere... vuole... lei che fa le domande a me? E io le rispondo se vuole! Lo sanno due testimoni che abitano vicino a lei. Il signor Luigi Scherma e il signor Roberto Scherma, i quali da quando ha cominciato a viaggiare con il 124 hanno sempre visto la 128 ferma, immobile nello stesso posto, davanti alla sua casa e gli ultimi tempi anche senza le ruote, dice il signor Luigi Scherma...
Giancarlo Lotti: - Ma le ruote l'ho levate quando l'ha portato via il carroattrezzi.
Procuratore Generale: - Presidente, chiedo scusa, il difensore faccia domande...
Avvocato Filastò: - E va bene, me le fa lui le domande e io non posso rispondere?
Giancarlo Lotti: - Io faccio domande?
Avvocato Filastò: - Risponda alle domande che le faccio io senza fare domande a me che non le conviene!
Giancarlo Lotti: - No, io gli fo le domande!
Avvocato Filastò: - Lei mi fa le domande?
Giancarlo Lotti: - No, io un fo niente!
Avvocato Filastò: - Ah!
Giancarlo Lotti: - Io rispondo e basta!
Avvocato Filastò: - Obbravo! Facciamo così!
Giancarlo Lotti: - Però non deve dire una cosa che poi la unnè...
Avvocato Filastò: - A pag.63 lei ha detto " ho fermato quella e ho preso quell'altra" e sono 1.2.3.4.5 volte. A pag.64 ha detto " la lasciai ferma perchè avevo visto un'altra macchina e volevo comprare il 124" allora la lasciai nel cantiere e stetti dei giorni fermo senza andare, andavo a piedi", cioè a dire dopo aver fermato la 128, per un pò di tempo, prima di avere la 124, andava persino a piedi.
Giancarlo Lotti: - A piedi indove?
Avvocato Filastò: - Non lo so io, l'ha detto lei!
Giancarlo Lotti: - Io non sono mai andato a piedi!
Avvocato Filastò: - Poi lei a pag.68 e a pag.70...
Consigliere: - Presidente chiedo scusa, allora chiedo una decisione alla Corte, non può continuare, secondo me, il difensore a leggere, costituirà motivo di...
Avvocato Filastò: - No, ma perchè poi, alla fine, io gli fo la domanda.
Consigliere: - Si è opposto alla domanda dell'avvocato Curandai dicendo che prima va fatta la domanda e poi va fatta...
Avvocato Filastò: - Allora faccio la domanda!
Consigliere: - Ora, domande non ne ho sentite.
Avvocato Filastò: - Ora faccio la domanda! Ha detto la verità allora, quando è stato interrogato il 17 marzo 1998 o la sta dicendo oggi Lotti?
Giancarlo Lotti: - E un mi ricordavo di preciso se l'adopravo o no e invece l'adopravo.
Avvocato Filastò: - Quindi all'epoca non se ne ricordava bene.
Giancarlo Lotti: - No, non mi ricordavo per bene se andavo o no...
Avvocato Filastò: - E ince oggi si?
Giancarlo Lotti: - Ora me ne ricordo preciso.
Avvocato Filastò: - Senta, ma allora vorrei chiarire questo, la 124 che lei aveva comprato dal tedesco, dall'austricaco...
Giancarlo Lotti: - No, io l'ho comprata dal Bellini!
Avvocato Filastò: - Bene, dal Bellini. Io vorrei sapere questo, era efficiente? Funzionava? Lotti...
Giancarlo Lotti: - L'era efficiente. Poi passavano gli anni, anche quella la finii, anche quella lì dopo...
Avvocato Filastò: - Quando l'ha comprata camminava...
Giancarlo Lotti: - No, l'andava un lo so quanto l'ho adoprata, un anno o due, un mi ricordo mica...
Avvocato Filastò: - Per un anno o due andava questa macchina, si o no?
Giancarlo Lotti: - Quando la comprai andava, non so quanto l'ho tenuta.
Avvocato Filastò: - Benissimo, ora mi chiedevo questo, la 128, quando la mette ferma...
Giancarlo Lotti: - Quando la messi ferma, nell'anno...
Avvocato Filastò: - Lasci perdere quando è stato. La mise ferma perchè non andava più, si o no?
Giancarlo Lotti: - La messi ferma perchè avevo l'assicurazione di quell'altra e adopravo il 124.
Avvocato Filastò: - Io voglio sapere perchè mise ferma la 128, lasciando da parte quando l'abbia messa ferma.
Giancarlo Lotti: - Io la fermai nell'86. La fermai lì ndo stavo di casa. C'è un piazzale dove stavo io in via Lucciano, 20.
Avvocato Filastò: - Sento le contesto Lotti che quando lei è stato interrogato il 17 marzo del '98 a pagina 27 ha detto "ma quando presi il 128 l'era ferma".
Giancarlo Lotti: - Come "quando presi il 128"?
Avvocato Filastò: - Perchè ha sbagliato, voleva dire 124, però c'è scritto così "ma mica ho detto un mese ferma lì, io l'ho adoperata, prima di prendere il 124 la fermai, la macchina la unnandava più".
Giancarlo Lotti: -O non l'ho spiegato ora... Che devo dire?
Avvocato Filastò: - Ora invece lei dice che fintanto che non è venuto a prenderla il carroattrezzi la macchina poteva camminare, la 128...
Giancarlo Lotti: - Eh? Camminava si! Poi la fermai perchè avevo quell'altra con l'assicurazione...
Avvocato Filastò: - Praticamente lei poteva montarci su e andar via...
Giancarlo Lotti: - Andavo via... Ormai la unnandava quasi più a dir la verità, la batteria l'era belle scarica e a qui punto lì...
Avvocato Filastò: - La batteria scarica, la unnandava quasi più, le ruote gliele aveva levate?
Giancarlo Lotti: - Le levai quando viense il carrattrezzi a pigliarla. Poi un lo so se le messi a quell'altra macchina, un lo so se ci vanno dal 1300 al 1200, non lo so se ci vanno...
Avvocato Filastò: - Ci vuol spiegare allora il motivo perchè dovendo andare a Firenze, per esempio a incontrare prostitute eccetera e avendo a disposizione una macchina che ci ha detto prima era efficiente, la 124 e in più assicurata lei prendeva la 128 invece?
Giancarlo Lotti: - Perchè prendevo anche quella. Quante volte lo devo dire? 20.000 volte su una cosa?
Avvocato Filastò: - No, non l'ha spiegato.
Giancarlo Lotti: - Maccome ?!? Non l'ho spiegato? L'ho spiegato fino ad ora, un lo so! Sennò un dico più niente, basta!
Avvocato Filastò: - Volevo sapere cos'era, in che cosa consisteva, se gli piaceva il colore, se era perchè... non lo so io...
Giancarlo Lotti: - Ma icche c'entra il colore? Un poteo mica viaggià tanto con quella lì, l'era belle senza assicurazione!
Avvocato Filastò: - Senta, perchè lei quando è stato interrogato il 17 marzo ha detto che la ragione per cui nel settembre dell'85 continuava ad usare la 128 era perchè la 124 non era ancora assicurata?
Giancarlo Lotti: - Eh? Era assicurata?
Avvocato Filastò: - L'abbiamo saputo noi ora che era assicurata ma lei all'epoca...
Giancarlo Lotti: - Sull'assicurazione ci sarà scritta la data...
Avvocato Filastò: - Si, infatti abbiamo appreso che lei l'aveva assicurata fin dal 25 maggio del 1985, ora, lei quando è stato interrogato il 17 marzo, invece ha detto che la ragione era perchè la 124 non era ancora assicurata perchè l'aveva assicurata dal 20 settembre. Si ricorda d'aver detto questa cosa?
Giancarlo Lotti: - E che ho detto? Non mi ricordavo di preciso se adoperavo anche il 128 e invece l'adoperavo.
Segue...

mercoledì 22 luglio 2009

Udienza del 18 maggio 1999 - 3

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 18 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 2
Si passa quindi ad un nuovo teste, Tartagli Federico. Questi il 31 luglio 1985 scrisse una lettera alla All Secures Preservatrice dichiarando d'aver avuto, con la sua Ford Fiesta, un incidente stradale con tale Giancarlo Lotti. Il Presidente della Corte gli chiede quindi se si ricorda dell'incidente e della missiva inviata alla compagnia assicurativa. Il signor Tartogli ricorda d'aver posseduto una Ford Fiesta ma non ricorda nè dell'incidente nè della lettera inviata all'assicurazione. Riconosciuta la sua firma sulla lettera inviata alla All Secures Preservatrice viene congedato.
Viene quindi il turno del teste Lotti Giancarlo.
Presidente: - Lei ha già reso dichiarazioni a proposito dell'utilizzo di questa macchina in occasione di diversi episodi...
Giancarlo Lotti: - Ma macchina quale? Il 14 o il 128?
Presidente: - Aspetti. In particolare noi parleremo di un episodio. Adesso io devo chiederle se vuole rispondere all'interrogatorio, perchè lei ha facoltà di non rispondere. Intende rispondere o no?
Giancarlo Lotti: - Si.
Consigliere: - Bene. L'episodio a cui ci riferiamo riguarda il 128 rosso, lei ricorda d'aver detto sin dall'inizio dell'istruttoria, quelli che lei chiama "colloqui", che agli Scopeti c'era andato con Pucci con questo 128 rosso.
Giancarlo Lotti: - Si, si, il 128.
Consigliere: - Va avanti tutto il processo, di primo grado, fino a che alla fine del processo il difensore di Vanni, l'avvocato Filastò, si alzò in piedi e disse: "guardate che Lotti comprò proprio nell'85, 2 mesi prima, un 124 celeste, blu", non mi ricordo il colore...
Giancarlo Lotti: - ...insomma, celeste chiaro... sul... ora di preciso...
Consigliere: - Non era rosso di certo! A questo punto vi è stata un'udienza, quella del 17 maggio '98, nel corso della quale vi è stata una lunga discussione tra lei e il Presidente...
Giancarlo Lotti: - Fra le due macchine?
Consigliere: - Eh? Si, perchè si voleva sapere e lo vorremmo sapere ancora noi, lei che macchina aveva l'8 settembre 1985 agli Scopeti.
Giancarlo Lotti: - Il 128.
Consigliere: - Il 128 e lei continua a dire questo. Adesso le faccio sapere una cosa. Si è scoperto che questo 124, che lei aveva comprato, lei l'aveva addirittura assicurato. In maggio, addirittura nel mese di...
Giancarlo Lotti: - io le adoperavo tutte e 2 le macchine, il 128 e il 124.
Consigliere: - Ah, lei contemporaneamente le usava tutte e due, il 128 e il 124, abbiamo capito bene?
Giancarlo Lotti: - Si, si, si.
Consigliere: - Però in primo grado lei disse un'altra cosa, se lo ricorda?
Giancarlo Lotti: - Forse non mi ricordavo preciso, un'altra volta...
Consigliere: - Me la son tutta stampata, lei in primo grado disse che... dopo aver detto cose che nessuno riusciva a capire...
Giancarlo Lotti: - Perchè non ricordavo preciso se avevo anche quell'altra invece...
Consigliere: - Non se lo ricordava preciso.
Giancarlo Lotti: - Invece ora me lo ricordo preciso.
Consigliere: - Ma ci ha pensato in questi tempi?
Giancarlo Lotti: - No, ci ho pensato, si, ci avevo il 128 e il 124.
Consigliere: - Lei li usava tutti e due, come mai?
Giancarlo Lotti: - ...poi a un certo punto fermai quell'altra, di marzo dell'86, la fermai.
Consigliere: - Cioè la diede al disfacimento?
Giancarlo Lotti: - No, la tiensi ferma a casa. Perchè subito il carroattrezzi un mi riuscia di trovallo e allora la tiensi ferma, non lo so, può darsi siano 7 mesi, non lo so quanto la stette ferma, poi mi toccò scancellarla, sennò mi toccava pagare il bollo anche di quella lì.
Consigliere: - Due assicurazioni, due bolli e quindi l'ha distrutta. Quindi questa è la sua risposta.
Giancarlo Lotti: - La tiensi ferma a casa, poi quando vense il carroattrezzi...
Consigliere: - Questo non se lo ricorda...
Giancarlo Lotti: -Gliè impossibile, come fo a ricordammelo?
Presidente: - L'importante è che lei prenda atto del fatto che lei circolava a quell'epoca anche col 124 e...
Giancarlo Lotti: - No, col 124 andavo in posti un pò più lontano perchè il 128 gli era quasi per finire, sicchè...
Presidente: - Ma lei non era assicurato col 128.
Giancarlo Lotti: - No, ci avevo il coso, però non era assicurata, ne assicurai una sola, 2, come fai a assicuralle?
Presidente: - Quindi col 128 circolava senza assicurazione?
Giancarlo Lotti: - Andavo vicino, non lontano.
Consigliere: - Bhe, andò a Firenze quel giorno, dalla Ghiribelli col Pucci, non è proprio vicino. Venne qui a Firenze da san casciano, andaste dalla Gabriella o dove siete andati lo sa soltanto lei e poi siete tornati a San casciano senza assicurazione"
Giancarlo Lotti: - Ma avevo l'assicurazione di quell'altra macchina!
Consigliere: - Ma scusi, per venire a Firenze per chè non ha usato la macchina assicurata?
Giancarlo Lotti: - Mha, se adoperavo quella lì... adoperavo due macchine!
Consigliere: - Così, gli è venuto di usare quella senza assicurazione...
Giancarlo Lotti: - Mha, m'andava così... poi la fermai, l'anno sco... l'anno prossimo l'ho fermata, perchè non potevo mica viaggiare senza cosa... bha... se ti fermano gli è un affare...
Consigliere: - Se mi fermano è un bel pasticcio.
Presidente: - Il Tartagli non si ricorda nulla di questo incidente, lei se lo ricorda?
Giancarlo Lotti: - Io un me ne ricordo di questa persona, gliè passato tanto tempo...
Presidente: - Ma dell'incidente se lo ricorda?
Giancarlo Lotti: - L'incidente si... c'è l'assicurazione, me la fece il Bellini a San Casciano...
Presidente: - Si, ma cosa successe in questo incidente? Dove?
Giancarlo Lotti: - Di preciso un me lo ricordo bene...
Presidente: - E che danni riportò la sua macchina? Se lo ricorda?
Giancarlo Lotti: - Mha, la mia la unnebbe danni di nulla, ha fregato appena il paraurti e basta.
Presidente: - Va bene. Ci sono domande?
Procuratore Generale: - Se non ho capito male la sostanza è "io adoperavo tutte e due le automobili". Il Lotti a domanda del presidente della Corte di primo grado ha risposto, quando le hanno chiesto su questa 128, lei dice "io quando ho preso la 124 la 128 l'ho usata qualche volta senza assicurazione", lo dice, però dice pure "quando presi il 124, l'era ferma la macchina".
Giancarlo Lotti: - No, adopravo anche quella.
Procuratore Generale: - Qual'è lo scopo di usare l'una e l'altra?
Giancarlo Lotti: - Come?
Procuratore Generale: - Perchè una volta usava il 124 e una volta il 128?
Giancarlo Lotti: - O un gliel'ho detto! Le adopravo tutte e due. Il 128 e il 124, poi la fermai, di marzo nell'86 quell'altra e adopravo il 124.
Procuratore Generale: - E per quanto tempo ha tenuto insieme 124 e 128?
Giancarlo Lotti: - Il 124, quati anni l'avrò adoperato? Non lo so.
Procuratore Generale: - No, insieme, tutte e due, quella rossa e quella celeste o blu
Giancarlo Lotti: - Se la fermai nell'86 il 128 la messi lì a casa, ferma, poi un sapeo il carrattrezzi icchè pigliare... perchè un venia nessuno a prendila...
Procuratore Generale: - Se l'è ricordato il nome... del.. rottamaio? Non so come si dice in Toscana...
Avvocato Filastò: - Lo sfattino.
Giancarlo Lotti: - Un me lo ricordo questo qui. Non lo so se era di Firenze o di San Casciano. Gliè passato tant'anni, chi se lo ricorda di preciso... Le rote le levai perchè mi disse "se le son bone tu te le metti a quell'altra", invece un lo so se ci vanno bene, un credo ci vadin bene il 128 col 124.
Avvocato Curandai: - Quando lei fu sentito nel corso dell'udienza del 17 marzo del '98, il presidente le fece una domanda e lei così rispose: "ho girato qualche volta però la unnera assicurata quella macchina..."
Giancarlo Lotti: - E icchè ho detto ora? Confermo.
Avvocato Curandai: - In un'altra occasione, 17 marzo, il Presidente le disse "ma la 124 era assicurata?"
Giancarlo Lotti: - Il 17 marzo? Come?
Avvocato Curandai: - Il Presidente le chiese una conferma "la polizza dell'una l'ha passata sull'altra?" e lei ha risposto "Si", conferma questo "si"?
Avvocato Filastò: - Ma queste son domande?
Avvocato Curandai: - Certo che son domande!
Avvocato Filastò: - No, faccia domande avvocato! Perchè fino ad ora ho sentito semplicemente che lei fa delle contestazioni! Le contestazioni si fanno dopo le domande!
Giancarlo Lotti: - No eh? In due non si può parlare! Sennò sto zitto io allora! Scusa... se parlano in due come fo a rispondere io? eh.. scusa...
Il presidente riprende l'avvocato Filastò circa l'eccessiva disinvoltura con cui ha espresso le sue opposizioni. L'avvocato Filastò si scusa con la Corte e l'avvocato Curandai riprende ad interrogare Giancarlo Lotti.
Avvocato Curandai: -Durante quella famosa udienza del 17 marzo '98 il Pubblico Ministero le chiedeva " dopo che aveva cambiato assicurazione, lei ha continuato ad usare anche il 128 senza assicurazione?"
Giancarlo Lotti: - Si
Avvocato Curandai: - Ecco, lei ha dato la stessa risposta anche il 17 marzo. L'avvocato Filastò allora gli chiese e faccio mia questa domanda, "può essere che lei sia andato qualche volta in giro con la 124 senza assicurazione?"
Giancarlo Lotti: - No
Avvocato Curandai: - E rispose "no" anche allora. Grazie. Altra domanda che faccio mia, l'avvocato Mazzeo le chiese " ha detto che volturò l'assicurazione" lei ha risposto "prima del 20 girai l'assicurazione dal 128 al 124", conferma questa risposta?
Giancarlo Lotti: - Si.
Avvocato Pellegrini: - Quando lei rigirò l'assicurazione dal 128 al 124 si trattenne qualcosa? Dei documenti assicurativi o consegnò tutto all'assicurazione per avere la nuova polizza?
Giancarlo Lotti: - Indove comprai la macchina a San Casciano dal Bellini, lui faceva anche l'assicurazione delle macchine, però era un'assicurazione... non tanto... i danni non è che te li facessero... era un'assicurazione non tanto...
Avvocato Pellegrini: - Non dava tante garanzie...
Giancarlo Lotti: -No, a dire la verità no. Era un pò bassa come cose... come si chiamano? 'ndo s'era rimasti? Io del tagliando un ci ho nulla!
Avvocato Pellegrini: - Ma sulla 128, che lei era già scoperto d'assicurazione, aveva lasciato appiccicato sul parabrezza...
Giancarlo Lotti: - Si, il cosino, però gliera belle scaduto.
Avvocato Pellegrini: - Il cosino sarebbe il tagliando...
Giancarlo Lotti: - Si, il cosino che si mette a...
Avvocato Pellegrini: - Il quadratino che rilascia l'assicurazione
Giancarlo Lotti: - Il tagliando, come si chiama, che ne so...
Avvocato Pellegrini: - E lei continuava a tenerlo sul parabrezza anche se un c'era più l'assicurazione...
Giancarlo Lotti: -Lo sapevo!
Avvocato Pellegrini: -E perchè affrontava questo rischio di andare con la 128 rossa senza assicurazione?
Giancarlo Lotti: - Oh un l'ho detto?! L'adoperavo e basta. Poi adopravo quell'altra assicurata proprio e allora adoperavo di più quell'altra, non potevo mica andà sempre con quell'altra a girare per Firenze... se trovo un incidente, che faccio?

martedì 21 luglio 2009

Udienza del 18 maggio 1999 - 2

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 18 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 1
Dopo uno scambio di battute tra l'avvocato Mazzeo ed il presidente, in merito alle modalità di conduzione dell'interrogatorio del teste, viene introdotto Bartoli Alberto, responsabile della Axa assicurazioni.
Presidente: -Questa Axa Assicurazioni è subentrata alla All Secures Preservatrice. Ha con se la polizza di cui ha acquisito copia il Procuratore Generale presso la sua sede?
Alberto Bartoli: - Si, si ce l'ho.
Presidente: -La può consegnare a questa Corte?
Alberto Bartoli: - Non è cosa mia, questa è proprietà della compagnia di assicurazione, non mia...
Presidente: - Come preferisce...
Alberto Bartoli: - Per me fate quello che volete, a me...
Presidente: - Preferisce che la Corte ordini il sequestro? Glielo notifichiamo subito...
Alberto Bartoli: - Io ve lo posso anche consegnare... Le procedure, quello che volete, non lo so... Voi dite quello che volete, quello che ordinate...
Presidente: - Le possiamo rilasciare una copia autentica al posto dell'originale e lei la inserisce negli atti.
Alberto Bartoli: - A me basta una dichiarazione che avete ritirato questo documento.
Presidente: - Allora, lei produce questo originale, noi le rilasciamo una copia dicendo che l'originale è stato prodotto presso la Corte di Assise di Firenze in data tot...
Alberto Bartoli: - Va bene, io voglio di questo, io sono agente della compagnia dall'ottobre del '92, questa è una polizza, son documenti, che io ho trovato in un fascicolo fra i contratti annullati all'epoca, dell'85, io non c'ero per cui per me questo è il contratto di assicurazione, però come documenti non è che li conosca perchè a quell'epoca io rappresentavo un'altra società.
Presidente: -Siamo d'accordo, non l'ho chiamata per riferirmi sulla modalità del contratto, l'ho chiamata soltanto perchè mi depositi questi documenti.
Alberto Bartoli: -Bene
Presidente: - C'è anche una richiesta di acquisire la pratica assicurativa relativa al danno denunciato in data 31/07/85 nei confronti di Tartogli Federico.
Alberto Bartoli: - Ho anche quello.
Presidente: - Questo ce lo può consegnare o ...?
Alberto Bartoli: -Stessa Cosa.
Presidente: - Ne facciamo la copia e le rilasciamo una copia autentica. Bene. Ci sono domande?
Procuratore Generale: -Quando lei dice contratti annullati che vuol dire?
Alberto Bartoli: - Questo contratto ha avuto una certa storia, è partito dal maggio dell'85 per il 124 ed ha proseguito fino all'86/87, poi è stato annullato perchè il cliente non ha più pagato la rata. Noi lo abbiamo annullato nel settembre del '92, però già dall'88 riguardava un veicolo diverso.
Procuratore Generale: -Questa polizza è un trasferimento, una sostituzione, una rinnovazione, un passaggio da una vettura all'altra...
Alberto Bartoli: -E' un passaggio. Alle ore 10,00 del 25 maggio '85 fu assicurato al posto di un'altra autovettura, una Fiat 124.
Procuratore Generale: -Quando un cliente viene dall'assicuratore e vuol fare questa operazione, l'assicuratore che documentazione richiede?
Alberto Bartoli: -Richiedo i documenti della vecchia vettura e faccio una sostituzione, contrassegno e certificato di assicurazione, dopodichè effettuo la voltura e il cliente mi dovrebbe portare il libretto della nuova autovettura da assicurare.
Procuratore Generale: -Il Presidente le ha chiesto la pratica dell'incidente del 30 luglio '85 ce n'è stato uno precedente, guardando le sue carte, ci può dire il nome dell'altro col quale c'è stato l'incidente? Giugno...
Alberto Bertoli: - Primo sinistro è avvenuto il 22 giugno '85 alle ore 21,45 e la parte avversa era un certo Giuliani Settimio, abitante a Impruneta in Via xxxxxxxxxx n.xx.
Procuratore Generale: -Sa l'entità di questo incidente?
Alberto Bertoli: - Di questo no, dell'altro si. L'incidente è avvenuto il 31 luglio 1985, quello con il signor Tartagli ed è stato pagato il primo aprile '86 in 590.000 lire.
Procuratore Generale: - Parliamo di quello di giugno, c'è tale Giuliani, questo è stato denunziato da Lotti? Ci può dire cosa dice?
Alberto Bertoli: - Il sottoscritto Lotti Giancarlo, abitante a San Casciano Val di Pesa, Via Lucciano, 20, proprietario dell'autovettura Fiat 124, targata FI E42432 e assicurata con la vostra polizza n.68731, dichiara che il giorno 22 giugno '85 alle ore 21,45 immettendomi in Via del Poggio Imperiale, urtavo nella parte anteriore sinistra, danneggiando il parafango di una Fiat 127 targata FI 814964 del signor Giuliani Settimio, abitante a Impruneta in Via xxxxxxxxxx n.xx, assicurato con Lloyd Adriatico spa, polizza 3613299-09 distintamente salutiamo e questa è diretta all'allora Preservatrice assicurazioni e sembra abbia la firma di Lotti ed è datata 27/6/85.
Procuratore Generale: - Passiamoa ll'incidente del 30 luglio. L'incidente è stato denunziato dalla conroparte?
Alberto Bertoli: - Si c'è una lettera di richiesta danni qui in fotocopia con il mittente, Tartagli Federico, Via xxxxxxxxxx n.xx, La Romola ed è diretta al signor Giancarlo Lotti, Via Lucciano, 20 San Casciano Val di Pesa epc alla All Secures Preservatrice, ispettorato sinistri, Via Orti Oricellari, 32 -Firenze. La data è 31 luglio '85 e dice, in riferimento al sinistro causato dall'autovettura Fiat 124, targata FI E42432, di sua proprietà e da lei guidata, informo che è mia intenzione chiedere risarcimento del danno subito dalla mia Ford Fiesta targata B59183, sulla fiancata, la prego, quindi di voler periziare il danno o personalmente o a mezzo assicurazione, contattandomi precedentemente al numero telefonico xxxxxx, preferibilmente dopo le 20,30. Informo che non ricevendo comunicazioni, provvederò alla riparazione del danno girandole poi la fattura relativa. Distinti saluti. C'è un timbro, Federico Tartagli e una sigla.
Presidente: - Grazie. Chi vuole porre domande?
Avvocato Filastò: -La data che lei ha su quella polizza è impressa con un datario, ci possono essere dei dubbi sul fatto che l'operazione è avvenuta quel giorno oppure quello è proprio il vostro timbro datario con cui si protocollano in senso cronologico le varie polizze?
Alberto Bertoli: - Questo dovreste chiederlo all'agente che ha fatto questa operazione, dovrebbe essere così, cioè quando si appone un timbro dovrebbe risultare questo nella registrazione contabile del giornale-cassa.
Avvocato Filastò: - Quel timbro risulta in uso all'agenzia?
Alberto Bertoli: - Ho visto altri timbri uguali a questo, più o meno identici.
Avvocato Filastò: -Per quanto riguarda il sinistro del 31 luglio '85, il Lotti vi ha fatto richiesta di danni?
Alberto Bertoli: -Non lo so, ho letto quello che ho, la dinamica del sinistro non viene specificata, non sono riportati i danni alla macchina del signor Lotti, gli unici che possono saperlo sono quelli dell'ufficio sinistri della compagnia.
L'avvocato Mazzeo chiede quindi l'acquisizione della denuncia di sinistro del 22 giugno '85 e la lettera inviata dal Tartagli. La parola passa all'avvocato di Lotti, Sefano Bertini. Questi chiede dettagli in merito alla durata del contratto di assicurazione, la parola passa quindi al Procuratore generale che chiede nuovamente di ascoltare il signor Longo, titolare dell'agenzia assicurativa ai tempi in cui Giancarlo Lotti stipulò la polizza, il Presidente gli ricorda che è stata fatta un'ordinanza e che verrà ascoltato.
Segue...

lunedì 20 luglio 2009

Udienza del 18 maggio 1999 - 1

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 18 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Espletate le formalità di rito il presidente, Arturo Cindolo, concede la parola all’avvocato di Mario Vanni, Nino Filastò. Questi insiste sulla richiesta relativa all’acquisizione delle sentenze di primo e di secondo grado del processo a Pietro Pacciani. Chiede inoltre di produrre una "cassetta videoregistrata relativa ad un programma televisivo elaborato dal giornalista Mario Spezi. Nel corso di questa cassetta, che dura circa 60 minuti, il dottor Mario Spezi propone una sua teoria riguardante il «mostro di Firenze», a un certo punto il maresciallo Minoliti che allora era comandante della stazione dei carabinieri di San Casciano viene intervistato da Mario Spezi nel suo ufficio e il maresciallo Minoliti, al minuto 44,12 fa alcune considerazioni circa le indagini fino a quel momento svolte, affermando che lo straccio è inquinato e lo straccio è quello che avvolgeva l’asta guidamolla rappresentante un elemento indiziario a carico di Pacciani, l’asta guidamolla è inquinato e che il proiettile nell’orto di Pacciani, il Monoliti, nega che sia stato reperito, trovato nelle circostanze raccontate dal dottor Perugini e dice che essendo lui presente, questo proiettile venne trovato in circostanze diverse e dice quali erano e non dal dottor Perugini ma addirittura da un’altra persona che si chiamava Schicchi. Ma quello che rileva di più ai fini di questo processo e della posizione di Mario Vanni è quello che dice proprio alla fine il maresciallo Minoliti, il quale è stato trasferito di recente, se non sbaglio, a Carrara. Leggo la frase testuale: «quando cominciò l’indagine su Pacciani un magistrato – io dico un magistrato, ma lui dice anche il nome del magistrato – mi delegò per offrire a Vanni la famosa taglia di 400.000.000 a Vanni, mi sono incontrato diverse volte, Vanni mi rispose, “dei soldi non me ne importa un ca…”» e questa è la parolaccia che mi evito di dire. E’ un documento che a me sembra interessante da diversi punti di vista perché indica e fa toccare con mano quella che altrove abbiamo definito «frenesia indagatoria» da un certo momento in poi su Pacciani, come se si fosse alla ricerca spasmodica di prove che riguardavano Pacciani, come fosse entrato Mario Vanni dentro a questa ricerca e come lui si fosse rifiutato da quell’onesto uomo che è e come quindi quello che poi la difesa o chiunque altro potrà dire, in punto di intervento, di Lotti che in questo processo, nel modo che sappiamo, senza fare un giorno di carcere, protetto, stipendiato e con casa, bhe, direi che questo documento, da questo punto di vista, offre un precedente attendibile.”
Il presidente passa la parola al Procuratore generale, dott. Daniele Propato, che ritiene “l’istanza dell’avvocato Filastò sia irricevibile, poiché la Corte ha emesso ieri un’ordinanza, le ordinanze se non vanno bene le si impugnano ma non si può ritornare sullo stesso argomento, altrimenti come ci ha richiesto l’acquisizione delle sentenze Pacciani ci poteva riproporre l’audizione della Maga di Lodi e così via. (…) Il processo Pacciani è finito con una decisione in un senso ed una decisione in un altro, quindi sui fatti, quelle due sentenze, non fanno prova di nulla e la Corte non potrebbe mai, a mio avviso, utilizzare argomentazioni dell’una o dell’altra per motivare la propria decisione. (…) Per quanto riguarda la videocassetta, da quello che ci ha detto l’avvocato Filastò, ancora si parla del Vanni soltanto in funzione di Pacciani, qua di aste guidamolle, di panno nel quale era avvolto, non si parla, quindi mi sembra che non debba essere accolta la richiesta di acquisizione”.
L’avvocato Pellegrini di parte civile, si associa alla richiesta dell’avvocato Filastò nella richiesta di produzione delle sentenze, si oppone all’acquisizione della videocassetta “trattandosi di un fatto extra-processuale. Là dove la Corte lo ritenesse utile all’accertamento della verità ritengo che si debba sentire anche il maresciallo Minoliti e il dottor Spezi, protagonisti di questa intervista di cui ci ha parlato l’avvocato Filastò”. L'avvocato Colao condivide la posizione del Procuratore Generale poichè "la Corte deve soltanto valutare la congruità dei motivi di appello riguardo alle prove sfogate in primo grado" si oppone pertanto all'acquisizione degli atti del processo Pacciani e della videocassetta. L'avvocato di parte civile di Jolanda Cardini vedova Baldi, si oppone alla richiesta di nuove acquisizioni. Il presidente si riserva di decidere in merito entro il termine dell'udienza.
Segue...

domenica 19 luglio 2009

Pietro Frillici sulla lettera al magistrato

Sull'impostazione della busta giunta al Sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Silvia della Monica, l'indomani l'assassinio della giovane coppia francese a Scopeti, "ha riferito in aula il verbalizzante maresciallo Frillici. Questi ha confermato che la busta portava il timbro di provenienza datato 9 settembre 1985 dell'ufficio postale di S.Piero a Sieve. Ha precisato il teste che detto ufficio aveva giurisdizione su un territorio molto vasto che comprendeva undici cassette postali, dislocate anche in luoghi di campagna lontani dal centro abitato; che la posta veniva raccolta giornalmente dai portalettere dalle ore 10 alle ore 12 di ogni giorno feriale e portata all'ufficio postale, dove veniva accatastata alla rinfusa su un tavolo e timbrata singolarmente dall'impiegato addetto dalle ore 12 in poi. Nel caso specifico, secondo quanto riferito dal teste Frillici, era stato il direttore che timbrava la posta ad accorgersi della presenza della busta, che aveva visto in cima al mucchio, per la particolare maniera con cui era stato redatto l'indirizzo. Le indagini intese ad accertare da quale cassetta potesse provenire la busta in questione indicavano come tale una cassetta che si trovava fuori dal centro di S.Piero a Sieve, sulla sinistra per chi va verso Firenze, sulla destra per chi proviene invece dal capoluogo. La portalettere addetta, certa signora Camiciottoli, aveva confermato di aver ritirato la posta tra le ore 10 e le ore 12 di lunedì 9 settembre, di non aver notato la busta e che generalmente la posta di quella cassetta era sempre notevole essendo vicina ad un agglomerato di case. Aveva altresì ricordato che era stata l'ultima a versare la posta sul mucchio e che la lettera era sulla parte superiore dello stesso. Il precedente prelievo era stato fatto il sabato 7 settembre sempre tra le ore 10 e le ore 12 e la posta era stata regolarmente timbrata. La deduzione logica era dunque nel senso che l'omicida per impostare avesse avuto a disposizione, dopo commesso il delitto, forse parte della notte di domenica e la mattina dei lunedì almeno fino alle ore 10. Secondo il verbalizzante l'ipotesi che essi avevano fatto era che l'omicida avesse percorso l'autostrada dei sole fino a Barberino di Mugello, impostando poi a quella cassetta, che era l'ultima utile, sita a Km 11, 800 dall'uscita autostradale: l'intero percorso dal luogo dei delitto entrando al casello autostradale di Firenze Certosa era poi di circa 50 Km.
Sulla base di tutto ciò la possibilità che la notte stessa dell'omicidio o nelle prime ore della mattina seguente l'omicida (o il suo complice) possa aver impostato la macabra missiva nella cassetta postale di S.Piero a Sieve appare concreta e ragionevole. E' evidente che chi ha ucciso aveva studiato e pianificato tutti i particolari dell'azione criminosa: compiuto il crimine e le cruente mutilazioni, il piano non poteva che prevedere l'allontanamento dal luogo dei delitto attraverso il bosco con il favore delle tenebre fino al punto in cui era stata lasciata l'auto. Con quella ci si doveva recare poi ad una struttura di appoggio, presumibilmente la casa (e il Pacciani ne aveva più di una in Mercatale), dove si poteva provvedere a cambiarsi e a lavarsi ed alla preparazione dei cruento reperto da inviare al PM. Operazione quest'ultima assai semplice, consistente, come hanno chiarito i periti, nel tagliare con una lama affilata un piccolo quadratine di carne (cm. 2,8 x 2 circa, per 2/3 mm di spessore) nella parte più interna dell'organo escisso, senza necessità quindi di asportare anche l'epidermide; nell'inserire poi il frammento nella bustina di plastica, necessaria per non far trasudare all'esterno liquidi organici e suscitare cosi sospetti che avrebbero potuto far bloccare il plico prima dei suo arrivo al destinatario; nel richiudere infine tutto nella busta già pronta, recandosi in auto in Mugello a S.Piero a Sieve, sfruttando probabilmente la vicinanza di tale località al casello autostradale. A tal punto era sufficiente impostare la missiva nell'anonima cassetta all'imbocco del paese e poi far ritorno al punto base, stavolta con molta maggiore tranquillità e sicurezza, perchè in un sol colpo ci si era sbarazzati della prova dei delitto e si era creato un probabile depistaggio delle indagini.
Tutto ciò può averlo fatto con la massima tranquillità lo stesso Pacciani, il quale era dei resto ben a conoscenza di quali fossero le distanze e i tempi di percorrenza per il viaggio di andata e ritorno per e da S. Piero a Sieve, visto che aveva più volte diligentemente annotato, in epoche diverse, la distanza, di poco maggiore, per e da Vicchio di Mugello, non essendo poi in grado di spiegare se non, come si è visto, in modo assolutamente inverosimile tale circostanza.
Non può poi accogliersi la rinnovata ipotesi della difesa del Pacciani la quale assume che il fatto che la lettera in questione si trovasse in cima al mucchio starebbe a significare che essa era stata una delle prime ad essere impostata in quella cassetta, e, poiché il precedente ritiro della corrispondenza era avvenuto sabato 7 settembre tra le ore 10 e le ore 12, ben poteva il duplice omicidio essere avvenuto nella notte tra il sabato e la domenica, restando così a disposizione l'intera giornata di domenica e parte della mattina dei lunedì per portare il macabro plico fino alla cassetta delle lettere in Mugello e quivi impostata".

Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

sabato 18 luglio 2009

Bardo Bardazzi

"Gestore di un bar situato in una località a mezza strada tra Vicchio e Borgo S.Lorenzo, tale Bardazzi Baldo, il quale, il giorno successivo all'omicidio, aveva creduto di riconoscere nelle foto delle vittime (Pia Rontini e Claudio Stefanacci n.d.r.) pubblicate dai giornali due giovani che il pomeriggio dei giorno prima erano stati nel suo esercizio verso le ore 16,45. I dati relativi al fatto sono stati riferiti in dibattimento dapprima dal teste colonnello Emanuele Sficchi, all'epoca comandante la Compagnia dei C.C. di Pontassieve, il quale era intervenuto sul luogo dei delitto ed aveva compiuto le prime indagini. Secondo il teste la Pia Rontini quel pomeriggio era uscita di casa verso le ore 16, incaricata dal padre di portargli una birra. Era tornata dopo cinque minuti recando la birra e se ne era poi andata via col fidanzato, rientrando verso le ore 16,50 circa. Il Bardazzi avrebbe affermato che nel suo bar verso le ore 16,45 erano entrati due ragazzi, che egli aveva creduto di riconoscere nelle vittime, ed un individuo del quale descriveva le caratteristiche somatiche, che aveva attratto la sua attenzione per il modo insistente, continuo e quasi truce con cui guardava i due giovani ed anche perchè, non appena questi erano usciti, aveva bevuto d'un fiato la birra che fino ad allora aveva sorseggiato ed era uscito a sua volta: non era stata notata alcuna autovettura in possesso dell'individuo, forse perchè non parcheggiata nei pressi.
La difesa dell'imputato sostiene che costui sarebbe stato l'assassino che già in quel momento stava seguendo i due ragazzi: un uomo descritto come alto, distinto, che aveva al dito della mano un grosso anello, vistoso, forse con uno stemma, di forma forse quadrata, fronte ampia e stempiata, capelli molto corti, biondi con intonazione rossiccia. Un uomo che, secondo le affermazioni del Bardazzi, scrutava i ragazzi con intensità, amarezza, rabbia e che, quando questi se ne erano andati, aveva la mano destra davanti alla bocca, come se avesse voluto coprire il movimento che faceva con quella.
Successivamente è stato sentito il teste Bardazzi Baldo, indotto dalla difesa dell'imputato il quale, nel riconfermare nelle grandi linee la deposizione richiamata, ha precisato che il bar dove era avvenuto l'episodio descritto si trovava in località Torre di Borgo S.Lorenzo, a circa due o tre chilometri di distanza da Vicchio, e, a contestazione del P.M., ha confermato che l'ora doveva essere verso le 16,45, come risultava dalla sua deposizione avanti ai C.C. ai quali egli si era spontaneamente presentato il lunedì mattina, appena appresa dai giornali la commissione dei delitto. Il teste aggiungeva anche che i due ragazzi avevano una Panda posteggiata davanti al negozio, con la quale si erano allontanati, e che a lui, quando aveva visto le foto apparse sui giornali, era sembrato che la coppia di ragazzi fosse proprio quella, o comunque avesse una forte somiglianza con quella da lui vista all'interno dei bar."

Fu ascoltato nell'udienza del 13 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani, dove non riconobbe l'imputato come l'uomo distinto che aveva seguito i ragazzi.
Fu ascoltato nell'udienza del 24 ottobre 1997 nel processo ai presunti complici del "mostro di Firenze" dove confermò le precedenti dichiarazioni.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)
Rif.2 - Storia delle merende infami - pag. 298

venerdì 17 luglio 2009

La lettera anonima al magistrato

All'assassinio della giovane coppia francese a Scopeti, seguì l'invio al Sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Silvia della Monica, di una lettera anonima pervenuta il 10 settembre 1985 alla Procura della Repubblica di Firenze.
"Nella busta, il cui indirizzo era stato composto mediante accoppiamento di lettere dell'alfabeto ritagliate da riviste, e dove la parola "Repubblica" era scritta con una "b" sola, vi era un foglio di carta ripiegato in due ed incollato lungo i margini: all'interno di questo vi era un sacchetto di polietilene contenente un frammento di tessuto mammario umano".
L'agente del Centro di Polizia Scientifica di Roma, Giorgio Trinca, tecnico incaricato dal Procuratore della Repubblica di Firenze di eseguire analisi chimico merceologiche, in dibattimento "ha ribadito che sia la busta da lettera, sia i collanti (destrina e UHU) usati per incollare busta, francobollo e caratteri dell'indirizzo, erano materiali comuni di uso assolutamente corrente, commercializzati dovunque, come tali pertanto privi di possibili caratteristiche individualizzanti. Le lettere erano state ritagliate, poi, non da quotidiani ma da riviste periodiche meno quotate, come dimostravano il minor grado di lucentezza e il minor spessore della carta rispetto a quelle più quotate, dunque presumibilmente un periodico o dei periodici di bassa qualità ma di larga diffusione che, comunque, non era stato possibile individuare. La perizia medico-legale esperita su incarico del PM dai periti dott. Franco Marini, prof. Riccardo Cagliesi Cingolani, prof. Francesco Bartoloni di Saint Omer, affermava che il frammento di tessuto contenuto nella busta apparteneva a tessuto ghiandolare e tessuto adiposo che l'indagine ematologica indicava come facente parte di tessuto mammario umano, di un soggetto avente il gruppo sanguigno dei tipo A del tutto analogo, per caratteristiche morfologiche e strutturali, a quello prelevato dai periti dal cadavere della Mauriot, per cui i periti stessi concludevano concordemente nel ritenere ammissibile l'appartenenza del reperto al corpo della ragazza uccisa. Su tale preliminare punto concorda anche la Corte, rilevando poi che, essendo stato consegnato il frammento di seno in questione nel tardo pomeriggio del giorno di martedì 10 settembre 1985 all'istituto di Medicina Legale, i periti hanno affermato che lo stato di conservazione del reperto indicava una datazione della morte biologica del tessuto che poteva andare da pochissime ore ad uno-due giorni prima del suo recapito in Istituto, o anche oltre nell'ipotesi di una sua conservazione a bassa temperatura. Tutto ciò conferma, anche per questo aspetto, la attendibile coincidenza con la morte dei giovani francesi, collocabile come si è visto nella tarda serata di domenica 8 settembre 1985, e l'appartenenza del lembo di tessuto al seno sinistro della Nadine Mauriot escisso dall'autore del crimine".
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

giovedì 16 luglio 2009

Marcello Fantoni

Pietro Pacciani, il 19 settembre 1985, sentito dai carabinieri in merito al suo alibi per la sera del duplice omicidio avvenuto a Scopeti "aveva detto di essersi recato la domenica dopo le ore 16 alla festa dell'Unità a Cerbaia, dove era rimasto fino alle 19, affermando poi che la Ford Fiesta non partita e che il meccanico Fantoni Marcello, che era presente, gli aveva detto che la batteria era scarica ed era perciò ripartito a spinta. Era tornato a casa in tempo per cenare ed era poi uscito verso le ore 21 per andare alla Casa dei Popolo, dove era rimasto fino alle ore 22, tonando poi definitivamente a casa. Senonché l'alibi del Pacciani è integralmente smentito e contraddetto dalla deposizione del Fantoni Marcello sentito come teste del PM in dibattimento. Costui ha riferito di aver riparato in una sola occasione non la Ford Fiesta ma la Fiat 500 del Pacciani. Riferiva che, abitando a Mercatale in piazza dei Popolo vicino al Pacciani, una sera tornando a casa dal lavoro aveva saputo dalla moglie che costui aveva lasciato detto di essere rimasto fermo con la 500 davanti all'officina meccanica nel paese, chiedendogli di andare a ripararla. Dopo cena egli era allora andato sul posto assieme all'imputato ed aveva individuato il guasto nei fili dell'accensione invertiti, forse dallo stesso Pacciani che aveva tentato di far ripartire l'auto: aveva provveduto a rimetterli al posto giusto e l'auto era ripartita regolarmente. A domanda il Fantoni escludeva recisamente di essersi mai trovato a cena alla festa dell'Unità a Cerbaia assieme al Pacciani, di aver mai fatto riparazioni di qualunque tipo, tanto meno di quello descritto da costui e nell'occasione da lui indicata, alla Ford Fiesta dell'imputato. Aggiungeva anche che in una data di un'epoca che non ricordava il Pacciani gli era venuto incontro mentre lui stava tornando a casa dal lavoro e gli aveva raccontato che la domenica prima, trovandosi ad una festa a Cerbaia, era rimasto fermo per noie all'accensione; aggiungeva di aver dovuto quindi riportare la macchina a chi gliela aveva venduta e che gli era stato sostituito l'alternatore. Il Fantoni confermava poi di essere stato sentito dai Carabinieri di S.Casciano e che il Pacciani si era "incavolato" con lui perché non aveva detto quello che lui avrebbe voluto (cioè di aver riparato lui il guasto alla Ford alla festa di Cerbaia), ma che egli aveva detto la verità non essendosi mai trovato alla festa dell'Unità a Cerbaia nell'occasione ricordata dal prevenuto."
Fu ascoltato nell'udienza del 30 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

mercoledì 15 luglio 2009

Edoardo Iacovacci

"Agente della DIGOS di Firenze, verso le 10,30 (sabato 7 settembre 1985 n.d.r.) stava percorrendo la strada degli Scopeti, provenendo dalla città e diretto verso S.Casciano, quando, avendo necessità di soddisfare un bisogno corporale, si era immesso nella piazzola dove si trovavano l'auto Golf bianca e la tenda dei giovani francesi. Dopo aver fatto inversione di marcia nei pressi della tenda, intorno alla quale non vi era nessuno, era tornato sui suoi passi fermandosi più in basso, ma sempre sulla stradina sterrata che immetteva al piazzaletto più interno. Soddisfatti poi i suoi bisogni si era trattenuto in macchina a leggere il giornale ed in quel mentre aveva visto un ciclomotore tipo Gilera di colore celeste procedere lentamente sulla strada asfaltata, provenendo da S.Casciano e diretto verso Tavarnuzze. A bordo vi era un uomo dai capelli grigi, lisci, età sui 50 anni, di corporatura robusta, indossante una camicia celeste a quadretti chiari. Costui, fermatosi all'altezza dello sbocco della stradina sterrata con la strada asfaltata, aveva appoggiato il ciclomotore ad un pino e si era inoltrato nella macchia sottostante al punto in cui si trovava l'auto dello Iacovacci. Questi lo aveva sentito muoversi dentro la macchia per circa cinque minuti, dopodiché era uscito e, ripreso il motorino, se ne era andato in direzione di Tavarnuzze. I fatti così riferiti sinteticamente risultano da una relazione di servizio stesa dallo Iacovacci in data 10 settembre 1985, diretta ai dirigenti dell'epoca della DIGOS e della Squadra Mobile, incredibilmente rimasta priva di alcun seguito ed addirittura introvabile, tanto che l'unica copia che è stato possibile acquisire era quella che lo stesso Iacovacci aveva tenuto per sé.
Sentito dal PM ai sensi dell'art. 362 CPP il 10 febbraio 1994, lo Iacovacci precisava di non essersi mai occupato delle indagini sul c.d. "mostro" ed anche quando erano comparse sui giornali le prime foto del Pacciani in relazione alla serie di duplici delitti non aveva mai fatto mente locale per cercare di ricordare se la persona effigiata sui giornali potesse essere la stessa che aveva visto nella situazione descritta nel settembre 1985. Tale associazione egli non l'aveva mai fatta, in primo luogo perchè sui giornali si era parlato delle più svariate persone accusate di essere il mostro e poi scagionate, in secondo luogo perchè la persona che lui aveva visto quel giorno e che aveva descritto nella sua relazione, come corporatura era più snella e appariva più alta rispetto alle foto del Pacciani pubblicate sui giornali. Del fatto di cui era stato testimone aveva ricordato solo nell'ottobre-novembre 1993 durante un corso di aggiornamento in Questura tenuto dall'ispettore Lamperi: inutilmente però la relazione da lui stesa era stata ricercata sia presso l'archivio della SAM, sia in quello della DIGOS, ricerca resa difficile anche dal fatto che egli non sapeva sotto quale voce fosse stata archiviata: egli stesso poi, dopo aver inutilmente cercata la copia della relazione in suo possesso, l'aveva trovata casualmente in casa sua a Firenze dentro una cartelletta. A richiesta del PM lo Iacovacci ripeteva di aver visto bene l'uomo, perchè aveva appoggiato il motorino ad un pino a 15/20 metri di distanza. Egli aveva avuto la sensazione che costui fosse un guardone perchè lo aveva udito camminare all'interno della macchia come se cercasse qualcuno e lo aveva sentito dirigersi all'altezza del piazzale dove si trovavano la Golf e la tenda, i cui occupanti egli riteneva fossero all'interno a dormire: lo sconosciuto si era trattenuto lì un po' e poi era tornato indietro riprendendo il motorino e andandosene. Lo Iacovacci ripeteva poi che la persona effigiata nelle foto che l'ispettore Lamperi gli aveva mostrato (erano le già ricordate immagini del Pacciani scattate in occasione della festa dell'uva del 1983 a Mercatale) assomigliava come fisionomia all'uomo che egli aveva visto quella mattina.
In dibattimento lo Iacovacci ripeteva la sua versione dei fatti, precisando che, quando l'uomo si era inoltrato nella boscaglia, gli aveva dato l'impressione non di chi avesse necessità di soddisfare un bisogno fisico, ma piuttosto di uno che fosse alla ricerca di una probabile compagna di esso teste che si fosse appartata un attimo all'interno dei cespugli: insomma un guardone. Chiestogli di precisare le caratteristiche somatiche dell'individuo dichiarava che la fisionomia era quella di un uomo alto circa m.1.70, capelli brizzolati, pettinati all'indietro, gambe un po' arcuate, stomaco prominente, camicia chiara a quadrettoni, pantaloni blu.
Lo Iacovacci nella relazione di servizio aveva specificato che trattavasi di un ciclomotore di colore celeste che gli pareva essere un "Gilera". Interrogato sul punto dal PM aveva riferito che l'ispettore Lamperi gli aveva fatto vedere una foto del motorino sequestrato al Pacciani: in proposito egli precisava che il motorino in possesso dell'uomo era abbastanza malandato e lui aveva scritto nella relazione che gli sembrava un "Gilera" perchè simile ad uno, anch'esso in sequestro, posteggiato nel cortile della Questura che gli sembrava fosse un "Gilera". Comunque il motorino da lui visto era di un colore azzurro celestino sbiadito, il serbatoio era sicuramente a goccia, posto non orizzontalmente, parallelo alla strada, ma in posizione obliqua tra il manubrio ed i pedali. Quando l'ispettore Lamperi gli aveva mostrato le foto del motorino del Pacciani, gli era sembrato di riconoscere con sicurezza la forma del motorino dell'uomo, anche se i colori non erano quelli: le foto infatti raffiguravano un motorino giallo e celeste, mentre quello da lui visto non era sicuramente giallo ed il celeste gli era sembrato più sbiadito."
Fu ascoltato nell'udienza del 6 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

martedì 14 luglio 2009

Palmiero Metafonti

"Parente per parte di moglie della Bugli, racconta che ancora nella primavera del 1986, forse per S.Giuseppe, l'imputato (Pietro Pacciani n.d.r.) era andato a trovarli nella loro abitazione nella zona dell'Impruneta: era su una Ford Fiesta accompagnato dalle figlie. Dopo aver parlato del più e del meno, aveva chiesto loro dove abitasse attualmente la Miranda (Bugli n.d.r.), e sua moglie, Martelli Ida, aveva risposto di non saperlo ma che doveva abitare nella zona di Montelupo Fiorentino. I testi, che si sono contraddetti in dibattimento, poiché la donna ha detto che il Pacciani non le aveva chiesto nulla del genere (ma è patentemente smentita proprio dalla Bugli), mentre il Metafonti, dietro contestazione, ha confermato la circostanza, dicono poi una cosa importante: che essi, avendo conosciuto il Pacciani a Vicchio di Mugello quando erano ragazzini, e non avendo più avuto rapporto alcuno con lui da decine di anni, neppure quando erano andati a stare nella zona dell'Impruneta ad alcuni chilometri di distanza dalla sua abitazione, se lo erano visti capitare davanti all'improvviso, senza che ci fosse un qualunque motivo e senza preavviso alcuno, neppure telefonico, nonostante il numero del telefono dei Metafonti sia stato rinvenuto tra gli appunti sequestrati al Pacciani, permettendo così agli inquirenti di risalire ai testi. Appare allora palese che il vero motivo della inaspettata visita del Pacciani altro non potesse essere se non quello di sapere qualcosa dell'attuale domicilio della Bugli, della quale egli aveva, evidentemente, perso le tracce".
Furono ascoltati nell'udienza del 6 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo).

lunedì 13 luglio 2009

Giuseppe Pizzo e Enrico Colagiacomo

"Svolgevano un servizio di osservazione dei movimenti del Pacciani nell'orto di via Sonnino, restando celati all'interno della casa di un vicino le cui finestre si affacciavano sulla corte interna: le osservazioni si riferiscono in particolare alle giornate del 23 e 27 gennaio 1992. Nella prima occasione i testi riferivano di aver visto il Pacciani verso le ore 17 circa intrattenersi nell'orto per circa un'ora, senza aver in mano alcun attrezzo da lavoro: egli guardava insistentemente per tutto l'orto, come se cercasse qualcosa, si chinava verso terra ma senza far nulla di particolare, rimanendo sempre nei pressi di una catasta di tegole che si trovava subito sulla destra entrando nella corte interna dove era situato l'orto. I testi riferivano pure che il vicino di casa del Pacciani, quello nel cui appartamento si erano installati per compiere il servizio di osservazione, aveva riferito loro di aver visto nei giorni precedenti l'attuale imputato sondare il terreno per diversi giorni con un'asta di ferro, tipo tondino, che in effetti essi avevano constatato essere ancora conficcata in terra nei pressi della catasta di tegole.
Il giorno 27 gennaio i verbalizzanti avevano visto nuovamente il Pacciani presente nell'orto verso le ore 14, intento questa volta ad un'attività di tipo diverso: egli infatti si trovava chino per terra, nelle immediate vicinanze della catasta di tegole, aveva accanto un piccone ed in mano un attrezzo da muratore, forse una cazzuola, e con quello stava scavando una buca. Il prevenuto aveva continuato a scavare per circa un'ora. La buca, a giudizio dei testi, poteva avere un diametro di 30/40 centimetri e profonda quel tanto sufficiente a che il braccio del Pacciani vi affondasse fino al gomito o a metà avambraccio. Ad un certo punto era sopraggiunta la figlia Rosanna che si era intrattenuta a parlare mezz'ora con il padre, il quale aveva interrotto il lavoro della buca lasciando le cose così come stavano. A fronte delle indicazioni di tali precise attività fornite dai testi, il Pacciani è intervenuto spontaneamente, al termine dell'esame dei teste Colagiacomo, per spiegare che all'uscita dal carcere egli aveva trovato nell'orto una pianta di acacia (una 'cascia', come egli la chiama in puro vernacolo toscano), che era nata da un seme portato dal vento ed era considerevolmente cresciuta durante la sua detenzione. Egli allora aveva tagliato il tronco al pari dei terreno, poi aveva fatto una buca, quella che i verbalizzanti lo avevano visto scavare, per togliere la ceppaia e, in particolare, tutte le radici, onde evitare che da quelle potessero rinascere nuove piante: con un palanchino di ferro egli svelleva le radici, poi le tirava su tagliandole. La giustificazione del Pacciani non apparirebbe di per sé inverosimile, sia perchè, in concreto, dai documenti cinematografici esistenti, sembra in effetti vi fosse nell'orto una pianta di acacia, anche se non nella zona dove il Pacciani fu visto scavare, sia perchè, in astratto, è vera la circostanza riferita dal prevenuto circa la necessità di svellere la ceppaia e le radici della pianta per evitare il rinascere di nuovi germogli. Sta di fatto però che di questa specifica attività, che comportava l'uso di più di un attrezzo (vanga per scavare, palanchino per svellere, forbice per tagliare), e che non sarebbe certo sfuggita all'attenzione dei verbalizzanti, non ve n'è la minima traccia nelle loro deposizioni ed anzi il teste Colagiacomo, a specifica domanda dei difensore del Pacciani, ha escluso di aver visto alcunché del genere, in particolare la ceppaia di un albero diverta. Sull'argomento il Pacciani è poi ritornato in sede di dichiarazioni spontanee finali nelle quali egli mostra di credere tanto poco a quanto in precedenza affermato da moltiplicare per tre il numero delle buche scavate: non più soltanto la buca fatta per svellere la ceppaia e le radici dell'acacia, ma anche un'altra buca vicino alla porta della cantina, dove esisteva una piantina di melograno che lui aveva preso col pane di terra, scavando la terra tutta attorno, per poi trapiantarla in altra zona dell'orto. Infine, ancora, una terza buca che, secondo il Pacciani, poteva essere proprio quella di cui avevano parlato i verbalizzanti, originata dalla necessità di riparare un tubo di scarico delle acque nere che era stato rotto, a dire dell'imputato, durante i precedenti sondaggi che gli inquirenti avevano fatto nell'orto. Narra l'imputato di aver fatto una bella buca grande nell'orto, vicino alla catasta di tegole, di aver sostituito il pezzo di tubo rotto e di avervi fatto sopra una gettata di cemento in modo che nel lavorare non lo si potesse più rompere, lasciando poi la buca aperta cinque o sei giorni per fare asciugare il cemento. Sta di fatto però che di tutte queste attività non esiste traccia agli atti, come sarebbe invece dovuto avvenire trattandosi di attività significative tanto più che i movimenti esterni del Pacciani, dopo la sua scarcerazione, erano tenuti sotto osservazione da parte della P.G., pur se non in modo continuativo, Rileva allora la Corte che quanto riferiscono i testi circa lo strano aggirarsi del Pacciani nell'orto, l'ancor più strano sondaggio che era stato visto compiere col tondino di ferro, lo scavo di una buca di dimensioni e profondità non certo minime, non trova nelle circostanze riferite dal prevenuto alcuna convincente giustificazione: anzi in relazione allo scavo della buca è lo stesso imputato, come si è visto, a contraddirsi, parlando prima dell'acacia e poi del tubo rotto delle acque nere".

Furono ascoltati nell'udienza del 15 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

domenica 12 luglio 2009

Angelica Scardigli e Elena Betti

"Indotte come testi dell'accusa in dibattimento. La Betti Elena ha ricordato che il Pacciani le aveva spiegato il contenuto del quadro ("Un sogno di fatascienza" n.d.r.) dicendole che stava a significare la nascita, la vita e la morte, mentre la Scardigli ha narrato che il Pacciani le aveva detto che il contenuto dei quadro corrispondeva ad un sogno che lui faceva spesso, un sogno decorrente del quale lui aveva messo insieme tutti i vari elementi; che la figura centrale col teschio rappresentava il Generale della Morte e che la spada luminosa che impugnava serviva per fare giustizia; le grosse scarpe, come da tennis, che costui calzava, gli servivano perché doveva correre, doveva essere molto veloce. Nel quadro c'erano delle frecce ed egli le aveva raccontato che quello era il percorso che il Generale faceva dentro una stanza senza tetto con dei cadaveri sopra, simboleggiati dalle mummie."
Furono ascoltate nell'udienza del 31 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

sabato 11 luglio 2009

Manfred Lemke

"Amico del defunto Meyer Horst, dichiarava che andava spesso a trovare la vittima, la quale occupava una stanza nell'abitazione dei genitori. Sul davanzale del vano in questione l'Horst teneva poggiati molti oggettini, ed egli riteneva di poter dire che tra questi vi fosse anche un portasapone di quel tipo (a Pietro Pacciani fu sequestrato un portasapone marca DEIS n.d.r.). Poi il Lemke testualmente aggiungeva: "Alla domanda se si tratti proprio del portasapone che mi viene in questo momento mostrato, non potrei però dirlo con certezza matematica (100%). Ma sono piuttosto sicuro del fatto che fosse proprio quello.".(...) Il teste ha dissertato poi su ulteriori dichiarazioni, non verbalizzate, che il Lemke avrebbe rilasciato circa la presenza di un segno di bruciatura che il portasapone mostratogli aveva sul coperchio e che gli ricordava quello che aveva l'amico Horst, mentre poi, a specifica domanda degli inquirenti italiani, i familiari della vittima avevano detto che il loro congiunto era solito fumare sigarette, affermazioni anche queste non verbalizzate."
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

venerdì 10 luglio 2009

Lucia Mecacci e Santina Lalletti

"Mecacci Lucia e Lalletti Santina in Mecacci, madre della prima che abitavano a Mercatale in piazza dei Popolo, sopra all'appartamento dove il Pacciani era andato a stare con la moglie subito dopo la scarcerazione. Le testi riferiscono di aver sentito dei rumori di primo mattino, verso le 6.30 o anche prima, mentre era ancora buio. Affacciatesi alla finestra avevano visto alla luce dei lampioni il Pacciani il quale, con fare concitato, metteva sulle spalle della moglie un grosso involucro avvolto in una coperta, qualcosa di simile ad una grossa caramella, dicendole: "Pena poco, moviti, fai silenzio, stai zitta!". Si erano poi diretti assieme verso il cassonetto percorrendo la strada a quell'ora deserta. Nella tarda mattinata le due testi erano andate al cassonetto ed avevano visto l'involucro depositato dal Pacciani: toccandolo avevano sentito una superficie dura; non avevano insistito anche perchè avevano avuto paura per quel che si andava dicendo sul conto dell'imputato."
Furono ascoltate nell'udienza del 31 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

giovedì 9 luglio 2009

Amelia De Giorgio

"De Giorgio Amelia, che all'epoca abitava nella villa "La Sfacciata", il cui muro di cinta costeggiava la via di Giogoli dirimpetto al punto in cui era stato commesso il duplice omicidio, ha narrato di aver visto fermo all'intemo del cancello della villa che immetteva sulla via Volterrana, qualche giorno prima dell'accaduto, un motorino di vecchio tipo (alla P.G. aveva detto anche: "scalcagnato"), con un serbatoio rigonfio sul davanti, di un colore rosso sbiadito simile a quello che appariva sul telaio del ciclomotore sequestrato al Pacciani, là dove era stata grattata la vernice superficiale azzurra e che ricordava detto motorino anche per la forma complessiva."
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

mercoledì 8 luglio 2009

Adriana Sbraci

"Proprietaria della villa "La Sfacciata", ricorda di aver visto, una o due volte, un motorino di vecchio tipo appoggiato ad un olivo all'interno del cancello della villa, forse, ma non ne era sicura, nei giorni immediatamente precedenti il fatto; motorino di cui non ricordava il colore, forse grigio, dal serbatoio obliquo ed ovale, e che, per forma e per tipo, somigliava a due motorini, il Beta mod. "Lucciola", e il Beta mod. "Holly T.T.", che in udienza ella individuava tra le numerose foto di motorini marca Beta che la Corte aveva provveduto a mostrarle. La teste riferiva di non sapere a chi appartenesse quel motorino e che, d'altra parte, la cosa non era inusuale, visto che all'epoca il cancello rimaneva sempre aperto giorno e notte. Ricordava bene di averlo visto una volta, di mattina, mentre usciva dalla villa, ed un'altra volta il pomeriggio mentre rientrava."
Fu ascoltata nell'udienza del 7 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Nell'agosto del 2003 fu nuovamente ascoltata dalla Polizia Giudiziaria furono verbalizzate le seguenti dichiarazioni: "...ho abitato alla Sfacciata dall'83 fino all'88, data in cui la villa è stata venduta, mi si chiede di ricordare i nominativi di chi abitava negli appartamenti dietro la villa e io vi dico non ricordo esattamente chi erano, ricordo del tedesco che si chiamava Reinecke perchè fu lui a trovare i cadaveri. (...) Nel periodo in cui ho abitato alla Sfacciata non ricordo che negli appartamenti posti sul retro della villa La Sfacciata vi abbia abitato un cittadino americano di colore, ricordo soltanto che forse vi ha abitato per un breve periodo un fotografo o un disegnatore di moda, credo americano che però io non ho mai visto nè conosciuto."
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

martedì 7 luglio 2009

Attilio Pratesi

"All'epoca (1983 n.d.r.) lavorava presso villa "La Sfacciata", ha dichiarato di essere passato dal luogo ove era avvenuto l'omicidio, la mattina di venerdì 9 settembre 1983 verso le ore 11,30 ed aveva notato nello spazio dove poi venne rinvenuto il furgone con i giovani uccisi un ciclomotore, tipo Beta di vecchio tipo, col serbatoio a barilotto, colore scuro, appoggiato ad un muretto. Contemporaneamente aveva notato, ad una distanza di 5-6 metri, un po' seminascosto dai cespugli, un individuo dell'apparente età di 45/50 anni, di corporatura un po' robusta, con maglietta a maniche corte a strisce blu e bianche, capelli radi nella parte occipitale, lisci e curati, il quale aveva appoggiato un piede nel piano del campo adiacente, restando semicurvo su una gamba, e guardando attentamente verso il campo, con la schiena rivolta verso la strada. Il Pratesi precisava di non aver visto bene l'uomo, poiché costui gli dava le spalle, e che l'altezza poteva essere tra m. 1,65 e m. 1,70.
Il mattino dopo, ripassando da quel luogo, aveva notato il furgone dei tedeschi fermo nello spiazzo ove aveva visto in sosta il ciclomotore dello sconosciuto. A contestazione il Pratesi confermava quanto detto alla P.G. che gli aveva mostrato le foto del motorino del Pacciani, e cioè che, se quel motorino avesse avuto lo stesso colore rossastro che appariva sotto la sverniciatura dei telaio, lui avrebbe detto che era proprio quello da lui visto nell'occasione citata".
Il primo agosto 2003 dichiarò agli inquirenti: "All’interno della Villa La Sfacciata venivano organizzate molte feste. Ricordo in particolare quella organizzata dall’Alfa Romeo, a cui parteciparono molte persone e quella organizzata, dopo il 1984, dal Partito Socialista Italiano, a cui parteciparono molti invitati, oltre duecento. Queste feste però venivano organizzate dopo la morte di Martelli Martino, avvenuta nel mese di luglio dell’84, prima non si facevano."
Fu ascoltato nell'udienza del 13 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

lunedì 6 luglio 2009

Orlando Celli

"All'epoca del fatto (1983 n.d.r.) abitava a circa un chilometro dal luogo dell'omicidio di Giogoli e ha riferito in udienza, tra l'altro, di aver notato un paio di giorni dopo il fatto, a 200 metri di distanza dal luogo suddetto, un motorino di vecchio tipo, appoggiato al muro di villa La Sfacciata, all'incrocio tra via Volterrana e via di Giogoli, motorino di cui presentemente ricordava solo il colore rosso dei serbatoio e la presenza di qualcosa, forse una corda o un elastico, legato al portapacchi. Tale motorino egli lo aveva notato passando di lì due giorni dopo la scoperta dell'omicidio, non poteva escludere però che il mezzo vi fosse anche prima. Il motorino, a detta del teste, era dei tutto simile, a parte il colore, a quello del Pacciani, le cui foto gli erano state mostrate dal personale della SAM il 29.6.1992".
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo).

domenica 5 luglio 2009

Giuseppe Zanetti

Giuseppe Zanetti fu indotto dalla difesa dell'imputato ed esaminato all'udienza del 14 luglio 1994. "Narra il teste che, avendo visto in una trasmissione televisiva un servizio che si riferiva alla deposizione del teste Buiani Italo ed alla Ford Fiesta il cui guidatore gli aveva tagliato la strada la sera dei venerdì prima dell'assassinio dei francesi, aveva rammentato che nel settembre 1985, essendo egli un ciclista dilettante e percorrendo per tale motivo quasi ogni giorno la via degli Scopeti, aveva visto svariate volte, forse otto o nove, un'auto di piccole dimensioni, forse una Ford Fiesta, con una profilatura rossa alta circa due centimetri posta lungo la fiancata. Detta auto l'aveva vista ferma sempre in posti diversi, lungo la strada asfaltata, una volta anche nella prima stradina sterrata che si incontra salendo, infilata con la parte anteriore rivolta verso il bosco e quella posteriore verso la strada asfaltata, a due metri di distanza dalla stessa. L'auto era in sosta senza nessuno a bordo ma le ultime due volte, quando il teste Zanetti l'aveva vista ferma una diecina di metti all'intemo di uno spiazzo tra i cipressi, posto alla sinistra salendo della strada asfaltata e leggermente al di sotto del livello di questa, vi era accanto il presumibile occupante. Secondo il teste trattavasi di una persona alta poco più di m.1.70, forse m.1.75, viso largo ma con guance strette, bocca carnosa, naso tendente all'aquilino ma non troppo, capelli sale e pepe, ma più sale che pepe, leggermente mossi ma schiacciati, leggera stempiatura, carnagione leggermente olivastra, corporatura robusta ma non corpulenta, occhi vividi, penetranti, quasi da aquilotto. Secondo il teste mentre i capelli potevano essere di una persona vicina ai 60 anni, il viso era quello di una persona di 51-52 anni: vestiva entrambe le volte un giubbotto di stoffa azzurro carta da zucchero ed un paio di pantaloni beige chiari.
Il teste si dichiarava in grado di riconoscere ancor oggi le fattezze della persona ed escludeva che potesse trattarsi dell'odierno imputato Pietro Pacciani, anche dopo aver esaminato le foto di costui scattate durante la nota festa dell'uva dei 1983. Confermava poi che il periodo in cui ebbe ad osservare l'auto era certamente il settembre 1985, perchè nel luglio e nell'agosto aveva interrotto gli allenamenti e poi, dopo avvenuto l'omicidio, non era più andato agli Scopeti in quanto aveva letto sui giornali che il grande accorrere di gente creava ostacoli alla circolazione."

Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo).

sabato 4 luglio 2009

Italo Buiani

Il teste Buiani Italo fu indotto dalla difesa delle parti civili Mainardi . "Costui, abitando a S.Casciano ed avendo svolto per 32 anni le mansioni di autista e magazziniere presso la ditta Danzas di Firenze, ha narrato che la sera del venerdì 6 settembre 1985 aveva fatto tardi in ditta perchè aveva dovuto fare alcune ore in più di straordinario. Era partito quindi da Firenze alle ore 21 o poco più imboccando la strada degli Scopeti in direzione di S.Casciano, alla guida della propria Fiat Uno con i fari anabbaglianti accesi. Ad un certo punto del percorso, che il Buiani colloca circa 350 metri prima dalla piazzola ove era avvenuto il duplice delitto, da una stradina sterrata posta sulla sua destra era uscita all'improvviso un'auto che, senza minimamente curarsi di lui, si era immessa sulla carreggiata curvando verso sinistra in direzione di Tavamuzze. Egli era stato costretto ad una brusca frenata per evitare di investire l'inopinato ostacolo e, alla luce dei fari, aveva guardato bene in faccia il guidatore dell'altra auto autore della scorretta manovra ed aveva guardato anche la macchina: questa era con quasi certezza una Ford Fiesta bianca che aveva qualcosa, come una linea rossa, sulla fiancata sinistra. Il Buiani descriveva poi il guidatore come persona non di grossa statura ma di grossa presenza, molto robusto, molti capelli poco grigi, non molto bianchi, pettinati all'indietro, distinto, nel senso di molto ben tenuto, il naso molto accentuato, carnagione scura, nel complesso un uomo in carne, un uomo con una certa mole che, a suo giudizio, poteva aver 40/45 anni. Dopo la scoperta del duplice delitto in danno dei francesi, egli si era recato per due sabati consecutivi in questura dove, sulla base delle sue indicazioni, era stato redatto un identikit che lui però aveva subito contestato perchè non era corrispondente alla fisionomia dell'uomo che lui aveva visto. Erano poi passati gli anni fino a quando sul giornale "La Nazione" di circa due anni, due anni e mezzo prima, aveva visto una foto che gli aveva fatto fare un sobbalzo, era la foto che raffigurava l'imputato Pietro Pacciani seduto in un'aia con attorno al tavolo la moglie e le figlie, una della quali suonava il flauto e l'altra la fisarmonica. Questi descrive efficacemente il momento in cui si trovò faccia a faccia con la foto del Pacciani: “..ho trovato questa foto che mi ha fatto fare un sussulto quando l'ho vista “ ed ancora: “..In quella foto io ho rivisto, ho ritrovato la persona che vidi in quella macchina, che ho dichiarato prima”. Nella persona del Pacciani il teste Buiani dichiarava di aver riconosciuto con certezza l'uomo visto quella sera che gli aveva tagliato la strada con la Fiesta e che rivedeva in aula, anche se un po' curvo e molto invecchiato."
Fu ascoltato il 29 giugno 1994, nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo).

venerdì 3 luglio 2009

Mauro Buonaguidi

"Presentatosi spontaneamente al P.M., al quale ha narrato come, essendo egli appassionato di moto, quella domenica 8 settembre 1985, come tutte le altre, era andato a fare una girata che lo aveva portato, poco oltre le ore 15 di quel giorno, a raggiungere la via degli Scopeti, partendo da casa sua a Scandicci. Mentre saliva in direzione di S.Andrea in Percussina, aveva visto un'auto VW Golf bianca con una targa francese parcheggiata senza nessuno a bordo una diecina di metri all'interno di una stradella sterrata esistente sulla destra che scendeva verso il bosco. Il Buonaguidi dichiarava che la cosa lo aveva incuriosito ed aveva immaginato che forse gli occupanti dell'auto erano dentro il bosco a cercare funghi. Nei giorni successivi aveva appreso dalla stampa la notizia del delitto e aveva pensato che la macchina dei francesi da lui vista potesse essere proprio quella, anche perché l'aveva vista in molte fotografie pubblicate sui giornali che davano la notizia del fatto. Spinto dalla curiosità la domenica successiva era tornato, sempre in motocicletta, sulla via degli Scopeti ed aveva notato che la piazzola dove erano stati uccisi i francesi, e dove aveva visto radunati ancora parecchi curiosi, era posta più in alto rispetto all'imbocco della stradella dove aveva visto la Golf bianca, stradella che collocava in un punto mediano tra Ponte degli Scopeti e il luogo del delitto. A domanda il teste precisava che l'auto da lui vista era una Golf primo tipo, dalla carrozzeria più spigolosa rispetto al tipo successivo più arrotondato, e che egli era perfettamente in grado di riconoscere le targhe francesi (che presentavano lettere color argento metallizzato su fondo nero) perché, avendo esercitato per lungo tempo il mestiere di agente di commercio, aveva girato in continuazione per tantissimi anni e conosceva bene i tipi di auto e le targhe, anche quelle estere. Aggiungeva ulteriormente di non aver visto la domenica 8 settembre la tenda dei francesi collocata sulla piazzola dove poi era avvenuto il delitto, ma di non poter escludere che essa vi fosse e che non fosse visibile dalla strada ovvero che non avesse, comunque, attratto la sua attenzione, diversamente da quanto si era verificato per l'auto Golf." Fu ascoltato il 29 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo).

giovedì 2 luglio 2009

Pierini Romano e Bandinelli Daniela

"Narra il Pierini di conoscere di vista il Pacciani da una ventina d'anni, dato che abitava come lui a Montefiridolfi (Pacciani vi aveva abitato dal 1973 al 1982) e che, in un'epoca collocabile all'incirca negli anni 1978/1979, una sera d'estate dopo cena tardi, si era appartato con l'attuale moglie, allora fidanzata, Bandinelli Daniela nella piazzola degli Scopeti destinata poi a divenire tristemente famosa per l'assassinio dei francesi. Dopo circa mezz'ora, mentre già stavano facendo all'amore, una luce era penetrata dall'esterno nell'abitacolo: aveva alzato la testa e guardato attraverso il finestrino lato passeggero, da dove proveniva la luce, scorgendo la sagoma di un individuo con la pila in mano, che egli riconobbe essere Pacciani. Avevano allora interrotto bruscamente quello che stavano facendo e, rimessa in moto l'auto, se ne erano andati via.
Dichiarazioni sostanzialmente analoghe rendeva la Bandinelli Daniela, la quale peraltro affermava di non aver visto il Pacciani per la posizione in cui ella in quel momento si trovava, cioè supina, stesa sul sedile anteriore lato guida, ma che ad un certo punto si era vista illuminare dal finestrino l'interno dell'auto - "si illuminò tutta la macchina dentro" - commentò. Quando il Pierini aveva rimesso in moto la macchina per andarsene, le era venuto di girarsi e aveva visto un'ombra, che non le sembrava tanto alta, che stava andando via. Arrivati poi a casa il fidanzate le aveva chiesto: «lo sai chi era ... l'hai riconosciuto chi gli era quello lì ?» E le aveva detto che si trattava del Pacciani."

Furono ascoltati nell'udienza del 25 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo).

mercoledì 1 luglio 2009

Lapini Paola

"Costei in qualità di presidente del gruppo assistenza anziani della Misericordia di Mercatale si era occupata delle figlie e della moglie del Pacciani, in considerazione del loro evidente stato di emarginazione ed isolamento, ha riferito che in una data attorno al 20 maggio 1982, verso le 21,30-22 circa, si trovava all'interno di una Renault 5 di proprietà del suo ragazzo di allora, tale Lotti Marcello, intenti a scambiarsi intime effusioni amorose in una piazzola posta dopo la seconda curva sulla destra, appena imboccata la via degli Scopeti dal ponte sulla Cassia. Ad un certo punto, mentre stava supina sui sedili anteriori reclinati, aveva sentito un rumore ed aveva visto il volto del Pacciani accostato al vetro del portellone posteriore: aveva allora avvertito il Lotti e, rivestitisi sommariamente, erano scesi entrambi dalla macchina: era stato così che ella aveva avuto modo di riconoscere con certezza il Pacciani che aveva visto in volto e che si era poi allontanato a piedi in direzione del bosco alle loro spalle. A domanda la Lapini riferiva di non ricordare come costui fosse abbigliato nell'occasione e se calzasse stivali, escludeva comunque che indossasse alcun copricapo."Fu ascoltata nell'udienza del 30 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)